{"id":106474,"date":"2017-01-09T00:15:51","date_gmt":"2017-01-08T23:15:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=106474"},"modified":"2017-01-13T12:59:30","modified_gmt":"2017-01-13T11:59:30","slug":"l-inchiesta-chi-ha-ucciso-peppino-basile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2017\/01\/09\/l-inchiesta-chi-ha-ucciso-peppino-basile\/","title":{"rendered":"L&#8217; INCHIESTA \/ CHI HA UCCISO PEPPINO BASILE? &#8211; 2 \/ IL SALENTO, LA NUOVA, VERA, GRANDE TERRA DEI FUOCHI. C&#8217;E&#8217; DI TUTTO, DI PIU&#8217;. E ANCHE PEGGIO"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"420\" title=\"img_archivio131122016104954\" class=\"aligncenter size-full wp-image-107647\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/img_archivio131122016104954.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/img_archivio131122016104954.jpg 800w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/img_archivio131122016104954-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/img_archivio131122016104954-768x403.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>di <strong>Antonella Elefante______<\/strong><\/p>\n<p>Salentu, lu sule, lu mare, lu ientu.\u00a0E le discariche abusive di rifiuti tossici. Che fa rima solamente con gli affari pi\u00f9 \u2018sporchi\u2019 &#8211; \u00e8 proprio il caso di dirlo \u2013 della nostra storia contemporanea pi\u00f9 recente, e pi\u00f9 drammatica, viste le ripercussioni socio &#8211; sanitarie, e l&#8217; elevatissima incidenza di morti per tumore.<\/p>\n<p>Vediamo di ripercorre le\u00a0tre vicende pi\u00f9 emblematiche: una balzata, anzi, rimbalzata, all\u2019attenzione in questi ultimi giorni, sostanzialmente con il caso riaperto; la seconda,\u00a0lasciata al momento e da anni in un buco nero della memoria collettiva; la terza, misconosciuta e anzi insondata, riaffiorata all&#8217; attenzione generale solamente il mese scorso, dicembre 2016.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Il caso ritornato e sostanzialmente riaperto adesso \u00e8 quello della discarica in contrada \u201cBurgesi\u201d ad Ugento.<\/p>\n<p>Tutto ebbe inizio nel lontano 1990,\u00a0quando il consiglio comunale del Comune di Ugento, retto dal sindaco Alessandro D\u2019 Ambrosio, del Pci, deliber\u00f2 la localizzazione della discarica in contrada Burgesi, nonostante il parere contrario del geologo Giovanni Mele, che ammoniva sui pericoli legati alla falda acquifera.<\/p>\n<p>Il progetto venne approvato nel febbraio del 1991 e realizzato con una \u201c<em>concessione edilizia in sanatoria\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Dall\u2019ottobre del 2000, iniziano a susseguirsi vari ritrovamenti di innumerevoli fusti di rifiuti cancerogeni, speciali e pericolosi, in sostanza policlorobifenile, che venivano smaltiti illegalmente. Furono proprio questi ritrovamenti a far partire l\u2019inchiesta che port\u00f2 a diverse condanne.<\/p>\n<p>Da marzo del 2002 a marzo del 2003 la Guardia di Finanza, ha poi accertato l\u2019attivit\u00e0 di smaltimento illecito di rifiuti.<\/p>\n<p>Secondo i pm antimafia\u00a0si tratta di un vero e proprio &#8220;<em>romanzo criminale<\/em>&#8220;: reati e affari, progetti e processi di Gianluigi Rosafio, l&#8217;imprenditore condannato per smaltimento illecito di rifiuti, e di sua moglie Tiziana Scarlino, figlia del boss della Scu di Taurisano Pippi Calamita.<\/p>\n<p>Tra veleni cancerogeni sversati nei campi del Salento e inabissamenti societari per far perdere le tracce agli investigatori, accertate corruzioni di carabinieri e sospette.<\/p>\n<p>In particolare, le ditte \u201cRosafio Rocco Servizi ambientali\u201d e \u201cRosafio S.r.l., avevano prelevato direttamente ingenti quantitativi di rifiuti, pericolosi e non, direttamente dai produttori per poi trasportarli nei vari impianti di depurazione di vari paesi del basso Salento, ponendo in essere una serie di attivit\u00e0 finalizzate allo smaltimento abusivo dei suddetti.<\/p>\n<p>Si aggiunge un\u2019altra azienda di Rosafio, l\u2019\u201dAzienda 2000\u201d, che si \u00e8 occupata di smaltimento di rifiuti, di auto spurgo di pozzi neri, case sulle coste e camion. Inoltre si occupava di smaltimento dei rifiuti industriali fra gli ulivi di Ugento, Presicce e nella discarica \u201cBurgesi\u201d.<\/p>\n<p>Queste operazioni sono costate una condanna a due anni\u00a0a Gianluigi Rosafio e a otto mesi\u00a0alla moglie Tiziana.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio in questa occasione che Rosafio dichiara ai pm che<em> \u201cimprenditori, tecnici e operai avevano stretto un patto per mantenere il pi\u00f9 assoluto silenzio sulle operazioni e per continuare quei lucrosi traffici di veleni fin nel cuore della terra salentina\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Tra i vari luoghi di scarico, oltre alle campagne e sulle strade di passaggio, e alla discarica Burgesi, vi era una vasca che si trovava in alcuni immobili di propriet\u00e0 dei Rosafio, dotata di un sistema che permetteva ai liquidi di riversarsi nella falda acquifera.<\/p>\n<p>Nel 2005 l\u2019imprenditore edile, Bruno Colitti, viene ingaggiato dalle ditte Imperfoglia e Serveco per bonificare l&#8217;area dove negli anni Novanta erano stati sotterrati fusti di pcb.<\/p>\n<p>Un appalto della Regione dal valore di circa 3 milioni di euro di fondi europei. Colitti era solo un piccolo tassello, &#8220;l&#8217;ultima ruota del carro&#8221;, dell&#8217;operazione e quando si accorse che le cose non andavano come dovevano, and\u00f2 dritto in procura.<\/p>\n<p>Nello stesso anno, venne compiuto l\u2019ennesimo scempio ambientale in contrada Burgesi.<\/p>\n<p>Come detto in precedenza, Bruno Colitti si present\u00f2 di sua spontanea volont\u00e0 alla Guardia di finanza. Era il 12 dicembre 2006. Egli raccont\u00f2 come gli fosse stato chiesto di occultare in contrada Burgesi rifiuti tossici e speciali. Colitti accus\u00f2 la ditta che aveva ricevuto l&#8217;appalto per quasi tre milioni di euro finanziati dalla Regione Puglia, per realizzare la bonifica dell&#8217;area, e che aveva subappaltato il lavoro a tre ditte locali, di aver interrato i rifiuti piuttosto che rimuoverli.<\/p>\n<p>Il 2 febbraio del 2005 vennero avviati i lavori, che si conclusero nel giugno 2007 con collaudo finale datato 30 novembre 2007.<\/p>\n<p>Nel successivo procedimento aperto dalla Procura di Lecce furono sei i nomi a finire nel registro degli indagati. L\u2019inchiesta fu poi archiviata dal giudice per le indagini preliminari, Ercole Aprile, nel 2009.<\/p>\n<p>Il 14 giugno 2008 \u00a0venne ucciso Giuseppe Basile.<\/p>\n<p>Nel settembre dello stesso anno, in contrada Burgesi, furono riversati rifiuti tossici su cui indagava Basile. Tonnellate e tonnellate di rifiuti speciali e tossici, tra cui il pericolosissimo apirolio, l&#8217;olio sintetico usato per il raffreddamento dei motori elettrici bandito negli anni &#8216;Settanta perch\u00e9 cancerogeno, mischiate a materiale inerte e nascoste sotto trenta metri di terra.<\/p>\n<p>\u00c8 stato lo stesso consigliere, dopo la sua elezione, ad alzare la voce: ha iniziato a scavare nelle delibere, tra gli atti e le vicende controverse della sua terra.<\/p>\n<p>In seguito alla sua morte, \u00e8 stata l\u2019avvocato che ha fatto assolvere i vicini di casa, Francesca Conte, a scavare negli atti dai quali \u00e8 emerso che una delle battaglie di Peppino era proprio la discarica di Burgesi, ma \u00e8 stato lo stesso consigliere dell\u2019Italia dei valori a portare filmati,\u00a0sostenendo di avere \u201c<em>una bomba tra le mani<\/em>\u201d. Quei filmati riguardavano proprio la discarica.<\/p>\n<p>Il 5 ottobre 2009 viene scoperto lo smaltimento illecito di liquami: quindici le condanne.<\/p>\n<p>Un\u2019altra ditta di Rosafio, la \u201cGeotec\u201d, viene condannata per scarico di rifiuti presso le campagne ditta. Inoltre viene letto il dispositivo con cui si \u00e8 chiuso il giudizio di primo grado nei confronti dei titolari della, di smaltimento dei rifiuti &#8220;Rosafio S.r.l.&#8221; che, insieme ad altri\u00a0trentatre imputati erano coinvolti, a vario titolo, in una vicenda riguardante appunto il traffico illecito.<\/p>\n<p>Rosafio viene condannato a\u00a0sette anni e\u00a0due mesi, suo padre a\u00a0cinque anni e sua moglie Tiziana a\u00a0nove mesi. Viene esclusa l\u2019aggravante mafiosa, quindi possono riprendere la loro attivit\u00e0 lavorative presso la \u201cGeotec\u201d.<\/p>\n<p>Nello stesso anno la Guardia di finanza di Lecce ha sequestrato ad Ugento l\u2019ex discarica comunale in contrada Burgesi.<\/p>\n<p>La vecchia discarica \u00e8 al centro di un\u2019inchiesta della Procura di Lecce nata dall\u2019autodenuncia di un imprenditore edile locale, Bruno Colitti, secondo il quale la bonifica dell\u2019area, oggetto di un finanziamento comunitario di tre milioni di euro nel 2005, in realt\u00e0 non ci sarebbe mai stata. Sempre secondo la denuncia, i lavori sarebbero stati eseguiti da una ditta tarantina violando la legge, seppellendo migliaia di metri cubi di rifiuti, anche tossici.<\/p>\n<p>Il sequestro \u00e8 scattato al termine della seconda tornata di scavi disposti dal magistrato inquirente, Donatina Buffelli, durante i quali a cinque metri di profondit\u00e0 sono venuti alla luce copertoni di auto, pezzi meccanici, materiale di demolizione, vetro, buste e fogli di plastica, lamiere e soprattutto pezzi di un telo in polietilene, utilizzato secondo Colitti per coprire lo sversamento di policlorobifenile e altri rifiuti tossici.<\/p>\n<p>Il 3 marzo del 2009 i cittadini si ritrovano alla discarica per una imponente manifestazione di protesta, e questa viene sigillata.<\/p>\n<p>Qualche anno dopo, tra il 2014 e il 2015, le parole di Rosafio iniziano ad avere un ulteriore peso.<\/p>\n<p>Infatti, la Procura ha potuto finalmente individuare con precisione e accertare la presenza di un\u2019altra enorme quantit\u00e0 di policlorobifenili nella discarica di Burgesi. Rosafio viene sottoposto ad altri interrogatori e proprio in quelle sedi dichiara di aver trasportato fino alla discarica di Burgesi gestita dalla Monteco seicento fusti di policlorobifenili spacciati come fanghi assimilabili a rifiuti solidi urbani.<\/p>\n<p>Dopo qualche anno di stallo, nel dicembre del 2016 ritorna l&#8217;allarme inquinamento nella discarica ugentina di Burgesi dismessa a partire dal 2009.<\/p>\n<p>Grazie alle dichiarazioni di Rosafio viene riaperto il caso: viene accrtata la presenza di seicento fusti di policlorobifenili, smaltiti illegalmente nei primi anni del Duemila.<\/p>\n<p>Inoltre, la Procura ha disposto accertamenti riguardanti lo stato ambientale del terreno su cui sorge la discarica. Sono emerse dall&#8217;analisi del percolato, tracce di Pbc che per fortuna non avrebbero intaccato la falda.<\/p>\n<p>Due i processi di Appello per Gialuigi Rosafio: il primo venne annullato con rinvio dalla Cassazione. Si era concluso, con la condanna a 4 anni e 6 mesi dell&#8217;imprenditore, gestore di fatto delle ditte \u201cRosafio Rocco Servizi ambientali\u201d e \u201cRosafio S.r.l.\u201d.<\/p>\n<p>Il secondo processo di Appello decide che Rosafio deve essere condannato a\u00a0sei mesi per minacce aggravate.<\/p>\n<p>Per dimostrare la veridicit\u00e0 delle dichiarazioni fatte tre il 2014 e il 2015 da Rosafio, i pm Rotondano e Mignone hanno ordinato alcune perizie e il monitoraggio sia dei pozzi di captazione del percolato della discarica sia quello delle acque di falda vicine all\u2019impianto dismesso. I risultati hanno dimostrato che si tratta di policlorobifenile ma, fortunatamente, l\u2019acqua non era stata ancora infettata.<\/p>\n<p>In sostanza ora bisogna smaltire in sicurezza la presenza di Pcb dal percolato e chiudere per sempre la discarica che da anni \u00e8 stata al centro di numerose inchieste e sospetti, chiusa e abbandonata nel 2009.<\/p>\n<p>Di recente, intanto, sono giunte altre dichiarazioni da parte di Gianluigi Rosafio, che ha dichiarato ai carabinieri del Noe e del Nucleo investigativo:<em> \u201cQuei\u00a0seicento fusti sono l\u00ec, dentro la discarica di Burgesi a Ugento. Conosco il punto con precisione. E ci sono anche altri veleni: vernici, pellame e altro ancora\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Una vicenda ancora proprio per niente conclusa, che abbiamo cercato di ricostruire, in sintesi giornalistica,\u00a0nelle sue fasi giudiziarie, da cui, come abbiamo visto, emergono precisi collegamenti con l&#8217; azione civile e politica di Peppino Basile, per quanto, come visto ieri, la Procura della Repubblica di Lecce abbia escluso ogni collegamento.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 per\u00f2 anche un&#8217; altra &#8216;pista&#8217; da seguire, e che seguiremo, o forse, per meglio dire, un&#8217; altra diramazione della pista &#8216;smaltimento illecito dei veleni&#8217; che abbiamo iniziato a percorrere.<\/p>\n<p>Anzi, ce n&#8217;\u00e8 una terza nuova, del tutto nuova, che abbiamo scoperto.<\/p>\n<p>Ma andiamo con ordine.<\/p>\n<p>Per questa seconda, occorre\u00a0per\u00f2, oltre a risalire agli anni Ottanta, anche spostarsi geograficamente e\u00a0ricominciare dalla\u00a0Campania dove lo smaltimento illegale dei rifiuti tossici, tra la province di Napoli e quella di Caserta, precisamente in quelle zone che lo scrittore Roberto Saviano in \u201cGomorra\u201d ha rinominato \u201cTerra dei fuochi\u201d, \u00e8 un fenomeno di notevole e drammatica evidenza.<\/p>\n<p>In questi posti esistono molte discariche abusive, in piena campagna o lungo le strade: quando queste si saturano, per liberare spazio per i rifiuti successivi, vengono appiccati degli incendi.<\/p>\n<p>La maggior parte dei rifiuti \u201csmaltiti\u201d in queste zone sono rifiuti speciali. Sono i rifiuti pi\u00f9 pericolosi e inquinanti, per intenderci, specie se il loro \u201csmaltimento\u201d avviene con modalit\u00e0 cos\u00ec rudimentali.<\/p>\n<p>Lo smaltimento dei rifiuti speciali dovrebbe seguire una modalit\u00e0 di trattamento e stoccaggio particolare, proprio per contenere i pericoli ambientali derivanti dalla loro gestione. Lo smaltimento \u00e8 poi differente a seconda della tipologia di rifiuto: il percorso di un solvente di laboratorio \u00e8 diverso da quello di un pannello di amianto.<\/p>\n<p>La criminalit\u00e0 organizzata si \u00e8 sempre fatta protagonista dello smaltimento e del riciclaggio dei rifiuti: infatti, proprio nella Terra dei fuochi, la camorra ha iniziato a occuparsi di rifiuti fin dagli anni Ottanta, prima di quelli urbani, poi di quelli speciali e pericolosi, pi\u00f9 redditizi.<\/p>\n<p>Il fenomeno \u00e8 diventato pi\u00f9 conosciuto grazie alle prime dichiarazioni del boss Nunzio Perrella ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli: Perrella sottoline\u00f2 l\u2019enorme interesse finanziario della criminalit\u00e0 organizzata per questo settore.<\/p>\n<p>A lui e a tanti altri boss che hanno commesso le sue stesse operazioni e hanno poi dichiarato come funziona il sistema agli inquirenti, c\u2019\u00e8 Carmine Schiavone che gi\u00e0 nel 1995 ai magistrati aveva evidenziato come la Campania fosse destinata a diventare una discarica a cielo aperto, soprattutto di materiali tossici tra cui piombo, scorie e materiale acido.<\/p>\n<p>Cosa succedeva? Lo dichiara proprio lo stesso Carmine Schiavone del clan dei Casalesi in un\u2019intervista nel 2013: \u201c<em>Quando mi sono ribellato per la presenza di tutti questi rifiuti, gli altri del clan hanno continuato imperterriti, mi hanno fatto arrestare per mettermi fuori gioco. Scaricavano camion di rifiuti tossici, poi scaricavano i rifiuti normali e, sopra a tutto questo, mettevano la terra e sulla stessa si coltivava<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Rifiuti chimici, farmaceutici, ospedalieri, fanghi termonucleari: tutti rifiuti provenienti da Germania, Francia e Austria, e arrivavano nel basso Lazio ma, principalmente, venivano portati a Casale, Santa Maria La Fossa, Grazzanise, e venivano sotterrati sia nelle campagne che nelle cave di sabbia. Rifiuti, dunque, hanno causato innumerevoli morti e continuano a farlo tuttora.<\/p>\n<p>Carmine Schiavone non ha operato da solo, questo era ovvio. Tra i nomi da lui citati nell\u2019audizione davanti alla commissione parlamentare sul traffico di rifiuti: Lucio Dell\u2019 Anna (chiamato D\u2019ANNA da Schiavone) e Antonio Ferente, detto Tonino o\u2019 zingaro.<\/p>\n<p>L\u2019ex boss pentito, con il Salento ha un legame molto stretto.<\/p>\n<p>Infatti \u00e8 ad Otranto, tra il 1986 e il 1989, che il cugino di Sandokan (Francesco Schiavone) viene mandato al soggiorno obbligato.<\/p>\n<p>Il Salento gli \u00e8 piaciuto talmente tanto che nel 1990, con i primi soldi della sua azienda \u201cBa.schi\u201d, compra un appartamento a Maglie e lo sceglie addirittura come una delle basi operative della sua latitanza, finita con l\u2019arresto il 3 luglio 1992 a Maglie.<\/p>\n<p>In quegli anni di permanenza nel Salento, Carmine Schiavone ha avuto modo di conoscere il territorio e i criminali che lo popolavano. Un Salento dominato dalla SCU, dal traffico illegale di armi e droga, un Salento che faceva da collante con l\u2019Albania e i paesi dell\u2019ex Jugoslavia.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio negli anni di soggiorno ad Otranto che Schiavone riceve la visita di tal <em>Tonino o\u2019 zingaro<\/em> con il quale era stato detenuto nel 1980 nel carcere di Brindisi.<\/p>\n<p>Durante lo stesso interrogatorio, il pentito ha dichiarato di aver conosciuto, durante la sua vacanza ad Otranto, anche Lucio Dell\u2019 Anna. \u201c<em>Costui mi raccont\u00f2 che era stato grosso imprenditore edile e che era poi fallito. Parlando, scoprimmo comuni amicizie, quali Tonino o\u2019 zingaro e Mimmo \u2018a strega. Ci lasciammo con l\u2019intesa che egli sarebbe venuto a trovarmi a Casale e infatti venne nell\u2019autunno-inverno 1990; lo prelevai dalla stazione di Caserta e fu ospite per un giorno a casa mia. Mi disse che aveva molte conoscenze a Roma, dove spesso si recava avendo anche un\u2019abitazione. Mi raccont\u00f2 che faceva parte della Massoneria e che tale appartenenza gli aveva procurato anche dei guai. Mi offr\u00ec di fare degli impianti di calcestruzzo in Camerun. In quell\u2019occasione appresi che D\u2019Anna era interessato anche a traffici di armi e i assicur\u00f2 che non aveva difficolt\u00e0 a procurarmeli in caso di bisogno<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>In seguito a tale affermazione, infatti, Schiavone comunic\u00f2 a suo cugino<em> Sandokan<\/em> quanto gli era stato detto e si fece procurare due mitragliette per conto suo ma, quando arrivarono, le pass\u00f2 al cugino Walter, visto che Sandokan era stato arrestato.<\/p>\n<p>Dopo qualche giorno, Schiavone, suo cugino Walter, Franco Di Bona e Mario Caterino, incontrarono Dell\u2019Anna nell\u2019azienda dell\u2019ex boss per ordinare al criminale della SCU una notevole somma d\u2019armi di taglio piccolo e lungo. Le armi arrivarono dopo circa un mese e potevano essere ritirate a Lecce, cos\u00ec Schiavone mand\u00f2 alcuni dei suoi per ritirare la merce e, in quell\u2019occasione, ordin\u00f2 altre armi di cui non ha potuto accertare l\u2019effettiva consegna perch\u00e9 venne arrestato prima che arrivassero le armi.<\/p>\n<p>Tutte le dichiarazioni dell\u2019ex pentito sono state riscontrate dalla DIA di Napoli, tranne l\u2019appartenenza di Dell\u2019Anna alla Massoneria.<\/p>\n<p>Armi, droga, e rifiuti, in collaborazione con la Sacra Corona Unita. Rimane il ragionevole dubbio che rifiuti dalla Campania siano stati trasportati anche qui da noi e che giacciano ancora, da qualche parte.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Infine, la terza diramazione, quella misconosciuta e anzi insondata, quella riaffiorata all&#8217; attenzione generale nazionale solamente il mese scorso, dicembre 2016. Ancora peggio. Perch\u00e9 qui si tratta di rifiuti radioattivi.<\/p>\n<p>Ma, come direbbe il leader del suo partito, l&#8217; Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, &#8220;che c&#8217;azzecca&#8221; Peppino Basile, in tutto questo?<br \/>\nPer la prima pista, abbiamo detto del suo risaputo impegno, abbiamo accennato alle risultanze \u00a0processuali che, dopo l&#8217; assoluzione dei due imputati per la sua morte, indicherebbero proprio nell&#8217; impegno civile e politico del consigliere il movente che avrebbe spinto alla sua eliminazione fisica.<\/p>\n<p>Sono del resto fatti gi\u00e0 ampiamente riportati, da cui non se n&#8217;\u00e8 cavato nulla di concreto, e per cui la Procura della Repubblica di Lecce, come detto pi\u00f9 volte, esclude collegamenti col delitto.<\/p>\n<p>Debole, per quanto rimanga,\u00a0anche la susseguente ipotesi della &#8216;punizione&#8217; al consigliere, quando gi\u00e0 un po&#8217; tutto quanto era emerso e anzi era al centro di sia pur complicate e controverse vicende giudiziarie, estesesi con code polemiche anche alla gestione delle indagini sul delitto.<\/p>\n<p>Per la seconda pista, quella di Sandokan, cugini e camorristi vari, manca al momento ogni possibilit\u00e0 di collegamento.<\/p>\n<p>Per la terza, quella recente, quella dei rifiuti radioattivi, invece leccecronaca.it ha trovato un riferimento preciso. Sconvolgente. C&#8217; azzecca, oh se c&#8217; azzecca&#8230;______<\/p>\n<p>( 2 &#8211; continua)<\/p>\n<p>LE PUNTATE PRECEDENTI:<\/p>\n<p>1 &#8211; SANGUIGNO, PASSIONALE. SEMPRE IN PRIMA LINEA. SEMPRE A VOCE ALTA. MA SOTTOVOCE AGLI AMICI DICEVA: \u2018Prima o poi qualcuno mi ammazzer\u00e0\u2018<\/p>\n<p>di Roberta Nardone<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2017\/01\/08\/l-inchiesta-chi-ha-ucciso-peppino-basile-1\/\">https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2017\/01\/08\/l-inchiesta-chi-ha-ucciso-peppino-basile-1\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2017\/01\/09\/l-inchiesta-chi-ha-ucciso-peppino-basile\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2017\/01\/09\/l-inchiesta-chi-ha-ucciso-peppino-basile\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonella Elefante______ Salentu, lu sule, lu mare, lu ientu.\u00a0E le discariche abusive di rifiuti tossici. Che fa rima solamente con gli affari pi\u00f9 \u2018sporchi\u2019 &#8211; \u00e8 proprio il caso di dirlo \u2013 della nostra storia contemporanea pi\u00f9 recente, e pi\u00f9 drammatica, viste le ripercussioni socio &#8211; sanitarie, e l&#8217; elevatissima incidenza di morti per [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":107647,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[69,76],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/106474"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=106474"}],"version-history":[{"count":44,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/106474\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":106476,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/106474\/revisions\/106476"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/107647"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=106474"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=106474"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=106474"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}