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DIARIO DEL GIORNO DOMENICA 19 FEBBRAIO 2017

| 19 febbraio 2017 | 0 Comments

Buongiorno! Oggi è domenica 19 febbraio 2017.

San Corrado.

Nell’ antica Grecia era questo il giorno e in generale il periodo del culto di Dioniso.

Nelle cerimonie che si celebravano in svariate zone, le baccanti (chiamate anche menadi, lene, tiadi o bassaridi) ne invocavano e cantavano la presenza e, anche per mezzo di maschere, riproducevano ritualmente il mitico corteo dionisiaco di sileni, satiri e ninfe.

Si identificavano con il dio e ne acquisivano il “furore”, inteso come stato d’invasamento divino: scopo del rito era quello di ricordare le vicende mitologiche di Dioniso; erano incoronate da frasche di alloro, tralci di vite e pampini, e cinte da pelli di animali selvatici, e reggevano il tirso, una verga appesantita a un’estremità da una pigna che ne rendeva instabili i movimenti; gli uomini erano invece camuffati da satiri (vi partecipavano anche gli schiavi). Ebbro di vino, il corteo, chiamato tiaso, si abbandonava alla vorticosa suggestione musicale del ditirambo, lirica corale e danza ritmica ossessiva ed estatica. Un rito particolarmente violento e brutale era lo Sparagmòs (in greco σπαραγμός) che consisteva nel dilaniare a mani nude degli animali allo scopo di mangiarne le carni crude. E tale rito è persino descritto nelle Baccanti di Euripide.

Nei rituali dionisiaci venivano stravolte le strutture logiche, morali e sociali del mondo abituale. Il filosofo Friedrich Nietzsche, ne La nascita della tragedia, affermò che la potenza dionisiaca induceva in uno stato di estasi ed ebbrezza infrangendo il cosiddetto “principio di individuazione”, ossia il rivestimento soggettivo di ciascun individuo, e riconciliava l’essere umano con la natura in uno stato superiore di armonia universale che abbatteva convenzioni e divisioni sociali stabilite arbitrariamente dall’uomo.

Nietzsche sosteneva che la vita stessa, come principio che anima i viventi, è istinto, sensualità, caos e irrazionalità, e per questo non poté che vedere in Dioniso la perfetta metafora dell’esistenza: ciò che infonde vita nelle arterie del mondo è infatti una fonte primeva e misteriosa che fluttua caotica nel corpo e nello spirito, è la tempesta primigenia del cosmo in eterno mutamento. ______

Proverbio salentino: ASCA TE LU STESSU TACCARU.

Ossia pezzo di legno dello stesso tronco.
Quando dei tronchi o dei grossi rami vengono spaccati e ridotti in legna da ardere il singolo pezzo di legno, nella lingua salentina viene definito “asca”.
Quindi “le asche” sono il risultato dei tronchi tagliati e poi spaccati,  che  vengono bruciate nei camini o nelle stufe a legna.
Per cui si usa questo proverbio per dire, che una persona ha gli stessi difetti, del padre o della madre, o del ceppo a cui appartiene, tanto per restare in tema.
Anche perchè si dà del “taccaru” ad una persona stolida, balorda (per metafora tratta dalla durezza e immobilità del legno) o, più spesso, uomo tardo, lento a muoversi.
Insomma se vi sentite dire che siete “un’asca te lu stessu taccaru”, non vi stanno facendo un complimento.

 

Category: Costume e società

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