{"id":144531,"date":"2018-09-28T13:19:11","date_gmt":"2018-09-28T11:19:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=144531"},"modified":"2018-09-28T13:19:11","modified_gmt":"2018-09-28T11:19:11","slug":"abbiamo-ascoltato-in-anteprima-lo-scambio-dei-partelesa-a-leccecronaca-it-fanny-e-marco-parlano-di-come-sia-nato-questo-loro-nuovo-disco-e-raccontano-le-loro-esperienze-musicali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2018\/09\/28\/abbiamo-ascoltato-in-anteprima-lo-scambio-dei-partelesa-a-leccecronaca-it-fanny-e-marco-parlano-di-come-sia-nato-questo-loro-nuovo-disco-e-raccontano-le-loro-esperienze-musicali\/","title":{"rendered":"ABBIAMO ASCOLTATO IN ANTEPRIMA &#8220;Lo scambio&#8221; DEI PARTELESA. A leccecronaca.it FANNY E MARCO PARLANO DI COME SIA NATO QUESTO LORO NUOVO DISCO, E RACCONTANO LE LORO ESPERIENZE MUSICALI"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-144532\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Fanny-e-Marco.jpeg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Fanny-e-Marco.jpeg 480w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Fanny-e-Marco-300x300.jpeg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Fanny-e-Marco-150x150.jpeg 150w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Fanny-e-Marco-60x60.jpeg 60w\" sizes=\"(max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/p>\n<p>di <strong>Roberto Molle______<\/strong><\/p>\n<p>Non si \u00e8 ancora spento l\u2019innamoramento per quel disco magnifico che \u00e8 \u201cMemory Of Mine of Memory To Be\u201d, un concentrato di folk, rock e blues (ve ne abbiamo dato conto qualche mese fa da queste colonne) che porta la firma di Maurizio Vierucci (alias Oh Petroleum, brindisino sbarcato in pi\u00f9 d\u2019uno dei porti musicali disseminati tra gli States e il Salento), che un altro disco, arrivato per canali non ufficiali all\u2019ascolto del sottoscritto, fa capire subito di avere tra le mani un altro capolavoro, con ben due \u201cgradi di collegamento\u201d a quello succitato.<\/p>\n<p>Il primo dei due gradi \u00e8 rappresentato dalla zona di provenienza: Brindisi; il secondo \u00e8 che, uno dei musicisti che ci suona, ha lo stesso cognome di quel Vierucci di cui sopra, si chiama Marco ed \u00e8 il fratello di Maurizio.<\/p>\n<p>Il titolo del disco \u00e8 <strong>\u201cLo scambio\u201d<\/strong> ed \u00e8 accreditato a <strong>Partelesa<\/strong>, che, come si appurer\u00e0 dall\u2019intervista che segue, \u00e8 costituito da un combo di musicisti destinato a diventare, dalla sua pubblicazione in poi, un duo: Fanny e Marco (nella foto).<\/p>\n<p>\u201cLo scambio\u201d ha avuto una gestazione particolare, con principale protagonista la cantante <strong>Fanny Cal\u00f2<\/strong> che gi\u00e0 aveva suonato insieme al chitarrista <strong>Marco Vierucci<\/strong> per pi\u00f9 di un lustro a partire dai primi anni Ottanta.<\/p>\n<p>In quel periodo, dalle ceneri del punk, in tutta Europa si erano innescate tutta una serie di esplosioni di nuovi percorsi musicali, che comunque, al punk si ricollegavano: new-wave, post-punk, gothic, dark, new-rock e via dicendo. E Fanny e Marco furono presi in pieno da quell\u2019onda d\u2019urto che non risparmi\u00f2 neanche il Salento.<\/p>\n<p>Inutile dire che quelli che oggi sono due musicisti cinquantenni, all\u2019epoca erano due adolescenti che attinsero a piene mani a quei movimenti di controcultura musicale facendo propri: atteggiamenti, stili di vita e soprattutto, il suono quella musica.<\/p>\n<p>Nel 1990, Le strade di Fanny e Marco si dividono: la prima si concentra sullo studio del canto lirico e collabora con mille realt\u00e0 locali sempre legate alla musica e al canto; il secondo si stabilisce a Novara per quello che si potrebbe definire un lungo periodo sabbatico.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 recentemente nasce il progetto Partelesa con Fanny, il chitarrista Paolo Celeste e altri due musicisti. I territori battuti sono pi\u00f9 o meno quelli che li riportano al suono delle origini: punk, rock, hard-core. C\u2019\u00e8 un primo disco, poi un altro a cui cominciano a lavorare solo Fanny e Paolo Celeste, con quasi tutto il materiale scritto dalla stessa Fanny.<\/p>\n<p>A quel punto rientra in gioco Marco Vierucci che da Novara, comincia a collaborare come terzo elemento di Partelesa, da l\u00ec il gioco \u00e8 fatto: nasce \u201cLo scambio\u201d, un album bellissimo, originale, moderno ma con un mood antico, difficile da catalogare, destinato a mille ascolti prima di poter essere decifrato nella sua interezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La prima cosa che colpisce \u00e8 l\u2019energia, non si riesce a credere che a suonare e a cantare siano dei maturi signori di mezz\u2019et\u00e0, tutt\u2019altro, le sferragliate di chitarra sembrano scaturire dall\u2019euforia di ventenni scafati e brufolosi che da poco hanno scoperto il suono elettrico e ci vogliono dare dentro.<\/p>\n<p>Un fatto che sconcerta, almeno all\u2019inizio, \u00e8 la totale assenza di tastiere e synth, una controtendenza che proietta tutto direttamente indietro nel tempo di almeno trent\u2019anni.<\/p>\n<p>Ma non si fa in tempo ad adattarsi a quelle atmosfere sorprendentemente r\u00e9tro, che una voce di donna, calda e possente, si incunea tra i giri poco rotondi delle sei corde appoggiate una sull\u2019altra in pi\u00f9 d\u2019una occasione, lo fa, prendendo in mano il gioco portandosi dietro gli strumenti in salti vocali, gorgheggi, grida strozzate, cantilene e sortilegi in repentini cambi di direzione, tenendo l\u2019ascoltare col fiato sospeso e elevando l\u2019emozione a mille.<\/p>\n<p>Canta anche Marco Vierucci in pi\u00f9 di un brano, e succede un\u2019altra magia: i suoi interventi saltano di registro fino alla pura trasposizione cantautorale, con le parole che si fanno poesia come nella migliore tradizione dei menestrelli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si potrebbe continuare per molto a dire de \u201cLo scambio\u201d, ma mi fermo qui, ammetto di aver compreso solo una piccola parte delle sue peculiarit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 un album che necessita di ripetuti ascolti perch\u00e9 il suo essere caleidoscopico scrigno di tesori sedimentati nell\u2019estro dei suoi autori \u00e8 fatto di codici che vanno aperti di volta in volta, senza fretta, per permettere alla mente di assimilarne passaggi, suggestioni, bellezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019INTERVISTA<\/p>\n<p>In un pomeriggio ventoso di fine settembre che non permette di accomodarsi al tavolino di un bar fuori, optiamo per il confortevole interno della libreria Feltrinelli di Lecce, cos\u00ec di fronte a un paio di ginseng e un caff\u00e8, circondati da libri, ci accodiamo, accendo il registratore, e comincio a raccogliere le parole di Marco e Fanny.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D.) &#8211; Dove e quando inizia il vostro percorso?<\/p>\n<p>R.) &#8211; Fanny: <em>La nostra storia musicale comincia nei primi anni ottanta a Brindisi, quando, poco pi\u00f9 che adolescenti iniziamo a suonare con una formazione a tre, influenzati dalla musica (post-punk, dark, new wave) che arrivava da oltremanica e, naturalmente, dalle band che animavano quella scena. Se vogliamo fare due nomi potremmo dire Siouxie and Banshees e The Cure, ma in prevalenza molti dei musicisti che in quel periodo hanno contribuito al fenomeno della cosiddetta British invasion ci hanno lasciato qualcosa.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D.) &#8211; Beh, i primi anni Ottanta sono stati importanti per certo rock in Italia, era il periodo della \u201cnuova musica italiana cantata in italiano\u201d, molti gruppi (The Gang, Underground Life, Diaframma) che si erano approcciati alla scena cantando in inglese per una serie di motivi, forse in primis, quello della musicalit\u00e0 della lingua, di colpo cominciano a cantare in italiano; dando modo di far ascoltare l\u2019idioma italiano associato al rock con risultati sorprendenti. Dunque, voi avete fatto lo stesso passaggio o siete \u201candati\u201d direttamente cantando in italiano?<\/p>\n<p>R.) &#8211; Fanny: <em>cantiamo da subito in italiano, una scelta precisa che ci accompagna fino al 1990 quando per molto tempo le nostre strade si dividono.<\/em><\/p>\n<p>Marco: <em>s\u00ec, poi ognuno prese strade diverse, altre esperienze musicali e di vita\u2026nel frattempo Fanny si \u00e8 sposata, io sono andato a vivere a Novara. Il contatto con la musica non si \u00e8 comunque mai interrotto.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D.) Tornando alle vostre esperienze degli inizi, all\u2019epoca in Italia, o si faceva prevalentemente musica leggera, oppure si prendeva la strada pi\u00f9 impegnata, che era quella di fare musica alternativa. Detto delle vostre influenze iniziali, come vi muovevate per proporre la vostra musica?<\/p>\n<p>Fanny: <em>Eravamo aggregati a un centro sociale di Brindisi, dove provavamo anche; e il nostro era un tentativo di fare dell\u2019hard-core-punk, al limite quello di una new-wave italiana che apparteneva al filone dell\u2019epoca, tipo Diaframma e Litifba.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D.) Da un primo ascolto preparatorio del vostro disco (\u201cLo scambio\u201d) per quest\u2019intervista, istintivamente, mentre ascoltavo, ho scarabocchiato su un foglio delle parole che vi rileggo: dark, gothic, paisley underground, e su tutto sbarrato: alt-rock. Poi ancora altre suggestioni: i Franti di Stefano Giaccone e Lalli (gruppo seminale della scena rock indipendente italiana attivo dal 1982 al 1987 con suoni classificabili tra il folk e il jazz. n.d.r.). A questo punto incuriosisce la vostra formazione musicale, come sono andate le cose?<\/p>\n<p>R.) &#8211; Marco: <em>Io ho studiato pianoforte per un certo periodo, poi mi sono avvicinato alla chitarra (complice un padre chitarrista).<\/em><\/p>\n<p>Fanny:<em>\u00a0Io studiavo gi\u00e0 canto lirico al conservatorio di Lecce, dopo quell\u2019esperienza \u201calternativa\u201d ho continuato a farne delle altre nei teatri, anche come cantante in formazioni bandistiche.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D.) &#8211;\u00a0 Per quegli anni, essere musicalmente avanti, qui al Sud era un po\u2019 complicato per dei ragazzi che facevano della musica quasi uno stile di vita, come sono andate le cose?<\/p>\n<p>R.) &#8211; Fanny: <em>Detto che ero gi\u00e0 stata a Londra, avevo lasciato gli studi ed ero andata a vivere nel quartiere di Brixton; quindi mi sono trovata immersa in quelle atmosfere che in qualche modo mi sono portate dentro. Ci vestivamo pi\u00f9 o meno come tanti ragazzi che seguivano quella musica come una filosofia di vita: capelli viola, o di altro colore, piuttosto che vestiti tutti di nero per darsi quel tono dark<\/em> (oggi diremmo \u201cquel mood\u201d e lo scrivente all\u2019epoca non ne fu per niente immune. n.d.a.).<\/p>\n<p>Marco: <em>All\u2019epoca i gruppi locali suonavano prevalentemente progressive, l\u2019arrivo della new-wave che portava con se strascichi di punk, post-punk e dark, sembr\u00f2 avesse colto di sorpresa la maggioranza dei giovani. L\u2019aspetto culturale intrinseco a quella musica nuova, imbastita con frammenti di una rivoluzione che aveva falciato parte della musica dominante, spiazzava i meno disponibili a scenari sonori nuovi.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D.) &#8211; Veniamo al vostro disco \u201cLo scambio\u201d che dalle scarne note di copertina \u00e8 accreditato a Partelesa: mi ha colpito molto l\u2019assenza delle tastiere. Solo Chitarre, basso, batteria (unico artificio sintetico) e due voci, una: maschile, delicata, sempre nei ranghi, l\u2019altra: femminile, calda, suggestiva, dominante. Quali sono le dinamiche di quest\u2019alchimia?<\/p>\n<p>R.) &#8211; Fanny: <em>Il progetto Partelesa \u00e8 antecedente alla nuova collaborazione con Marco, insieme ad altri musicisti avevamo gi\u00e0 realizzato un disco. <\/em><\/p>\n<p><em>A \u201cLo scambio\u201d ci stavamo lavorando io Paolo Celeste che suona le chitarre in alcuni pezzi, poi si \u00e8 aggiunto Marco che ha partecipato all\u2019arrangiamento dei brani che avevamo gi\u00e0 in cantiere e ha contribuito all\u2019album con una sua composizione (\u201cL\u2019errare\u201d in cui collabora anche al testo), e riscrivendo la musica del brano \u201cLo scambio\u201d. <\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre, Marco suona il basso, la batteria sintetica e la chitarra, io ho scritto tutti i brani (due portano anche la firma di Marco)\u2026 a quel punto eravamo diventati un trio. L\u2019esperienza di Partelesa si chiude per\u00f2 con L\u2019album \u201cLo scambio\u201d, Il futuro ci vedr\u00e0 come Fanny e Marco, un sodalizio tra due musicisti che continuer\u00e0 sulla strada della proposta di progetti musicali originali.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D.) &#8211; Come si fa a realizzare un disco cos\u00ec moderno con un background \u201cingombrante\u201d come quello che vi accomuna ai gruppi che si sono formati nel vostro stesso periodo (tra gli Ottanta e i Novanta) o sulle stesse basi? Band di prima grandezza che hanno ancora estimatori in tutto il mondo e sono considerati seminali per molti musicisti &#8211; un nome su tutti: Siouxie e the Banshees &#8211; faticano a smarcarsi da quel marchio sonoro che hanno creato, e che oggi, rischia di farli apparire sbiaditi replicanti di stessi.<\/p>\n<p>R.) &#8211; Marco:<em> \u00c8 stata una sfida. Tornavamo a collaborare e a suonare insieme dopo un lungo periodo, c\u2019\u00e8 stata la volont\u00e0 di mettere a frutto anche le esperienze fatte in quegli anni, la fantasia e l\u2019inventiva accumulata da quando non suonavamo pi\u00f9 insieme. Abbiamo iniziato a ripensare il tutto alla luce dello stato attuale, naturalmente attingendo anche a quel background arricchito da tematiche nuove. Nei primi periodi abbiamo lavorato a distanza, io ero a Novara, loro a Brindisi, quindi comunicavamo via internet, ci scambiavamo i file dei brani, suggerimenti, modifiche. Un lavoro fatto sostanzialmente via I-pad.<\/em><\/p>\n<p><em>Un\u2019altra parte della sfida \u00e8 stata quella di registrare tutto home-made senza entrare in studio di registrazione, salvo per il master finale che abbiamo effettuato a Londra.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Domanda: Qual \u00e8 il futuro del progetto Fanny e Marco?<\/p>\n<p>Marco: abbiamo gi\u00e0 dei brani pronti, quindi un nuovo lavoro che ci porter\u00e0 probabilmente ad esibirci essenzialmente in acustico, in esibizioni dove cercheremo di coinvolgere il pubblico attraverso l\u2019interazione anche con estemporanee incursioni teatrali.<\/p>\n<p>Fanny: chi volesse scoprire di pi\u00f9 e ascoltare la nostra musica pu\u00f2 farlo andando sul sito fannymarco.it, iscriversi alla nostra newsletter o andando sulla pagina facebook: Fanny&amp;Marco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Roberto Molle<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2018\/09\/28\/abbiamo-ascoltato-in-anteprima-lo-scambio-dei-partelesa-a-leccecronaca-it-fanny-e-marco-parlano-di-come-sia-nato-questo-loro-nuovo-disco-e-raccontano-le-loro-esperienze-musicali\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2018\/09\/28\/abbiamo-ascoltato-in-anteprima-lo-scambio-dei-partelesa-a-leccecronaca-it-fanny-e-marco-parlano-di-come-sia-nato-questo-loro-nuovo-disco-e-raccontano-le-loro-esperienze-musicali\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Molle______ Non si \u00e8 ancora spento l\u2019innamoramento per quel disco magnifico che \u00e8 \u201cMemory Of Mine of Memory To Be\u201d, un concentrato di folk, rock e blues (ve ne abbiamo dato conto qualche mese fa da queste colonne) che porta la firma di Maurizio Vierucci (alias Oh Petroleum, brindisino sbarcato in pi\u00f9 d\u2019uno [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":144532,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[31],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/144531"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=144531"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/144531\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":144533,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/144531\/revisions\/144533"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/144532"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=144531"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=144531"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=144531"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}