{"id":142628,"date":"2018-08-21T16:52:45","date_gmt":"2018-08-21T14:52:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=142628"},"modified":"2018-08-21T17:22:56","modified_gmt":"2018-08-21T15:22:56","slug":"deja-vu-e-riletture-ripensando-ai-beatles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2018\/08\/21\/deja-vu-e-riletture-ripensando-ai-beatles\/","title":{"rendered":"DEJA-VU E RILETTURE \/  RIPENSANDO AI BEATLES"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-142629\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Beatles-2.jpg\" alt=\"\" width=\"1140\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Beatles-2.jpg 1140w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Beatles-2-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Beatles-2-1024x539.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Beatles-2-768x404.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1140px) 100vw, 1140px\" \/>di <strong>Roberto Molle<\/strong>______<\/p>\n<p>Chi non ha mai amato i <strong>Beatles<\/strong> almeno per uno scorcio infinitesimale della propria esistenza batta un colpo, o faccia anche solo un po\u2019 di rumore; e ci si potrebbe scommettere qualsiasi cosa, tanto nessun battito riuscirebbe a coprire il silenzio assordante che insisterebbe a questa provocazione. Chi non ha mai ascoltato i Beatles almeno una volta? Viene naturale di rispondere: ma\u2026 nessuno!<\/p>\n<p>A questo pensavo, mentre ero preso dalla visione del dvd di<strong><em> \u201cEight days a week\u201d<\/em><\/strong>, il rockmentary di Ron Howard dedicato ai <strong>Fab four<\/strong>. In realt\u00e0, si \u00e8 trattato della sesta o settima visione nell\u2019arco dei quasi due anni dell\u2019uscita del film sul grande schermo.<\/p>\n<p>Quando all\u2019epoca, qualche settimana prima dell\u2019uscita, cominci\u00f2 a circolare la locandina di \u201cEight days a week\u201d, mi torn\u00f2 in mente un libro, che qualche anno prima me li fece amare oltre le canzoni: \u201cImagine this \u2013 io e mio fratello John Lennon\u201d scritto da Julia Baird (una delle due sorelle di John). Praticamente una visione dei fatti \u201cumanizzata\u201d, da dietro le quinte, che non mancava di dare la sensazione dell\u2019esistenza di un livello altro, a tratti anche drammatico, nello svolgimento dei fatti e della vita dei \u201cquattro di Liverpool\u201d.<\/p>\n<p>La sera che andai a vedere il film, tra un mezzo raffreddore incipiente e uno scirocco ad alto tasso di umidit\u00e0, in una sala praticamente vuota (solo sei persone) provai a fare il confronto tra quel libro e il film. \u201cEight days a week\u201d possedeva tutti i crismi di un buon rockmentary: una regia, quella di Ron Howard, ineccepibile (e apprezzando il regista posso pensare che sia riuscito a tirare fuori il massimo dal minimo); un montaggio serrato senza sbavature, frammenti di filmati inediti (recuperati anche grazie a molti fans che, all\u2019epoca, c\u2019erano, e che hanno messo a disposizione le loro riprese amatoriali); tante canzoni conosciute da sempre, qualcuna sentita un po\u2019 meno.<\/p>\n<p>Insomma, quanto pu\u00f2 bastare per riempire due ore di pellicola e regalare emozioni.<\/p>\n<p>Tuttavia, una certa delusione s\u2019\u00e8 materializzata.<\/p>\n<p>Innanzitutto, dovetti lasciar perdere lo storyboard tracciato dal libro della Baird e prendere coscienza che il film andava solo a ripercorrere \u201con the road\u201d lo sfinente susseguirsi dei tours e dei concerti, dall\u2019inizio alla fine della carriera dei Beatles, parallelamente alle pubblicazioni dei dischi e al crescendo esponenziale della popolarit\u00e0 e del successo.<\/p>\n<p>Ci sono state per\u00f2, alcune cose che mi sono piaciute: in particolare, vedere Brian Epstain e George Martin (manager il primo e produttore discografico il secondo, figure importantissime per la carriera dei Beatles n.d.r) \u201cvivi\u201d; la loro ultima spettacolare esibizione sul tetto del loro ufficio di Londra; la presa di posizione contro la segregazione (e il netto rifiuto di suonare se non fossero stato ammessi anche i fans afroamericani) in occasione del concerto di Jacksonville (Florida); e poi, l\u2019affermazione di Lennon a proposito dell\u2019essere famosi pi\u00f9 di Ges\u00f9 (con repentina ritrattazione, per la verit\u00e0).<\/p>\n<p>Un aspetto che mi ha colpito (ma non sorpreso) \u00e8 stato il boicottaggio delle destre (negli Stati Uniti) a causa delle posizioni democratiche, pacifiste e antirazziste dei Beatles.<\/p>\n<p>Alla fine del film si riesce ad avere netta, la serie di cause che portarono alla scelta di non fare pi\u00f9 concerti. Spostamenti transoceanici, ritmi massacranti, la chiara consapevolezza di fare parte di un meccanismo che, alla lunga, pu\u00f2 arrivare a erodere anche le identit\u00e0 pi\u00f9 resistenti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, prima di finire come il \u201cpovero\u201d Elvis (questa affermazione \u00e8 di qualcuno\u2026 in un\u2019intervista nel film), fanno la scelta. John, Paul, George e Ringo, decidono di staccare la spina (e questo, \u00e8 palpabile nelle immagini\u2026 quella scelta dilaga fuori dallo schermo e affronta in viso lo spettatore, facendo capire che, fu una scelta giusta) e smettere di tra-vestirsi tutti e quattro allo stesso modo.<\/p>\n<p>Aveva funzionato, Epstain aveva avuto ragione su come muoversi per arrivare al successo, ma oramai erano arrivati i tempi della maturazione, e nuovi orizzonti si delineavano per quei quattro ragazzi che, provenendo dalla working-class inglese, erano riusciti ad affrancarsi dalle loro origini e diventare famosi pi\u00f9 di Ges\u00f9\u2026In pi\u00f9, potevano fregiarsi del fatto di stare lasciando all\u2019umanit\u00e0 un patrimonio dal valore inestimabile: un numero consistente di canzoni a cui attingere per poter ridere, piangere, vincere, perdere\u2026 vivere!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2018\/08\/21\/deja-vu-e-riletture-ripensando-ai-beatles\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2018\/08\/21\/deja-vu-e-riletture-ripensando-ai-beatles\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Molle______ Chi non ha mai amato i Beatles almeno per uno scorcio infinitesimale della propria esistenza batta un colpo, o faccia anche solo un po\u2019 di rumore; e ci si potrebbe scommettere qualsiasi cosa, tanto nessun battito riuscirebbe a coprire il silenzio assordante che insisterebbe a questa provocazione. 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