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DAL GRILLO IN PIU’, AL MEZZO DI BATTISTA, L’ ITALIA A 5 STELLE DI RIMINI CHE HA LANCIATO LA SFIDA DI LUIGI DI MAIO: PER LUI NEL 2018 O PALAZZO CHIGI A ROMA DA PREMIER, O UN RISTORANTE DI BRUXELLES DA LAVAPIATTI

| 24 settembre 2017 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______Si conclude oggi, domenica 24, a Rimini, l’ Italia 5 Stelle, al grande manifestazione nazionale pensata da Gianroberto Casaleggio, iniziata venerdì: una ‘tre giorni’ per supportare la proposta per le prossime elezioni siciliane di ottobre, ma soprattutto per lanciare la sfida di governo alla politiche del prossimo febbraio.

Vediamo di arrivare, sia pur in estrema sintesi, ad un quadro d’ insieme breve, conciso, compendioso, ed equilibrato.

Cominciando dall’ attualità. ‘Stamattina è nato Andrea, primogenito di Alessandro Di Battista.

Ieri, l’ aveva preannunciato, visibilmente commosso, in un video messaggio, lo stesso popolarissimo esponente pentastellato, che così ha spiegato la sua assenza a Rimini. Non ha spiegato – a meno che non sia la stessa ragione, ma questo non l’ ha detto – perché non si è candidato in competizione con Di Maio. “La politica può essere bellissima”, ha detto ieri fra le altre cose. Ecco, sarebbe stato tutto più bello, oltre che la naturale conclusione di un lustro di avvenimenti, se si fosse candidato, e che poi avesse prevalso, o avesse dovuto segnare il passo, sarebbe stato meno importante. Certo, ha assicurato che rimarrà comunque impegnato col Movimento: ma era il più amato, quello che meglio rappresenta poi le caratteristiche stesse del Movimento, e così comunque sarà un Di Battista spuntato, a metà.

Ora, come già sottolineato, sono vere due cose. Nel Movimento ognuno è libero di candidarsi, oppure no, e di dare quello che può, o ritiene di dare. nel proprio impegno politico, che poi in primis è nella propria vita quotidiana, e dentro sé stessi.

Quindi le scelte dei principali esponenti possibili antagonisti credibili di Luigi Di Maio, vanno rispettate.

Ma è altrettanto vero che un’ occasione storica come questa, in cui per la prima volta un candidato a premier veniva effettuata direttamente dagli iscritti in rete, così è apparsa mortificata.

La ripercussione principale è nella bassa percentuale dei votanti. Su cento trentacinquemila aventi diritto, hanno votato in quasi trentasettemila cinquecento, quasi trentuno mila dei quali per Di Maio, unico candidato credibile, fra gli altri sette aggiuntisi tanto per all’ ultimo momento.

Una vittoria annunciata, che ha levato interesse alla competizione.

Poi, le difficoltà di accesso al sito Rousseau, che ha subito notevoli rallentamenti, anche se ha retto agli attacchi hacker, questa croce che ognuno degli utenti di internet deve in un modo o nell’ altro portare, a volte con esiti incredibili, come le perforazioni ai sistemi della Cia, va beh.

 

Dalla tre giorni di Rimini il M5S esce ricompattato, checché ne abbiano detto e scritto gli hacker dell’ informazione cartacea e televisiva. Ricompattato e rinforzato, nella propria identità di comunità, e proiettato verso il futuro

Questa è l’ impressione più autentica e spontanea,  che si ricava dai commenti dei partecipanti, che a decine di migliaia impazzano sui social; uno per tutti: “qualcosa di grande stiamo costruendo, un nuovo modello di visione politica e di visione di vita”.

Beppe Grillo lancia futuristicamente il proprio ‘Largo ai giovani!’ edizione XXI secolo e III millennio, si arrocca e si fortifica nel ruolo che si è ritagliato, di padre nobile, papà, non papa, dei ragazzi che sono in maggioranza sia fra gli iscritti, sia fra gli elettori del Movimento e nessuno gli leverà mai il carisma, e i meriti storici che ha.

Come è già successo, tirerà qualche scappellotto, farà ancora di più qualche ‘barba e capelli’ a questo o quello, darà consigli ed indicherà direttive: una risorsa, la massima, in più, per tutti.

Luigi Di Maio è così ufficialmente il candidato premier M5S, contestuale capo politico.

La legittimazione l’ ha avuta ed adesso è un esercizio inutile avventurarsi nelle disquisizioni teoriche su quanta e quale sia stata.

Ha parlato già da statista. Il nostro sarà il governo della riscossa degli Italiani. Formeremo una squadra di governo di cui essere orgogliosi. Alle prossime elezioni gli Italiani dovranno scegliere tra vivere e sopravvivere. Porterò avanti questo compito con disciplina e onore. Cambierò l’ Italia, non il M5S. Sarò al servizio del Paese. Cose così.

31 anni, trentuno diconsi, ragazzi, che cosa bella questa, comunque la si pensi e la si dica: un candidato a premier e capo di un grande partito di popolo,  che ha 31 anni!

Nato ad Avellino, residente a Pomigliano d’ Arco, ora ad un bivio della sua vita: nel 2018. o a palazzo Chigi a fare il capo del governo, oppure in un ristorante di Bruxelles a lavare i piatti.

Parlando con un nostro connazionale che fa il lavapiatti a Bruxelles, infatti, nei giorni scorsi, se l’è lasciata scappare: “Se cambiamo questo Paese potrai tornare tu, se falliamo ti raggiungeremo io”.
Un po’ come l’ Africa di Walter Veltroni, e la casa di Matteo Renzi, insomma, con la differenza però che mentre a quelli gli iscritti al Pd han perdonato negli anni scorsi la sconfitta e la promessa mancata, gli iscritti al M5S, in genere ben più sanguigni, ben più terribili, a Di Maio non faranno sconti, se dovesse perdere le elezioni.

Rassicurante, tranquillo, propositivo, pignolo, tranquillo, affidabile. Nazional popolare. Poi, se il personale è politico, tanto nella vita pubblica, quanto in quella privata. Fidanzato da dieci anni con una donna di dieci anni più grande di lui, un personaggio per tanti versi affascinante come Sonia Virgulti, esperta di comunicazione, di meditazione, di complessità e di multidisciplinarità.

Infine, qualche amicizia politica discutibile, qualche viaggio all’ estero di troppo: che poi sono le stesse cose, l’ inspiegabile sodalizio con una specie di Gianni Letta dei poveri che è Vincenzo Spadafora.

Certo Luigi Di Maio, che pure gode di simpatie diffuse, non è amatissimo dagli attivisti: ‘non li fa impazzire’ ecco, per usare un’ espressione da lessico quotidiano mutuata dalle chiacchiere amorose.

Questo, però, è meno importante.

Per vincere le elezioni politiche, non basta e non è necessario piacere ai propri: è necessario piacere agli altri, soprattutto all’ ampia fascia di maggioranza silenziosa che cambia di volta in volta, fluttuando da Renzi, a Berlusconi, da Alfano a Salvini, e che decide se andare a votare, o al mare, (beh, a febbraio sarà in montagna) all’ ultimo momento, e, se decide di andarci, decide chi votare in extremis, sulla base di impressioni, mica di memorie, o di programmi, e a proposito, ci sarà molto da discutere sul niente affatto già discusso e conchiuso programma del Movimento.

Le presunte debolezze carismatiche di Luigi Di Maio all’ interno del Movimento in realtà sono la sua forza di consenso elettorale all’ esterno, fra la maggioranza per bene, garbata, decorosa e fattiva degli Italiani.

 

 

Category: Cronaca, Politica

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