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A QUASI QUARANTA ANNI DOPO IL DELITTO DI ALDO MORO, SI CERCA LA VERITA’ SULLE BRIGATE ROSSE

| 9 maggio 2017 | 0 Comments

 (m.v.)_______Trentanove anni fa,  il presidente del Consiglio Aldo Moro veniva ucciso dalle Brigate Rosse dopo essere stato tenuto prigioniero per 55 giorni.
Le Brigate Rosse, nate nel 1970, ritenendo che la fase della Resistenza al Fascismo non era conclusa, decisero di darsi alla lotta armata. L’ideologia brigatista si riconduceva, al marxismo-leninismo  e ritenevano che come i partigiani avevano liberato il popolo dalla dittatura nazifascista, le BR avrebbero liberato una volta per tutte il popolo dalla servitù alle «multinazionali americane».
E così come l’Italia non era stata liberata dal Fascismo, dai Partigiani, bensì dalla decisione del Re di far arrestare Mussolini prima, e dall’arrivo degli alleati dopo, neanche le Brigate Rosse liberarono il paese dagli “interessi americani”, semplicemente lasciarano dietro di loro una lunga scia di sangue, quasi sempre di innocenti.
Il modello ideale da cui traevano ispirazione quindi era quello partigiano, e per sottolineare la continuità con la Resistenza  la prima azione armata fu effettuata utilizzando una pistola appartenuta ad un partigiano.
Altra fonte d’ispirazione furono,  i Tupamaros, guerriglieri in Uruguay,  l’esercito nordvietnamita, mentre tra le singole persone il modello di riferimento era Ernesto Che Guevara.
Le Brigate Rosse  faranno il bello ed il cattivo tempo per oltre un decennio potendo contare sulla complicità di forze politiche che si limiteranno a parlare di compagni che sbagliano, di intellettuali che le fiancheggeranno, di giornali che le fiancheggeranno, e godendo di appoggi all’interno di Università e in alcune fabbriche fortemente sindacalizzate da cui attingeranno a piene mani per reclutare uomini e ottenere coperture varie.
Anche dal mondo cattolico arriveranno alcuni terroristi, Curcio sostenne che Cristo era stato il primo comunista della storia, una visone che qualche anno dopo prenderà piede nei paesi del Sud America e sarà conosciuta come la Teologia della Liberazione,  condannata da Paolo Giovanni II ma anche dallo stesso Bergoglio.
Addirittura esisteva Soccorso Rosso, di cui facevano parte avvocati e magistrati, che prestavano la loro opera gratuitamente quando qualcuno dell’estrema sinistra finiva nelle mani della polizia. Per non parlare dei docenti universitari sempre pronti a firmare proclami a favore dei giovani estremisti e contro la Polizia.
Naturalmente, se delle responsabilità politiche vanno cercate all’interno del Partito Comunista, che in linea di massima, parla lo stesso  linguaggio delle Brigate Rosse, e dalle cui file molti si staccheranno per entrare a far parte delle BR, grandi responsabilità ha avuto la Democrazia Cristiana ed i partiti del cosiddetto Arco Costituzionale, voluto dal P.C.I., il quale comprendeva tutti i partiti, ad eccezione del Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante.
Delle Brigate Rosse, a distanza di quasi quarant’anni oggi si ricorda come per anni, nonostante avessero già commesso decine di omicidi, pezzi importanti dello Stato si rifiutavano di vedere ciò che era evidente a tutti, e  sostenevano che  ” Le sedicenti e fantomatiche Brigate Rosse”,  erano un’invenzione della destra.
Le prime vittime delle Brigate Rosse furono operai e studenti, che militavano nel Movimento Sociale Italiano, la cui sola colpa era quella di non essere antifascisti.  La prima esecuzione a freddo avvenne  a Padova, dove  un gruppo di brigatisti fece irruzione nella sede del MSI e uccisero Giuseppe Mazzola, carabiniere in congedo  e Graziano Giralucci  agente di commercio, rei di essere militanti del Movimento Sociale Italiano, di essere neofascisti.
Erano gli anni in sui i muri di tutt’Italia si leggeva “UCCIDERE UN FASCISTA NON E’ REATO” senza che nessuno si scandalizzasse.
Furono i primi delitti commessi e rivendicati dalle BR.
A questi primi due ne seguirono tanti altri, alla fine saranno poco meno di cento i morti e centinaia i feriti, tra questi il noto giornalista Indro Montanelli che sarà gambizzato.
Ma tutti questi delitti, non scossero la coscienza di chi sarebbe dovuto intervenire per mettere fine a questo fenomeno terroristico. Alla Democrazia Cristiana alla fin fine le BR che terrorizzano e tolgono agibilità alla destra sta bene, sono voti anticomunisti ai quali potrà attingere, e poi vuole tenersi buono il PCI, che ha sempre tenuto il piede in due scarpe, partito di lotta e di governo, amministra città anche importanti come Roma, e all’occorrenza utilizza la sinistra extraparlamentare.

Tutto questo sino a quando le Br non decidono di fare il salto di qualità. Dopo aver sequestrato, ucciso, mutilato, operai, professionisti, studenti, magistrati, sindacalisti, non allineati alla sinistra, puntano gli uomini che sono ai vertici dello Stato, gli uomini della D.C., il Governo, nella persona di Aldo Moro.
Ora le BR non possono essere più considerate ” fantomatiche e sedicente”, ora quella sorta di impunità, di cui gli stessi appartenenti all’organizzazione racconteranno aver goduto per anni, verrà meno.

“Il nove maggio del 1978, ore 13,30. Dopo 55 giorni di prigionia, il cadavere del presidente del Consiglio Aldo Moro viene ritrovato nel portabagagli di una Renault 4 rossa in via Caetani, a Roma. Un luogo significativo, tra piazza del Gesù, dove c’era il quartier generale della Dc, e via delle Botteghe Oscure, sede del Pci. Ad avvisare la polizia una telefonata del brigatista Morucci al professor Tritto, avvenuta poco prima delle 13. Moro sarebbe stato ucciso la mattina presto nel garage di via Montalcini, il covo usato dai brigatisti come “prigione del popolo”.
Tutti i partiti condanneranno questo crimine,  il Movimento Sociale Italiano che pure era stata la forza politica maggiormente presa di mira dalle BR, ai Lecce stampò un manifesto nel cui titolo si leggeva :”Condanniamo la violenza da qualsiasi parte provenga”, era la voce di un partito piegato su se stesso, impaurito, costretto ad esistere a condizione di non dare fastidio, anni di violenza e di terrore avevano fiaccato i dirigenti di questo movimento che pure era stato per decenni il baluardo dell’anticomunismo in Italia.

Ricordo anche un altro manifesto che affissero i ragazzi del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del MSI.
“MORO: chi semina vento raccoglie tempesta”.
E dopo aver fatto le condoglianze alla famiglia dell’On. Moro, si ricordava alla Democrazia Cristiana, come il suo Ministri degli interni on. Gui, aveva dichiarato in televisione che la violenza veniva solo da destra, mentre le BR insanguinavano le strade d’Italia.
Quando la violenza della sinistra colpiva i giovani, gli studenti del Fronte della Gioventù, la Democrazia Cristiana aveva fatto finta di non vedere, ora che era stato assassinato uno dei suoi uomini di maggior prestigio e potere, avrebbe dovuto fare conti con quella violenza che per tanti anni colpevolmente aveva  ignorato.
Poco tempo dopo le Brigate Rosse furono sgominate.
Resta il fatto che sul rapimento e su l’assassinio di Moro, non si conosce ancora la verità nonostante siano trascorsi quasi 40 anni.

Il 30 maggio 2014 il Parlamento ha istituito una nuova commissione parlamentare d’inchiesta sul delitto, guidata da Giuseppe Fioroni, per ricostruire la dinamica dell’assassinio di Moro e del ritrovamento del suo corpo, per far luce sui molti punti che, dopo 39 anni, restano ancora da chiarire. Ad esempio, non è mai stato ricostruito l’orario preciso dell’arrivo in via Caetani dell’auto con il cadavere di Moro. I lavori della Commissione parlamentare termineranno a fine legislatura. E non è certo detto che per allora si sarà riusciti a dare una risposta definitiva alle tante domande che ancora circondano il “cold case” Moro. Ma il presidente Fioroni assicura: “A febbraio 2018 saremo in grado di avere molte più verità di quelle finora acquisite”.
Voi ci credete? Noi qualche dubbio lo avremmo.

Category: Politica

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