LA LUPA BEFFA IL LUPO, 0-1 AL VIA DEL MARE, MA GLI UOMINI DI LIVERANI SONO IN NETTA CRESCITA

| 29 settembre 2019 | 0 Comments

di Annibale Gagliani______

La lupa per eccellenza a casa del lupo salentino per un pomeriggio di roventi pretese, il caffè delle tre vede un Lecce spavaldo. Ventiseimila spettatori attendono la partita preannunciata come la tatticamente più divertente della sesta giornata, dove lo zemaniano Fonseca (anche se in conferenza ha confessato di non conoscere il calcio di Zeman) prova a rubare la posta piena a un tarantolato Liverani, che sente particolarmente la sfida a causa del pezzo di cuore biancoazzurro che si ritrova.

Padroni di casa con il consueto 4-3-1-2: Gabriel in porta, Rispoli, Lucioni, Rossettini, Calderoni in difesa, Tachtsidis, Majer, Petriccione a distribuire speranze in mediana e Mancosu, Falco e Babacar a lanciare il guanto di sfida. Ospiti con lo spartito 4-3-3 con Pau Lopez tra i pali, Florenzi, Mancini, Smalling, Kolarov a difendere e proporre gioco, Veretout, Diawara, Pellegrini a centrocampo e Mkjitaryan, Kluivert e Dzeko a far valere le idee del mister lusitano.

Pronti via e al secondo minuto Kolarov spaventa Gabriel con un bolide da fuori. Il Lecce non sta a guardare e risponde subito, innescando il tambureggiante ticchettio di Falco, bravo ad apparecchiare per Petriccione quasi al limite dell’area, che fa il solletico di destro al volo all’ispanico Pau Lopez.

Poco dopo, Mancini cicca una respinta clamorosamente, offrendo un buon pallone verso la sua area a un velenoso Babacar, che sfiora il palo con una stoccata di destro. Al diciottesimo minuto una sgroppata da palio di Calderoni (il migliore in campo) fa spendere un giallo a Lorenzo Pellegrini, l’erede designato di gradi e passione giallorossa da Francesco Totti. Al ventiduesimo, un’ottima verticalizzazione di Falco per capitan Mancosu permette al sardo di presentarsi quasi a tu per tu con Pau Lopez, facendo correre di destro un fugace brivido lungo la schiena ai tifosi capitolini.

Al ventisettesimo, dopo un perentorio anticipo di Calderoni su Pellegrini da ribaltamento di fronte, un buon fraseggio tra Babacar e Falco porta quest’ultimo in posizione di sparo col destro: a salve. Falco fa girare la testa ai centrocampisti romanisti a turno, sorpresi di sentirsi storditi più per colpa del folletto leccese che per l’afa pomeridiana del Via del Mare. Al trentottesimo minuto, Rispoli si traveste da Forrest Gump, dimostrando come non sia solo Calderoni bravo ad arare la fascia: percorre tutto il lato destro e serve in area Mancosu, che cerca un tocco d’opportunismo di destro, ma il pallone va di poco fuori, dando l’illusione del goal. Tocca ancora a Falco mostrare le sue qualità da centometrista: ribalta l’azione e percorre cinquanta metri con la sfera incollata al sinistro, concludendo l’azione con una lieve carezza all’estremo difensore iberico. Sul ring salentino le due squadre si scambiano incursioni offensive palpitanti ma senza successo.

Allo scoccare del quarantacinquesimo, Babacar porta palla sul lato sinistro della box capitolina servendo un boccone da non sciupare a Mancosu: svirgolata di sinistro. Non c’è più tempo, il tè ghiacciato della pausa riflette un Lecce pimpante e determinato, abile a colpire una Roma mortifera ma a tratti acerba. La sensazione per la ripresa è che può succedere di tutto in qualsiasi momento.

Si riparte con un Lecce che spezza il fiato e abbassa il ritmo: la lupa prova ad approfittarne, Mkhitaryan triangola alla perfezione con Edin Dzeko e di piatto destro non si guadagna l’aggettivo “chirurgico”, spedendo di poco fuori alla destra di Gabriel. Al cinquantunesimo Liverani prova a coprirsi inserendo Shakov al posto di Mancosu. Si rivelerà un cambio che farà perdere di incisività il baricentro barocco, ma i padroni di casa ci proveranno fino al gong. Al cinquantacinquesimo Florenzi sradica il pallone dai piedi di Majer sul lato destro dell’area di rigore leccese e offre il traversone giusto al gigante buono, Edin Dzeko: schiacciata in porta e respinta goffa dell’estremo difensore carioca per un 0-1 meritato e caparbio.

Il Lecce non ci sta a fare lo sparring partner e in contropiede fa girare la palla da Falco a Babacar che pesca Calderoni armato di sinistro, deviato di poco fuori da Florenzi. I padroni di casa salgono in cattedra e producono cross pericolosi per l’inoperoso Pau Lopez. Al settantesimo Fonseca regala venti minuti a uno dei talenti più attesi del calcio tricolore per la gioia delle teenager salentine presenti allo stadio: Nicolò Zaniolo.

Al settantatreesimo Shakov offre una caramella a Pau Lopez dal limite dell’area, alimentando i dilemmi sulla sua utilità tecnico-tattica. Due primi più tardi Liverani decide di buttare nella mischia uno degli eroi promozione, La Mantia, che rileva un Babacar dalla filosofia gioco rigorosamente anarchica. Fonseca risponde con il redivivo Spinazzola al posto di capitan Florenzi. Si fa quel che si può, soprattutto se come accade ai leccesi, due frecce all’arco del mister, vedi Farias e Lapadula, si sono tirati fuori in settimana da soli per motivi disciplinari. Un litigio da pistoleri d’acqua. Al settantottesimo, Zaniolo semina il panico sulla fascia destra e offre un cioccolatino per Dzeko, che calcia fortissimo colpendo una mano nemica: penalty e ammonizione. È ancora il vento dell’est a soffiare, ma stavolta al contrario: lo specialista Kolarov calcia chirurgicamente all’angolino basso alla sinistra di Gabriel, che compie un intervento da felino della savana ed evita la chiusura del match. Ma la contesa rimarrà con lo stesso score, alimentando i rimpianti dei salentini meritevoli di miglior sorte nel derby licantropo della Serie A. A fine gara Liverani non può che essere soddisfatto della confortante crescita dei suoi:

«È la miglior prestazione in casa della stagione. La squadra mi è piaciuta, si è dimostrata organizzata, ha giocato, ha creato, ha combattuto. Credo ci siano tantissimi margini di miglioramento, dobbiamo lavorare sapendo che i punti a marzo varranno tanto. Adesso dobbiamo giocare e continuare come stiamo facendo. L’errore sul goal è a monte e non del portiere, se sbagli una palla in uscita e la perdi le grandi squadre ti castigano. Però cresceremo. Nei prossimi impegni dobbiamo far di tutto per non rendere già scontato il risultato, evitando di fare quello che tutti si aspettato. Ho visto grandi miglioramenti da agosto fino adesso e abbiamo ancora quattro o cinque giocatori al 50% della condizione».

Anche Fonseca fa i complimenti alla banda barocca, riservando un plauso particolare ai tifosi salentini e all’ambiente caloroso:

«Il Lecce è una buona squadra, ha forza per metterti in difficolta in casa e in trasferta. Sa palleggiare ed è determinata. Ha ottime chance di salvarsi. Un elogio particolare lo faccio all’ambiente e ai tifosi salentini: per noi professionisti del calcio è il massimo giocare in un’atmosfera così passionale e coinvolgente».

I giallorossi di Puglia rimangono stazionari a sei punti e sono attesi da un trittico thrilling: Atalanta a Bergamo, Milan a San Siro e Juventus in casa. Tentar non nuoce e questo Lecce, Davide contro i golia della massima serie, dispone di pietre giuste per colpire in maniera inaspettata i favori del pronostico. Lo sanno pure gli stolti oramai: le difficoltà aguzzano l’ingegno.

Category: Sport

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