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DIARIO DEL GIORNO / GIOVEDI’ 30 MAGGIO 2019

| 30 maggio 2019 | 0 Comments

Buongiorno! Oggi è giovedì 30 maggio 2019.

San Ferdinando e Santa Giovanna D’ Arco.

Come oggi, trenta anni fa, nell’ anno fatidico del crollo del ‘Muro di Berlino, il 1989, in Cina, a Pechino, raggiungono simbolicamente l’ acme le dimostrazioni di studenti e operai in Piazza Tiananmen, per chiedere libertà al regime vetero – comunista: la statua della “dea della democrazia”, di otto metri, viene svelata dagli studenti dimostranti.

Il regime intanto ha deciso di far intervenire l’ esercito, per sgomberare la piazza.

 

Proverbio salentino: RUTTA PE RUTTA RUMPILA TUTTA.
Un’altra versione di “a casa bruciata mintici fuecu”.
Ossia quando una cosa non è più riparabile, meglio gettarla via e non pensarci più.

Eppure non era così per i nostri nonni. Quando un contenitore di terracotta, si trattasse di ” nnu mbile”, piccolo recipiente somigliante ad un anfora dove si metteva l’acqua da bere, oppure  “na ozza” che serviva per conservare il vino o l’olio, o  “nna capasa” dove si conservavano le frase, o i fichi secchi, ebbene, quando uno di questi oggetti si rompeva,  veniva riparato cucendo i diversi pezzi con il filo di ferro e cemento.

Questa vecchia usanza salentina, ha ispirato un  artista che per quanto giovane si è già affermato, ci riferiamo allo scultore Andrea SERRA che vive e opera a Cutrofiano in provincia di Lecce e che utilizza in modo del tutto originale la pietra leccese. Questa che viene “crepata”, lesionata se preferite, e poi ricucita con del filo di ferro, ottenendo delle sculture, dei pezzi di arredamento, che sono dei veri gioielli di arte moderna. Nella foto uno dei lavori dell’artista salentino, realizzato con pietra leccese e ferro.

Da una cultura ad un’altra.
Per i giapponesi, un oggetto rotto, addirittura è un’ occasione, infatti  ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un procedimento sofisticato che prende il nome di “tecnica Kintsugi“.
Questa tecnica, prevede la riparazione di vasellame rotto, attraverso l’unione dei cocci con della resina (che fa da collante) mista a oro, argento o platino.

Il significato di questa tecnica diventata ormai arte è davvero profondo. Secondo i Giapponesi infatti, il vaso rotto e riparato con quelle deliziose venature dorate che sono il risultato dell’unione dei pezzi frantumati, starebbe a significare la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La vita in effetti, non è mai lineare ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. E proprio come spesso noi siamo orgogliosi di aver superato con successo delle impreviste difficoltà, così anche il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica.

Se mentre noi europei diciamo “un vaso rotto non sarà mai come prima” per dire che quando spezzi un legame non riavrai mai più ciò che c’era prima, i Giapponesi dicono “un vaso rotto sarà più bello di prima”, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza. Diciamo che si tratta di una filosofia ben più ottimistica della nostra.

 

 

Category: Costume e società

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