XYLELLA / IL REIMPIANTO DEL SALENTO

| 18 Ottobre 2017 | 0 Comments

di Crocifisso Aloisi______

Non sappiamo come andrà a finire la storia dei reimpianti degli olivi salentini, se l’UE autorizzerà già in questa settimana oppure no, se deciderà quali saranno le nuove varietà oppure se lascierà decidere ad ogni Stato membro. Una cosa però si può prevedere, anche a costo di sentirsi dire “sei un complottista”. Chi auspica una riconversione olivicola del Salento, con il reimpianto di nuove varietà di olivi, non sta dicendo (oppure non sta facendo capire) cosa significa tutto ciò per i 60.000 proprietari di oliveti salentini.

Ci hanno raccontato, grazie ad un cortocircuito politico/mediatico, che la panacea di tutti i mali sono le cultivar resistenti (resistenti a cosa ? Al disseccamento o al batterio ?), che permettono di introdurre l’intensivo ed il super intensivo nelle nostre bellissime campagne (ma ancora per poco, sai come saranno belle estensioni di ettari di alberelli alti un paio di metri a pochissimi metri di distanza uno dall’ altro ?). Ora, a parte che ci sarebbe seriamente il rischio di uno sfruttamento ulteriore ed eccessivo di una risorsa preziosissima per il nostro Territorio, cioè l’acqua in falda (territorio caratterizzato da periodi di siccità cronica), nonché di un ulteriore stress ambientale, dovuto all’uso di altra chimica per supportare una coltivazione intensiva, che si aggiungerebbe ad una situazione già fortemente compromessa (come testimoniano ciclicamente i vari report da parte delle Autorità Sanitarie sullo stato di salute del Salento), quello che non viene spiegato bene sono i seguenti quesiti:

1) dei 60.000 proprietari stimati, chi avrà veramente i requisiti per riconvertire i propri oliveti ?

La sensazione è che saranno molto pochi coloro che si potranno avvantaggiare della possibilità di reimpianto, quelli che hanno i pozzi regolarmente censiti, chi avrà i mezzi per la raccolta meccanizzata. Soprattutto coloro che avranno denaro cash per acquistare le piante considerate ‘resistenti’. Quindi i soliti noti, qualche centinaio di soggetti su 60.000, le aziende strutturate e meglio agganciate con le associazioni di categoria.

2) abbiamo sentito anche parlare di vitigni che potrebbero essere nuovamente piantati in Salento. Ora, a parte che chi vorrebbe questa soluzione è stato anche lo sponsor principale dell’eradicazione dei nostri vitigni 10/15 anni fa (le cui quote sono state spostate quasi tutte in Veneto Lombardia), invogliando i proprietari a disfarsi dei vitigni anziché aiutarli concretamente, non si capisce quali e quanto saranno queste quote che si potranno reintrodurre, quali regioni saranno disposte a cedere una parte delle quote di produzione. Quindi altro fumo negli occhi.

3) a quanto pare le cultivar resistenti non sembrano poi tanto resistenti se si pensa che dopo 20/25 anni di coltivazione intensiva dovrebbero essere sostituite con nuove piante, quindi nuovi costi

 

4) la sottomisura 5.2 del PSR regionale approvato dall’UE, prevede un sostegno per il “ripristino di impianti arborei produttivi distrutti per misure adottate per contrastare Xylella fastidiosa”. Quindi per avere un aiuto occorre dimostrare di aver abbattuto almeno il 30% dei propri alberi per “contrastare Xylella Fastidiosa” e, poiché siamo in zona dichiarata ‘infetta’, occorre dimostrare che tutto il 30% è infetto da xylella ? I costi per fare le analisi saranno a carico del proprietario ? Questo non lo dicono esplicitamente.

 

L’impressione è che, con il reimpianto, si creeranno delle condizioni di nuovo latifondismo: chi non ha la possibilità di agganciarsi al carrozzone (perché abbandonato a se stesso) e vede i propri olivi morire, sarà molto disponibile a (s)vendere la propria terra, che sarà appannaggio di chi ha gli strumenti e ha già fiutato l’affare.

È chiaro che questo comporterà uno stravolgimento profondo dell’agricoltura salentina, con risvolti negativi anche sul turismo, salute e altri aspetti di natura sociale e culturale. La politica non compromessa, gli operatori del turismo, chi ha a cuore la salute del territorio, gli operatori dell’informazione non compromessi, dovrebbero dire la loro e non continuare a voltarsi dall’altra parte. Per ora, in attesa di vedere i risultati dei 27 progetti finanziati dalla Regione Puglia sulla cura piuttosto che l’eradicazione, sarebbe opportuno che l’UE, per le considerazioni su esposte non desse subito l’ok ai reimpianti.______

LA RICERCA nel nostro articolo immediatamente precedente

https://www.leccecronaca.it/index.php/2017/10/18/xylella-anche-dario-stefano-sta-con-i-politici-trasversali-che-vogliono-la-riconversione-del-territorio-e-i-reimpianti-da-affiancare-alle-eradicazioni/

 

 

Category: Cronaca, Politica

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