LA MORTE ORRIBILE NELLA SOLITUDINE PIU’ DISPERATA DI UN’ANZIANA A CAMPI SALENTINA. UN VUOTO A PERDERE

| 26 agosto 2020 | 8 Comments

di Giuseppe Puppo______Un vuoto a perdere. Mafalda Castelluzzo aveva 90 anni, se ne poteva stare nella raccolta differenziata, a casa sua, in una stradina dentro Campi Salentina, barricata per paura del mondo crudele e, peggio, indifferente, che abbiamo costruito, di cui siamo tutti, chi più, chi meno, complici e in cui lei non si riconosceva più.

Vedova, senza figli, un fratello emigrato in Germania, in attesa che arrivasse il carro funebre non c’era nemmeno un cane che l’andasse a trovare.

Portava nelle rughe i segni nobili del tempo, ma nei suoi occhi albe e notti, il sole e la luna non si distinguevano più, erano sempre tutti uguali.

 

Dramma della solitudine e dell’emarginazione. Un altro. Troppi, e ce n’è sempre uno nuovo, a cadenza sempre più ravvicinata.

Ma che mondo abbiamo costruito?

Che mondo è questo, in questa città globalizzata, con i suoi dintorni devastati dalla Cernobyl culturale dell’affarismo, dell’egoismo, della sopraffazione?

Non voglio buttarla in politica, rimango sul ‘personale’: ma il personale è politico, come si diceva negli anni Settanta.

Negli anni Settanta Campi Salentina si annunciava al viandante con due rigogliose file di pini e di cipressi per chilometri, fin dentro il paese, percorsi nei cieli all’infinito da stormi di uccelli, con il loro canto gioioso, nell’aria profumata, dalla vicina macchia mediterranea nei campi.

Da lì, allora, fra gli altri, spuntavano, di ritorno dalla scuola nella vicina città, tutti i giorni, tenendosi per mano, Carmelo e Maria Luisa, sotto lo sguardo apprensivo della tata, che solo quando li vedeva profilarsi fra gli alberi, lasciava il balcone, sospirando affettuosa: “Lu musciu e lu scarpune”.

Oggi quel lungo vialone della Statale non esiste più, cioè è un’altra cosa: non ci sono più gli alberi, non ci sono più gli uccelli, non c’è il profumo, non c’è niente di quel bello, particolare, caratteristico, che ne era il dna: la via da Lecce fino all’entrata di Campi Salentina è un seguito senza senso di rotatorie anonime, grigie, finanche indisponenti.

L’intera zona non ha più storia, né identità, né tradizioni, come se fosse, e così è nei fatti, un tratto degli sterminati sobborghi di Londra, Parigi, Berlino, Sidney o New York.

Perdendo Storia, Identità, Tradizione, si smarrisce il senso.

Di tutto.

La Comunità non sono i gruppi dei social.

Trepidiamo per un like su Facebook, gli amici sono le figurine virtuali, coltiviamo i follower su Instagram, comunichiamo coi messaggi vocali sincopati di WhatsApp.

Poi, siamo più soli di prima.

Io, sento sempre più spesso di crisi esistenziali, di solitudini disperate e disperanti, di depressioni e di esaurimenti, di mancanza di entusiasmo, di abbondanza di egoismo, gelosia, invidia e sopraffazione, in un cocktail amarissimo che ci sta avvelenando l’esistenza.

Siamo tutti confusi e contraddittori, che aspettiamo di diventare sempre più soli e sempre più vecchi.

Un deserto, ecco che cosa accade: quella desertificazione record che fisicamente sta uccidendo il Salento, sta atrofizzando pure i nostri cuori, “sta sicca tuttu” nelle nostre anime.

 

L’hanno trovata ieri pomeriggio i Vigili del Fuoco entrati in casa forzando la porta, allertati da un conoscente che si era ricordato di lei, non sentendola più da parecchio tempo, settimane e forse mesi interi.

Era, cadavere, riversa sul pavimento, era caduta, o aveva avuto un malore, nessuna che l’avesse sentita lamentarsi, era morta chissà da quanti giorni, senza poter ricevere aiuto, o conforto.

E’ morta in quella casetta di una stradina anonima del mondo globalizzato a Campi Salentina, come le periferie della solitudine e della disperazione che ci stanno a Santa Rosa, alla 167, dalle parti di San Pio, di viale della Repubblica, piene di vuoti a perdere nella raccolta differenziata, che aspettano che passi un’altra estate, che passi la vita, che arrivi il carro funebre a portarli via.

 

 

 

 

 

 

Category: Cronaca, Cultura

Comments (8)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. Elena ha detto:

    Cogliamo l’occasione per riflettere. Commentiamo, a voce, dico “VOCE” alta, questo pezzo del Direttore. Proviamo a parlare, anche a costo di sembrare MATTI. Ricordiamo quanto detto da Madre Teresa di Calcutta (oggi Santa) :”I mali del secolo non sono lebbra, cancro, AIDS, ma “LONELINESS” SOLITUDINE!

  2. Teresa Vella - tramite Facebook ha detto:

    Che tristezza! Basta guardarsi intorno o dietro l’angolo. La tristezza e la solitudine è ovunque.

  3. Luigina Carrozzini - tramite Facebook ha detto:

    Gli assistenti sociali del comune dov’erano impegnati?

  4. Maria Luisa Ribezzi - tramite Facebook ha detto:

    Forza Giuseppe questa è una triste storia e questo mondo peggiora sempre più…povera nonnina mi dispiace tanto..tu puoi aiutarci rendendoci edotti su queste notizie magari può servire a diventare da parte nostra piu’ sensibili alle esigenze di chi ci sta vicino

  5. Carmelo Ingtrosso - tramite Facebook ha detto:

    Il termine più adeguato che io abbia letto negli ultimi 20anni lo hai espresso tu Giuseppe, “Cernobyl della cultura”
    Si, stiamo coltivando proprio questa cultura……
    La Xilella è arrivata anche nella nostra anima…..

  6. Luigina Parisi - tramite Facebook ha detto:

    Profondamente commossa per ciò che non vediamo più, per ciò che non capiamo più.

  7. direttore ha detto:

    Purtroppo, mi arriva l’eco di tante situazioni di degrado umano, ne soffro in silenzio, provo a vincere la tristezza scrivendone, per me e per gli altri, magari cominciamo a porci qualche domanda…

    Scrivo per questo, per trovare un palliativo alla mia tristezza, per non avere l’alibi dell’impossibilità a reagire, nella speranza che tutti, io per primo, cominciamo a farci qualche domanda in più e a trovare qualche risposta guardando gli altri che ci stanno vicini in un altro modo.
    Grazie a tutti dell’attenzione

  8. Antonella Cirese - tramite Facebook ha detto:

    Non esiste solo il Covid ma da troppo tempo esiste una pandemia ancora più grave e triste l individualismo che porta l uomo a isolarsi, alla divisione e non alla condivisione. Mai come oggi abbiamo bisogno di vera ” comunità”.

Lascia un commento