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ATTUALITA’ / CERTO, LA DIVINA PROVVIDENZA ESISTE…

| 3 novembre 2018 | 1 Comment

di Giuseppe Puppo______

Mi scuso per l’ auto citazione. Ma fa piacere trovare conforto nella convinzione del ‘non è ancora detto’, in questi giorni di tristezza, per il calendario, per il tempo, di inquietudini e di solitudini.

Di questi giorni sono un’ icastica rappresentazione le nuove foto che circolano sui social (ne riproduciamo una) in cui si vedono il mare d’inverno, qualche nuvola dal cielo che si butta giù, sabbia bagnata, una lettera che il vento sta portando via, la spiaggia di San Foca solitaria e deserta, diventata zona off limits a sovranità della Svizzera e dell’ Azerbaigian, e una nave appena poco lontana dalla costa, che ha cominciato a stuprare il nostro territorio già abbondantemente devastato.

 

Scrivevo (poi, qui di seguito il comunicato odierno del ‘Comitato No Tap’ integrale, senza nessun altro commento) su leccecronaca.it una settimana fa:

“…Ora molto del passato è più chiaro, poco del futuro invece è già delineato.

In primis, che il mafiodotto si faccia, perché non è detto, non è ancora detto: ci sono altri strumenti, ancora, sia quelli legali, sia quelli sociali, Provvidenza Divina a parte, che, se seppe convertire uno come l’ Innominato col suo intervento diretto, potrebbe ancora far rinsavire i tanti Innominati che non vogliamo più nemmeno nominare.

La speranza deve essere sempre l’ultima a morire, ammesso che morire debba. E le battaglie non si perdono, si vincono sempre.

C’è ancora la via dei ricorsi legali, vecchi e nuovi, per quanto, voglio ribadirlo, questo sia un problema politico, non giudiziario, che avrebbe dovuto risolvere i politici, non i giudici.

C’è ancora la via della protesta popolare, se sarà partecipata, pacifica e non violenta, scusate la tautologia, ma meglio essere ripetitivi che lacunosi: e se la non violenza portò al riscatto dell’ India dalla dominazione coloniale inglese, portò alla conquista dei diritti civili negati ai neri negli Usa, può portare pure, con il fiato sul collo, con i sit in, con le marce e le occupazioni, a bloccare tubi e centrali”.

 

Il Comitato No Tap ha diffuso pochi minuti fa il seguente comunicato:

“+++SIAMO SICURI CHE L’OPERA SI FARÀ?+++

Dopo che il governo giallo-verde ha dato il suo lasciapassare politico al gasdotto, molti si aspettavano una ripresa fulminea e risoluta dei lavori a Melendugno. Invece Tap, fra mare e terra, cincischia e fa finta di lavorare, muovendo navi a largo di San Foca e spianando terreni nel nulla. Sembra attuare la solita strategia di chi vuol convincere la gente che va tutto bene. 
Ma andiamo con ordine.

A fine dicembre scadranno i permessi per lavorare in mare, ma si tratta di operazioni molto complesse, che richiedono tempo e condizioni climatiche favorevoli. Un piccolo ritardo, anche una mareggiata, potrebbe mettere in grande difficoltà la multinazionale svizzera e tutta la cordata divoratrice di soldi pubblici che le sta dietro. 
Infatti, in questi giorni TAP ha incassato sì il lasciapassare del governo, ma sulla sua testa continuano ad incombere i problemi legali, quelli ambientali e soprattutto quelli ingegneristici. Come dire: il primo problema di TAP è l’opera stessa. 
A questo si aggiunge la difficoltà di istituire una nuova zona rossa: Tap non può più permettersi di svolgere lavori in sospensione delle più elementari regole di libertà, come invece è avvenuto col governo Gentiloni. Questo non solo perché la parte 5 Stelle del Governo subirebbe un ulteriore trauma interno in vista delle elezioni europee, ma anche perché una restrizione delle libertà metterebbe in imbarazzo finanziatori come la BEI e la BERS. Oggi, Tap non può più usare la polizia come una milizia privata (nonostante Salvini come Ministro degli interni). 
A questo si aggiunge che a metà novembre si dovrebbe chiudere l’incidente probatorio sulla questione Seveso con la magistratura che dovrà esprimersi. 
Dunque, siamo proprio sicuri che l’opera ormai è cosa fatta?

Con i cittadini, i comitati e le associazioni che ormai sorvegliano il territorio e la situazione, TAP non potrà sbagliare una virgola. Incorrerebbe in nuove azioni legali rischiando di perdere altro tempo e altri soldi. E sarà difficile non sbagliare una virgola se hai un progetto esecutivo a dir poco lacunoso e la magistratura che ti tiene sott’occhio.

TAP ha gli occhi addosso, e oltretutto da BEI e BERS ancora non ha preso un centesimo.
È una questione di soldi. 
Anche per espropriare i terreni è costretta ad effettuare pagamenti immediati (entro 60 giorni) e ormai nessuno vuole più cedere i terreni, perché non si sa effettivamente se e quando si vedranno quei soldi.

Insomma, per molti TAP è cosa già fatta. Per chi invece conosce lo stato dei fatti, TAP è in alto mare, con l’obbligo di immettere gas entro il 2020 e con una serie di problemi che appaiono insormontabili. Problemi che neanche la benedizione di Di Maio potrà risolvere”.

Category: Cronaca, Politica

Comments (1)

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  1. Ingrosso Carmelo ha detto:

    Come sempre il tuo concetto è in linea co la logica del popolo. Grazie Giuseppe, la tua espressione è il coraggio di tutti noi!!

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