FOTOVOLTAICO SELVAGGIO E GESTIONE DEI RIFIUTI: DUE CRITICITA’ DA AFFRONTARE. DICIANNOVE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE SALENTINE INCALZANO I POLITICI E OFFRONO LORO SOLUZIONI CONCRETE

| 4 Dicembre 2020 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.  Diciannove associazioni ambientaliste ci mandano per conoscenza lettera e documenti inviati alle autorità competenti. Nella nostra foto, un’ispezione dei Carabinieri nella discarica di Burgesi, vicino Ugento, tre anni fa______

MEGAIMPIANTI FOTOVOLTAICI A TERRA

IMPIANTI TRATTAMENTO RIFIUTI

DUE CRITICITA’ DEL SALENTO

Contributo per la Giornata nazionale contro il consumo del suolo

 

Egr. Sigg.

A.G. MARASCHIO

Assessore Ambiente

  1. BRAY

Assessore Cultura

A.DELLI NOCI

Assessore   Sviluppo economico

  1. PENTASSUGLIA

Assessore Agricoltura

Regione PUGLIA

A.DECARO  Presidente Nazionale

  1. SALVEMINI  Delegato  Energia e Rifiuti

ANCI

  1. LAPORTA

Presidente  ISPRA

  1. BRUNO

Direttore ARPA Puglia

  1. MINERVA

Presidente

  1. TARANTINO

Delegato Ambiente

Provincia di LECCE

Pc

  1. COSTA

Ministro Ambiente

  1. BELLANOVA

Ministra Agricoltura

  1. FRANCESCHINI

Ministro Beni culturali

 

Alleghiamo due documenti  sulle criticità ambientali relative

a- alla esorbitante e  insostenibile  presenza e continua progettazione  di megaimpianti fotovoltaici  a terra,

b- alla gestione  dei rifiuti; entrambe  gravano  sul Salento in modo marcato , per gli aspetti ambientali, paesaggistici, sanitari.

Chiediamo che   soprattutto il nuovo Governo della Regione Puglia , l’ANCI, la Provincia  di Lecce    promuovano  interventi  normativi per  contrastare  la devastazione ambientale da essi  prodotta,  finora agevolati da normative inadeguate, assenza di  nuova pianificazione e  di efficaci strumenti di controllo.

Auspichiamo un  incontro,   in particolare con  gli assessori regionali destinatari,  per  favorire  un confronto  aperto e costruttivo  su queste ed altre principali problematiche  afferenti l’ambiente e i settori  (agricoltura, attività economiche, cultura) che interagiscono  con esso.

Ricordiamo che il 5 dicembre  è la Giornata mondiale   contro il consumo del suolo. Il Salento  primeggia tristemente in Italia: tra i fattori principali , il proliferare dei megaimpianti fotovoltaici a terra  (ma piuttosto scarsi sui  tetti, soprattutto di edifici pubblici), per i quali il  nostro territorio ha il triste primato nazionale.

In attesa di un cortese riscontro

Distinti saluti

 

ITALIA NOSTRA SUD SALENTO:  A. De Giorgi, M. Seclì;

LILT Lecce: C. Cerullo;

WWF Lecce: V. De Vitis;

Rete EMERGENZA CLIMATICA: A. Gagliani;

ISDE Lecce: S. Mangia;

CiTTADINANZATTIVA Maglie-Lecce: S. Andreani;

FOrUM AMBIENTE E SALUTE Lecce: S. Starace;

ARCI Biblioteca Sarajevo Maglie: G. Costa Cesari;

NOI AMBIENTE E SALUTE Galatina-Noha: M. D’Acquarica;

NuOVA MESSAPIA Soleto: F.Manni;

Ass: CATONE-BASILE: G.Raganato;

COORD. CIVICO AMBIENTE E SALUTE Galatina: A.Caragiuli;

ADOC Lecce: A.Presicce;

Rete KM ZERO  Lecce-Galatina:  F . Casaluci ;

ACQUA BENE COMUNE, Alezio: M. Innocente;

FORUM AMICI DEL TERRITORIO, Cutrofiano: G. Pellegrino

GALATONE BENE COMUNE: S. Zenobini.

NO TAP-SNAM Brindisi: C. Quaranta;

AMICI DEL TERRITORIO Veglie:  D. Ciccarese.______

 

RETE AMBIENTE E SALUTE SALENTO

Documento di indirizzo sugli impianti fotovoltaici di grande tagliain aree agricole della Puglia

 

Il conseguimento della “grid parity” nella produzione di energia elettrica con la tecnologia fotovoltaica, che rende gli investimenti convenienti anche in assenza di incentivi specifici, sta scatenando nel Salento una seconda ondata di progetti di impianti fotovoltaici di grande taglia in aree agricole.

Si tratta di operazioni puramente speculative, non rispondenti ad esigenze di coperture dei consumi, avendo la Puglia un esubero rispetto ai suoi fabbisogni di circa l’80%, rispondenti esclusivamente agli interessi degli investitori, che talvolta nascondono – come hanno rivelato inchieste giornalistiche e procedimenti giudiziari – operazioni di riciclaggio di denaro di dubbia provenienza.

Nel Salento questo deleterio fenomeno sta assumendo le proporzioni di un vero e proprio assalto distruttivo al territorio rurale, con proposte di generatori per   centinaia di ettari.

Le peculiarità salentine agevolano questo approccio neo-colonialistico di sfruttamento del territorio: l’andamento generalmente pianeggiante del terreno, le  favorevoli condizioni meteo-climatiche, la drammatica criticità causata dai fenomeni di disseccamenti dell’olivo (Co.Di.R.O.), il conseguente   crollo   del   prezzo   di  mercato   dei terreni agricoli e del reddito da agricoltura. In questo contesto già preoccupante, è poi clamorosamente e colpevolmente mancata una strategia di rigenerazione agri-ecologica del territorio, che consentisse un’uscita dalla crisi.

Il rischio di uno stravolgimento pesante ed irreversibile nel breve-medio periodo delle peculiarità culturali, paesaggistiche, ambientali  e socio-economiche del nostro  territorio è quanto mai attuale e drammatico, con una situazione già oggi fuori controllo e  che potrebbe diventare presto dilagante.

Molte delle valutazioni qui esposte possono essere trasferite con i dovuti distinguo ai megaimpianti eolici.

Un intervento di governo del fenomeno è quanto mai necessario ed urgente per varie ragioni:

·              la sottrazione di suolo agricolo, in un’area che su questo tema conta già dei tristi primati, rischia di stravolgere la stessa fisionomia di un territorio vocato, pur con criticità ed incertezze, all’agricoltura e alla ricettività turistica;

·              occorre prevenire il degrado del terreno agricolo derivante dall’ombreggiamento delle superfici, dal presumibile ricorso ad erbicidi per il controllo della vegetazione, dall’alterazione delle caratteristiche microclimatiche e pedologiche del suolo, con effetti di lunga durata, pesanti pur se in larga parte ancora inesplorati, sulla fertilità del suolo;

·              le misure di tutela del territorio oggi operanti – se si fa eccezione per il Piano Paesaggistico Regionale (PPTR), che vieta esplicitamente impianti energetici in zone agricole tranne che in ex cave o zone degradate – appaiono generalmente inadeguate; i regolamenti approvati da vari comuni e dalla Provincia appaiono similmente inefficaci, a fronte di specifiche disposizioni nazionali di legge (art. 12, comma 7, D.Lgs. 387/2003) che consentono esplicitamente l’insediamento di tali impianti in zone agricole.

Occorre sfruttare tuttavia al meglio le disposizioni (art. 7 D.Lgs. 387/2003 citato) che tutelano le “tradizioni agroalimentari di qualità”, così come il “patrimonio culturale e del paesaggio rurale”. In ciò soccorrono le prescrizioni piuttosto stringenti del Piano Paesaggistico Regionale, che tra l’altro introducono l’obbligo di concentrare le attività produttive in APPEA (Aree Produttive Paesaggisticamente ed Ecologicamente Attrezzate). Ma possono anche risultare utili quei fattori legati ad una effettiva qualità agroalimentare o paesaggistica del contesto: produzioni biologiche o biodinamiche, consorzi di tutela, marchi di qualità DOC; DOP;  IGT e altri. Sotto tale profilo si noti come il Piano Paesaggistico pugliese (PPTR), pur non essendo propriamente un Piano Energetico, fornisce tuttora, in assenza di altri strumenti più efficaci, i vincoli più stringenti in merito agli insediamenti energetici. Vedasi in proposito le Linee Guida 4.4, parte prima, “Linee guida sulla progettazione e localizzazione di impianti di energia rinnovabile” e parte seconda “Componenti di paesaggio e impianti di energie rinnovabili” con Tavole allegate, come quella relativa alle “Aree sensibili per impianti di media e grande taglia” per gli impianti eolici e quella delle “Discariche e cave abbandonate e con decreto scaduto” per il fotovoltaico, che forniscono indicazioni preziose per la localizzazione degli impianti in aree meno delicate e con minimi impatti ambientali.

È   comunque   indispensabile   ed   urgente   una   forte   azione   di pressione politica da parte delle istituzioni locali (Regioni, Provincie, Comuni) sul Parlamento   e   sul   Governo   nazionali   per   l’abrogazione   delle penalizzanti  sciagurate disposizioni   di   legge.   Le   istituzioni   locali   sono   quelle   più   immediatamente   a contatto con i cittadini, con i loro reali bisogni ed interessi, e possono e devono intervenire prima di altri per difendere tali interessi.

La difesa più efficace tuttavia, per quanto generalmente sottovalutata più o meno consapevolmente dai decisori politici, resta il completamento del quadro di pianificazione energetica locale. Tale tutela risulta tanto più valida in quanto manca un Piano Energetico Nazionale, mentre il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR), ormai inefficace ed a maglie troppo larghe, è soggetto da tempo ad una estenuante  revisione.

In tal senso si riporta l’art. 31 del D.Lgs n. 112/98, che recita:

“31. Conferimento di funzioni agli enti locali

1. Sono attribuite agli enti locali, in conformità a quanto disposto dalle norme sul principio di adeguatezza, le funzioni amministrative in materia di controllo sul risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia e le altre funzioni che siano previste dalla legislazione regionale.

2. Sono attribuite in particolare alle province, nell’ambito delle linee di indirizzo e di coordinamento previste dai piani energetici regionali, le seguenti funzioni:

a) la redazione e l’adozione dei programmi di intervento per la promozione delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico;

b) l’autorizzazione alla installazione ed all’esercizio degli impianti di produzione di energia”.

Scaturisce da qui la proposta, da perseguire con fermezza, di riprendere ed aggiornare con urgenza, alla luce del PEAR approvato e del suo aggiornamento, il “Programma di intervento per la promozione delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico”, approvato con Deliberazione di Consiglio Provinciale di Lecce n. 36 del 23.04.2004. Detto Programma potrà raccogliere e aggiornare le stime sulla potenza fotovoltaica potenzialmente installabile sulle coperture esistenti (residenziali, industriali, commerciali, del terziario ecc.), in grado secondo qualificati dati preliminari di coprire ampiamente il fabbisogno elettrico dell’intera Provincia senza intaccare nuovo suolo agricolo.

Anche i Comuni con una popolazione superiore a 50.000 abitanti (come Lecce) sono obbligati a approvare un Piano Energetico Comunale, da integrare nel Piano Regolatore Generale (art. 5 Legge n. 10/91).

Gli strumenti indicati sono fondamentali per dare indicazioni di dettaglio degli interventi insediativi, tuttora vaghe e limitate per esclusione dalle “aree non idonee” nel quadro normativo attuale, ma che lasciano piena discrezione al proponente di individuare il sito di installazione.

Una corretta pianificazione saprà inoltre indicare le potenzialità e le modalità installative degli impianti da collocare sulle coperture di edifici esistenti, potenzialità questa sistematicamente trascurata e sottovalutata.

Il completamento di un corretto quadro di pianificazione energetica  locale (regionale, provinciale e comunale) rappresenta un significativo indice della volontà politica di contrastare il fenomeno in atto, piuttosto che limitarsi a generici proclami di facciata, o affidarsi alle pastoie del procedimento amministrativo, o nella migliore delle ipotesi a “regolamenti” locali, armi spuntate rispetto alle sovraordinate norme nazionali.

Un nuovo quadro di programmazione non può tuttavia prescindere dalla considerazione della taglia, della finalità, delle modalità installative, dell’impianto proposto. In tal senso occorre distinguere, ad esempio, i grandi impianti in pura cessione alla rete, con fini marcatamente speculativi, dalle piccole installazioni al servizio di utenze locali, su coperture esistenti, il cui iter procedurale dovrebbe essere al contrario agevolato e snellito.

È necessario   uscire   dalla   logica   della   produzione   di   energia   elettrica   come   merce soggetta alle sole leggi del libero mercato: l’energia elettrica è da considerare un “bene comune” alla stessa stregua dell’acqua e  dell’aria, da produrre non per intenti speculativi, ma per soddisfare ben precise esigenze di copertura dei consumi.

 

Sono necessari atti d’indirizzo, norme e incentivi a livello nazionale e locale per passare con decisione ad un nuovo modello energetico decentrato, con impianti di piccole-medie dimensioni ubicati su coperture esistenti o in zone residuali, collegati   in   rete,   con   l’obiettivo dell’autonomia energetica delle comunità locali, svincolate così da monopòli e caste energetiche.

​Occorre poi ricordare che le fonti energetiche più pulite e convenienti restano il risparmio, l’efficienza e l’uso appropriato dell’energia. ______

 

RETE AMBIENTE E SALUTE SALENTO

Documento di indirizzo sulla gestione dei rifiuti in Puglia

 

IL QUADRO ATTUALE

 

La principale criticità della gestione dei rifiuti in Puglia è costituita dal regime oligopolistico che ormai da decenni influenza in maniera determinante gli indirizzi politici e le scelte impiantistiche, volgendole a favore delle speculazione industriale ed in danno dei cittadini. Ciò è sancito dal Piano di Gestione dei Rifiuti Urbani (PRGRU), adottato con D.G.R. n. 959 del 13.05.2013 (Documento di Piano, pag. 247):

“la leadership privatistica che si è quindi consolidata nella gestione degli impianti di trattamento rifiuti  …… ha ingenerato la creazione di un oligopolio industriale ed un relativo sistema tariffario talmente poco trasparente che nemmeno l’indagine ad hoc effettuata per il Piano ha consentito di chiarire”.

Tali condizionamenti sono stati evidenti, e pesano tutt’oggi nelle varie scelte fuorvianti,  economicamente ed ecologicamente sbagliate, assunte in vari tempi:

·         l’individuazione della combustione dei rifiuti tal quali tramite incenerimento (Manfredonia, 135.000 t/anno, Massafra 100.000 t/anno) e coincenerimento (Combustibile da Rifiuti CdR o Combustibile Solido Secondario CSS), la cui tecnologia è stata proposta anche nelle centrali Enel di Brindisi e nella Colacem di Galatina;

·         la previsione di impianti di trattamento dei rifiuti “meccanico biologico” (TMB), in cui il fondamentale passaggio della differenziazione dei rifiuti a monte (che richiederebbe un sistema informativo e formativo “dal basso“ ben diverso dal vuoto attuale) viene sostituito da processi tecnologici più complessi ma più remunerativi per gli industriali (Poggiardo, Ugento, Cavallino); vere anticamere delle discariche, per la difficoltà di utilizzare i prodotti in uscita come compost/ammendante o come combustibile da rifiuto (CdR CSS) a causa della eccessiva presenza di impurezze.

 

In questo quadro, l’unica prospettiva per dare una svolta alla situazione attuale è quella di decentrare il sistema impiantistico, aprendo il mercato ad una platea più vasta di operatori e passando da una gestione accentrata e dominata da pochi gruppi di potere, ad una allargata e diffusa sul territorio. In tal senso il fattore della “economica di scala”, non diversamente da quanto si è visto per i megaimpianti energetici, costituisce solo un alibi per favorire forniture in regime di scarsa concorrenza, gare in ambito ristretto, lievitazioni incontrollate dei costi.

 

Purtroppo, le recenti scelte del Governo Regionale vanno in direzione opposta: centralizzazione delle decisioni e della gestione in un’Agenzia unica Regionale (Ager), gigantismo degli impianti di trattamento, per lo più invisi agli amministratori locali per il pesante impatto ambientale, perpetuazione degli oligopoli, mancanza di integrazione degli impianti con il tessuto economico, sociale e ambientale sociale, mantenimento artificioso di tariffe alte e slegate da un reale mercato concorrenziale.

Altri aspetti distorsivi e/ deteriori nella gestione dei rifiuti riscontrati negli ultimi anni sono:

 

·         la proposizione di impianti di trattamento dei rifiuti speciali (es. Salento Riciclo di Galatina, Metapulia di Lecce), presentati ambiguamente però nei procedimenti amministrativi come “impianti di compostaggio” o addirittura come “impianti per la produzione di compost di qualità” (una chimera considerando l’eterogeneità e la pericolosità dei rifiuti in ingresso); proposte che però hanno avuto l’autorizzazione provinciale. Confondendo le filiere dei rifiuti urbani e di quelli speciali si favorisce  il fiorente traffico di rifiuti speciali, provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, sganciato quindi da un virtuoso circuito locale legato alla raccolta differenziata spinta ed al compostaggio;

 

·         la sostanziale disapplicazione del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Speciali (D.G.R. 19.05.2015 n. 1023), in palese difformità dai principi comunitari (Direttiva UE 2018/851) e nazionali (D.Lgs. 152/2006) di “autosufficienza” del bacino e di “prossimità”, che ha creato le migliori premesse, insieme alla cronica carenza di controlli indipendenti, per il fiorente traffico illegale di rifiuti speciali in Puglia. Sono così eluse in modo sistematico e premeditato le prescrizioni di tale Piano in tema di programmazione delle dotazioni impiantistiche, di localizzazione degli impianti, di distanze di sicurezza da centri abitati e luoghi sensibili, condannando al contempo la Puglia ed il Salento al degradante ruolo di importazione di rifiuti della peggiore specie da ogni dove;

 

·         il crescente fenomeno dello smaltimento illegale dei rifiuti; si ricorda in proposito che la Puglia, con una produzione annua di circa 10 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e di circa  2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani),  si colloca al secondo posto in Italia dopo la Campania nelle illegalità ambientali e al secondo posto per quantità di rifiuti speciali smaltiti in discarica;

 

·         la esclusione dei fattori educativi e comportamentali da parte degli utenti nei sistemi di gestione dei rifiuti, con attenzione rivolta elusivamente agli appalti ed agli investimenti.

 

 

PROPOSTE

 

1)       Avvio concreto ed immediato, con idonei strumenti finanziari e gestionali, di un nuovo modello di gestione dei rifiuti decentrato e “democratico”, basato sulla raccolta differenziata spinta e su impianti di compostaggio aerobici di piccola taglia al servizio di comuni o piccoli aggregati di comuni.

 

2)       Applicazione del compostaggio aerobico negli impianti pubblici.

 

3)       Promozione e messa a regime delle convenzioni con i consorzi obbligatori

che operano nei vari settori merceologici.

 

 

4)       Potenziamento degli impianti di selezione della raccolta differenziata in anche in sinergia con i privati che operano nel settore, in modo da adeguarsi alle nuove necessità di trattamento.

 

5)      Riconoscimento del ruolo residuale dell’incenerimento nel trattamento dei rifiuti, così come previsto dalla normativa comunitaria e nazionale, che stabilisce la priorità del recupero di materia rispetto a quella di energia

 

6)       Rinuncia definitiva e strategica al coincenerimento in impianti esistenti.

 

7)       Applicare rigorosamente nei procedimenti amministrativi di autorizzazione/riesame/rinnovo nonché nelle procedure di VIA/VAS le previsioni e le prescrizioni del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Speciali, finora diffusamente ignorato.

 

8)       Avvio di una filiera e di un marchio del compost di qualità, che possa valorizzare i prodotti derivanti dalla raccolta differenziata di componenti organiche del rifiuto.

 

9)       Promozione di sistemi informativi e formativi diffusi che accompagnino le campagne di raccolta dei rifiuti, in modo da diffondere una corretta cultura del riciclaggio e della prevenzione nella produzione di rifiuti.

 

Category: Cronaca, Politica, Riceviamo e volentieri pubblichiamo

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