{"id":161757,"date":"2020-01-07T00:02:32","date_gmt":"2020-01-06T23:02:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=161757"},"modified":"2020-01-06T11:26:48","modified_gmt":"2020-01-06T10:26:48","slug":"161757","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/01\/07\/161757\/","title":{"rendered":"IO E GIANNI RODARI"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-161797\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Gianni-Rodari.jpg\" alt=\"\" width=\"604\" height=\"325\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Gianni-Rodari.jpg 604w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Gianni-Rodari-300x161.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 604px) 100vw, 604px\" \/>di <strong>Raffaele Polo<\/strong>______<\/p>\n<p>Per quelli della mia et\u00e0, Rodari \u00e8 un mito. Lo seguivamo su <em>L&#8217;Unit\u00e0<\/em>, poi nei libri che pubblicava, quei libri minuscoli e facilmente maneggevoli, ne avevamo sempre uno sottomano, aprivamo una pagina a caso, e c&#8217;era sempre qualche accenno, un&#8217;immagine, un guizzo letterario che ci affascinava.<\/p>\n<p>Ci chiedevamo, spesso, come potesse spiegarsi il suo successo, fatto di semplicit\u00e0 e fantasia, in un mondo sempre pi\u00f9 cupo e grigio. E lo abbinavamo al Calvino di Marcovaldo ma, soprattutto, all&#8217;immortale Collodi che, crediamo, con &#8216;Pinocchio&#8217; ci ha insegnato tutto quello che la pedagogia contemporanea non \u00e8 riuscita a completare&#8230;<\/p>\n<p>Rodari, Gianni Rodari, riusciva a farci digerire anche le rime un po&#8217; scombinate, quel non voler rispettare le immutabili successioni di ABAB e similia, imparate nelle scuole pi\u00f9 tradizionali e che mai ci saremmo presi la briga di mettere in discussione. E, a proposito di scuola, sentivamo appieno e condividevamo in toto quando scriveva nella prefazione a &#8216;Un anno a Pietralata&#8217; di Albino Bernardini:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Un muro poco meno che razzistico divide quegli insegnanti dagli esseri umani -bambini, donne, uomini &#8211; tra i quali hanno la sensazione di essere capitati per castigo. Sognano, supponiamo, la bella scuola in centro: bambini docili, puliti, accompagnati fin sul cancello da signore ben vestite o magari, toh, da quel tipo di gente che definirebbero \u00abpovera ma onesta\u00bb. Il sotto proletariato turbolento, gli immigrati che la citt\u00e0 tiene nel ghetto della sua cintura miserabile, i loro figli cresciuti nella strada e nei terreni da costruzione, precocemente esperti e allenati a metodi da giungla sociale, fanno loro paura. Imporre comunque una \u00abdisciplina\u00bb \u00e8 la loro unica preoccupazione: un modo, anche, per difendersi da contatti umani che stimerebbero degradanti. (\u2026) Si pu\u00f2 essere, mettiamo, \u00abprogressivi in politica e reazionari, se si \u00e8 insegnanti, a scuola. Si pu\u00f2 credere nella necessit\u00e0 che le classi lavoratrici si elevino fino alla direzione dello Stato, nella necessit\u00e0 di educare in un certo modo il sottoproletariato; e poi, trovandosi di fronte i figli dei lavoratori e i figli dei sottoproletari, trattarti con gli schemi tradizionali della disciplina, del dogmatismo, eccetera. Trasformare il proprio lavoro per riuscire a svolgerlo in modo coerente con i propri principi richiede sforzi\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Tanti sforzi che niente hanno a che vedere con la tecnica, l\u2019apprendimento \u00abimplica un tipo di vita interiore che non si crea a comando, che, invece, ha bisogno di altre e pi\u00f9 complesse stimolazioni. Una tecnica si pu\u00f2 imparare a scapaccioni: cos\u00ec la tecnica della lettura. Ma l\u2019amore per la lettura non \u00e8 una tecnica, \u00e8 qualcosa di assai pi\u00f9 interiore e legato alla vita, e a scapaccioni (veri o metaforici) non s\u2019impara\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Rodari era cos\u00ec, capacissimo di impartirci una lezione sul come essere maestri &#8216;di sinistra&#8217; e, subito dopo, di incantarci con le sue rime malinconiche e\u00a0 birichine:<\/p>\n<p><em>Quest\u2019anno mi voglio fare\/ un albero di Natale\/ di tipo speciale,\/ ma bello veramente.\/ Non lo far\u00f2 in tinello, lo far\u00f2 nella mente,\/ con centomila rami,\/ e un miliardo di lampadine\/ e tutti i doni\/ che non stanno nelle vetrine.\/\u00a0 Un raggio di sole\/ per passero che trema,\/ un ciuffo di viole\/ per il prato gelato,\/ un aumento di pensione\/ per il vecchio pensionato.\/ E poi giochi,\/ giocattoli, balocchi\/ quanti ne puoi contare\/ a spalancare gli occhi:\/ un milione, cento milioni\/ di bellissimi doni\/ per quei bambini\/ che non ebbero mai\/ un regalo di Natale,\/ e per loro un giorno\/ all\u2019altro \u00e8 uguale,\/ e non \u00e8 mai festa.\/ Perch\u00e9 se un bimbo\/ resta senza niente,\/ anche un solo, piccolo,\/ che piangere non si sente\/ Natale \u00e8 tutto sbagliato.<\/em><\/p>\n<p>Ora, proviamo uno spontaneo raffronto con una composizione sullo stesso argomento di Giovanni Pascoli e vediamo come la cupa amarezza, la commozione, lo stimolo a cambiare le cose siano gli stessi, aggiornati ai tempi ed al modo di fare poesia:\u00a0 <em>La Befana vede e sente;\/fugge al monte, ch\u2019\u00e8 l\u2019aurora.\/Quella mamma piange ancora\/<\/em><br \/>\n<em> su quei bimbi senza niente.\/La Befana vede e sente.\/ La Befana va sul monte.\/ Ci\u00f2 che vede e ci\u00f2 che vide:\/c\u2019\u00e8 chi piange e c\u2019\u00e8 chi ride;\/ essa ha nuvoli alla fronte,\/ mentre sta sul bianco monte.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Solo un esempio, certo. Ma nelle innumerevoli poesie di Rodari, si ritrovano tutti, ma proprio tutti, i poeti delle nostre infanzie, con i buoni sentimenti e le fragranze della semplicit\u00e0 che parlano direttamente al cuore.\u00a0 Solo che Gianni Rodari \u00e8 un monello, che riesce, allo sgorgare della lacrimuccia di commozione, a suscitare, con uno sberleffo, l&#8217;ironica condanna per la societ\u00e0 dei benpensanti e dei luoghi comuni, lasciando interdetti con quelle sue chiusure imprevedibili che paiono amari singhiozzi ma che sono la vera essenza del suo fare poetico.<\/p>\n<p>Rodari, poi, \u00e8 &#8216;comunista&#8217;. Ovvero, un idealista deluso dalle sovente incredibili caratteristiche di ipocrisia e trasformismo che allignano nel mondo cattolico. E l&#8217;odore del suo incenso, la purezza dei suoi versi, non possono piacere certo a chi tiene le liturgie e la tradizione a far da guida esclusiva al proprio procedere: ci vuole altro, dice Rodari: il Messaggio, quello vero, \u00e8 molto difficile da praticare e testimoniare. In questo, il Nostro si avvicina a certi interventi di don Tonino Bello, anch&#8217;egli reputato un prete difficile, scomodo. Perch\u00e9 si sforzava di entrare nel nocciolo delle situazioni, penetrando con occhio esperto e costruttivo nei nonsense della vita di ogni giorno, dove tutto \u00e8 semplificato, i cattivi sono anche brutti e ignoranti, i buoni sono invece proprio il contrario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni giorno, nel mio paese, passo davanti alla via Rodari, ricordato con la targa posta all&#8217;inizio della strada. Alzo gli occhi e lo ricordo. Rivedo la mia giovinezza, sento il suo stimolo quando mi dice:<\/p>\n<p><em>C\u2019era una volta un uomo che andava per terra e per mare \/ in cerca del Paese Senza Errori.\/ Cammina e cammina,\/ non faceva che camminare,\/ paesi ne vedeva di tutti i colori,\/ di lunghi, di larghi, di freddi, di caldi,\/ di cos\u00ec cos\u00ec:\/ e se trovava un errore l\u00e0, ne trovava due qui.\/ Scoperto l\u2019errore, ripigliava il fagotto\/ e ripartiva in quattro e quattr\u2019otto.\/ C\u2019erano paesi senza acqua,\/ paesi senza vino,\/ paesi senza paesi, perfino,\/ ma il Paese Senza Errori dove stava, dove stava?\/ Voi direte: Era un brav\u2019uomo. Uno che cercava\/ una bella cosa. Scusate, per\u00f2,\/ non era meglio se si fermava\/ in un posto qualunque,\/ e di tutti quegli errori\/ ne correggeva un po\u2019?<\/em><\/p>\n<p>E un po&#8217; mi sento come quell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Ma, con un sorriso e con Gianni, Gianni Rodari nel cuore, continuo per la mia strada.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/01\/07\/161757\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/01\/07\/161757\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Raffaele Polo______ Per quelli della mia et\u00e0, Rodari \u00e8 un mito. 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