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L’ ENI TROVA UNA BRUTTA SORPRESA NELL’ UOVO DI PASQUA: LA REGIONE BASILICATA DECIDE LA SOSPENSIONE DELLE ATTIITA’ ESTRATTIVE IN VAL D’ AGRI. ESULTANO GLI AMBIENTALISTI: “Ci chiamavano allarmisti, era ora!”. E RILANCIANO SUI PERICOLI DELLA DIGA DEL PERTUSILLO

| 16 aprile 2017 | 3 Comments

(g.p.)______ “Dispiace rilevare che per risparmiare denaro ci si riduca ad avvelenare un territorio con meccanismi truffaldini”. Così un anno fa il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, commentò le due indagini aperte dalla magistratura, sul centro estrattivo dell’ Eni a Viggiano, e su quello della Total a Tempa Rossa, in Val d’ Agri, in Basilicata, che sfiorarono pure il governo nazionale.

Da allora, l’ attività è ripresa, decine di migliaia di barili di petrolio lavorati ogni giorno, e le grida di allarme degli ambientalisti si sono succedute a ripetizione. L’ ultima polemica, sull’ inquinamento della diga del Pertusillo, che alimenta l’ Acquedotto Pugliese, e porta l’ acqua nelle case.

Ora la Regione Basilicata ha detto ‘stop’.

Nelle scorse settimane, la Regione aveva reso noto che sette campioni prelevati dall’Arpab fuori dal Centro Oli avevano dimostrato la presenza, “molto cospicua”, di manganese e ferro e anche di idrocarburi policiclici aromatici. E quindi la Regione aveva chiesto all’Eni di intervenire sia per quell’inquinamento sia per bloccare tre dei quattro serbatoi all’interno del Centro Oli che non hanno doppio fondo.

Ieri, in un altro comunicato, ha informato che “la vigilanza costante effettuata da Arpab anche nelle ultime ore ha evidenziato la migrazione della contaminazione causata dallo sversamento dei serbatoi del Cova di Viggiano”.

E che “a fronte di inadempienze e ritardi da parte di Eni rispetto alle prescrizioni regionali nel pomeriggio i rappresentanti della Regione hanno incontrato il viceprefetto vicario di Potenza, Maria Rita Cocciufa, con l’obiettivo di evidenziare al rappresentante territoriale del Governo nazionale la criticità della situazione”.

Infine, ieri sera, praticamente già notte del Sabato Santo, un comunicato ha informato che “a  fronte di inadempienze e ritardi da parte di Eni rispetto alle prescrizioni regionali la Giunta regionale della Basilicata ha deliberato la sospensione di tutte le attività del Centro Olio Val d’Agri”.

La decisione è stata successivamente comunicata dal presidente della Regione, Marcello Pittella (Pd) ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, Gianluca Galletti e Carlo Calenda.

L’Eni, che ha riposto con una dichiarazione di un portavoce “prende atto del comunicato diffuso dalla Regione Basilicata relativo alla delibera di sospensione delle attività del Centro Olio Val d’Agri ed è in attesa di poter esaminare i contenuti della delibera della Giunta regionale e sottolinea che le operazioni per la messa in sicurezza e le attività di caratterizzazione sono condotte con la massima diligenza e impiego di risorse, offrendo continua e fattiva collaborazione a tutti gli organi competenti”.

Esultano in mattinata gli ambientalisti, che in tutti questi mesi hanno proseguito un’ incessante opera di denuncia: “Un profondo ringraziamento a chi ha raggiunto l’obbiettivo di difendere l’Ambiente e la nostra Salute dagli artigli delle lobbies del petrolio e di chi (a livello istituzionale) inciuciava con esse”.

Dal canto suo, in questa tarda mattinata di Pasqua, Albina Colella, professore ordinario di geologia presso l’ Università della Basilicata,  ha appena pubblicato un commento sul suo profilo ‘Facebook’, che si apre con la foto ben eloquente che abbiamo qui ripreso su leccecronaca.it: “Nelle scorse settimane la Regione aveva reso noto che sette campioni prelevati dall’Arpab fuori dal Centro Oli avevano dimostrato la presenza, «molto cospicua», di manganese e ferro e anche di idrocarburi policiclici aromatici. E quindi la Regione aveva chiesto all’Eni di intervenire sia per quell’inquinamento sia per bloccare tre dei quattro serbatoi all’interno del Centro Oli che non hanno doppio fondo. Oggi, però, durante il vertice in prefettura è stata annunciata la «migrazione della contaminazione causata dallo sversamento dei serbatoi del Cova”: l’inquinamento dovrebbe essere arrivato fino ad alcuni affluenti del fiume Agri.

SI TEME PER IL FIUME AGRI, CHE SI SVERSA NELL’INVASO DEL PERTUSILLO.
Piano piano ci stiamo arrivando?

Nelle nostre analisi, le prime sugli idrocarburi nel 2011, abbiamo trovato fino a 6458 microgrammi/litro di idrocarburi nelle acque del Pertusillo e fino a 559 milligrammi/chilo nei sedimenti, valori di gran lunga superiori ai limiti di riferimento.
MA ALLORA ERAVAMO ALLARMISTI.
ORA PERO’ LA STORIELLA DELL’ALLARMISMO NON FUNZIONA PIU'”.______

LA RICERCA nel nostro articolo del 22 febbraio scorso

http://www.leccecronaca.it/index.php/2017/02/22/allarme-inquinamento-alla-diga-del-pertusillo-e-l-acqua-che-arriva-nelle-nostre-case/

contenente anche un altro rimando di approfondimento

Category: Costume e società

Comments (3)

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  1. M5S Basilicata - tramite redazione ha detto:

    Ora è necessario concentrarsi sulle operazioni di bonifica senza concedere il minimo sconto ad ENI come abbiamo richiesto con la mozione approvata il 28 marzo scorso.
    Vigileremo affinché ENI paghi per le ferite mortali inferte alla Val D’Agri e all’intera Regione Basilicata. La lotta è appena cominciata e la porteremo avanti fino all’ultimo.
    Questa prima vittoria è il risultato della tenacia dei cittadini attivi lucani e di chi, come noi che li rappresentiamo nelle istituzioni, non ha mollato per un attimo sul tema.
    Lunedì sarà trascorso un anno dalla celebrazione del Referendum anti-trivelle che ha visto la Basilicata unica regione a superare il quorum. La sospensione delle attività del COVA è il miglior modo per festeggiare la ricorrenza.

  2. redazione ha detto:

    Il gip del Tribunale di Potenza ha rinviato a giudizio quarantasette persone e dieci società, fra le quali l’Eni, nell’ambito dell’inchiesta del 2016 sulle estrazioni di petrolio in Basilicata.
    Il processo inizierà il 6 novembre.
    Fra gli imputati, i due ex responsabili del distretto meridionale dell’Eni, Ruggero Gheller ed Enrico Trovato, e altri dipendenti della compagnia petrolifera.

    Rinviati a giudizio anche due ex direttori generali dell’Agenzia per l’ambiente della Basilicata, Aldo Schiassi e Raffaele Vita, alcuni ex dirigenti della Regione e Rosaria Vicino, ex sindaca Pd di Corleto Perticara.
    Prosciolte invece dalle accuse otto persone, fra cui l’attuale consigliere regionale della Basilicata Vincenzo Robortella (Pd) e il padre Pasquale, a sua volta ex consigliere regionale dello stesso partito.

  3. Piernicola Pedicini, M5S - tramite redazione ha detto:

    La chiusura del Cova Eni da parte del governatore Pittella, dopo che per venti anni la Val d’Agri e l’acqua del Pertusillo sono stati abbandonati e devastati con i silenzi e le complicità della politica, degli affaristi e di gran parte delle istituzioni lucane, ci deve spingere a chiedere conto a chi ha avuto la responsabilità di quanto è avvenuto e a fare tutto quello che è possibile per salvare una delle aree più belle della Basilicata.

    Davanti ad un disastro senza precedenti come quello in corso in Val d’Agri, servono risposte forti e credibili che non possono essere date dagli stessi che finora hanno consentito che lo scempio avvenisse.

    Pittella dal 2005 è consigliere regionale, nel 2012 è stato assessore regionale e da tre anni e mezzo è governatore della Basilicata. Ha partecipato a 12 anni di scelte sulle estrazioni petrolifere, insieme agli ex governatori Bubbico e De Filippo e al Pd, e non ha mai battuto ciglio.

    Ora, invece di ergersi a paladino del rispetto ambientale e della salute pubblica, chieda scusa ai cittadini per gli errori commessi, prenda atto delle responsabilità sue e del suo partito e si dimetta.

    In alternativa, se ritiene di avere la coscienza a posto, lo sfidiamo a rispondere alle 15 domande elencate qui di seguito.

    1- Quanto petrolio è fuoriuscito finora dal Cova?

    2- Quante persone stanno operando per evitare che il petrolio raggiunga il fiume Agri e la diga del Pertusillo?

    3- Che danni ha già prodotto la fuoriuscita di petrolio e cosa si sta facendo per attenuarli?

    4- Perché il blocco del Cova è stato chiesto il 18 aprile scorso, nonostante si sapesse della fuoriuscita di petrolio dal 3 febbraio?

    5- Perché la Regione non ha fatto niente dal 2008, pur sapendo che i serbatoi del Cova erano già danneggiati e privi del doppio fondo di sicurezza?

    6- Perché i serbatoi sono stati costruiti senza doppio fondo, chi doveva controllare perché non lo ha fatto?

    7- Oltre al problema dei serbatoi, quali altri problemi di sicurezza potrebbe avere il Cova, la Regione sta facendo ulteriori verifiche?

    8- Quante malattie e quanti morti sono stati provocati dall’inquinamento provocato dalle estrazioni petrolifere?

    9- Perché sono state autorizzate le estrazioni petrolifere, considerato che i posti di lavoro per i lucani generati dal petrolio sono circa 3mila (compreso l’indotto) e i posti di lavoro che si sono persi in agricoltura e in attività turistiche a causa delle estrazioni petrolifere sarebbero, secondo alcune stime, circa 10mila?

    10- Perché sono state autorizzate le estrazioni petrolifere, nonostante il totale delle royalties del petrolio per la Basilicata sono ammontate in circa 20 anni a soli un miliardo e 800 milioni di euro, e i danni economici all’agricoltura (chiuse 7mila attività), al turismo e al crollo dei prezzi delle case e dei terreni della Val d’Agri, ammonterebbero, secondo alcune stime, ad una ventina di miliardi?

    11- A quanto ammonta il danno economico e chi risarcirà la Val d’Agri per il 15 % di spopolamento, per i lutti e le malattie scaturite dall’inquinamento del petrolio e per i posti di lavoro persi in agricoltura e turismo?

    12- Se, com’è ormai noto, il petrolio sta inquinando le falde acquifere e rischia di inquinare il fiume Agri e l’invaso del Pertusillo, è stato calcolato a quanti miliardi di euro potrebbe ammontare il danno economico arrecato?

    13- Chi bonificherà la Val d’Agri quando il petrolio estratto terminerà e rimarranno solo le devastazioni e i danni delle trivellazioni, è stato calcolato a quanti miliardi di euro ammonterà il danno economico?

    14- Chi risarcirà i danni secolari prodotti dal petrolio alla Val d’Agri che era una delle aree più belle della Basilicata?

    15- La Regione è consapevole che gli stessi danni e devastazioni verificatisi in Val d’Agri colpiranno anche le aree del Camastra-Alto Sauro quando entreranno in funzione il centro oli Tempa rossa e i pozzi petroliferi della Total?

    Se Pittella risponderà a queste domande, i cittadini lo potranno giudicare e saranno anche chiariti molti punti oscuri.

    Se le risposte non arriveranno è bene che Pittella si dimetta subito e ci auguriamo che almeno una parte delle risposte arrivino dall’Eni e, nei termini e nei modi che le competono, dalla magistratura di Potenza.

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