FIRMI TU CHE FIRMO ANCH’ IO, MA IL CENTRO DESTRA NON HA FORMALIZZATO LO SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO. SALVEMINI COSI’ CONTINUA A NAVIGARE A VISTA, E A RISOLVERE LE QUESTIONI CON LE DICHIARAZIONI DI INTENTI

| 22 Febbraio 2018 | 0 Comments

(g.p.)______Riunione questa mattina del nuovo consiglio comunale, per adeguarsi alle direttive definite e definitive del Consiglio di Stato. I nuovi consiglieri di centro destra sono entrati, al posto di quelli del centro sinistra, come annunciato, stabilendo così una maggioranza avversa al sindaco.

La questione politica, stante l’ atteggiamento di Carlo Salvemini, che di fatto ha deciso di non decidere per quanto lo riguarda, buttando furbescamente la miccia accesa sul fronte avverso, è il fatto che diciassette consiglieri di centro destra presentino le dimissioni firmando davanti ad un notaio entro sabato prossimo, per poter sciogliere il consiglio in tempo utile per poter andare a breve, entro l’ estate, a nuove elezioni.

Al momento, dopo frenetiche riunioni pubbliche e private di partiti e movimenti, non è chiaro se l’ iniziativa andrà in porto, per affondare il sindaco in carica, che, in caso contrario, per continuare nella metafora marinaresca, potrà continuare a navigare a vista.

Questo è quanto è possibile accertare al momento, al netto di polemiche, accuse, sospetti, sussurri e grida che in queste ore stanno scuotendo gli ambienti politici cittadini, è di cui è pressoché impossibile, oltre che sostanzialmente inutile, dare conto.

Le prossime ore diraderanno un po’ di nebbia, almeno nell’ immediato futuro______

Finito il consiglio comunale, e in mancanza di reazioni ufficiali, quanto accaduto e quanto potrà accadere viene analizzato su internet, dalla sua pagina Facebook, dal sindaco Carlo Salvemini, che poco ha diffuso poco fa una lunga dichiarazione. Eccola:

Il consiglio comunale s’è concluso con la presa d’atto della sua nuova composizione per effetto della sentenza del Consiglio di Stato di lunedì.
Questa oggi la situazione:
17 consiglieri in rappresentanza delle liste che hanno sostenuto Mauro Giliberti;
14 consiglieri in rappresentanza delle mie liste;
1 consigliere del M5S.
Da oggi quindi non dispongo in partenza di una maggioranza pur essendo il sindaco votato dal 55% dei leccesi il 25 giugno.
Questa è una piccola guida per orientarsi nelle scelte prese e chiarirsi sul percorso che attende la città.

PERCHÉ NON MI SONO DIMESSO, COME CHIESTO DAL CENTRODESTRA
Dimettendomi avrei ottenuto un solo risultato: il commissariamento del comune fino al giugno del 2019. Un esito che considero un danno per la città ed una sconfitta per la politica. Oggi il mio dovere – come sancito dalla sentenza del Consiglio di Stato – è impegnarmi per verificare se esistono le condizioni di una governabilità partendo dalle nuove condizioni di rappresentatività del consiglio comunale. Così come in passato è avvenuto in altre città alle prese con il fenomeno della cosiddetta “anatra zoppa”.

PERCHÈ NON SI SONO DIMESSI I CONSIGLIERI DI CENTROSINISTRA
La raccolta delle firme per mandare a casa un sindaco è l’equivalente di una mozione di sfiducia, un atto politico estremo e inequivocabile. Che il centrodestra ha i numeri per esercitare sino a domani. Mi sono adoperato perché questa libera scelta potesse essere garantita con una convocazione urgente del consiglio comunale, necessaria per mettere nelle condizioni i sei nuovo consiglieri di aggiungere le proprie firme a quelle degli undici rappresentanti del centrodestra già eletti,entro il 24 febbraio. Hanno dichiarato oggi di non essere riusciti a trovare un accordo al proprio interno. Invocare- come è stato fatto – il soccorso dei consiglieri di centrosinistra è un nonsense: per le ragioni espresse nel punto precedente e perché non si chiede di esprimere sfiducia al proprio sindaco del quale si condivide programma e linea politica, anche della gestione di questo passaggio.

PERCHÈ NON CI SARANNO ACCORDI SOTTOBANCO O NAVIGAZIONI A VISTA
Il primo passaggio che affronteremo per verificare se esistono le condizioni per continuare a governare è l’approvazione del bilancio di previsione 2018-2020, atto politico fondamentale la cui mancata approvazione determina per legge lo scioglimento del consiglio comunale. Attraverso il quale si traducono in numeri gli obiettivi strategici di mandato nel prossimo triennio. In quell’occasione chiederò i voti per un patto di governo per Lecce fino al 2022: se non otterrò alcun sostegno esplicito e pubblico oltre i 14 voti già disponibili rassegnerò le dimissioni essendo chiaro che non esistono le condizioni politiche per andare avanti. Farlo in aula, davanti ai cittadini, su un provvedimento importante è tutto fuorché un “inciucio”come qualcuno sostiene. È il modo istituzionale con il quale verificheremo se ci sono le condizioni per raggiungere la governabilità.

PERCHÈ QUESTA AMMINISTRAZIONE NON È CHIUSA AL CONFRONTO
Ho sostenuto che il programma elettorale presentato ai leccesi e da loro votato è la bussola che governa la nostra rotta verso il cambiamento. Non tenerne conto equivarrebbe a rompere il patto con gli elettori. Per questa ragione è irricevibile è irragionevole la pretesa di poter rimanere sindaco seguendo le indicazioni dei consiglieri di centrodestra. Non è arroganza, protervia, supponenza come qualcuno sostiene. È semplicemente coerenza e dignità politica. Questo non significa impedirsi di accogliere proposte, suggerimenti, indicazioni da chiunque provengano quando ne si condivide l’utilità per la città. Abbiamo già dimostrato di essere pronti a fare nostri i contributi intelligenti, votando le mozioni presentate dai consiglieri Russo e Finamore sul tema della sicurezza urbana – poi trasfusa nella proposta di Patto presentato in Prefettura- e sull’uso dell’imposta di soggiorno a fini turistici – che troverà applicazioni nel bilancio di previsione. E con lo stesso spirito dialogante ci confronteremo suo bilancio di previsione.

Questa la situazione, oggi.
Il centrodestra ha dichiarato di non avere le firme per sfiduciarci, ammettendo pubblicamente una propria impotenza politica.
Noi ci impegniamo per costruire un patto per il governo di Lecce, cercando la fiducia in aula consiliare, davanti ai cittadini.______

LA RICERCA nei nostri tre articoli dei giorni scorsi

ULTIM’ORA / PURE IL CONSIGLIO DI STATO, COME IL TAR, NON E’ ‘TELEOLOGICO’ E RISTABILISCE QUELLO CHE BASTAVA LEGGERE SULLA LEGGE INVECE CONTESTATA E ‘INTERPRETATA’. E’ ANATRA ZOPPA IN CONSIGLIO COMUNALE. ORA LA MAGGIORANZA-MINORANZA DI CARLO SALVEMINI ALLE PRESE CON IL ‘CHE FARE?’

LA REAZIONE DEL SINDACO AZZOPPATO, CHE OGGI NON FA MOLTA STRADA: DECIDE DI NON DECIDERE, E RIBUTTA LA MICCIA ACCESA NELLO SCHIERAMENTO AVVERSARIO

 

IL SINDACO INCONTRA IL PREFETTO, E POI RIBADISCE LA SUA LINEA SUL DA FARSI: LA PAROLA AL CENTRO DESTRA

 

 

 

Category: Cronaca, Politica

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