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DIARIO DEL GIORNO MARTEDI’ 28 FEBBRAIO 2017

| 28 febbraio 2017 | 0 Comments

Buongiorno! Oggi è martedì 28 febbraio 2017. San Romano.

Come oggi, trentuno anni fa, il primo ministro svedese Olof Palme moriva assassinato a Stoccolma.

Pragmatico e deciso, condusse una vita politica coraggiosa e rischiosa in chiave internazionale, opponendosi alla guerra nel Vietnam, all’apartheid e alla proliferazione delle armi nucleari.

L’omicidio, il primo del genere nella storia della Svezia moderna, fu un grande trauma nazionale e politico; avvenne nel pieno centro di Stoccolma in via Sveavägen la sera del 28 febbraio 1986, mentre Palme stava rientrando a casa insieme alla moglie Lisbeth dopo essere stato al cinema.

L’istruttoria processuale per il suo assassinio è stata la più lunga e la più costosa mai portata avanti in Svezia e non è stata ancora chiusa, dal momento che il suo assassino non è stato ancora catturato. Un sospettato, Christer Pettersson, fu sottoposto a processo con l’accusa di essere l’assassino e condannato all’ergastolo dalla Pretura di Stoccolma, ma fu successivamente prosciolto dalla Corte d’Appello per mancanza di prove. Il proscioglimento fu definitivamente confermato dalla Corte Suprema nel 1998. Pettersson morirà per problemi di droga nel 2004.

Diverse ipotesi sono state avanzate riguardo al movente dell’assassinio fra le quali una pista italiana ipotizzata dallo scrittore portoghese Luís Miguel Rocha nel libro La morte del Papa, che lo vedrebbe ucciso per mano della P2 assieme a Papa Giovanni Paolo I e al primo ministro portoghese Francisco Sá Carneiro.

Della stessa faccenda si è occupato uno speciale del TG1 RAI del luglio 1990, in cui si ipotizzava un coinvolgimento della CIA e della P2.

Lo scrittore Leif G. W. Persson, nel suo libro (che lui stesso dice essere solo parzialmente un’opera di fantasia essendo basato, in buona parte, su documenti della polizia normalmente non accessibili) del 2007 In caduta libera come in un sogno, ipotizza che la responsabilità dell’omicidio sia da attribuirsi a schegge impazzite (elementi neo-nazisti) dei servizi segreti svedesi, che ritenevano Palme una spia sovietica.

Proverbio salentino: RUBBARA MISERA LI CANCELLI A SANTA CHIARA.
La traduzione letterale è: Dopo che rubarono misero i cancelli a Santa Chiara.
Evidentemente in illo tempore vi era stato un furto nella chiesa di Santa Chiara, non sappiamo se si trattasse della chiesa leccese, quella che si trova  a pochi passi piazza Sant’Oronzo, quello che sappiamo è che dopo che ci fu il  furto fu dotata di un cancello che la proteggesse dai ladri. Protezione inutile in quanto la chiesa era stata spogliata  dei quadri ed i preziosi arredi.
Per cui nella tradizione salentina questo proverbio  viene utilizzato per sottolineare un’azione tardiva e inutile, che non produce alcun effetto positivo.

 

 

 

 

 

 

Category: Costume e società

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