DIARIO DEL GIORNO / DOMENICA 18 APRILE 2021

| 18 aprile 2021 | 0 Comments

Buongiorno!

Oggi è domenica 18 aprile 2021.

San Galdino.

La nostra amica Barbara Tornese festeggia il suo compleanno: tanti auguri!

 

Il 18 aprile 1973, a fronte degli indizi e riscontri raccolti, per la strage di Primavalle, in cui tra gli altri venne bruciato vivo un bimbo di 10 anni, vennero spiccati tre mandati di arresto per i presunti responsabili, aderenti a ‘Potere Operaio’: Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo. Mentre Lollo venne subito catturato quello stesso giorno, gli altri riuscirono a sfuggire all’arresto e si diedero alla latitanza, riparando in Svizzera.

Nella notte del 16 aprile 1973,  si recano  presso l’abitazione di Mario Mattei, netturbino e segretario del Movimento Sociale Italiano della sezione Giarabud del quartiere popolare di Roma. Alle 3 di notte, versarono cinque litri di benzina sotto la porta d’ingresso dell’appartamento abitato dalla famiglia composta da Mattei, dalla moglie Anna Maria e sei figli, al terzo piano delle case popolari di via Bernardo da Bibbiena 33. In pochi minuti divampa l’incendio in tutto l’appartamento. Mario Mattei riuscì a scappare gettandosi dal balcone, la moglie Anna Maria e i due figli più piccoli, Antonella di 9 anni e Giampaolo di soli 3 anni, riuscirono a fuggire dalla porta principale quando il fuoco cominciò a diffondersi. Lucia di 15 anni grazie al padre si calò nel balconcino del secondo piano e da lì si buttò, presa al volo dal Mattei già a terra nonostante le ustioni sul suo corpo. Silvia, 19 anni, si gettò dalla veranda della cucina: batté la testa sulla ringhiera del secondo piano, la schiena sul tubo del gas, fu trattenuta per qualche istante dai fili del bucato e quindi finì sul marciapiede del cortile riportando la frattura di due costole e tre vertebre.

 

Gli altri due figli, Virgilio di 22 anni, e il fratellino Stefano di 8 anni, morirono bruciati vivi non riuscendo a gettarsi dalla finestra per scampare alle fiamme. Il dramma avvenne davanti ad una folla che si era radunata nei pressi dell’abitazione e che assistette alla morte di Virgilio, rimasto appoggiato al davanzale a cercare aiuto, e di Stefano, scivolato all’indietro dopo che il fratello maggiore che lo teneva con sé perse le forze. I corpi carbonizzati vennero trovati dai vigili del fuoco vicino alla finestra stretti in un abbraccio.

 

La sentenza di condanna emessa in secondo grado fu confermata dalla Cassazione il 13 ottobre 1987: essa passò dunque in giudicato.

Però la pena fu dichiarata estinta dalla Corte d’assise d’appello di Roma per intervenuta prescrizione: infatti, la pena della reclusione si estingue col decorso del tempo pari al doppio della pena inflitta e, nel caso di concorso di reati, come nel caso di specie, si ha riguardo, per l’estinzione della pena, a ciascuno di essi, anche se le pene sono state inflitte con la medesima sentenza. Poiché la condanna ad anni 18 di reclusione teneva conto di un concorso di reati (8 anni per l’incendio doloso, 3 per ciascuno dei due omicidi colposi e 4 per la detenzione di esplosivo), dovendosi considerare la condanna relativa al reato più grave, quella di 8 anni, il tempo necessario all’estinzione della pena era di 16 anni, scaduti il 12 ottobre 2003.

 

Proverbio salentino: LI PARITI NU TENENU ECCHI E BITENU, NU TENENU RICCHIE E SENTENU
I muri non hanno occhi e vedono, non hanno orecchie e sentono.
Questo proverbio era un monito per quanti grandi o piccini pensavano di poterla fare franca, dopo aver commesso qualche cattiva azione, perché persino i muri hanno occhi ed orecchie, per vedere, sentire e naturalmente poi riferire.
E se questo era vero ieri, figuriamoci oggi che i muri sono pieni di occhi…elettronici.

 

Category: Costume e società

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