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DIARIO DEL GIORNO / LUNEDI’ 2 SETTEMBRE 2019

| 2 settembre 2019 | 0 Comments

Buongiorno! Oggi è lunedì 2 settembre 2019.

Sant’Elpidio.

A Melissano, la nostra amica Mary Ferrè compie 57 anni: auguri!

A Taviano, la nostra amica Lorena Cacciatore compie 55 anni: buon compleanno!

2 settembre 1945. Seconda guerra mondiale: la resa finale ed ufficiale dell’Impero giapponese, presentata da una delegazione guidata da Mamoru Shigemitsu, viene accettata dal generale Douglas MacArthur e dall’Ammiraglio Chester Nimitz a bordo della nave da guerra Missouri nella Baia di Tokyo, ponendo fine alla guerra.

 

Il 2 settembre1943 Salvatore Giuliano viene ufficialmente dichiarato bandito.

Ed ecco cosa scrive il Movimento Indipendentista Siciliano di Giuliano.
Quello che da sempre è stato ignobilmente etichettato quale “bandito”, in realtà era un vero e proprio PATRIOTA. Nel senso più pieno e più nobile di questo termine, considerando che Giuliano non avrebbe MAI agito contro la sua gente. E men che meno sparato, considerando ciò che avvenne a Portella della Ginestra l’1 maggio 1947.

Ma com’è nata la leggenda di quello che fu a giusta ragione definito il “Robin Hood” della Sicilia? Tutto inizia nel lontano 1943, quando gli americani si stavano apprestando a liberare un’isola martoriata dalla guerra, dalla fame e dalla povertà.

All’epoca era vietato il contrabbando, ed in un contesto in cui i generi di prima necessità scarseggiavano, le autorità dell’epoca per fronteggiare la crisi avevano disposto l’ammasso del grano. Questo costrinse i contadini a privarsi del raccolto ed a sopravvivere con le tessere. Anche perché le vessazioni del regime, impedivano alla maggioranza della popolazione di potersi sfamare in quanto il grano non poteva né essere nascosto, né tanto meno essere macinato con la stretta sorveglianza dei mulini in atto. Ma nonostante gli assurdi divieti, Giuliano era riuscito a fabbricare un piccolo mulino attraverso cui produceva farina che regalava alla propria gente. Un aspetto, quello del legame fra questo patriota e la terra natale, che non si è mai interrotto a dispetto di quello che questo stato ladro ed accattone ha sempre voluto – come vedremo più avanti – farci credere. Quando il fratello maggiore venne richiamato in guerra, Salvatore poco più che ventenne dovette farsi carico della propria famiglia.
Ed il 2 settembre di quello stesso anno, incappò nel controllo di una pattuglia composta da due guardie campestri e due carabinieri. Inutilmente, il giovane Salvatore provò a spiegare e ad implorare gli uomini di legge che gli confiscarono 2 sacche di 40 kg. di grano ciascuna, insieme al mulo con cui le stava trasportando. Le guardie volevano portarlo al presidio militare americano, dove esibì i propri documenti. Ma nemmeno questo riuscì a convincere i militari che lo persero per un attimo di vista, quando videro passare dei veri contrabbandieri. Giuliano provò a quel punto a scappare, ma le guardie se ne accorsero e spararono dei colpi che lo ferirono al fianco. L’ordine impartito al carabiniere Giuseppe Mancino fu quello di finirlo, nel caso fosse ancora ferito. Ma Giuliano, sentendo ciò, fu più veloce di lui e lo ferì gravemente con la pistola che teneva nascosta nello stivale.

Il militare dell’Arma morì il giorno dopo a Palermo, mentre Salvatore Giuliano dopo un mese trascorso fra la vita e la morte, guarì e si rifugiò sulle colline intorno a Montelepre. Alla vigilia di Natale del 1943, allo scopo di catturarlo, le autorità – pensate un po’ – disposero lo spiegamento nel paese di addirittura 800 carabinieri! Non riuscendovi, per rappresaglia arrestarono 125 persone fra cui il padre di Giuliano, che fu picchiato a sangue da un graduato.
L’episodio scatenò l’ira del patriota che, per tutta risposta, attaccò i convogli che attendevano in piazza provocando la morte di un carabiniere ed il ferimento di un altro militare dell’Arma.
Iniziò, come avrete potuto capire, una vera e propria caccia all’uomo, senza sosta. Giuliano riuscì sempre a scappare ed anzi nel febbraio 1944 addirittura riuscì a liberare 8 monteleprini ed a costituire il primo nucleo di guerriglieri. Il 15 maggio 1945 ottenne i gradi di colonnello ed il comando per la Sicilia Occidentale dell’EVIS (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia, nda) e le Brigate Partigiane Siciliane.
Alla fine del 1945, iniziò la vera guerra contro “l’Itaglia”, con una serie di attacchi contro le caserme e diverse battaglie combattute e vinte fra cui spiccano quelle di Monte d’Oro, Calcerame e Monte Cuccio. Le azioni a tenaglia, portate avanti per la parte militare, dall’EVIS, e per quella politica del MIS (Movimento per l’Indipendenza della Sicilia) trovarono il gradimento di ampi strati della popolazione. Ed in forza di ciò, il Governo invasore itagliano ed il Re d’itaglia Umberto II, approvarono lo “Statuto Siciliano” che di fatto rendevano l’antica Trinacria una nazione confederata. La popolarità di Salvatore Giuliano, grazie a questa straordinaria vittoria, intanto era salita alle stelle tanto che fu considerato come il simbolo della ribellione del Sud ed il “Robin Hood della Sicilia”, per la propria generosità

 

Proverbio salentino: CI FRABBECA E SFRABBECA NU PERDE MAI TIEMPU
Chi costruisce e demolisce non perde mai tempo.
Questo proverbio potrebbe sembrare una contraddizione, costruire per poi demolire sembrerebbe una follia, in realtà sta a significare che l’uomo che costruisce per migliorare la sua condizione economica o la qualità della vita, al pari di quando demolisce, magari per costruire una casa più comoda, o un magazzino più grande, o un laboratorio più funzionale, non perde tempo inutilmente.
L’importante è non oziare, si sa che la vita è fatta di cicli, di periodi, ciò che oggi può andare bene per una persona o per una famiglia, domani può non esserlo perché sono cambiate le esigenze, oppure se nel momento in cui si è costruito, le possibilità economiche erano limitate e ci si è dovuti accontentare di vivere in spazi angusti, quando queste sono migliorate è giusto demolire per costruire in maniera più adeguata alle proprie esigenze.
Insomma la morale è che non bisogna starsene mai con le mani in mano.

 

 

Category: Costume e società

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