DIARIO DEL GIORNO / GIOVEDI’ 26 AGOSTO 2021

| 26 agosto 2021 | 0 Comments

Buongiorno!

Oggi è giovedì 26 agosto 2021.

La Chiesa festeggia Sant’ Alessandro, e Sant’ Oronzo, festa patronale a Lecce.

 

Oronzo, nacque col nome Publio a Rudiae, antica località nei pressi di Lecce, situata sulla via per la odierna San Pietro in Lama, nel 22 d. C., da una nobile famiglia pagana.

Il Padre era tesoriere dell’ ’imperatore e nella carica gli successe proprio il figlio Publio all’ ’età di 35 anni.

La leggenda vuole che un giorno san Paolo, l’’ Apostolo delle genti, consegnasse una sua Lettera (alcuni studiosi pensano che si tratti della celeberrima “lettera ai Romani”) a Tizio Giusto di Corinto, affinché la recapitasse a Roma. Mentre era in viaggio, Giusto fu sorpreso da una violenta tempesta, al largo delle coste salentine, che ne causò il naufragio presso l’’ attuale spiaggia di San Cataldo, ove fu salvato e curato da Publio e suo nipote Fortunato mentre si erano recati a caccia.
Giusto parlò a Publio dell’ ’unico Dio, e Publio affascinato dalle eterne verità evangeliche, abbracciò la fede cristiana, ricevendo il battesimo insieme a suo nipote Fortunato e cambiando il proprio nome in “ORONZO”, che significa “risorto”.

Giusto e Oronzo cominciarono a predicare e furono denunciati dai sacerdoti pagani al pretore romano, che impose loro di offrire incenso a Giove nel tempio a lui dedicato. A questa imposizione Oronzo e Giusto si opposero e professarono la loro fede. Il pretore condannò Oronzo e Giusto alla flagellazione e li fece rinchiudere in carcere.

Scarcerato, Giusto andò a Roma da Pietro.

Conclusa la propria missione nella capitale dell’’ impero, Tizio Giusto tornò a Lecce e resosi conto dell’’ ardore apostolico che animava Oronzo e Fortunato, li invitò a seguirlo a Corinto, onde presentarli all’ ’Apostolo Paolo. A Corinto furono accolti da Paolo, che intravista l’ ’anima grande del giovane leccese e di suo nipote consacrò Oronzo primo Vescovo di Lecce e della Japigia, dandogli quale compagno di apostolato il laico Tizio Giusto, e nominando Fortunato successore di Oronzo.

Tornati nel Salento, predicarono Cristo alla popolazione convertendone buona parte, ma l’’ inasprimento delle persecuzioni contro i Cristiani voluta dall’’ imperatore Nerone (64 d.C.) con l’invio a Lecce del ministro Antonino, costrinse Oronzo e Giusto a un esilio forzato. Così intrapresero, un lungo viaggio missionario, che li portò in varie città della Puglia e della Lucania.

Nel loro viaggio apostolico Oronzo e Giusto predicarono il vangelo e celebrarono l’’ eucarestia ad Ostuni e Turi, in grotte carsiche scavate nel sottosuolo con le quali riuscivano a sfuggire alle persecuzioni di Nerone e del suo Ministro Antonino, grazie anche all’’ aiuto delle popolazioni convertite.

Andando via da Turi, i due apostoli si recarono a Siponto, a Potenza, a Taranto, per tornare, quindi a Turi, dove furono trovati dai legionari e ricondotti a Lecce, dove, al termine di un processo sommario, accusati di perduellio (alto tradimento nei confronti degli dei dell’ ’Impero), vennero condannati a morte per decapitazione, secondo le leggi dell’’ ordinamento romano.

Dopo undici giorni di tormenti e vessazioni, furono condotti a tre chilometri da Lecce dove suggellarono il loro amore a Cristo col martirio mediante decapitazione.

Era il 26 agosto dell’anno 68 dopo Cristo.

I loro corpi furono pietosamente ricomposti e portati in gran segreto in una casupola di campagna di proprietà di una matrona cristiana, di nome Petronilla. In seguito, in quel luogo fu edificato un Tempio, dove attualmente sorge una chiesa progettata dall’architetto ingegnere Gaetano Capozza denominata dai leccesi La Capu te Santu Ronzu oppure Santu Ronzu te fore.

 

 

Proverbio salentino: CUEGGHI L’ACQUA QUANDU CHIOE
La traduzione letterale è: raccogli l’acqua quando piove.
Ricordiamoci che il Salento ne ha sempre sofferto per la mancanza d’acqua, è sempre stata una terra povera di fiumi o torrenti, per cui per millenni l’acqua piovana che cadeva d’inverno veniva incanalata  in delle cisterne scavate nella roccia, o in grandi contenitori e veniva utilizzata sopratutto nel periodo estivo.
Bisognerà aspettare gli anni Trenta, quando il governo di Mussolini realizzò l’acquedotto pugliese, e le fontane pubbliche furono portate in tutti i comuni, prima che i salentini potessero avere l’acqua a disposizione tutto l’anno.
Comunque i  salentini anche dopo la costruzione dell’acquedotto,  sopratutto nelle campagne, hanno mantenuto l’abitudine di conservare l’acqua.
Da qui il riferimento a raccogliere l’acqua quando ce n’è in abbondanza, come quando piove.

In senso figurato sta a significare che quando c’è abbondanza di qualcosa, o possiamo contare sulla disponibilità di qualcuno, dobbiamo  cogliere l’occasione al volo, perché non è detto che  quel momento favorevole abbia a ripetersi.

Category: Costume e società

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