I CONTI CHE NON TORNANO AL MONTE DEI PASCHI DI SIENA

| 22 Aprile 2018 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. I rappresentanti sindacali Fisac Cgil Lecce dei lavoratori della banca Monte dei Paschi di Siena ci mandano il seguente comunicato______

Presso l’Hotel Zenit a Lecce si è svolta l’assemblea di base della FISAC CGIL MPS in occasione della XI Conferenza di Organizzazione della Banca e del Gruppo MPS.  Dopo l’illustrazione del documento politico da parte della segreteria RSA, si è aperto il dibattito che ha visto il coinvolgimento dei lavoratori presenti in assemblea rispetto ai diversi temi trattati. Dall’assemblea sono emerse molte preoccupazioni, in particolare sul futuro della Banca (anche in relazione a quanto emerso nell’ultima assemblea degli azionisti).

A tal proposito abbiamo rilevato come l’ottimismo manifestato dall’ A.D. Morelli circa i dati della trimestrale (che saranno ufficilalizzati intorno alla prima decade di maggio) non trovi riscontro nella percezione della FISAC CGIL di Lecce, alla luce degli obiettivi e degli impegni assunti dal precedente Governo e l’Unione Europea rispetto all’attuale Piano Industriale. In particolare, i dati della semestrale al 30/06/2018, nonché la scadenza del 31/12/2018 rappresentano step determinanti per il futuro dell’Azienda e di conseguenza dei lavoratori, sui quali, oltre alla situazione di incertezza, continua a pesare il grave danno di immagine derivante dalle notizie che quotidianamente vengono diffuse da televisione e stampa.

I lavoratori, infatti, si trovano a dover recuperare con la clientela un rapporto di fiducia che le scelte del management minano quotidianamente.

Ci chiediamo, infatti, come si possano giustificare per una Banca salvata con risorse pubbliche 18 milioni di euro in azioni per liquidazioni dei manager e altre figure apicali in caso di cessazione del rapporto di lavoro o come si possano ritenere compatibili con la situazione patrimoniale della Banca le promozioni di quarantanove dirigenti. E ci chiediamo ancora come sia possibile che tra i crediti erogati ermagano cifre esorbitanti corrisposte a partiti politici e noti personaggi pubblici non recuperate e finite nel calderone dei crediti deteriorati.

Di chi è la responsibilità di tutte queste scelte?

Chi verrà chiamato a rispondere se alle scadenze previste non verrano raggiunti gli obiettivi?

I manager che usciranno con il bottino, evidentemente no! E allora, probabilmente, c’è qualcuno che ancora una volta pensa di far ricadere le responsabilità sui lavoratori di questa Banca.

Lo diciamo chiaramente:NON SIAMO PIÙ DISPONIBILI A PAGARE PER GLI ERRORI COMMESSI DAL TOP MANAGEMENT DI QUESTA AZIENDA !!! Lo abbiamo fatto in questi anni, attraverso le giornate di solidarietà, la decurtazione del 23% del TFR, la mancata erogazione del salario variabile. Ma arrivati a questo punto riteniamo che non sia più sostenibile. Gli errori non possono continuare a pesare sul mondo del lavoro!

In qualunque stato di diritto chi sbaglia deve pagare.

Registriamo con piacere come solo ora l’A.D. Morelli in un’intervista sulla Repubblica abbia riconosciuto lo sforzo dei dipiendenti; è un bel passo in avanti da parte di chi solo qualche giorno fa ha attribuito il mancato raggiungimento dei risultati al rispetto, da parte dei dipendenti, dell’orario di lavoro sancito dal CCNL. E prendiamo atto anche delle dichiarazioni relativamente all’improvvisa uscita di tre dirigenti di prima linea, dopo le inaspettate dimissioni del Direttore Finanziario Mele, pochi giorni prima dell’assemblea degli azionisti. L’A.D. ha definito tale ultima iniziativa “un ulteriore elemento indispensabile del piano di rilancio delle banca che si svilupperà nel quadriennio”, aggiungendo che “agli azionisti spettano le valutazioni di merito su indirizzo strategico e governance del gruppo”. Su quest’ultimo punto, probabilmente Morelli trascura l’attuale assetto proprietario della Banca Mps, partecipata con una quota del 68% dal Ministero del Tesoro. Pertanto, dire che le valutazioni di merito spetteranno agli azionisti significa, in un contesto di questo tipo, sottoporsi al giudizio dei lavoratori, dei cittadini e del Paese; significa assumersi delle precise responsabilità gestionali, civili e anche morali nei confronti degli stessi soggetti, nel caso in cui l’indirizzo strategico non dovesse rilevelarsi funzionale al rilancio della Banca.

Auspichiamo che questo “quadro” sia ben chiaro all’A.D. Morelli e confidiamo che il nuovo Governo parta da queste premesse nel decidere di dare continuità, in accordo con l’Unione Europea, al progetto di rilancio di una Banca che ha rappresentato l’emblema dei guasti di un Paese in cui le gravi responsabilità politiche, civili e penali di una classe dirigente inadeguata sono sempre rimaste impunite.

 

Category: Cronaca, Riceviamo e volentieri pubblichiamo

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