“LEGOPOLI. LEGA DA LEGARE. TUTTO SULLA LEGA NORD. QUELLO CHE NON SI OSA DIRE

| 19 Agosto 2014 | 0 Comments

Il libro di Antonio Giangrande.

Il paradosso di chi, bue, chiama cornuto l’asino. I barbari padani si son sempre lavati la bocca a suon d’insulti sul popolo meridionale, per nascondere la loro insipienza. Con il libro “Legopoli. Lega da legare. Tutto sulla Lega nord. Quello che non si osa dire” si butta una luce abbagliante non solo sulla Lega ed i suoi elettori, ma su tutto il nord Italia in generale. Il saggio non parla di politica ma di un modo di pensare insito nella gente del nord: indica la pagliuzza negli occhi altrui e non vede la trave nei suoi occhi.

Vediamo chi sono.

Da quando esiste l’Unità d’Italia esiste la diatriba, politica o meno, fondata o meno, sulla differenza, prima culturale e poi economica, tra il Nord ed il Sud d’Italia. Questa lotta fratricida rende più debole una nazione con enormi potenzialità. Di sicuro ne esce malconcia la credibilità del paese e delle sue istituzioni, come se non bastasse quanto già avvenuto prima con gli scandali. E’ da venti anni che studio il sistema Italia, a carattere locale come a livello nazionale. Da queste indagini ne sono scaturiti decine di saggi letti in tutto il mondo, ma che mi sono valsi l’ostruzionismo dei media nazionali. Pennivendoli venduti all’economia ed alla politica. Book ed E-Book che si possono trovare su Amazon.it.

Quante volte ci hanno umiliato con i loro giudizi sferzanti. Chi? Ma la civilissima gente del Nord. Sud che vai, degrado che trovi: dicono loro. Se poi sono solo loro ad avere voce nel mondo dell’informazione. Be’ allora. Ma ora nel mondo dell’editoria alternativa c’è un saggio che parla di loro, e rende pan per focaccia. Non è un libro che parla della civilissima gente del nord che da turista, ospite in casa nostra, esprime tutta la sua inciviltà: che fanno la pipì dentro un cestino, che decidono di lavarsi nelle fontane artistiche. Ne vediamo di tutti i colori: dalle auto che si ritrovano in fondamenta o sulle scalinate, ai campeggiatori tra i parcheggi, dalle docce di svariata natura, nudi dietro un camper, o, appunto, con il solo costume a due passi dalle piazze più belle, o ai tuffi sotto i ponti cittadini. Da quelli che si presentano nelle piazze architettoniche col pranzo al sacco e tavolino da pic-nic sotto braccio. Come andassero a una scampagnata fuori porta. Quante volte abbiamo visto frequenti bivacchi a base di riso o pasta. Di gente che cambia il pannolino ai bambini lavandoli alla fontanella o di altri che si fanno la pedicure proprio lì. Non sono sempre barbari che vengono da lontano, da oltre le alpi, o che viaggiano col passaporto. Quante volte i turisti sono finiti su YouTube filmati dai cellulari dei passanti mentre facevano l’amore vicino alle statue o che prendevano il sole nelle aiuole come fossero in spiaggia: asciugamano disteso, bikini e crema solare. E quelli che con firme e pensieri lasciano la traccia della loro imbecillità sui muri dei monumenti? C’è chi fa pipì in strada incurante dei divieti. Di giorno c’è chi usa le fontane per refrigerare i piedi, chi i ponti per lasciare scritte a pennarello o lucchetti e buttare via la chiave. Tanto c’ è sempre qualcuno che rimedia, ripulisce, raccoglie. Quelli che di notte schiamazzano e di giorno vanno in giro in costume da bagno lungo le vie o le piazze del paese. Capita spesso di trovare visitatori con le scarpe appoggiate ai muri dei musei o delle opere d’arte o di qualunque manufatto o che si debbano ripulire le panchine dai chewingum. E poi quelli che contestano i prezzi del soggiorno o del servizio, minacciando ricorsi, con l’intento di scroccare la vacanza. Che abbiano bisogno di noi meridionali per saper come ci si deve comportare? Lezione di stile o soltanto di educazione?

Secondo i documenti ufficiali, quando i piemontesi “occuparono” Caserta appropriandosi della Reggia, nell’inventario ufficiale delle bellezze e dei tesori ritrovati all’interno delle stanze, il bidet non fu riconosciuto. Assolutamente ignari della funzione di quello strano arnese, i piemontesi scrissero nel loro registro Oggetto sconosciuto a forma di chitarra. Basta fare due conti, anche abbastanza approssimativi, per trarre una conclusione inevitabile: Quando a Napoli ci lavavamo il sedere, nel resto d’Italia proliferavano piattole, sporcizia e sudiciume..” e poi quelli che hanno bisogno di una lavata, saremmo noi?

Proprio per questo nel libro si parla di loro, ma in casa loro. Tutto quello che non si dice.

Dr Antonio Giangrande

Category: Riceviamo e volentieri pubblichiamo

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