XYLELLA / TASK FORCE, ACCADEMIA DEI LINCEI E OGM: EPPUR CI PROVANO!

| 14 Giugno 2016 | 1 Comment

di Eleonora Ciminiello______«Bagnino c’è un uomo in mare!»: è questo che, osservando i titoli ed i contenuti pubblicati sulla stampa, così come il corri corri che in questi giorni si sta scatenando intorno a Bari, ci viene da pensare quando si parla “affare xylella”.

La sentenza della Corte di Giustizia e la convocazione della Task Force da parte del governatore di Puglia, Michele Emiliano, ha dovuto rappresentare, per molti, un’occasione ghiotta, e soprattutto per chi ha sofferto a vedere un popolo, quello salentino, sfilare lungo le strade di Lecce, convinto a non piegarsi sino a quando il Salento e la Puglia non saranno liberi dalle speculazioni degli affaristi più incalliti.

Ebbene, a seguito della convocazione indicata per oggi 14 giugno 2016, ha cominciato a circolare la notizia che anche l’Accademia dei Lincei è intervenuta, inviando tre delle sue migliori menti scientifiche pur di risolvere il caso xylella.

Certo è che, leggere di un’accademia dei Lincei solidale con i ricercatori dell’Università di Bari, e di affermazioni come quella che indica le tesi dei ricercatori baresi come poggianti “su solide basi scientifiche” non fa ben sperare. Secondo lo studio dei Lincei “i vettori della malattia sono gli insetti e le piante che dai vivai vengono trasportate in nuovi impianti olivicoli, mentre non ha sostegno l’ipotesi di una responsabilità dei laboratori scientifici nella diffusione del batterio”.

Ed infine si legge: “L’agente causale della malattia è Xylella fastidiosa, una conclusione che abbiamo accettato come non più discutibile”, e aggiungono che “tutti gli isolati di Xylella all’analisi molecolare sono riconducibili a un identico genotipo», un ceppo denominato Codiro”.

Insomma la Procura ha sbagliato, i ricercatori di Bari hanno una solida base scientifica, ed è certo sia il vettore sia il nesso causale fra il disseccamento degli ulivi e Xylella. Praticamente in un attimo, il caso è stato risolto.

Ma chi sono questi studiosi inviati dall’Accademia dei Lincei in solidarietà dei ricercatori dell’Università di Bari?

Roberto Bassi, del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona: spulciando il suo curriculum abbiamo notato che dal 1999 al 2002 è stato il responsabile di un laboratorio applicato di Biotecnologie vegetali, co-fondato dall’amministrazione regionale e da partner industriali per lo sviluppo di colture transgeniche con una migliore resistenza all’infezione da virus. 

Giorgio Morelli, del Centro per la Ricerca in Agricoltura: dal suo curriculum si legge “è componente del Gruppo di Lavoro tecnico-scientifico in materia di organismi geneticamente modificati (OGM), presso la Direzione Generale per la Protezione della Natura e del Mare. Tiene inoltre, corsi di Biotecnologie Alimentari e su argomenti sulla sicurezza d’uso degli OGM. Ed infine: nel periodo trascorso alla Rockefeller University ha svolto studi sulla foto regolazione dell’espressione genica nelle piante e sulla identificazione di elementi regolativi utilizzando, tra i primi al mondo, la modifica genetica delle piante“.

Francesco Salamini, il supervisore è presentato come botanico: è inoltre (come da CV), direttore del Dipartimento di Colture Vegetali del prestigioso Max-Planck-Institut di Colonia, in Germania. Più che il più grande botanico italiano, è noto per essere il più illustre studioso di biotecnologie agroalimentari. In un passo del ritratto che il portale di biotecnologia ha stilato su di lui, si legge: ” Ed è con la indissolubile convinzione che la popolazione mondiale che nel 2020 si attesterà sui 7,7 miliardi di persone (di cui 3,5 concentrati in aree urbane) potrà essere sfamata e il suo attuale livello di civiltà salvaguardato solo attraverso un considerevole incremento della produzione mondiale di cereali (almeno +41%), e di altre varietà vegetali, che Salamini ha guidato la sua carriera scientifica dedicata alla ricerca “dei più fertili”.

Insomma, tutti biotecnologi votati agli OGM. Il quadro comincia ad essere più chiaro, e si schiarisce ancora di più quando vediamo il nome di Francesco Salamini fra gli accademici corrispondenti anche dei Georgofili, la medesima accademia che accoglie Savino e Boscia, per citare solo alcuni degli indagati dalla procura di Lecce.

In realtà, questa notizia non ci ha fatto sobbalzare quanto un’altra: una lettera inviata al Corriere della Sera il 23 novembre 2013 da alcuni ricercatori. Parte della lettera recitava così:

“L’Europa ha oggi compreso che l’opposizione mediatica e politica agli Ogm danneggia l’economia. Al contrario, in Italia si programma un evento mondiale cercando avallo a inesattezze scientifiche, come quelle riportate anche dal Corriere. Sostenere che un’Italia Ogm-free favorisca le nostre esportazioni è una tesi non provata: i mercati di nicchia Ogm-free possono essere organizzati, come il biologico, parallelamente e nel reciproco rispetto dei due tipi di prodotto.

Proporre che l’agricoltura italiana guardi al futuro recuperando metodi e varietà di cento anni fa è utopia. Migliorare geneticamente le piante coltivate è un’esigenza a cui l’uomo ha dedicato tecnologie man mano affinatesi nel tempo. La tecnologia Ogm, che gli scriventi conoscono bene, è l’ultima aggiunta al nostro bagaglio tecnologico: oltre a contribuire a risolvere i problemi della sicurezza alimentare, questa tecnologia può ridurre notevolmente l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente. Ignorare gli Ogm a Expo 2015 è illogico, e contribuisce alla cultura antiscientifica ormai radicata in Italia.

Lettera al Corriere della Sera degli accademici dei Lincei: Roberto Bassi (Università di Verona), Paola Bonfante (Università di Torino), Paolo Costantino (Sapienza di Roma), Antonio Graniti (Università di Bari), Giovanni Martelli (Università di Bari), Giorgio Morelli (Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione), Michele Morgante (Università di Udine), Francesco Salamini (Fondazione Edmund Mach).

Commentare non serve: l’uomo in mare deve essere bello grosso tanto che per salvarlo sono arrivati in tre.

 

Category: Costume e società, Cronaca, Politica, reportage

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Comments (1)

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  1. Gino ha detto:

    Rispondere nel merito?
    No, è più scientifico screditare gli autori, vero?

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