{"id":164780,"date":"2020-03-29T20:35:39","date_gmt":"2020-03-29T18:35:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=164780"},"modified":"2020-04-04T09:48:26","modified_gmt":"2020-04-04T07:48:26","slug":"instant-story-un-racconto-scritto-a-quattro-mani-sullattualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/03\/29\/instant-story-un-racconto-scritto-a-quattro-mani-sullattualita\/","title":{"rendered":"INSTANT STORY, UN RACCONTO SCRITTO A QUATTRO MANI SULL\u2019ATTUALITA\u2019 \/ L\u2019ultima Dea"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-164795\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/91381743_245422649840122_5969069716038221824_n.jpg\" alt=\"\" width=\"2480\" height=\"3508\" \/>di\u00a0<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Sara Foti Sciavaliere<\/strong><\/span>\u00a0e\u00a0<strong>Giuseppe Puppo<\/strong>______<\/p>\n<p>Illustrazione di\u00a0<span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Giuseppe Mauro<\/strong><\/span>______<\/p>\n<p>Non si ricordava pi\u00f9 come cominci\u00f2. Si vive solo due volte, \u00e8 chiaro: della sua prima vita Luisa Savoldiani sapeva tutto, della seconda, che aveva comunque iniziato, ancora niente, lo sentiva, o comunque ancora troppo poco.<\/p>\n<p>Dell\u2019una sfilava i giorni tutti uguali come granelli di un rosario che non portavano mai da nessuna parte, dell\u2019altra prendeva in maniera ingorda i momenti di felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Dio mio, perch\u00e9 amiamo cos\u00ec tanto quello che non conosciamo? Perch\u00e9 ne siamo attratti in maniera tanto perentoria, quanto irresistibile? Perch\u00e9 di grazia ci piace quello che \u00e8 proibito? E perch\u00e9, perch\u00e9 si gode cos\u00ec tanto, a far peccato?<\/p>\n<p>Se lo chiedeva spesso, senza rispondere, solo per cercare di giustificarsi, mentre si dibatteva fra i rimorsi per la sua purezza perduta. La contrapposizione fra purezza e peccato in Alessandro Manzoni fu il tema della maturit\u00e0 che aveva oramai dimenticato, se non quando, un giorno, all\u2019improvviso, tanti anni dopo, si ritrov\u00f2 a riscriverlo, ma questa volta fra le pagine chiare e le pagine scure della sua esistenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Comunque cominci\u00f2 che voleva parlarle.<\/p>\n<p>Emb\u00e8, i grandi amori si annunciano in maniera inequivocabile: appena lo vedi, pensi \u2013\u00a0 Ma adesso chi \u00e8 questo stronzo?<\/p>\n<p>\u201c<em>Stagadr\u00e9!\u201d,<\/em> le disse la prima volta che lei vide gli occhi suoi. Nei secondi precedenti in cui aveva fatto irruzione nella stanza degli infermieri senza nemmeno che lei lo guardasse, impegnata come era a finire le note sulle cartelle cliniche dei pazienti, l\u2019aveva pregata di badare in maniera particolare al vecchio padre che avevano appena ricoverato, perch\u00e9 \u2013 aveva spiegato, o almeno cos\u00ec le era sembrato di capire \u2013 timido e bisognoso di attenzioni, pi\u00f9 che di cure, ora che, cadendo per strada, si era fratturato un femore.<\/p>\n<p>\u201c<em>Stagadr\u00e9!\u201d<\/em> furono per\u00f2 le prime parole che percep\u00ec nitidamente, anche perch\u00e9 non furono pi\u00f9 sottovoce, ma si infransero in maniera stentorea nel silenzio ovattato del reparto, per quanto fossero un\u2019accorata implorazione, pi\u00f9 che un invito perentorio.<\/p>\n<p>Non le disse con le labbra, le disse con gli occhi. Non finirono nei suoi orecchi, finirono nel suo cuore.<\/p>\n<p>\u201c<em>Tegn a m\u00e8nt\u2026.Sta so de dos!<\/em>\u201d \u2013 gli rispose. La prima frase arrivo pressoch\u00e9 integra, la seconda le si strozz\u00f2 in gola. Forse fu per questo che ottenne praticamente l\u2019effetto contrario.<\/p>\n<p>All\u2019uscita a fine turno, quel giorno stesso se lo ritrov\u00f2 al parcheggio dell\u2019ospedale. Le aveva portato un regalo a suo dire preziosissimo, una maglietta della Dea autografata a pennarello dai calciatori, vuoi mettere?<\/p>\n<p>Nera e azzurra. Nera come le sue ciglia, azzurra come gli occhi suoi.<\/p>\n<p>Dea cio\u00e8 l\u2019Atalanta, come era chiamata dai suoi tifosi la squadra di calcio.<\/p>\n<p>Dea cio\u00e8 Dipartimento Emergenza Accettazione, come era chiamato dai sanitari il posto dove lavorava lei.<\/p>\n<p>Un segno del destino, forse?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carlo Alberto Bonomi Locatelli, per tutti semplicemente Bonom, non sapeva cosa fosse l\u2019eterogenesi dei fini.<\/p>\n<p>Voleva solo essere gentile, con lei che era addetta alle cure quotidiane per l\u2019anziano genitore, come aveva scoperto dopo una rapida indagine, le spieg\u00f2 qualche giorno dopo, la prima volta che si baciarono, subito dopo quel primo bacio, lungo, lento, profondo.<\/p>\n<p>Chiusi in macchina, erano stati a lungo a parlare, raccontandosi e il parcheggio del centro commerciale, nell\u2019hinterland di Bergamo, dove erano andati a fare apericena in un bar gestito da un suo amico, era diventato deserto, spettrale quasi, con l\u2019effetto delle luci che bucavano sempre pi\u00f9 a fatica il velo di nebbia tutt\u2019intorno.<\/p>\n<p>Non faceva tutto sommato nemmeno tanto freddo.<\/p>\n<p>La radio passava \u201cStupid love\u201d di Lady Gaga.<\/p>\n<p>\u201c<em>\u00c8 stupido l\u2019amore?\u201d<\/em> \u2013 chiese Bonom, approfittandone per rompere quel silenzio denso di significati subentrato all\u2019improvviso dopo tanti discorsi.<\/p>\n<p>\u201c<em>Ma no!\u201d<\/em> \u2013 rispose Luisa, sorridendo, e, forte dei corsi di Inglese che, un po\u2019 per piacere personale, un po\u2019 per esigenze lavorative, ma anche per la speranza di socializzare, aveva frequentato negli ultimi anni, cominci\u00f2 a tradurre.<\/p>\n<p>\u201cSei quello che stavo aspettando<\/p>\n<p>Devo smettere di piangere, nessuno sentir\u00e0<\/p>\n<p>Guariscimi se non aprir\u00f2 la porta<\/p>\n<p>Difficile da credere, devo avere fiducia in me\u201d<em> Guarda che dice cos\u00ec, la canzone\u201d \u2013 <\/em>gli disse, guardandolo negli occhi.<\/p>\n<p>Le loro mani si cercarono, e si trovarono.<\/p>\n<p>\u201c<em>E poi? Che dice poi?\u201d<\/em> \u2013 chiese lui.<\/p>\n<p>\u201c<em>Impazzisci! <\/em>Dice di impazzire\u201d \u2013 rispose lei \u2013 Dice<em>: impazzisci, impazzisci, impazzisci. Guardami negli occhi. Fermati, fermati, fermati\u2026Guardami negli occhi. Impazzisci, impazzi\u2026impa\u2026<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>I loro respiri diventarono uno solo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Forse chiamiamo amore solamente quello di cui abbiamo bisogno in un determinato momento, quando, in un determinato momento, lo troviamo.<\/p>\n<p>Bonom non ci credeva pi\u00f9 da tempo, era stanco di tutte quelle storie inutili che poi lo lasciavano sempre solo come prima, pi\u00f9 di prima.<\/p>\n<p>Da anni ormai si riempiva le giornate di lavoro, andando in giro fra i paesi della Bassa e delle valli, e poi su e gi\u00f9 intorno a Lodi, e fino alle porte di Milano. A casa dai suoi ci stava giusto poche ore per dormire, cos\u00ec tutti i santi giorni, a fare il rappresentante di articoli sportivi.<\/p>\n<p>Poi, arrivava il fine settimana: c\u2019era l\u2019Atalanta da seguire, gli amici del club, il pre partita, la partita, il post partita in pizzeria, e spesso pure le trasferte, in giro per l\u2019Italia, la Dea la sua passione.<\/p>\n<p>Ma mancava qualcosa, e certo.<\/p>\n<p>Luisa nemmeno lo cercava, aveva smesso di farlo. Delusa, disillusa, disincantata, si appagava del suo lavoro che considerava una missione, felice che tutti la considerassero una professionista generosa, altruista e competente, e poi a casa c\u2019erano i genitori da accudire, dal momento che stavano diventando insomma un po\u2019 anziani, e le giornate si sovrapponevano le une alle altre, ma andava bene cos\u00ec, era per tutti proprio una brava ragazza, considerata e stimatissima, e pure il gruppo di volontariato prendeva con lo stesso impegno, quando era libera dai turni in ospedale.<\/p>\n<p>Ma i conti non tornavano, e certo.<\/p>\n<p>Quell\u2019amore appena sbocciato faceva quadrare i conti a tutti e due, e dava ad entrambi ci\u00f2 che mancava, quello di cui avevano bisogno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nessuno dei due nei giorni seguenti cerc\u00f2 di cambiare l\u2019altro. Nessuno dei due era andato mai oltre quel po\u2019 che si erano raccontati la sera del primo bacio. Magari per paura di apparire inopportuni, o invadenti, o forse per timore di rompere l\u2019incantesimo con qualche mossa sbagliata.<\/p>\n<p>Le uscite serali si intensificarono, il desiderio di ritrovarsi in un\u2019auto, col freddo ancora pungente fuori, con calore del sesso dentro, aumentava di giorno in giorno sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p>L\u2019ultima volta, per\u00f2, lui le aveva fatto una proposta indecente. Che non era quella di fermarsi in albergo a Milano, la notte, no, era inevitabile che prima o poi dovesse accadere, che si ritrovassero con pi\u00f9 tempo e, diciamo cos\u00ec, maggiori comodit\u00e0. La proposta indecente che proprio non si aspettava era un\u2019altra, per quanto strettamente collegata.<\/p>\n<p>L\u2019Atalanta, squadra delle meraviglie, oltre a dare soddisfazioni nel campionato nazionale, aveva passato il turno preliminare di Champion League, la prestigiosa competizione europea cui partecipava per la prima volta, ed era arrivata al turno successivo, a eliminazione diretta, andata \u2013 ritorno contro il Valencia.<\/p>\n<p>L\u2019andata era a San Siro, il 19 febbraio, annunci\u00f2 Bonom, con tutta la solennit\u00e0 del caso, per poi aggiungere, con tutta la dolcezza del caso: <em>\u201cCi vieni insieme a me? Magari ehm ci fermiamo a Milano dopo la partita, passiamo la notte insieme, ehm, s\u00ec insomma possiamo fermarci a\u2026a dormire\u2026da qualche parte in un albergo vicino allo stadio. Che ne dici? Vuoi, sih? Se ce la fai ad aggiustare i turni in ospedale?\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Luisa, Luisa che in vita sua non aveva mai visto una partita di calcio e che non era mai scesa in una camera d\u2019albergo clandestina, non ci pens\u00f2 su neanche un attimo, e alle due proposte indecenti, in contemporanea fece segno di s\u00ec con la testa, una dopo l\u2019altra, e poi aggiunse: <em>\u201cNon sono mai andata in uno stadio e non sono mai andata in una camera d\u2019albergo con un uomo\u2026Ma\u2026C\u2019\u00e8 sempre una prima volta, no?<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chi ama non riconosce niente e nessuno, \u00e8 straniero ad ogni evento, qualunque esso sia.<\/p>\n<p>Pure chi non ama, per\u00f2, difficilmente riesce a capire con lucidit\u00e0 quello che sta accadendo da qualche altra parte del mondo, nelle nostre citt\u00e0 oramai pressoch\u00e9 tutte uguali, metropoli globalizzate, problematiche, anonime, ipocrite, indifferenti, egoiste ed emarginate.<\/p>\n<p>Le cronache dei giornali radio sentiti in macchina durante gli spostamenti, i telegiornali visti di sfuggita al Bar dello Sport, o lavando i piatti del dopo cena, cominciavano a raccontare in quei giorni di una strana malattia che si era sviluppata in Cina, messa in stato di assedio dalle autorit\u00e0: facevano vedere una specie coprifuoco di isolamento in una zona grande quanto l\u2019Italia intera, dove, dicevano, ci si ammalava e si moriva per un virus misterioso, fino ad allora sconosciuto.<\/p>\n<p>Ma la Cina \u00e8 lontana dalla Lombardia, pensavano tutti, nonostante in tanti facessero i pendolari per lavoro Milano e zone limitrofe con Pechino, e regioni varie collegate, per non dire dei turisti cinesi che regolarmente venivano a fare shopping nelle nostre citt\u00e0 d\u2019arte e di made in Italy.<\/p>\n<p>\u00c8 lontana pure da Valencia, pensavano l\u00e0, e poi, dai, sar\u00e0 un\u2019influenza appena pi\u00f9 pesante, dicevano rassicurati dalle prime notizie.<\/p>\n<p>Bonom continu\u00f2 regolarmente a fare la spola fra Bergamo, Lodi, Legnano, Crema, Cremona e dintorni.<\/p>\n<p>Luisa continu\u00f2 regolarmente a fare i turni al Pronto Soccorso dell\u2019ospedale.<\/p>\n<p>Ma tutti e due non pensavano ad altro se non a contare i giorni che mancavano a quel fatidico mercoled\u00ec 19 febbraio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>San Siro \u00e8 il quartiere di Milano che pi\u00f9 piaceva a Bonom. San Siro non \u00e8 solamente lo stadio, che, fra l\u2019altro, adesso ufficialmente si chiama Giuseppe Meazza, ma un\u2019intera zona, fatta di altri complessi sportivi, come il trotter, l\u2019ippodromo e il palasport, ma anche grandi strade piene di auto e palazzi, viali alberati, giardini, palazzine e villette.<\/p>\n<p>Quante volte l\u2019aveva girato in lungo e in largo, fra i parcheggi stracolmi a perdita d\u2019occhio, prima di qualche partita, in cui giocava in trasferta l\u2019Atalanta, da solo, senza gli altri del suo club di tifosi?<\/p>\n<p>La sera di mercoled\u00ec 19 febbraio 2020 Bonom rifece tutti quei dintorni, ma non da solo. Aveva Luisa affianco a s\u00e9.<\/p>\n<p>Erano arrivati con largo anticipo, ora se ne stavano l\u00e0 davanti, nei dintorni aspettando di prendere posto fra quelli del club dei suoi amici.<\/p>\n<p>Si baciavano con gli occhi.<\/p>\n<p>Si erano gi\u00e0 ubriacati, correndo per la Stazione Centrale, per l\u2019affollatissima Metropolitana, e non con le bottiglie di birra che avevano bevuto, scambiandole in segno di amicizia anche con i tanti tifosi del Valencia, che erano nel frattempo arrivati anch\u2019essi numerosi: si erano ubriacati di felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Da Bergamo, muovendosi per tempo, fin dal primo pomeriggio, avevano anticipato l\u2019esodo di proporzioni bibliche che dalla citt\u00e0 si gonfiava verso la metropoli.<\/p>\n<p>Quella sera a San Siro erano in\u00a0 quarantacinque mila a sostenere l\u2019Atalanta, tanti pure dalla provincia di Lodi, visto i tanti tifosi della Dea residenti a Codogno e a Crema.<\/p>\n<p>Sugli spalti, era una bolgia gioiosa.<\/p>\n<p>Il dio Eros fece poi visita alla Dea Atalanta, pi\u00f9 tardi, prima che spuntasse l\u2019alba sul piazzale alberato che si vedeva dalla loro camera d\u2019albergo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tira e molla fra autorit\u00e0 varie ed eventuali pi\u00f9 o meno competenti, alla fine, giusto in tempo per i preparativi necessari, per la seguente trasferta dell\u2019Atalanta fu deciso che la partita si sarebbe disputata regolarmente, domenica 1 marzo 2020, e che si sarebbe disputata a porte aperte, con la presenza dei tifosi sugli spalti.<\/p>\n<p>Bergamo \u00e8 lontana da Lecce.<\/p>\n<p>Per Luisa Savoldiani e per Carlo Alberto Bonomi Locatelli detto Bonom, quella loro seconda volta fu una decisione improvvisa e inventata, in maniera uguale e contraria a quanto fu attesa e organizzata la prima.<\/p>\n<p>Detto fatto, insomma, rapidamente come le auto a Brembo Nord.<\/p>\n<p>Al casello autostradale, dove si erano dati appuntamento, appaiono per un attimo e subito dopo sono gi\u00e0 scomparse, portandosi via quelli che ci sono sopra, le loro gioie e i loro dolori, storie che passano veloci e se ne vanno via per sempre, e c\u2019era molto di affascinante, tanto di terribilmente strano in tutto questo.<\/p>\n<p>Quel sabato mattina, un attimo fu pure raggiungere trafelati il gate di Orio al Serio prima che chiudessero l\u2019imbarco, e ritrovarsi all\u2019arrivo, mano nella mano seduti accanto a bordo, cos\u00ec come erano partiti, all\u2019aeroporto del Salento a Brindisi.<\/p>\n<p>Scesero all\u2019Hotel Tiziano, da l\u00e0 mossero a piedi al pomeriggio per un lungo giro nella citt\u00e0 degli splendori del Barocco.<\/p>\n<p>Una calma anomala per le vie di quel centro che dalle immagini televisive sembravano in genere tanto animate. Un tempo quasi sospeso che facevano gustare ancora di pi\u00f9 la loro vicinanza e la camminata rilassata per i vicoli e le corti.<\/p>\n<p>Una sosta in quel bar che guardava i resti dell\u2019anfiteatro nel cuore della piazza principale, sotto a una colonna imbragata dalle impalcature. A un caff\u00e8 e uno di quei dolci golosi di cui avevano sentito parlare, di pasta frolla e crema pasticcera, non potevano proprio rinunciare.<\/p>\n<p>Si ritrovarono poi con gli altri a cena in una pizzeria dalle parti di Porta San Biagio.<\/p>\n<p>Furono di nuovo soli nella loro camera d\u2019albergo per una lunga notte d\u2019amore, che dur\u00f2 fino al mattino successivo della domenica, appena il tempo, sempre impazziti di splendore, di muoversi verso lo stadio di Via del Mare e poi a sera di nuovo in navetta all\u2019aeroporto e con l\u2019aereo di nuovo verso Orio al Serio, da l\u00e0 un passaggio fino al casello di Brembo Nord, da dove ripresero le loro auto e fecero ritorno a notte fonda alle loro rispettive abitazioni.<\/p>\n<p>Sapevano, Luisa e Bonom, ne erano perfettamente consapevoli, che il dio Eros aveva tenuto insieme a s\u00e9, per tutti quei giorni, l\u2019ultima Dea Atalanta.<\/p>\n<p>Non sapevano per\u00f2, non potevano saperlo, che li stava seguendo ed era gi\u00e0 sulle loro tracce il dio Tanatos.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non si videro a Bergamo nei giorni seguenti.<\/p>\n<p>Bonom rimase a casa, il suo fisico possente cominci\u00f2 a debilitarsi ora dopo ora, fino a che nel letto si sent\u00ec come sdraiato per terra sull\u2019asfalto su cui era passato sopra un Tir.<\/p>\n<p>Luisa non rispondeva al telefono, rimasero senza risposta pure i vocali su WhatsApp e i messaggini.<\/p>\n<p>Poi, non ebbe pi\u00f9 la forza nemmeno di riprovarci.<\/p>\n<p>Vennero a prenderli con le ambulanze, a lui e a suo pap\u00e0, i marziani dell\u2019altro mondo.<\/p>\n<p>L\u2019ultima percezione che Bonom ebbe, fu che Luisa non c\u2019era, al Pronto Soccorso dell\u2019ospedale, in quella bolgia infernale, pi\u00f9 terribile della pi\u00f9 cruenta scena di guerra che avesse mai potuto immaginare<\/p>\n<p>Poi lo intubarono, e non cap\u00ec pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il lunghissimo corteo di camion militari si mosse lento, disperato e disperante, nell\u2019ultimo freddo di quell\u2019inverno micidiale del Nord che non conobbe primavera, da Bergamo, verso Modena.<\/p>\n<p>Le bare custodivano i corpi dei morti destinati alla cremazione.<\/p>\n<p>Erano tutte uguali.<\/p>\n<p>Solo due si distinguevano, nella tragica fila del dolore atroce, a pochi metri di distanza.<\/p>\n<p>Sopra l\u2019una aveva una maglia neroazzurra, con un numero e una scritta, ILICIC 9.<\/p>\n<p>Sull\u2019altra pure c\u2019era una maglia neroazzurra, autografata a pennarello da tanti nomi strani.<\/p>\n<p>______<\/p>\n<p>Lecce, 29 marzo 2020<\/p>\n<p>Gli avvenimenti qui raccontati sono di\u00a0 fantasia. Ogni riferimento a fatti o a persone realmente esistenti \u00e8 da ritenersi puramente casuale.______<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Sara Foti Sciavaliere<\/strong><\/span>,<strong>\u00a0<\/strong>37 anni, giornalista\/blogger, guida\/accompagnatrice turistica, di origini pugliesi, \u00e8 vissuta tra\u00a0Calabria e Sicilia, ma ha deciso di mettere radici in Salento.\u00a0 \u201c<em>Piacevolissimo, avvincente, intrigante<\/em>\u201c: \u00e8 stato definito cos\u00ec dalla critica il suo romanzo d\u2019esordio, appena uscito, da pochi giorni, per le Edizioni Il Raggio Verde,\u00a0<em>\u201cLa Sposa del Chiostro<\/em>\u201c.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giuseppe Puppo<\/strong>, 62 anni, giornalista di cronaca, attualit\u00e0 e cultura, leccese, ha collaborato a quotidiani e settimanali, ed ha scritto diversi libri di inchieste e approfondimenti, e cinque opere teatrali. Da dieci anni \u00e8 tornato nella sua citt\u00e0 di origine, dove ha fondato il quotidiano leccecronaca.it che dirige.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #0000ff;\">Giuseppe Mauro<\/span><\/strong>, 23 anni, di Galatina, dopo la maturit\u00e0 classica ha intrapreso gli studi di \u201cDesign della Comunicazione\u201d presso il Politecnico di Milano. Nel 2018 pubblica per iQdB Edizioni il suo primo ebook, Onda Type, che si posiziona al primo posto nella classifica Amazon, nella sezione \u201cDesign\u201d. \u00c8 appassionato di cinema e fumetti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/03\/29\/instant-story-un-racconto-scritto-a-quattro-mani-sullattualita\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/03\/29\/instant-story-un-racconto-scritto-a-quattro-mani-sullattualita\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Sara Foti Sciavaliere\u00a0e\u00a0Giuseppe Puppo______ Illustrazione di\u00a0Giuseppe Mauro______ Non si ricordava pi\u00f9 come cominci\u00f2. 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