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PIAZZA SANT’ORONZO QUESTA MATTINA DIVISA IN CURVA NORD E CURVA SUD PER LA MANIFESTAZIONE LEGHISTA, DA UN LATO, E LA CONTESTAZIONE DALL’ALTRO. MATTEO SALVINI BREVE, CIRCONCISO E LACUNOSO, PARLA DIECI MINUTI, POI STA PER PIU’ DI MEZZ’ORA A FARE SELFIE

| 21 maggio 2019 | 4 Comments

di Giuseppe Puppo______

“Who is Salvini?”. L’interrogativo si diffonde fra il nutrito gruppo di turisti stranieri, belli e ordinati nella loro terza età spensierata, increduli, ‘parcheggiati’ davanti a Santa Croce, poco convinti delle spiegazioni per cui erano stati allontanati da piazza Sant’Oronzo,  a loro interdetta.

Se ne stanno beati, però, sotto il sole caldo, con i loro cappellini e le loro bandierine, e si mettono a guardare estasiati, a fotografare d’impegno, la grande struttura di rivestimento, che copre i lavori di restauro della basilica, in corso da anni. Si accontentano di poco, oppure hanno capito che questo è quanto,  e chissà per quanto.

Chi sia Salvini lo sanno benissimo, invece,  loro modo di intendere, sia i circa cinque/ seicento contestatori che gremiscono l’ovale della piazza, dietro un nutrito schieramento di Polizia; sia, in modo diametralmente opposto,  i tre/quattrocento sostenitori leghisti, davanti al palco, montato a ridosso di via Vito Fazzi.

In mezzo, tutta via Ernesto Alvino al lato dell’anfiteatro mantenuta, per quanto possibile, sgombra.

 

L’annunciata contestazione al leader leghista tenuta egregiamente sotto controllo da un imponente schieramento di forze dell’ ordine. Poco vistosa, altrove. Da Santa Rosa fino in centro, percorso fatto a piedi (traffico a rilento, bloccato all’altezza della Villa), c’erano solamente due, in tutto, dei tanto auspicati lenzuoli appesi ai balconi, nei pressi del grattacielo, uno diceva PRIMA I BAMBINI ABBANDE, l’altro STUDIO LEGALE ANTIFASCISTA. Niente altro, men che meno nei palazzi a ridosso della piazza. Dove però la contestazione esplodeva quantitativamente esuberante e qualitativamente prepotente.

 

Strade di accesso presidiate dalle camionette della Polizia, transenne davanti all’ovale, doppio cordone di agenti in tenuta antisommossa, altre camionette schierate poco lontano. I contestatori in forma ultras, con bandiere, striscioni, cartelli, voce e cuore, una Curva Sud da stadio di calcio.

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Il colpo d’occhio è imponente, davanti l’assembramento urlano, cantano, saltellano, a volte arrabbiati, a volte ironici, a volte divertiti e divertenti.

 

 

 

Dall’altra parte, a coprire le urla e i cori che arrivano dal fronte opposto, gli altoparlanti dal palco diffondono brani musicali a volume elevatissimo.

Fan in attesa, arrivati da un po’ tutto il Salento. Comincia la liturgia vecchio stile. Slogan urlati dal presentatore di turno, spicca uno stentoreo grido che sottolinea “l’orgoglio di essere Italiani“. La passerella per i candidati, sia quelli alle europee, sia quelli alle comunali. Il senatore Roberto Marti saltella da un punto all’altro.

Parla poi il candidato a sindaco della coalizione del centro – destra Saverio Congedo, che sottolinea le sue aspettative di sviluppo della Città legate in maniera indissolubile a legalità e sicurezza, per cui confida negli alleati leghisti. Ma l’attesa dei tifosi della curva Nord è tutta per il leader.

Arriva quaranta minuti dopo, alle 11.40, direttamente dalla Prefettura, dove ha portato la sua proposta di ‘patto per la sicurezza’.

Gli altoparlanti alzano il volume in maniera talmente alta, parossistica, che le note di “All’ alba vincerò″ di Luciano Pavarotti – che negli ultimi tempo ha sostituito nelle celebrazioni liturgiche leghiste il ‘Va pensiero’ di Giuseppe Verdi – arrivano fino alla spiaggia di San Cataldo.

Quando si torna a capire qualcosa negli orecchi, Matteo Salvini, nel frattempo spuntato sul palco, davanti al microfono, da un nugolo di abbracci, sorride e saluta gli astanti, in un impeccabile ed elegante completo ministeriale azzurrino-violaceo giacca-camicia-cravatta, niente felpe, niente magliette, ‘stavolta.

Poi attacca un discorso breve, circonciso e lacunoso. Dieci minuti di deludenti e stanchi riepiloghi degli slogan – slogan, non argomentazioni – che ripete da un paio di anni. Appena un accenno di polemica ai contestatori, che, intanto, sul fronte opposto della Curva Sud, non smettono un solo istante di fischiare e gridare: “figli di papà, hanno il portafoglio pieno, hanno il Rolex, non hanno niente da fare, mi sa che ci sono un po’ di centri sociali da chiudere“.

Ha ragione, Salvini, non gli si può dar torto, quando sostiene che alle idee si risponde con altre idee, non con la violenza, certo, verissimo, ma poi, ecco, di idee, nei dieci minuti del suo discorso leccese,  proprio non ne espone neanche una, una che sia un ragionamento decente, un’analisi accettabile, una decorosa apertura mentale.

Sembrava di sentire una delle tante interviste che da mesi passano nei tg o nei talk show televisivi, appena un po’ più dilatata: prima gli Italiani, porti chiusi, delinquenti da rimpatriare, la Fornero da rivedere, la flat tax da introdurre, tutto così, né più, né meno di uno stanco deja vu.

Il tutto in un’esibizionismo tronfio, in un becero sovranismo all’acqua di violette, in una totale e inaccettabile mancanza di autocritica, e almeno qui a Lecce ne avrebbe avuta tanta da fare.

Nemmeno un accenno ai problemi aperti del Salento, cui questa Lega di governo – dalla Tap, alla Xylella – ci ha messo già, abbondantemente, del suo, con revisione totale e allineamento ai poteri consolidati.

“All’ alba vincerò”, rimonta di tono, a mezzogiorno, anzi, alle 11.50 il vicepremier e ministro dell’Interno ha già finito. Almeno, il discorso spot. Poi, però, rimane sul palco e dintorni altri trentacinque minuti. A fare foto. Un selfie dopo l’altro, all’impazzata. Si leva la giacca, sul dorso una copiosa chiazza di sudore gli traccia un vistoso solco nella schiena, ma abbraccia tutti e tutti lo abbracciano, fino all’ultimo clic.

Le due curve contrapposto intanto si svuotano.

Gestione dell’ordine pubblico massiccia, curata nei minimi dettaglia, quanto efficace. Non ci sono stati incidenti.

Tre piccoli, piccolissimi momenti di tensione, quando, nei pressi del palco di Salvini, sono arrivati prima un gruppetto di ragazzi con la maglietta verde, con la scritta PADANIA IS NOT ITALIY, che non si capiva se fossero contestatori ironici, o contestati radicali, e non c’è stato nemmeno il tempo di chiederlo, perché sono stati subito fatti allontanare dagli agenti di polizia di borghese; poi, chissà come c’era riuscita, una ragazza con un cartello di contestazione, subito strappatole di mano e lei rapidamente portata via; infine, due ragazzi e una ragazza che hanno potuto dispiegare, chissà come hanno fatto, uno striscione che teneva scritto frasi evangeliche d’amore.

Il gruppone di turisti felici sta ancora fuori piazza Sant’Oronzo, chissà se nel frattempo qualcuno di loro avrà capito Salvini chi sia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Category: Cronaca, Politica

Comments (4)

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  1. Graziano De Tuglie ha detto:

    Giuseppe ottima puntualizzazione sui vuoti slogan, triti e ritriti in questi mesi di governo. Non capisco come faccia a catturare consensi.
    Ma caro confratello “Don Ernesto, Don Ernesto” non il sia pur rispettabile figliolo Leonardo.
    Capisco la tua ansia di consegnare la pubblico il “pezzo” ma la via è dedicata a Don Ernesto. Il caro Don Ernesto della nostra lontana gioventù.

  2. direttore ha detto:

    Certo, ho corretto, ti ringrazio

  3. Carlo De Mitri ha detto:

    Ma il giornalista ha potuto appurare “de visu” che Salvini sia realmente circonciso?! non un bel vedere…a mio avviso!

  4. Valerio Nasone ha detto:

    Mi fa specie che il nostro Direttore non abbia colto gli importanti temi trattati da Salvini. Certamente ha ribadito le stese cose che va dicendo da tempo in tutte le sedi, perché cosa ci si aspettava che dicesse delle cose diverse? Certo era a Lecce e ha parlato dei problemi endemici di questo territorio, come quello di essere scollegato dal resto d’Italia, o di una sanità che fa pena. Poi ha parlato delle nostre radici cristiane e che riguarda non solo i fedeli ma la nostra storia le nostre radici, la nostra cultura. Cosa sarebbero le nostre città senza le chiese e i campanili, cosa sarebbe la nostra storia dell’arte se eliminassimo l’arte sacra, pensiamo alla Cappella Sistina, senza la Chiesa sarebbero esistiti i Michelangelo, i Raffaello, i Bernini…. il Rinascimento italiano ecc. ecc
    Le radici giudaico-cristiane che gli burocrati hanno rifiuto di mettere nella costituzione Europea. Salvino ha promesso un Europa dei popoli in contrapposizione all’Europa delle banche. Direttore se a Lei sembra poco a me basta e avanza.

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