{"id":130337,"date":"2017-12-09T11:31:54","date_gmt":"2017-12-09T10:31:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=130337"},"modified":"2017-12-09T13:15:08","modified_gmt":"2017-12-09T12:15:08","slug":"storia-2-dicembre-1943-inferno-su-bari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2017\/12\/09\/storia-2-dicembre-1943-inferno-su-bari\/","title":{"rendered":"STORIA \/ 2 DICEMBRE 1943, INFERNO SU BARI"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-130338\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/immagine-bombardamenti-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/immagine-bombardamenti-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/immagine-bombardamenti-1024x765.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/immagine-bombardamenti-768x574.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/immagine-bombardamenti-400x300.jpg 400w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/immagine-bombardamenti.jpg 1296w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>di <strong>Stefano D&#8217; Almo______<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2 dicembre 1943, \u00e8 stata a Bari la Pearl Harbour italiana. Un bombardamento contro il porto, che solo per un fatto accidentale non determina lo sterminio di gran parte dei suoi abitanti.<\/p>\n<p>E\u2019 stata definita la Pearl Harbour italiana, ma \u00e8 una pagina di storia rimasta finora quasi del tutto ignorata.<\/p>\n<p>Difficile se non impossibile trovarne traccia nei libri di testo e persino nelle cronache del tempo.\u00a0Il segreto militare, imposto dal comando britannico all\u2019epoca a capo delle operazioni sul versante est della penisola, ha resistito a lungo, ed \u00e8 stato ferreo.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 si parla di una Pearl Harbour? Perch\u00e9, anche se non si \u00e8 trattato di un attacco proditorio come quello che indusse gli USA ad entrare nella seconda guerra mondiale, provoc\u00f2 comunque un\u2019ecatombe, quell\u2019interminabile notte di settantaquattro anni fa. Un dramma che, pur terribile e doloroso, avrebbe potuto avere conseguenze ancora peggiori di quelle che ebbe. Per pura fortuna o, se si preferisce miracolo, ci\u00f2 non avvenne.<\/p>\n<p>Personaggi e interpreti: la marina alleata sotto il comando inglese, la Luftwaffe tedesca, i portuali e i cittadini del capoluogo pugliese. Teatro della vicenda la citt\u00e0 di Bari, raccolta intorno al suo porto, stipato di 158.000 tonnellate di navi alleate e della regia marina italiana, addette al trasporto di petrolio, vettovaglie e munizioni necessarie al rifornimento delle truppe impegnate nello sforzo bellico contro i tedeschi. Un assembramento di mezzi navali cos\u00ec ingente da non poter sfuggire al nemico, che la notte del 2 dicembre 1943 invia uno stormo composto da 105 bombardieri Junkers 88.<\/p>\n<p>Ritorneranno tutti alla base, eccetto due: indubbiamente un grande successo per i nazisti, lo riconosceranno poi anche gli stessi alleati. Il primo attacco \u00e8 preceduto dal sorvolo da parte di alcuni velivoli cui \u00e8 affidato il compito di spargere striscioline metalliche allo scopo di accecare i radar e illuminare il porto con il lancio di bengala.<\/p>\n<p>Subito dopo, con l\u2019arrivo del grosso dei bombardieri, si scatena l\u2019inferno sulle navi ormeggiate e sulla citt\u00e0. I morti civili si contano in circa 1000, ma il bilancio finale parla di circa 1500, molti dei quali a causa dell\u2019iprite, gas vescicante impiegato gi\u00e0 nella prima guerra mondiale, contenuto come \u201cstock di riserva\u201d nella pancia della John Harvey, una \u201cLiberty ship\u201d (navi costruite in serie in soli 4 giorni dagli americani per rimpiazzare il naviglio affondato dagli U-boot tedeschi) inopportunamente ancorata tra bastimenti imbottiti di petrolio e di esplosivi.<\/p>\n<p>A causa delle esplosioni, molti contenitori del gas si ruppero e riversarono il loro contenuto nell\u2019aria ed, essendo l\u2019iprite solubile nel petrolio, anche in quest\u2019ultimo, restando cos\u00ec a galla per molto tempo all\u2019interno del porto. Fortuna volle che il vento spirasse dalla direzione giusta e spinse i gas mortali verso il mare aperto, sebbene non abbastanza rapidamente da lasciare illesi coloro che si trovavano dei paraggi del porto. Pesante anche il bilancio dei danni alle attrezzature militari: furono distrutte 40 navi e quello di Bari risult\u00f2 essere il bombardamento pi\u00f9 disastroso contro un porto italiano dall\u2019inizio della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Ma ad aggravare la situazione per militari, operatori portuali e civili si aggiunse la discutibile decisione dello stato maggiore alleato di porre il segreto militare sulla presenza dell\u2019enorme quantitativo di gas tossico trasportato dalla Harvey. Ci\u00f2 imped\u00ec ai medici che soccorsero i feriti di diagnosticare le cause della loro infermit\u00e0, facendo perdere del tempo prezioso e prolungandone cos\u00ec, per molti di loro l\u2019agonia.<\/p>\n<p>Il problema nasceva anche dalle atipiche modalit\u00e0 di contaminazione, che rendevano difficile l\u2019interpretazione dei sintomi. Di questi eventi si occupa in particolare il libro \u201cTop secret, Bari 2 dicembre 1943\u201d di Francesco Morra, documentarista e regista, che ha dedicato anni di lavoro alla ricerca di documenti inediti negli archivi dei diversi paesi belligeranti, in particolare il Bari Report della commissione d\u2019inchiesta alleata.<\/p>\n<p>Sulla decisione di segretare la presenza delle 1000 tonnellate di gas tossico nel porto di Bari, secondo Morra pes\u00f2 molto la volont\u00e0 di impedire che, nell\u2019apprendere la notizia, i tedeschi si ritenessero legittimati a farne uso in Normandia, dove sarebbe avvenuto lo sbarco sei mesi dopo. Oppure il timore delle ripercussioni negative sull\u2019opinione pubblica dei Paesi alleati. Anche se, va ricordato, la convenzione di Ginevra proibiva s\u00ec l\u2019uso dei gas tossici, ma non la loro produzione e nemmeno il loro uso a fini di rappresaglia.<\/p>\n<p>Ragione per cui tutti i Paesi in guerra, e non solo quelli, erano dotati di arsenali pi\u00f9 o meno consistenti di armi chimiche, con finalit\u00e0 di deterrenza.<\/p>\n<p>Comincia a Bari la preparazione del \u201cDDay\u201d, il giorno pi\u00f9 lungo? Forse. Di sicuro anche il Dopoguerra non \u00e8 esente da problemi e pericoli.<\/p>\n<p>Dal 1945 al 1952, si lavora infatti alacremente per rendere nuovamente sicuri i porti per le navi commerciali. Si sminano quindi i mari circostanti disinnescando o facendo brillare gli ordigni residui. Ma non basta, bisogna urgentemente liberare i fondali dall\u2019enorme quantit\u00e0 di fusti contenenti iprite e levisite di cui erano ricoperti. Una questione molto delicata, com\u2019\u00e8 facile intuire. Delicata e pericolosa.<\/p>\n<p>\u201cAllo scopo di definirne le modalit\u00e0 operative\u201d, afferma Pasquale Trizio, presidente dell\u2019Associazione Marinai d\u2019Italia, \u201cviene stilato un protocollo nel quale sono individuati i luoghi dove verranno ricollocati i fusti tossici. Essendo troppo complesso e costoso il loro smaltimento, si decide di recuperarli e gettarli in mare al largo, su fondali fangosi di circa 1000 m, dove non avrebbero fatto, almeno in teoria, altri danni. E cos\u00ec \u00e8 stato, anche se in qualche caso sono stati ritrovati dei fusti dai pescherecci nelle reti a strascico, mentre pescavano su soli 150-200 metri e, in alcuni altri casi, si sono verificate cospicue morie di pesci\u201d.<\/p>\n<p>Come pu\u00f2 essere avvenuto e quali sarebbero le conseguenze della liberazione accidentale dei gas nel mare?<\/p>\n<p>Quali le ripercussioni sulla catena alimentare?<\/p>\n<p>Il mistero si arricchisce di nuove pagine, che attendono ancora di essere scritte.<\/p>\n<p>\u201cTra Memoria alla Solidariet\u00e0, 2 dicembre 1943: inferno su Bari\u201d \u00e8 il convegno organizzato presso l\u2019ex Provincia di Bari dall\u2019associazione culturale Virtute e Canoscenza e dal dipartimento O.B.I. dell\u2019ANVCG (Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra). Tra i relatori: Francesco Morra, Vito Antonio Liuzzi, Pasquale Trizio, Santa Vetturi.<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2017\/12\/09\/storia-2-dicembre-1943-inferno-su-bari\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2017\/12\/09\/storia-2-dicembre-1943-inferno-su-bari\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano D&#8217; Almo______ &nbsp; 2 dicembre 1943, \u00e8 stata a Bari la Pearl Harbour italiana. Un bombardamento contro il porto, che solo per un fatto accidentale non determina lo sterminio di gran parte dei suoi abitanti. 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