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DIARIO DEL GIORNO / MARTEDI’ 6 NOVEMBRE 2018

| 6 novembre 2018 | 0 Comments

Buongiorno!

Oggi è martedì 6 novembre 2018.

La Chiesa festeggia San Leonardo.

Auguri al nostro amico Antonio Grieco, di Lecce, che compie 54  anni: buon compleanno!

 

 

Nell’ antica Europa dei Celti, era periodo di festeggiamenti, che duravano una decade, dal primo del mese, al giorno di San Martino.

Siamo già entrati (nel nostro emisfero boreale) nella così detta “estate di San Martino”, il nome con cui, come è noto, viene indicato il periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore.

 

6 novembre 1994. Ad Asti e ad Alessandria, e nelle loro province, ad Alba e in una parte della provincia di Cuneo esonda il fiume Tanaro, che allaga gran parte del territorio, causando oltre settanta vittime ed enormi danni.

 

Proverbio salentino: CI CHIANTA FAE COGGHIE UNGULI.
Chi pianta fave raccoglie baccelli.
Insomma si raccoglie ciò che si semina, per cui se vuoi raccogliere i frutti devi affrontare la fatica di coltivarne le piante.
E a questo proposito i nostri vecchi raccontavano “nnu culacchiu”.

Un giorno un poveraccio preso dai morsi della fame si inoltrò in un campo di fave nel periodo in cui questi gustosi legumi erano buoni da mangiare. Dopo averne mangiato a sazietà prese la bisaccia che aveva sulla spalla e cominciò a riempirla di fave, mentre lo faceva gridava dalla contentezza: ” FAE FAE E FAZZA – CENTU TUMENI CU NDE FAZZA” e poi ancora:” FAE FAEE E FAZZA CENTU…”.

Il proprietario del terreno, sopraggiunto sul posto, sentendo questo poveraccio, che implorava ad alta voce la Provvidenza di dare “centu tumeni” ossia di dare un raccolto abbondante, ne ebbe compassione e rimase nascosto a godersi la scena. Perché, se era vero che lo stava derubando, era pur vero che nei confronti di questi chiedeva che il buon Dio fosse generoso.
Dopo aver mangiato a sazietà ed essersi riempita la bisaccia il motivetto però cambiò e da: ” FAE FAE E FAZZA – CENTU TUMENI CU NDE FAZZA” passò a: ” E MO CA AGGIU CHINU LA MIA BISAZZA – QUANTU CAZZU OLE CU NDE FAZZA FAZZA” …” E MO CA AGGIU CHINU LA MIA BISAZZA…”, ossia “ora che ho riempito la mia bisaccia quante ne vuol fare ne faccia”. Ma non fece in tempo a ripetere il ritornello, che il contadino, proprietario del campo, armato di un nodoso bastone, gli tolse tutte le fave raccolte, e gli mandò di traverso quelle che aveva mangiato.

 

Category: Costume e società

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