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LUIGI DI MAIO PARLA CHIARAMENTE DI ‘crimini’ COMMESSI DAI BANCHIERI. E ADESSO?

| 17 luglio 2018 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______Attenzione. Nell’ indifferenza generale dei mass media, oggi è successo qualcosa di importante, di inedito, di spettacolare. Se alle parole seguiranno i fatti. ‘Staremo a vedere. Ma ‘staremo a vedere pungolati e pungolanti.

Questo pomeriggio il vicepremier e ministro dello sviluppo economico e delle politiche sociali,  Luigi Di Maio era a Gioia Tauro, con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per incontrare Antonino De Masi, imprenditore calabrese da anni sotto scorta per avere denunciato il racket, “simbolo della lotta alla ‘ndrangheta e ai crimini bancari”, lo ha definito il capo politico del M5S.

Nel corso del suo intervento ha poi aggiunto alcune frasi che sembrano particolrmente significative: “Il sistema bancario la deve pagare perchè ha avuto un atteggiamento arrogante infischiandosene dei risparmiatori e dello Stato ed è stato protetto da ambienti politici sia in questa regione che a livello nazionale. Se vogliamo sostenere le imprese dovremo ridurre l’arroganza di certe organizzazioni, quelle illegali e anche di alcune legali”. 

Sono parole forti, per di più in sede istituzionale e ai massimi livelli di responsabilità governativa.

Chiaramente, come si evince dal contesto, valgono in generale e non sono riferite al caso specifico dell’ imprenditore calabrese.

Le registriamo con soddisfazione, perché le parole sono sempre importanti, e a volte pesano più dei macigni.

Seguiranno i fatti?

Ora, lasciamo stare la Storia, gli intrecci tra mafia e sistema creditizio, fino al Vaticano, le pagine più nere della Repubblica che hanno avuto protagonisti i politici manovrati dai banchieri massoni, lasciamo stare la Storia d’ Italia dei Michele Sindona e dei Roberto Calvi.

Lasciamo stare pure il povero Giorgio Ambrosoli, emblema della fine che hanno fatto coloro i quali hanno cercato di mettersi di traverso ai “crimini” delle banche.

Parliamo solamente della storia più recente degli ultimi anni, quella peraltro e purtroppo meno conosciuta e meno considerata.

In effetti le banche in Italia hanno fatto e disfatto a loro piacimento nel corso degli ultimi tempi e hanno perpetrato tutta una serie di nefandezze, coperte e protette dagli ultimi governi, sia di centro – destra, sia di centro sinistra, sia così detti ‘tecnici’, balzate con evidenza all’ attenzione impotente della cronaca, dai titoli tossici piazzati con la frode sulla pelle dei risparmatori, ai mutui capestro ‘offerti’ agli enti locali.

In molti comuni e molte regioni i cittadini continuano a pagare direttamente con trattenute mensili sulle loro buste paga gli speculatori dell’ alta finanza internazionale.

Con dirigenti spesso nominati dai politici, detengono un potere immenso, che regola l’ economia, che a sua volta regola la politica.

Per fare soltanto un altro esempio, prestano milioni di euro praticamente a fondo perduto a imprenditori amici e si dimenticano di chiederne la restituzione, anzi, ai debitori insolventi fanno prestiti ulteriori, per poi invece pignorare la casa alla famiglia del poverocristo rimasto indietro di poche migliaia di euro, per necessità, con le rate del mutuo.

Tutto, una vera e propria schifezza.

Parole di circostanza? Ci auguriamo che seguano i fatti.

Per esempio, tanto per cominciare: il rimborso ai risparmiatori truffati (nella foto, una protesta contro i vertici di Banca Etruria), per la verità già predisposto dal governo Gentiloni e solennemente promesso il primo giorno del suo insediamento dal premier Giuseppe Conte, lo facciano le banche truffatrici, con i loro soldi, e non lo Stato, con fondi pubblici.

Per farne un altro, ancora più recente: il crack di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca lo paghino le banche, e non lo Stato.

Bastano due decreti legge, se c’è la volontà.

Perché, anche qui, in questi che sono solamente due esempi, non c’è chiarezza, sulle modalità, di quel che è avvenuto e di quel che avverrà. E poi, sono solo i primi passi cui è chiamato il nuovo esecutivo…Insomma, da fare ce n’è, ce ne sarebbe, se davvero vorrà guadagnarsi nei fatti, e non negli slogan di propaganda, l’ appellativo di ‘governo dei cambiamento’: sia allora davvero per la prima volta amico del popolo, e non, come sempre avvenuto finora, dei banchieri.

 

 

 

Category: Cronaca, Politica

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