{"id":1142,"date":"2012-05-22T16:04:07","date_gmt":"2012-05-22T16:04:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=1142"},"modified":"2012-11-15T17:15:06","modified_gmt":"2012-11-15T17:15:06","slug":"a-volte-ritornano-in-serie-a","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/05\/22\/a-volte-ritornano-in-serie-a\/","title":{"rendered":"A volte ritornano (in serie A)"},"content":{"rendered":"<h3><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/05\/22\/a-volte-ritornano-in-serie-a\/zeman\/\" rel=\"attachment wp-att-1143\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-1143\" title=\"Zeman\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/Zeman-300x223.jpg\" alt=\"\" width=\"234\" height=\"174\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/Zeman-300x223.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/Zeman.jpg 496w\" sizes=\"(max-width: 234px) 100vw, 234px\" \/><\/a>Zeman, l\u2019allenatore \u2013 intellettuale e il calcio di oggi<\/h3>\n<p>di Giuseppe Puppo.<\/p>\n<p>Il Lecce in serie B, un\u2019altra volta, l\u2019ennesima retrocessione. In serie B, per ora, perch\u00e9 al peggio non c\u2019\u00e8 mai fine. Seguiremo nei prossimi giorni gli sviluppi della situazione, in sinergia operativa con quella che ci sembra nel Salento l\u2019unica iniziativa degna di nota: la costruzione di un azionariato popolare.<\/p>\n<p>Sabato 26 dai promotori ne sapremo di pi\u00f9 e riferiremo: vogliamo collaborare attivamente tutti insieme.<\/p>\n<p>Intanto, ci sembra doverosa una riflessione sull\u2019intero settore.<\/p>\n<p>Infine, vogliamo rendere omaggio a un personaggio straordinario, tornato alla ribalta, che a Lecce fra l\u2019altro ha lasciato il segno ed \u00e8 ancora nel cuore di tutti.<\/p>\n<p>_______________________________________________________________<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il calcio era ed \u00e8 stato per tanto tempo soltanto uno sport, quello pi\u00f9 entusiasmante, quello pi\u00f9 seguito e unanimemente considerato il gioco pi\u00f9 bello del mondo.\u00a0 Dopo un secolo, specie negli ultimi anni, oltre a rimanere per fortuna tutto questo, per\u00f2, si \u00e8 andato trasformando rapidamente ed intensamente ed \u00e8 diventato spettacolo e industria, un fenomeno anche economico assai rilevante.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>GIOCO, SPORT, SPETTACOLO E INDUSTRIA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi muove interessi ingenti, oltre ad accendere la passione popolare, il tifo, che fa di ogni \u201csportivo\u201d un sostenitore di una squadra in cui identifica la propria importanza, per ragioni campanilistiche, o nazionalistiche, o senza ragione, cos\u00ec e basta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I biglietti, il turismo, i diritti televisivi, il vorticoso giro delle scommesse, il cos\u00ec detto, con una parola impronunciabile e pure difficilmente scrivibile, che indica lo sfruttamento del marchio a fini di produzione industriale, per lo pi\u00f9 di oggetti e capi di abbigliamento, \u201cmerchandising\u201d, la pubblicit\u00e0 collegata e tanto, tanto altro ancora<\/p>\n<p>( che so? L\u2019ordine pubblico, per esempio, oppure l\u2019editoria: soltanto in Italia ci sono ben quattro quotidiani sportivi, uno dei quali dedicato ad una sola squadra ) fanno del calcio un, \u201cil\u201d fenomeno pi\u00f9 rilevante dei giorni nostri e l\u2019unico, l\u2019ultimo forse, capace di muovere in maniera considerevole, a gruppi di milioni e milioni di persone alla volta, le masse.<\/p>\n<p>A fronte di frotte di giornalisti, commentatori, e sedicenti esperti, della carta stampata e di tutti gli altri mezzi di comunicazione di massa, ora anche dei telefonini, dei tablet e quant\u2019altro ( una delle cose belle del calcio \u00e8 che di calcio possono parlare tutti e tutti con pi\u00f9 o meno uguale considerazione e rilevanza: un\u2019analisi di una partita fatta dagli avventori di uno dei pi\u00f9 malfamati bar di Caracas vale grosso modo quanto quella fatta dei pi\u00f9 autorevoli giornalisti e dei migliori tecnici del settore, con buona pace di chicchessia!) sono poche le ricognizioni che si sono levate ed elevate al di sopra di questo mondo.<\/p>\n<p>Pier Paolo Pasolini, che tifava per il Bologna e giocava da ala destra, come si chiamava un tempo quel ruolo, amava il calcio, per la sua natura squisitamente popolare.<\/p>\n<p>Umberto Saba scrisse un paio di belle poesie dopo aver visto le partite della sua Triestina.<\/p>\n<p>Niccol\u00f2 Carosio ne fu il cantore sommo per radio e per televisione, Gianni Brera sulle colonne dei giornali.<\/p>\n<p>Ultimamente, per quanto confinato nel recinto angusto della cultura accademica,\u00a0 qualche sociologo ha individuato nell\u2019istinto bellico di sopraffazione, ogni partita come una battaglia, il calcio come metafora della guerra, quell\u2019antica festa crudele, la ragione profonda e qualche scrittore si \u00e8 spinto a illustrare le ragioni della bellezza, del piacere, del godimento che il calcio prepotentemente scatena.<\/p>\n<p>Il calcio ha poi i suoi eroi, i calciatori, i grandi campioni, Pel\u00e9 e Maradona i pi\u00f9 grandi del passato e i tanti del presente e del futuro.<\/p>\n<p>Con una delle sue inscindibili e irrisolvibili contraddizioni, il calcio, che \u00e8 gioco di squadra, viene poi spesso deciso dal singolo, che per una ragione o per l\u2019altra si eleva e fa la differenza.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi, oltre alle tante altre pi\u00f9 o meno importanti, che fanno una squadra, dai preparatori atletici, agli osservatori, dai dirigenti ai medici, un\u2019altra figura fondamentale.<\/p>\n<p>L\u2019allenatore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019ULTIMO RIBELLE<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Il calcio di per s\u00e9 \u00e8 un gioco semplice nelle sue dinamiche. Durante i novanta minuti della partita, senza usare le mani, portiere a parte, dieci giocatori devono costruire un\u2019azione, tenendo palla, con ci\u00f2 impedendo anche l\u2019iniziativa agli avversari, per \u201cficcarla\u201d in un modo o nell\u2019altra nella porta avversaria e segnare, per vincere, almeno un gol in pi\u00f9 degli altri.<\/p>\n<p>Semplice? Mah\u2026<\/p>\n<p>Qualche anno fa, capitato per caso in tribuna stampa &#8211; durante un incontro del\u00a0 campionato della serie A, rimasi basito nel constatare che c\u2019erano ben due colleghi dell\u2019agenzia Ansa a seguire l\u2019incontro; uno annotava le azioni, in cronaca, l\u2019altro seguiva tutto il resto: tattica, disposizione, sostituzioni, ammonizioni e quant\u2019altro.<\/p>\n<p>E\u2019 ormai umanamente impossibile per una persona sola rendersi e soprattutto rendere conto di tutto quello che succede durante una partita.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, soprattutto per le evoluzioni superiori delle tattiche di gioco, al di l\u00e0 degli aspetti propriamente tecnici individuali, in realt\u00e0 il calcio \u00e8 diventato oltremodo complicato.<\/p>\n<p>Poi per\u00f2 magari succede che, con tutte le tattiche e tutte le tecniche di questo mondo, una partita si decide perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un rimbalzo anomalo del pallone che favorisce l\u2019uno anzich\u00e9 l\u2019altro, o perch\u00e9 un tiro che sbatte sul palo finisce lo stesso in porta, anzich\u00e9 schizzare fuori: ma questo rientra nelle contraddizioni del calcio, nei suoi misteri gloriosi, di cui l\u2019imprevedibilit\u00e0 e la casualit\u00e0 sono i maggiori e i pi\u00f9 affascinanti.<\/p>\n<p>Rimangono comunque\u00a0 la complicata gestione della squadra e la complessa organizzazione del gioco, di cui \u00e8 responsabile l\u2019allenatore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Negli allenatori di calcio ci sono stati e ci sono tanti personaggi per tante ragioni affascinanti e assai amati, seguiti, anche discussi.<\/p>\n<p>Ma ce n\u2019\u00e8 uno che pi\u00f9 degli altri \u00e8 da molti amato, con straordinaria intensit\u00e0, di l\u00e0 della squadra per cui di volta in volta lavora e da qualche altro ferocemente detestato; uno solo che oltre a essere un tecnico del calcio \u00e8, partendo dal mondo del calcio,\u00a0 anche- direi: soprattutto- un intellettuale, non solo, ma uno degli ultimi intellettuali rimastici, capaci di prevedere, illuminare, affrontare le questioni, le dinamiche, le situazioni sociali.<\/p>\n<p>Zdenek Zeman.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u201c<\/strong><strong>La grande popolarit\u00e0 del calcio nel mondo non \u00e8 dovuta alle farmacie, o agli uffici finanziari,\u00a0 bens\u00ec al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo c\u2019\u00e8 un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi. Ma il calcio oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 un\u2019industria e sempre meno un gioco<\/strong><strong>\u201d<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Zdenek Zeman nasce a Praga, la capitale dell\u2019allora Cecoslovacchia, nel 1947.<\/p>\n<p>Il pap\u00e0 era medico, la mamma casalinga, ma per il suo destino \u00e8 fondamentale lo zio materno, Cestmir Vycpalk, che trasmette al piccolo Zdenek la passione per il calcio e poi, appena maggiorenne, lo invita in Italia, a Palermo, dove egli nel frattempo si era trasferito per continuare al meglio la carriera di allenatore, che lo aveva portato, anche se per un breve periodo, niente di meno che alla Juventus.<\/p>\n<p>E\u2019 il 1968, anno fatidico del nostro passato remoto, in cui nel mondo si susseguono eventi straordinari, fra cui, in agosto, l\u2019invasione della Cecoslovacchia da parte dell\u2019Urss, che stronca cos\u00ec con i carri armati la cos\u00ec detta \u201cprimavera di Praga\u201d, il tentativo di libert\u00e0 e di democrazia del leader Alexander Dubcek.<\/p>\n<p>A fronte di tali drammatici accadimenti, Zdenek Zeman decide di rimanere in Italia. Dopo gli studi liceali compiuti in patria, si iscrive all\u2019Isef, l\u2019istituto superiore di educazione fisica di Palermo, dove si laurea con il massimo dei voti con una tesi- attenzione: \u00e8 importante- sulla medicina dello sport. Ottiene poi pure la cittadinanza italiana.<\/p>\n<p>La naturale passione per l\u2019allenamento, corroborata dagli studi fatti, trova sbocco nelle prime esperienze che compie giovanissimo in societ\u00e0 dilettantistiche siciliane, dai nomi altisonanti e strani, come Cinisi, Misilmeri, Esacalza.<\/p>\n<p>A differenza della quasi totalit\u00e0 degli altri allenatori, non fa il calciatore, il che \u00e8 un grosso ostacolo per poter conseguire il riconoscimento ufficiale da allenatore professionista, che si ottiene mediante corsi di vario livello gestiti dalla Federazione Italiana Gioco Calcio a Coverciano.<\/p>\n<p>Ancora una volta sar\u00e0 decisivo lo zio, che riesce a farlo iscrivere al super-corso ( il sospirato \u201cpatentino\u201d arriva nel 1979 )\u00a0 e poi gli fa avere un posto presso le squadre giovanili del Palermo, che Zdenek allena come propria sudata e preziosa gavetta per alcune stagioni.<br \/>\nLo chiamano a guidare il Licata, la squadra della grossa citt\u00e0 siciliana, in cui Zeman fa arrivare alcuni calciatori che aveva scoperto, per formarli e adattarli al suo gioco, caratteristica questa che gli rimarr\u00e0 decisiva, per ottenere i migliori risultati, come pure quell\u2019altra di avere tempo, almeno un paio di stagioni, per plasmare una squadra, capace di interpretare al meglio il proprio credo calcistico.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, il suo gioco, il proprio credo calcistico: il mitico modulo 4-3-3, che segna la disposizione in campo dei giocatori e li predispone ad una spiccata vocazione offensiva, all\u2019attacco, perseguita con azioni effervescenti, spumeggianti e incisive; con triangolazioni semplici e rapide; con la vicinanza costantemente mantenuta fra i reparti, la cos\u00ec detta \u201csquadra corta\u201d, capace in pochi secondi di capovolgere l\u2019azione e arrivare nella porta avversaria.<\/p>\n<p>Licata \u00e8 la prima grande opportunit\u00e0 nel calcio professionistico, sia pur minore e Licata \u00e8 la definitiva messa a punto della organizzazione, che diventer\u00e0 irrinunciabile.<\/p>\n<p>Non se la fa sfuggire.<\/p>\n<p>Il 1985 \u00e8 \u201cL\u2019anno di Zeman\u201d, come si intitola il primo libro che gli viene dedicato da due giornalisti siciliani, Gaetano Collura e Francesco Pira, che celebrano la vittoria nel campionato di C 2.<\/p>\n<p>Venti anni dopo, gliene dedicher\u00e0 un altro Stefano Marsiglia: \u201cZeman, l\u2019ultimo ribelle\u201d ( edizioni Malatempora ).<\/p>\n<p>Di pochi mesi fa, alla fine del 2011, invece, il saggio \u2013 documentario\u00a0 di Giuseppe Sansonna, dal titolo profetico \u201cIl ritorno di Zeman\u201d ( Minimum fax ).<\/p>\n<p>Da Licata anche lui \u00e8 pronto per un salto di categoria.<\/p>\n<p>Allena in serie B, anche se con esiti altalenanti, fra Foggia, Parma e Messina.<\/p>\n<p>E\u2019 il 1989 quando lo richiamano a guidare il Foggia, appena ritornato in serie B.<\/p>\n<p>Non sar\u00e0 uno solo: cominciano gli anni di Zeman, quelli della sua vera affermazione, con gli esiti del suo credo calcistico migliori, rimasti insuperati.<\/p>\n<p>A Foggia gli inventarono un neologismo, rimasto nella lingua ancora oggi: \u201czemanlandia\u201d, la favola di un gioco divertito e divertente, l\u2019affermazione del calcio-spettacolare, che entusiasma e infiamma, diventata realt\u00e0.<\/p>\n<p>Cominciano a Foggia gli anni di Zeman, gli anni di zemanlandia.<\/p>\n<p>____________________________________________________________________<\/p>\n<p>Non sappiamo se vera o inventata, \u00e8 rimasta nella memoria degli \u201caddetti ai lavori\u201d del calcio l\u2019ormai mitica frase &#8211;\u00a0 \u201c<em>E mo\u2019 lo compriamo! Quanto costa questo Amalgama?\u201d \u2013\u00a0<\/em>attribuita a un Presidente leggendario, morto anni fa.<\/p>\n<p>Diventato proprietario della squadra della sua citt\u00e0, senza essere un conoscitore dell\u2019ambiente calcistico e, probabilmente, anche di altre cose, e volendo con ci\u00f2 fare immediatamente bella figura, chiam\u00f2 a rapporto allenatore e tecnici e diede loro carata bianca per la campagna-acquisti dei calciatori, di cui egli avrebbe generosamente sostenuto le spese di tasca sua.<\/p>\n<p>Detto fatto. Ma, nonostante ci\u00f2, cominciato il campionato, i primi risultati furono oltremodo deludenti.<\/p>\n<p>Allora il povero Presidente richiam\u00f2 a rapporto allenatore e tecnici, per chiedere loro conto del fallimento, nonostante li avesse accontentati in tutto e per tutto acquistando, con notevole esborso finanziario, tutti i calciatori che avevano voluto.<\/p>\n<p>\u201c<em>Ma come? Vi ho comprato tutti quelli che volevate, ho speso un casino di soldi e perdiamo sempre<\/em>!\u201d- sbott\u00f2 affranto, e rimase a guardarli.<\/p>\n<p>Allora quelli farfugliarono qualcosa, fintanto che l\u2019allenatore concluse le presunte giustificazioni, spiegando che bisognava aver pazienza, perch\u00e9 c\u2019erano s\u00ec i giocatori voluti, ma mancava ancora l\u2019amalgama.<\/p>\n<p>Al che il Presidente, credendo che gli avessero segnalato un altro calciatore, come rincuorato, allarg\u00f2 le braccia e pronunci\u00f2 quella frase entrata nella leggenda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ZEMANLANDIA<\/strong><\/p>\n<p>Ecco, l\u2019amalgama non si pu\u00f2 comprare, l\u2019amalgama, fondamentale per tutte le squadre, ma soprattutto per quelle di Zeman, bisogna costruirlo, col tempo, con l\u2019esperienza, con la pratica, con l\u2019educazione, al di l\u00e0 dei risultati immediati.<\/p>\n<p>A Foggia Zeman trov\u00f2 le condizioni per lui ideali, perci\u00f2 l\u2019esperimento riusc\u00ec con esiti eccellenti quanto straordinari e pi\u00f9 poteva organizzarsi e andare avanti, pi\u00f9 si perfezionava e riusciva meglio.<\/p>\n<p>1) A monte, la sicurezza di avere come base di partenza un ambiente conosciuto e stimato, in cui essere conosciuto e stimato, che permetta di operare senza fretta e senza condizionamenti.<\/p>\n<p>2) La possibilit\u00e0 di andare a scovare non i grandi nomi, che in una piccola piazza, fuori dai potentati economici, non sono possibili, ma i talenti delle serie minori che abbiano sia le caratteristiche tecniche per il suo tipo di gioco, sia la volont\u00e0 di sacrificarsi per potersi affermare.<\/p>\n<p>3) L\u2019opportunit\u00e0 di infondere a giocatori di questo tipo il proprio credo calcistico\u00a0 come una fede.<\/p>\n<p>4) L\u2019organizzazione della preparazione atletica fin dal ritiro pre-campionato, che prevede carichi di lavoro pesantissimi, per altri calciatori e altri ambienti inaccettabili e la tranquillit\u00e0 di poterla gestire con continuit\u00e0.<\/p>\n<p>Non mancarono i risultati. Con quella squadra di perfetti sconosciuti, la squadra vinse subito a mani basse il campionato di serie B e per tre anni si salv\u00f2 non solo, ma ottenne lusinghieri piazzamenti, in serie A.<\/p>\n<p>Altro che amalgama, dopo pochi mesi quel Foggia giocava a memoria, a occhi chiusi.<\/p>\n<p>Asfissiava i disorientati avversari con pressing puntiglioso e aggressivo, rubava palla e innescava micidiali ripartenze. Sempre all\u2019attacco, naturalmente: quando passava in vantaggio, non si preoccupava di difenderlo, ma di incrementarlo.<\/p>\n<p>Metaforicamente, poi, il calcio come possibilit\u00e0 di riscatto, come promessa di leale affermazione, e di purificazione.<\/p>\n<p>Per la prima volta il grande pubblico calcistico aveva sotto gli occhi qualcosa di diverso, in un Italia che per decenni era stata la patria del \u201ccatenaccio\u201d, della difesa a oltranza, del gioco ridotto a non far giocare gli avversari, cio\u00e8 del non gioco che mortifica lo spettacolo, quindi in primo luogo gli spettatori, fregandosene del pubblico pagante, del primo-non-prenderle, della palla-lunga-e-pedalare, dello schema unico del butta-via-la-palla-dalla-tua-area-e-poi-spera-, dello zero a zero perseguito come un obiettivo e salutato come un trionfo, della improvvisazione contingente e della furbizia truffaldina elevate a sistema.<\/p>\n<p>Il grande pubblico calcistico vide il Foggia di Zeman e si stropicci\u00f2 a lungo gli occhi.<\/p>\n<p>Alcune giocate collettive sono rimaste nella memoria indistruttibili.<\/p>\n<p>Dalla propria area di rigore, sulla difensiva, conquistata palla per un tackle o un rimbalzo, quel Foggia, in pochi secondi, con due o tre triangoli disegnati dalla geometria dei passaggi veloci e degli agili \u201cmarcamenti\u201d in proiezione offensiva, arrivava a mettere sotto la porta avversario un suo attaccante, al quale non rimaneva che indirizzare a rete l\u2019ultimo passaggio filtrante.<\/p>\n<p>Roba da non credere, appunto, da favola, eppure tutta vera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Zdenek Zeman \u00e8 l\u2019allenatore del momento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lasciata Foggia,\u00a0<strong><em>\u201c<\/em><\/strong><strong><em>perch\u00e9 non c\u2019erano pi\u00f9 le condizioni per potersi migliorare<\/em><\/strong><strong><em>\u201d<\/em><\/strong>, lo prende la Lazio, che non \u00e8 una squadra grandissima, ma pur sempre una squadra importante \u00e8, con una tradizione consolidata, fatta anche di scudetti e un pubblico vasto e appassionato: e poi comunque cos\u00ec arriva a Roma.<\/p>\n<p>Nella capitale Zeman rimane cinque anni. I primi due, appunto, con la Lazio, con la quale ottiene di seguito un secondo posto e un terzo posto, prima di essere esonerato a met\u00e0 campionato della terza.<\/p>\n<p>Gli altri con la Roma, alla quale lo chiama il Presidente Sensi: ottiene un pur sempre prestigioso quarto posto, nonostante una serie impressionante di errori arbitrali a sfavore, che possono essere quantificati con stima attendibile in almeno venti punti in meno, cio\u00e8, senza di essi, uno scudetto vinto alla grande, con distacco netto dalla seconda.<\/p>\n<p>L\u2019estate del 1998, a trenta anni dal suo arrivo in Italia, sar\u00e0 un altro momento decisivo per il destino di Zeman.<\/p>\n<p>Comincia a parlare di doping e un poco alla volta divampa nell\u2019ambiente un putiferio, che gli si ritorcer\u00e0 ingiustamente contro, condizionandogli negativamente la carriera.<\/p>\n<p>Quella prima annata alla Roma, che calcisticamente poteva e doveva essere quella della definitiva consacrazione, rimane pur sempre per\u00f2 prestigiosa.<\/p>\n<p>Uno dei cantanti pi\u00f9 famosi, Antonello Venditti, gli dedica addirittura una canzone, \u201cLa coscienza di Zeman\u201d.<\/p>\n<p>Niente per caso. Antonello Venditti \u00e8 colui il quale \u00e8 riuscito a scrivere sia la canzone pi\u00f9 bella mai composta in assoluto per amore per la propria citt\u00e0, \u201cRoma capoccia\u201d e sia per amore per la propria squadra, \u201cGrazie Roma\u201d.<\/p>\n<p>Una canzone dedicata a un allenatore non ha termini di confronto: \u00e8 pi\u00f9 unica che rara. Il titolo, poi. Richiama il titolo di un romanzo fondamentale della letteratura italiana, \u201cLa coscienza di Zeno\u201d, di Italo Svevo. Ma non si tratta soltanto di un gioco di assonanze. Nel romanzo il protagonista, Zeno Cosini, si interroga a lungo sul proprio rapporto con il fumo. Anche Zeman \u00e8 un fumatore problematico. L\u2019ambiente ostile glielo rinfaccia come un peccato gravissimo per uno sportivo. Ora, a parte che nessuno \u00e8 perfetto, ma accusare qualcuno di fumare come se fosse una colpa appare francamente eccessivo.<\/p>\n<p>Come Zeno, anche Zeman continuer\u00e0 tranquillamente a fumare. Quando venne\u00a0 imposto il divieto agli occupanti della panchina sui campi di calcio ( una cosa quanto meno singolare, per regolamenti che poi chiudevano tutti e due gli occhi sull\u2019uso di farmaci di ogni tipo e vere e proprie droghe ), egli inventer\u00e0 una sigaretta finta, di plastica, da tenere fra le labbra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>\u201c<\/em><\/strong><strong><em>Non conto mai le sigarette che fumo ogni giorno, altrimenti mi innervosirei e fumerei di pi\u00f9<\/em><\/strong><strong><em>\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>____________________________________________________________________<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma la canzone di Venditti non parla del fumo; narra in maniera epica la filosofia di Zdenek Zeman, s\u00ec, davvero, la sua coscienza<\/p>\n<p><strong>\u201c<\/strong><strong>La folla sta impazzendo ormai<\/strong><\/p>\n<p><strong>all\u2019attacco vai<\/strong><\/p>\n<p><strong>in difesa mai<\/strong><\/p>\n<p><strong>tu non ti fermerai<\/strong><\/p>\n<p><strong>perch\u00e9 non cambi mai<\/strong><\/p>\n<p><strong>il sogno \u00e8 ancora intatto e tu lo sai<\/strong><strong>\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel frattempo, detto per inciso, giacch\u00e9 siamo in tema, \u00e8 diventato protagonista anche in teatro, Zdenek Zeman: l\u2019attore comico Antonio Albanese ne ha fatto il personaggio di un suo spettacolo.<\/p>\n<p>____________________________________________________________________<\/p>\n<p>\u201cIL MISTER\u201d<\/p>\n<p>Sempre quell\u2019anno memorabile successe che per l\u2019ultima volta nella sua vita mise piede in uno stadio, all\u2019Olimpico, per una delle tante sfide fra Roma e Juventus, un giornalista e scrittore affermato come Manlio Cancogni, appassionato anche di calcio. Aveva 84 anni, ma la capacit\u00e0 di continuare a entusiasmarsi. Si entusiasm\u00f2 definitivamente di Zeman, che gi\u00e0 aveva avuto modo di apprezzare dai tempi del Foggia.<\/p>\n<p>Pur senza conoscerlo di persona, decise, riprendendo vecchie stesure, di scrivere un nuovo romanzo con l\u2019allenatore cecoslovacco quale protagonista, sia pur trasfigurato in un\u2019altra epoca, la Roma fascista, in cui un allenatore idealista, Ivo Zoran, viene assassinato in circostanze misteriose.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, due anni dopo, verr\u00e0 alla luce \u201cIl mister\u201d ( Fazi editore ).<\/p>\n<p>A pi\u00f9 riprese Manlio Cancogni ha parlato di Zeman in termini lucidi, per quanto struggenti:<\/p>\n<p>\u201c<strong>Zeman \u00e8 di gran lunga il personaggio pi\u00f9 simpatico del mondo calcistico. Mi piace<\/strong>\u00a0la\u00a0<strong>sua legnosit\u00e0, che lo fa sembrare una sorta di Pinocchio, uno dei grandi personaggi della letteratura italiana, uno specchio surreale, ma anche assolutamente fedele del nostro Paese, anche se uno come Zeman in Italia non potrebbe mai nascere.,,<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sono affascinato dal suo spirito carismatico, dalla sua capacit\u00e0 di comunicare oltre lo sport\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Mi piace il suo fisico legnoso, la sua magrezza, il naso appuntito e indicatore, che usa come la bacchetta di un direttore di orchestra.<br \/>\nMi piace il suo verbo che traspare dai silenzi, dalle risposte sibilline, dalla sua ironia.<\/p>\n<p><strong>Zeman \u00e8 un grande predicatore, perch\u00e9 crede nel calcio come spettacolo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E\u2019 un profeta che non viene ascoltato, come tutti i profeti. Il valore delle loro parole verr\u00e0 apprezzato soltanto nell\u2019avvenire\u2026\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Di lui mi affascina la parsimonia nell\u2019uso delle parole e la ricchezza spettacolare del suo calcio. Tutto il contrario di quello che in genere accade nel campionato italiano: dove si parla molto e si gioca poco<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma a differenza di Pinocchio che ricorda a Manlio Cancogni, Zeman non racconta frottole.<\/p>\n<p>\u201c<strong><em>Mi capita raramente di dire una bugia. Per questo mi sento solo. E\u2019 un mondo, il nostro, in cui se ne dicono tante<\/em><\/strong><em>\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Uno dei riti ineludibili in cui il calcio si consuma \u00e8 quello delle interviste del dopo partita ai calciatori, agli allenatori e ai Presidenti. Da un po\u2019 di tempo, come se non bastassero, hanno aggiunto anche quelle del giorno prima la gara.<\/p>\n<p>Sono rappresentazioni allucinanti, riprese in diretta televisiva, ripetutamente ritrasmesse registrate e fedelmente trascritte sui giornali, come se fossero chiss\u00e0 quali strabilianti affermazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 90% dei casi, invece, non si va mai oltre le ovviet\u00e0 ripetute e insistite, spacciate chiss\u00e0 per quale rivelazione, con la complicit\u00e0 ancora pi\u00f9 colpevole dei giornalisti, che spesso ormai non fanno pi\u00f9 nemmeno domande, ma si limitano a suggerire l\u2019argomento e stanno l\u00ec, trasognati e ossequiosi, a far sentire il puntuale sproloquio fatto di concetti triti e ritriti, in cui sempre la partita \u00e8 difficile, gli avversari sono forti, abbiamo fatto bene ( male ) e speriamo di ( non ) continuare cos\u00ec, faceva caldo\u00a0 (freddo), questo ( quello ) ha fatto la differenza, siamo contenti\u00a0\u00a0 (dispiaciuti) e cos\u00ec via di questo passo, l\u2019arbitro ha sbagliato, voglio rivedere l\u2019azione alla moviola, il rigore c\u2019era, non c\u2019era, ci poteva stare.<\/p>\n<p>Quel rigore che ci poteva stare, poi, la formula ipocrita tanto di moda, \u00e8 la frase rituale pi\u00f9 odiosa di tutte: insomma, un fallo da rigore, o c\u2019\u00e8 e allora l\u2019arbitro lo deve fischiare, o non c\u2019\u00e8 e allora non lo deve fischiare e se lo fischia sbaglia, oh!<\/p>\n<p>Con Zeman, invece, non \u00e8 mai cos\u00ec. Quando lo intervistano, anche sulle cose pi\u00f9 banali, sempre poche parole, intercalate da pause significative, ma precise e incisive, \u201c<em>il suo verbo che traspare dai silenzi, dalle frasi sibilline, dalla sua ironia\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong><em>\u201c<\/em><\/strong><strong><em>A chi mi chiede conto di alcuni errori commessi posso dire semplicemente che chi fa, fa sempre errori; solo chi non fa nulla non sbaglia. L\u2019importante \u00e8 fare errori in buona fede e ancora pi\u00f9 importante \u00e8 accorgersene e porvi rimedio<\/em><\/strong><strong><em>\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gi\u00e0, le pause. Come il suo eloquio, anche le squadre di Zeman hanno le pause. Cio\u00e8,\u00a0 a un certo punto del campionato, di solito dopo l\u2019interruzione natalizia e per tutto il mese di gennaio, sono come improvvisamente imballate e perdono colpi, quindi punti.<\/p>\n<p>Una delle accuse che i suoi detrattori gli rinfacciano, pur senza scomporlo pi\u00f9 di tanto:<\/p>\n<p>\u201c<strong><em>Tutte le squadre hanno le pause. Gli altri non lo sanno perch\u00e9 ce l\u2019hanno, io s\u00ec<\/em><\/strong><strong><em>\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ma l\u2019accusa principale dei detrattori si base sul fatto che le squadre di Zeman prendono sempre molti gol: sbagliano spesso nell\u2019 impostazione offensiva e sovente si fanno trovare con la difesa sbilanciata, che non chiude in copertura ( la cos\u00ec detta \u201cdiagonale\u201d ) e quindi permette agli avversari di arrivare facilmente davanti al portiere.<\/p>\n<p>Non si tratta di accuse infondate, anzi, per dirla tutta, questo \u00e8 vero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 vero quanto \u00e8 logico: l\u2019altissima velocit\u00e0 di esecuzione favorisce gli errori di impostazione e la difesa alta, a zona, \u00e8 soggetta a essere perforata, ad aprire voragini, autostrade, praterie, come si dice in gergo, per significare gli spazi per andare in porta agli avversari; il gioco perseguito per tutta la durata della partita, poi, richiede un notevole e continuo dispendio di energie, quelle mentali, non meno di quelle fisiche e pu\u00f2 portare a commettere errori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 altrettanto vero che le squadre di Zeman di gol ne fanno sempre tantissimi e se ne prendessero di meno vincerebbero tutte le partite, sarebbero imbattibili, il che nel calcio non esiste.<\/p>\n<p>Un periodo ipotetico dell\u2019impossibilit\u00e0, per una contraddizione insanabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli imputano pure di non rinunciare alla zona, alla follia offensiva, anche quando a poco dal termine basterebbe qualche atteggiamento accorto e rilassato per portare tranquillamente a casa il risultato, mentre spesso si finisce cos\u00ec per prendere gol, magari negli ultimi minuti e vanificare tutto: lo hanno chiamato il suicidio zemaniano.<\/p>\n<p>Ma per Zeman in tal caso si tratta soltanto e semplicemente di disattenzioni ed \u00e8 inutile insistere.<\/p>\n<p>Infine, in un Paese in cui, contrariamente a ogni etica sportiva, la sconfitta \u00e8 sempre tragedia, significa sempre umiliazione, lo accusano non solo di non aver mai vinto nulla, in termini di scudetti, o coppe, ma pure di accettare il risultato negativo sempre quale eventualit\u00e0 possibile.<\/p>\n<p>Ma qui il confronto diventa insostenibile, fra chi persegue il fine con ogni mezzo e se ne infischia del bel gioco, del rispetto, della dignit\u00e0 e chi, come Zeman, antepone sempre a tutto la dignit\u00e0, il rispetto, la lealt\u00e0, l\u2019educazione intesa come cultura dei valori:\u00a0<strong><em>\u201d<\/em><\/strong><strong><em>E non \u00e8 vero che non mi piace vincere. Mi piace vincere rispettando le regole<\/em><\/strong><strong><em>\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>UNA BATTAGLIA DI CIVILTA\u2019<\/strong><\/p>\n<p>Affrontiamo allora la battaglia di civilt\u00e0 condotta da Zeman contro il doping.<\/p>\n<p><strong><em>\u201c<\/em><\/strong><strong><em>Ci sono sostanze che vengono definite dopanti e io, pur non essendo un medico, capisco che se non si prendono non ci si dopa. Tutto per\u00f2 dipende dalla definizione che si d\u00e0 a certe sostanze.Per essere pi\u00f9 chiaro, insomma, dico che ci sono altri farmaci che andrebbero inseriti in quell\u2019elenco.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Al di l\u00e0 di tutto, io mi rivolgo ai ragazzi che fanno sport e a loro raccomando di non prendere alcun\u00a0 tipo di farmaco, perch\u00e9 se uno \u00e8 sano non ha bisogno di prendere certe pillole a settimana e di farsi le flebo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Del resto il discorso \u00e8 semplice: dato che si presume che uno che fa sport \u00e8 sano, non vedo perch\u00e9 debba prendere medicine.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Soltanto se \u00e8 malato uno si cura; se sta bene, non deve curarsi.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Io non volevo denunciare niente, ho soltanto detto certe cose, ho espresso un mio parere, perch\u00e9, per quello che mi arriva, so che nel calcio si usano troppi farmaci.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Se fossi a conoscenza di qualche caso particolare, lo denuncerei immediatamente. E non penso di essere stato il primo a tirare fuori certi discorsi: anche in passato c\u2019\u00e8 stata gente che ne ha parlato, forse non \u00e8 stata ascoltata.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Mi sembra che negli ultimi tempi tutti hanno dichiarato che danno delle cose ai giocatori.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Il problema principale di molte societ\u00e0 oggi \u00e8 quello di trovare un bravo farmacologo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Io come allenatore mi rifiuto di pensare che, invece di far fare due giri di campo, ad un giocatore do una pillola.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Mi ripugna questo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Se a me ogni settimana arrivano decine di depliant di case farmaceutiche che pubblicizzano questo o quel prodotto, e mi viene assicurato che la usano la squadra x e la squadra Y e che migliora di un 50%-60% il rendimento, io sostengo che tutto questo non \u00e8 morale.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Quali squadre? Quasi tutte quelle di serie A<\/em><\/strong><strong><em>\u201d.\u00a0<\/em><\/strong>\u00a0\u00a0<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le dichiarazioni di Zdenek Zeman del luglio 1998 partono lentamente, con chiari, ma scarni riferimenti ad alcuni giocatori della Juventus e si fanno via via pi\u00f9 precise e pesanti.<\/p>\n<p>Dice quello che tutti nell\u2019ambiente sanno, ma nessuno osa denunciare: con la complice e colpevole omissione della Federazione, che fa controlli soltanto sull\u2019uso delle droghe classiche, tralasciando tutta una serie di altre sostanze, nel calcio da decenni ai giocatori vengono fatti assumere farmaci e altre sostanze capaci di migliorarne la condizione fisica e le prestazioni agonistiche.<\/p>\n<p>Alcuni giocatori sono stati colpiti da morti sospette, o da inspiegabili malattie, che proprio all\u2019uso di quelle sostanze sono state autorevolmente messe in relazione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 stato il primo a parlare, ma il primo protagonista dell\u2019ambiente, s\u00ec.<\/p>\n<p>Le conseguenze di quelle parole di Zeman non sono ancora finite adesso, dopo otto anni.<\/p>\n<p>Ci sono stati due gradi di processo celebrati dalla magistratura ordinaria, in seguito all\u2019inchiesta giudiziaria aperta dalla procura di Torino.<\/p>\n<p>Non ci interessano, in questa sede, le sentenze della giustizia ordinaria, n\u00e9 gli approfondimenti tecnici processuali, perch\u00e9 l\u2019etica sportiva e le implicazioni sociali vanno al di l\u00e0 del codice penale.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 degli esiti legali, tutti hanno potuto vedere\u00a0 gli imbarazzati silenzi, i \u201cnon ricordo\u201d, i \u201cnon so\u201d con cui tanti calciatori, sfilati nelle aule di Tribunale, hanno risposto ai magistrati che chiedevano loro lumi su quanto veniva fatto loro ingerire prima di ogni partita.<\/p>\n<p>Tutti hanno potuto vedere tempo fa un video amatoriale, chiss\u00e0 come saltato fuori da qualche casa privata, in cui Paolo Cannavaro si fa una flebo in una camera di albergo\u00a0 prima di una partita non di vitamine naturali, ma di un farmaco che si usa per alleviare le sofferenze dei malati terminali.<\/p>\n<p>Tutti hanno potuto constatare che la Federazione \u00e8 corsa ai ripari e ha cominciato a fare controlli completi e precisi, nel proprio centro di analisi.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle condanne; dei patteggiamenti; al di l\u00e0 delle assoluzioni, a quelle in antitesi: al di l\u00e0 delle prescrizioni, nel senso di\u00a0 reati prescritti ( l\u2019abuso di farmaci \u00e8 stato comunque confermato, anche se dichiarato non punibile in base alle leggi dell\u2019epoca) e delle prescrizioni, nel senso di ricette mediche; al di l\u00e0 dei diversi giudici e dei periti dotti e indotti; al di l\u00e0 di tutto questo, \u00e8 rimasto quanto tutti hanno potuto vedere .<\/p>\n<p>In questa sede, ci interessa il giudizio per cos\u00ec dire \u201cpolitico\u201d che, come abbiamo creduto di poter riassumere, ci si pu\u00f2 fare sull\u2019intera vicenda.<\/p>\n<p>Un giudizio quindi positivo.<\/p>\n<p>Il calcio, a differenza di tanti sport, sia pur con lentezza, ha scoraggiato, sta scoraggiando l\u2019uso di prodotti artificiali, di sostanze medicinali per alterare le prestazioni dei giocatori.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 positivo, se si pensa che si \u00e8 scoraggiato un modello che si stava imponendo, o che si era gi\u00e0 imposto, con effetti perniciosi sulle giovani generazioni.<\/p>\n<p>Non dimentichiamo che il calcio non sono le venti squadre di serie A: il calcio sono le decine di campionati, le migliaia di squadre i milioni di calciatori che a tutti i livelli e con varie articolazioni e svariati interessi lo compongono.<\/p>\n<p>Di tale affermazione della cultura e della morale sportiva bisogna rendere grazie a Zdenek Zeman.<\/p>\n<p>Anche se egli poi risponderebbe, come ha fatto veramente in circostanze simili:<strong><em>\u201dLa\u00a0 politica la lascio agli altri. Io voglio fare l\u2019 allenatore. Io sono soltanto un allenatore. Il culto lasciamolo ai santi<\/em><\/strong><strong><em>\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LE PAGINE SCURE<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1999, Sensi lo manda via dalla Roma, dichiarando che lo ha fatto per non avere pi\u00f9 contro il Palazzo del potere calcistico.<\/p>\n<p>Rimane disoccupato prima, poi comincia una serie nera, che lo porta in Turchia, a Napoli, ad Avellino, a Salerno, per brevi e negative in termini di risultati tappe della sua carriera.<\/p>\n<p>Di sicuro non trova le condizioni tecniche e ambientali per poter far bene, altrettanto sicuramente non ce ne sono n\u00e9 i presupposti, n\u00e9 le possibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong><em>\u201c<\/em><\/strong><strong><em>A Napoli il frullatore della modernit\u00e0 non \u00e8 mai riuscito a triturare l\u2019orgoglio e la supponenza dell\u2019antica capitale.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>E se questa per certi versi \u00e8 una fortuna, dall\u2019altra \u00e8 una maledizione: si vive dimezzati tra un passato di splendori e un futuro di incertezze.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>I Napoletani credono di aver inventato tutto loro, compreso il calcio. E non si accorgono che il calcio anche da quelle parti, ormai, \u00e8 un\u2019industria. Purtroppo. E io l\u2019industria non la so fare. O meglio, potrei pure farla, ma preferisco allenare.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Ecco perch\u00e9, probabilmente, le mie avventure in Campania non hanno dato i risultati sperati: il successo immediato mal si concilia con la fatica quotidiana<\/em><\/strong><strong><em>\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>E\u2019il suo periodo peggiore, che si trascina per alcuni lunghi, quanto sconfortanti anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>\u201c<\/em><\/strong><strong><em>Lo ammetto: se posso, preferisco allenare una squadra del Sud. Qui, pi\u00f9 che altrove, la passione sopravvive alla svendita dei sentimenti, all\u2019ipocrisia di quel gran carosello industriale che \u00e8 diventato il calcio e un po\u2019 pure la nostra vita. E se a volte al Sud si eccede, non importa: meglio un peccato d\u2019entusiasmo, che il purgatorio dei contabili<\/em><\/strong><strong><em>\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019estate del 2004, sulla panchina del Lecce, del Presidente Semeraro e del direttore sportivo Corvino, ottiene per\u00f2 di nuovo un\u2019opportunit\u00e0 in serie A.<\/p>\n<p>Non se la lascia sfuggire.<\/p>\n<p>Il campionato di serie A 2004-2005 del \u201cLecce di Zeman\u201d, come si comincer\u00e0 a dire in un tutt\u2019uno, \u00e8 una stagione per tante ragioni memorabile.<\/p>\n<p>E\u2019 il trionfo, la sublimazione dello zemanismo, ecco.<\/p>\n<p>Nel senso che si rivede per molti tratti zemanlandia.<\/p>\n<p>A Lecce i tifosi non credono ai loro occhi. Abituati a salvarsi con l\u2019acqua alla gola, a subire in difesa, a patire di stenti, a salutare un proprio gol come un evento, si ritrovano: un attacco stratosferico che segna a ripetizione e una squadra che impone il proprio gioco a tutti, che fa spettacolo e diverte, con giovani che emergono e tutti gli altri che sembrano rinati.<\/p>\n<p>Ma la sublimazione dello zemanismo pure nel senso che \u00e8 una squadra che prende tanti gol, specie negli ultimi minuti, finendo col perdere magari dopo aver dominato.<\/p>\n<p>Una partita che sembrava chiusa sul 3 a 0, per esempio, finisce, non ci posso credere,\u00a0 4 a 5!<\/p>\n<p>Cose cos\u00ec.<\/p>\n<p>Ma quei tifosi leccesi che erano abituati a eccetera eccetera, proprio perch\u00e9 erano abituati a eccetera eccetera, si innamorano follemente &#8211; e non c\u2019\u00e8 verbo, n\u00e9 avverbio\u00a0 migliore per esprimere il concetto- di Zeman.<\/p>\n<p>Per tutta la stagione successiva, dopo che il loro beniamino aveva lasciato, per tante altre e diverse ragioni, la panchina, al di l\u00e0 degli allenatori succedutisi, espongono\u00a0 sempre in curva uno striscione che diceva. \u201c<strong>Con Zeman contro il sistema<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MOGGIOPOLI<\/strong><\/p>\n<p>Da \u201cmani pulite\u201d a \u201cpiedi puliti\u201d, il profetico preannuncio della tangentopoli del calcio, scoppiata agli inizi dell\u2019estate 2006, allo stesso modo in cui lo stesso Zeman ne era stato il lucido anticipatore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In una delle tantissime telefonate del direttore sportivo della Juventus Luciano Moggi registrate su ordine dei giudici nel corso di due anni, cos\u00ec, riferendosi a Zdenek Zeman, egli si esprime con il suo interlocutore, il suo Presidente Antonio Girando:<\/p>\n<p><strong>\u201cBisogna&#8230;Bisogna fargli qualcosa, non so, un sistema\u2026Peccato che\u2026Bisogna dargli una legnata\u2026Raccogliere dossier per screditarne la reputazione\u2026Bisogna prendere le emorragie, dandogli un danno a questo qua, inventandoci qualcosa\u2026\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 storia recente, anzi: \u00e8 ancora cronaca.<\/p>\n<p>Ma pochi videro e ancor meno ricordano che dopo una sconfitta casalinga per 0 a 1 subita in quel campionato dalla Juventus, in un\u2019intervista televisiva, Zeman, sempre col suo stile scarno, ma nitido, come se stesse ricostruendo e spiegando gli avvenimenti alla maniera Tucidide, parl\u00f2 per primo del sistema totale di condizionamenti messo in opera da Moggi e Girando.<\/p>\n<p>Giova ancora ricordare la nemesi della Storia: le intercettazioni telefoniche che hanno dato il via a tutto quel fenomeno chiamato \u201cmoggiopoli\u201d furono a suo tempo ordinate dalla magistratura ordinaria in seguito alle inchieste condotte nell\u2019ambito delle indagini sul doping.<\/p>\n<p>E\u2019 ancora cronaca e non \u00e8 necessario e forse nemmeno giusto aggiungere altro a quanto tutti hanno da poco letto, sentito, visto e vissuto.<\/p>\n<p>Anche in questa occasione, al di l\u00e0 delle sentenze della magistratura penale e civile ancora a venire, anche oltre i pronunciamenti della giustizia sportiva nel frattempo sopravvenuti, ci interessa il giudizio politico.<\/p>\n<p>Il giudizio politico, anche questa volta positivo, al di l\u00e0 degli esiti limitativi che hanno assunto i giudizi giudiziari, dice che comunque un bel po\u2019 di pulizia \u00e8 stata fatta e che comunque un esempio indicativo di cosa non deve pi\u00f9 succedere \u00e8 stato dato.<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 innegabile che Zeman abbia ragione\u00a0 sia con le proprie aspettative, sia con l\u2019amara e ironica al tempo stesso constatazione con cui ha commentato prima l\u2019avvio e poi l\u2019esito del processo sportivo ai responsabili della corruzione:\u00a0<strong><em>\u201c<\/em><\/strong><strong><em>Dopo tanti anni di trucchi, imbrogli, bugie, inganni e illeciti non casuali, ma di Sistema, ora c\u2019\u00e8 finalmente la possibilit\u00e0 di cambiare quel sistema, di fare calcio in maniera diversa, di farlo tornare solo uno sport.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Hanno distrutto la credibilit\u00e0 di un gioco che il popolosa eletto come propria principale passione e veicolo di sentimenti.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Chi dovr\u00e0 giudicare adesso e chi si ritrover\u00e0 a fare calcio da domani ha il dovere di riportare in prima linea i valori morali da trasmettere alla gente, affinch\u00e9 il mondo del pallone non sia pi\u00f9 il mondo esasperato che abbiamo vissuto negli ultimi dieci anni; gli stadi non siano pi\u00f9 zone di guerra e territorio di lotta politica; e nei bar e nelle piazze si possa tornare a parlare di calcio, di giocatori, di tecnica e di tattica e non pi\u00f9 di processi, corruzione, sudditanze, bilanci truccati o atleti dopati<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La credibilit\u00e0 del calcio \u00e8 gi\u00e0 morta. Ora si deve decidere se si vuole rinascere<\/em><\/strong><strong><em>\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u201c<\/em><\/strong><strong><em>Il calcio ha perso una grande occasione, si continuer\u00e0 con lo stesso andazzo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Morale, sport, etica sono altre cose, se oggi non valgono \u00e8 un altro discorso. Il sistema era da punire.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Mi sembra strano che Carraro sia stato giudicato da una corte per buona parte nominata da lui.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Alla fine ho pagato pi\u00f9 multe io alla Caf che lui, eppure mi sembra di aver fatto meno danni<\/em><\/strong><strong><em>\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Dopo una breve parentesi al Brescia a campionato in corsa, anzi, giusto sulla dirittura d\u2019arrivo, una situazione estemporanea quanto assurda, che il Presidente ha fatto male ad inventare e l\u2019allenatore ugualmente male ad accettare, vissuta sull\u2019inevitabile crisi di rigetto della squadra e conclusasi con l\u2019inevitabile flop, Zdenek Zeman \u00e8 tornato per la nuova stagione ed \u00e8 tornato sull\u2019ultima panchina gestita dal ritiro precampionato a fine torneo.<\/p>\n<p>E\u2019 tornato accolto da entusiasmo ed anzi euforia da chi in cuor suo non l\u2019aveva mai lasciato e pu\u00f2 cos\u00ec continuare a salutarlo con gioia come Maestro.<\/p>\n<p>E\u2019 tornato a Lecce.<\/p>\n<p>Per poco per\u00f2.<\/p>\n<p>Dura quattro mesi il ritorno a Lecce.<\/p>\n<p>Alla guida di una squadra raffazzonata, dalla quale non riesce a farsi seguire, viene licenziato a fronte di risultati giudicati deludenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma Zeman non sar\u00e0 amato soltanto dai tifosi del Lecce: sar\u00e0 sempre amato senza distinzioni e senza eccezioni da tutti i veri appassionati del calcio.<\/p>\n<p>Ha scritto Andrea Cocchi, giornalista di \u201cControcampo\u201d:<\/p>\n<p><strong>\u201cSono uno zemaniano perso. Un integralista del 4-3-3, un boemo dipendente. Non chiedetemi i motivi, non si pu\u00f2 spiegare l\u2019amore. E\u2019 qualcosa di irrazionale, una forma di malattia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Faccio parte di quel partito trasversale che ogni domenica ( o venerd\u00ec, sabato e luned\u00ec, visti i ritmi del pallone italiano ) si informa sui risultati delle squadre di Zeman e reagisce come un tifoso qualsiasi. Anzi, come un ultr\u00e0 qualsiasi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ho scoperto, con grande gioia e sorpresa,\u00a0 che questa sorta di confraternita zemaniana \u00e8 assai sviluppata. Accoglie varie tipologie di appassionati di calcio: dai tifosi delle sue ex squadre, rimasti cos\u00ec colpiti dalla bellezza del gioco proposto dal boemo, da rimanere suoi seguaci a vita, a tutti quelli che vogliono continuare a credere nei sogni impossibili. Una confraternita, dicevamo. Una specie di massa pallonata parallela che fa fatica ad accettare il calcio attuale e ha un folle e romantico bisogno di attaccarsi alle utopie come Linus alla sua famosa coperta\u201d.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche l\u2019ultima sfida si conclude male. Va a Belgrado, alla comunque prestigiosa Stella Rossa, nell\u2019estate del 2008, ma non riesce a superare i turni estivi di qualificazione per la coppa Uefa e, ultimo dopo tre giornate di campionato, viene subito esonerato, ai primi di settembre.<\/p>\n<p>Le incomprensioni con i dirigenti jugoslavi, che non gli hanno fatto gestire la campagna acquisti\/cessioni e, in pi\u00f9, pretendevano subito tutto, il motivo chiarissimo di questo fallimento annunciato.<\/p>\n<p>\u201c<em>Sempre pi\u00f9 industria e sempre meno gioco<\/em>\u201d, aveva detto amaramente, ma lucidamente profetico, dieci anni prima, sul mondo del calcio.<\/p>\n<p>__________________________<\/p>\n<p>Infine, la storia recente. L\u2019umilt\u00e0 di rimettersi in discussione, di ricominciare da zero, o quasi, insomma, dalla serie C, come un ragazzino qualsiasi.<\/p>\n<p>Non \u00e8 mai troppo tardi e puoi sempre ricominciare da dove sei.<\/p>\n<p>In serie C, dalla fatidica Foggia, con una squadra raffazzonata, con giocatori medio-mediocri, condotti a un campionato dignitoso, Zeman pone le fondamenta della propria rinascita.<\/p>\n<p>L\u2019anno dopo, questa annata, \u00e8 a Pescara, per un campionato \u2013 capolavoro, di una squadra costruita con i prestiti e gli scarti degli altri, fatti diventare campioni, in una gioiosa macchina da gol, che conquista trionfalmente il Paradiso della serie A.<\/p>\n<p>La Storia continua e diventa oramai Leggenda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/05\/22\/a-volte-ritornano-in-serie-a\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/05\/22\/a-volte-ritornano-in-serie-a\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Zeman, l\u2019allenatore \u2013 intellettuale e il calcio di oggi di Giuseppe Puppo. Il Lecce in serie B, un\u2019altra volta, l\u2019ennesima retrocessione. In serie B, per ora, perch\u00e9 al peggio non c\u2019\u00e8 mai fine. 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