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IL COMUNISMO IN VENEZUELA… TRA POVERTA’ E DITTATURA

| 6 agosto 2017 | 1 Comment

(cioppi)_______Quello del Comandante Chavez in Venezuela era stato salutato in Italia come il Comunismo del terzo millennio. I compagni delle diverse sinistre nostrane  lo avevano definito il nuovo Che Guevara.  Uguaglianza, libertà, democrazia, diritti per tutti, attenzione per i più deboli, per le donne, per….bla,bla,bla.
Insomma le solite panzane a cui la sinistra ci ha abituato da sempre.
Ed ecco come è andata a finire. Una miserabile dittatura ed un paese la cui economia torna indietro di 100 anni, nonostante il sottosuolo venezuelano sia pieno di petrolio.
I telegiornali di questi giorni ci raccontano quanto sta avvenendo in quel paese, ma non vediamo coloro che in questi anni hanno osannato quel regime fare il mea culpa.
Ne’ ricordare quale sia il colore politico di quel governo, che oggi manda in piazza le milizie per zittire il popolo.
Queste le ultime notizie:
“Le forze della sicurezza venezuelana hanno circondato l’ufficio della procuratrice generale Luisa Ortega a Caracas. Una trentina di soldati della guardia nazionale ………….La procuratrice generale del Venezuela Luisa Ortega Diaz é stata aggredita dalla ‘guardia nacional bolivariana’ mentre cercava di entrare nel suo ufficio a Caracas. “Sono stata spintonata, mi hanno attaccato con gli scudi per impedire” …….

Luisa Ortega Diaz è stata rimossa quale procuratrice generale del Venezuela dall’assemblea Costituente. Al suo posto è stato……………………….. proporre la rimozione è stato Diosdado Cabello, numero due del ‘chavismo’, ……….. La decisione non rappresenta “un linciaggio personale o politico” ma è stata presa sulla base del rispetto delle leggi e della Costituzione, ha precisato Cabello……..il Tribunale supremo della giustizia ha d’altra parte proibito alla Ortega Diaz di uscire dal paese, bloccando inoltre i suoi conti.

Vescovi, temiamo una “democrazia dittatoriale”  - La Conferenza episcopale venezuelana (Cev) esprime tutta la sua gratitudine per la “vicinanza e la preoccupazione vera che ancora una volta il Papa e la Santa Sede hanno manifestato ieri”, in un appello al rispetto dei diritti umani e anche alla sospensione della nuova Costituente che sta contribuendo alla radicalizzazione della crisi in Venezuela e sta fomentando l’odio. Lo dice a Radiovaticana il vicepresidente della Cev mons. Mario Moronta, non nasconde il timore per l’avvento di una “democrazia dittatoriale”. Infine, rivolto alla comunità internazionale, mons. Moronta spera che se “ci saranno delle sanzioni contro il Venezuela, speriamo che siano sanzioni contro il governo e non contro la gente”. La speranza dei vescovi oggi, dopo i tanti interventi dei giorni passati, è che l’appello della Santa Sede sia accolto da tutti, governo e oppositori.
Bene, anche ai cattolici amanti della Teologia della Liberazione speriamo che quanto accade in Venezuela insegni qualcosa, ma ne dubitiamo.

 

Category: Costume e società

Comments (1)

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  1. Gitti scrive:

    G.T.

    Mi auguro che molti riflettano sull’esperimento di “socialismo” chaveziano (brillantemente definito dall’economista Babtista come “capitalismo rentistico”) è fallito miseramente, facendo arretrare di un secolo il Venezuela.
    Ma il fatto è che tutti gli esperimenti di “socialismo” tentati nella storia hanno fatto, finora, anche se per ragioni diverse, una fine miserrima e penosa. Salvo la Cina, che ha riscoperto, alla fine, il capitalismo, chiamandolo però comunismo!
    Gli unici “socialismi” rimasti ancora in piedi sono Cuba e la Corea del Nord. La prima ha realizzato alla perfezione l’uguaglianza nella miseria, riuscendo nello scopo di realizzare, sì, l’uguaglianza, ma solo rendendo tutti dei morti di fame, senza la prospettiva di poter mai migliorare le proprie condizioni. Il caso della Corea del Nord è addirittura esilarante (se non fosse tragico), perché, oltre a realizzare l’uguaglianza nella miseria generalizzata, ha creato un sistema che può considerarsi un nazismo più perfetto di quello di Hitler, con l’aggravante che ha ibridato il “socialismo” con una monarchia assoluta ereditaria. Una formula davvero da laboratorio (costituzionale) diabolico del dottor Frankenstein, che si capisce benissimo perché affascina soprattutto il senatore Razzi!
    Ma anche tutte le altre forme meno tragicomiche di “socialismo” si sono rivelate comunque rovinose, e sono finite lo stesso alla malora. Ogni volta si è trovata la consolante giustificazione che, però, non era mai quello “vero”. Chissà se si riuscirà mai ad inventarlo, finalmente! L’autore di questo articolo tenta anche lui un pronostico e propone una soluzione: “Una società più equa e più partecipata si può costruire solo attribuendo capacità decisionale e creativa ai lavoratori nelle aziende e ai cittadini nei servizi pubblici, e dimostrando che in questo modo si riescono a produrre beni e servizi più durevoli e di migliore qualità“. Ma è lecito chiedersi che cosa significhi realmente “attribuire capacità decisionale e creativa ai lavoratori nelle aziende e ai cittadini nei servizi pubblici”. A me sembra soltanto fuffa. Si immagina forse che in una fabbrica come la FIAT, per esempio, i lavoratori dovrebbero decidere loro quali modelli di auto produrre (“capacità decisionale”), o disegnare la carrozzeria (capacità “creativa”), o inventare nuovi motori? E i cittadini come potrebbero – anche loro – esercitare nei servizi pubblici “capacità decisionale e creativa”? Un cittadino che va all’anagrafe per farsi rilasciare la carta di identità come contribuirà a “decidere e creare”?
    Non aggiungo altro, perché mi sembra che basti.

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