{"id":165075,"date":"2020-04-05T00:03:09","date_gmt":"2020-04-04T22:03:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=165075"},"modified":"2020-04-10T21:15:35","modified_gmt":"2020-04-10T19:15:35","slug":"instant-story-un-racconto-scritto-a-quattro-mani-sullattualita-piazzale-rudiae-rozova-dolin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/04\/05\/instant-story-un-racconto-scritto-a-quattro-mani-sullattualita-piazzale-rudiae-rozova-dolin\/","title":{"rendered":"INSTANT STORY, UN RACCONTO SCRITTO A QUATTRO MANI SULL\u2019ATTUALITA\u2019 \/ Piazzale Rudiae Rozova Dolin"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-165099\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/S.jpg\" alt=\"\" width=\"1447\" height=\"2048\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/S.jpg 1447w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/S-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/S-724x1024.jpg 724w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/S-768x1087.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/S-1085x1536.jpg 1085w\" sizes=\"(max-width: 1447px) 100vw, 1447px\" \/>di\u00a0<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Sara Foti Sciavaliere<\/strong><\/span>\u00a0e\u00a0<strong>Giuseppe Puppo<\/strong>______<\/p>\n<p>Illustrazione di\u00a0<span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Giuseppe Mauro<\/strong><\/span>______<\/p>\n<p>La consapevolezza acquisita da noi figli del Novecento che siamo tutti uno, nessuno e centomila \u00e8 misteriosa e con essa Pirandello ha gettato molti in confusione: sapere di avere un\u2019altra dimensione che scorre parallela, come i binari del treno su cui viaggia la nostra esistenza quotidiana, e di stare perennemente in bilico su quale meglio procedere, \u00e8 terribilmente affascinante, quanto ansiosamente pericoloso.<\/p>\n<p>Rimane sempre da stabilire e decidere quale sia quella pi\u00f9 agevole, pi\u00f9 comoda, per quanto magari noiosa, oppure quella pi\u00f9 autentica e pi\u00f9 appagante, perch\u00e9 segreta, e in quanto spinta dall\u2019eccitazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una sera sul finire della seconda settimana di febbraio del 2020, a Lecce, il dottore commercialista Erio Signore, di 59 anni, al primo semaforo utile, sui Viali, senza mettere la freccia, guadagnandosi cos\u00ec una buona dose di sentitissime invocazioni ai suoi incolpevoli defunti da parte degli automobilisti dietro di lui, prese tutto d\u2019un tratto la corsia di sinistra, e quando fu dall\u2019altra parte, inversione di marcia compiuta, chiese soddisfatto, con voce gaudente, a Mercedes di chiamare il geometra Pippi Lattante.<\/p>\n<p><em>\u201cNon ho capito, puoi ripetere?\u201d<\/em> \u2013 fu la risposta che ottenne, dopo qualche secondo di imbarazzato silenzio.<\/p>\n<p>Contrariamente ad altre volte in circostanze simili, le rifece la richiesta del tutto calmo, anzi suadente &#8211; \u201cLattante&#8230;.Trova Lattante, e chiamalo!\u201d\u00a0 e aggiunse poco dopo, tranquillo, anzi felice, sillabando: \u201cPi pi La tan te\u2026\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em>Dove vuoi andare, non ho capito!<\/em>\u201d fu la nuova risposta che ottenne a breve.<\/p>\n<p>\u201cLattante\u2026Non scattante\u2026Lattante, Pippi, geometra, o come cazzo sta registrato in rubrica!\u201d \u2013 cominci\u00f2 allora ad alterarsi, ma senza inveire contro la voce metallica.<\/p>\n<p>Poi, raggiunto da una nuova contestazione\u00a0 \u2013<em> \u201cNon ho capito, puoi ripetere?\u201d<\/em> \u2013 incredibilmente senza bestemmiare, decise di lasciar perdere, per il momento.<\/p>\n<p>Tanto mancava poco a casa: avrebbe chiamato fra pochi minuti, componendo egli stesso il numero con lo smartphone in mano.<\/p>\n<p>Giunto davanti al cancello dei garage, azion\u00f2 il telecomando e si ferm\u00f2 prima di imboccare la rampa.<\/p>\n<p>Opt\u00f2 allora per un messaggio vocale WhatsApp, pi\u00f9 facile, meno impegnativo e incredibilmente risolutivo, dal momento che non ammetteva repliche.<\/p>\n<p>Inviato che l\u2019ebbe, con una sconfinata soddisfazione per aver disdetto l\u2019appuntamento di lavoro di contabilit\u00e0 condominiale, spense del tutto il telefono, tir\u00f2 fuori la vecchia Punto, mise dentro la nuova Mercedes, la chiuse dentro, e guadagn\u00f2 la pool position con l\u2019utilitaria scassata e provatissima, che infatti si incepp\u00f2 sulla rampa in salita.<\/p>\n<p>Decise di passare dal vicino benzinaio, per fare il pieno e, giacch\u00e9 c\u2019era, di far dare una controllatina un po\u2019 a tutto.<\/p>\n<p>Stava appena tramontando, di tempo ce n\u2019era, hai voglia!<\/p>\n<p>Era gi\u00e0 buio, cos\u00ec, quando varc\u00f2 la soglia di casa.<\/p>\n<p>Cominci\u00f2 a spogliarsi, per cambiarsi. E mentre si cambiava, cominci\u00f2 a fare avanti e indietro con i pensieri, mentre il cuore prese a dare scossoni di assestamento, alla situazione che si prospettava di l\u00e0 a poco, anzi, a pochissimo.<\/p>\n<p>Si tolse le scarpe nere eleganti, che depose nel ripostiglio; lev\u00f2 il completo blu, lo ripose ordinato nell\u2019armadio, giacca e pantaloni nella medesima gruccia; nell\u2019altro scomparto, nella mensola di sopra, piegata, la cravatta, in quella di sotto, appesa, la camicia stilosa che aveva portato solo poche ore e che dunque pens\u00f2 di rimettere l\u2019indomani. Tenne solo boxer e calzini, poi subito dopo lev\u00f2 anche quelli, che and\u00f2 a gettare nel bidoncino del bagno, avendoli considerati troppo di lusso, perch\u00e9 firmati.<\/p>\n<p>Ebbe un\u2019erezione, mentre prendeva ad uno ad uno i cambi, con cuore che rimbombava, perch\u00e9 aveva cominciato a pensare nemmeno a quanto sarebbe successo di l\u00ec a poco, ma a quanto era successo da l\u00ec indietro, negli ultimi mesi.<\/p>\n<p>L\u2019erezione gli pass\u00f2 l\u00e0 sotto e gli ritorn\u00f2 cos\u00ec subito dopo nel cervello.<\/p>\n<p>\u201c<em>Tanto quando avrai voglia e non potrai pi\u00f9 resistere senza vedermi, sai dove trovarmi\u201d<\/em> gli aveva detto una volta.<\/p>\n<p>Aveva sempre cercato di non darle riferimenti di nessun tipo, men che mai il suo numero di telefono, o altre tracce che potessero permetterle di identificarlo, nella sua vera vita, anche se la vita vera era solamente quelle volte, una a settimana, di solito, quando, da tanto tempo ormai, andava a trovarla, al solito posto.<\/p>\n<p>Temeva \u2013 o forse sperava? \u2013 di essere ricattato.<\/p>\n<p>Eppure con lui lei era stata sempre corretta, discreta e riservata, mai che avesse cercato di superare quei labili confini su cui egli credeva di aver posto dei limiti.<\/p>\n<p>Ma dentro quei confini, ogni volta facevano l\u2019una un passo verso l\u2019alto, l\u2019altro verso il basso, e pi\u00f9 lo trattava cos\u00ec, pi\u00f9 le si sentiva attratto in maniera irresistibile.<\/p>\n<p>\u201c<em>Sar\u00e0 cos\u00ec per sempre. Per sempre\u2026\u201d <\/em>gli aveva detto un\u2019altra volta<\/p>\n<p>Aveva cercato di resistere, questo s\u00ec, ogni volta si diceva che sarebbe stata quella l\u2019ultima volta. Ma poi ogni volta lo rifaceva, regolarmente.<\/p>\n<p>\u201c<em>Pi\u00f9 sei buono, pi\u00f9 ti trattano male. Pi\u00f9 ti trattano male, pi\u00f9 lo vuoi.\u00a0 Cos\u00ec \u00e8\u201d<\/em> \u2013 gli\u00a0 aveva detto una sera.<\/p>\n<p>Aveva messo le scarpe da tennis, un paio di improbabili pantaloni rossi, zinzuli incredibili addosso, e un giubbotto vagamente freak&amp;gay come l\u2019intimo.<\/p>\n<p><em>\u201cCos\u00ec \u00e8\u201d<\/em> e prepar\u00f2 le banconote, ripiegandole intorno alla patente di guida.<\/p>\n<p>La Lecce bigotta, pettegola e ridanciana non lo avrebbe riconosciuto neanche questa volta, non lo avrebbe mai avuto.<\/p>\n<p><em>\u201cTanto sai dove trovarmi \u201c<\/em> e prese le chiavi dell\u2019auto, e quelle di casa.<\/p>\n<p><em>\u201cPer sempre\u2026\u201d<\/em> ed ebbe un tuffo al cuore, mentre metteva in moto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si fece lasciare davanti alla panetteria, a quell\u2019ora era ormai chiusa e quindi non l\u2019avrebbero notata\u00a0 scendere dalla berlina, strizzata in quell\u2019attillato tubino di pizzo sintetico e finta pelle che permetteva di sbirciare l\u2019intimo appena scostava il giubbino di piumino. Ignor\u00f2 la mano di quell\u2019uomo che aveva tentato ancora di scivolarle tra le cosce, aveva gi\u00e0 avuto quello per cui aveva pagato e non avrebbe avuto altro per quella sera, quindi scese in fretta dall\u2019auto e si incammin\u00f2 sui tacchi degli stivali verso piazzale Rudiae.<\/p>\n<p>Che giorno della settimana era? Passavano tutti uguali e solo l\u2019orologio della farmacia le ricordava che era venerd\u00ec, ed erano quasi le 22. Doveva raggiungere il suo angolo, lui la trovava l\u00ec, senza indugi, senza domande, le sorrideva dal finestrino abbassato e la faceva salire sulla Punto dalla marmitta un po\u2019 scassata, in fretta prima che una pattuglia della polizia locale li potesse fermare.<\/p>\n<p>Era l\u2019appuntamento del venerd\u00ec, se non tutti, quello era il giorno e l\u2019ora in cui passava. La pagava bene, non badava al tempo. A volte parlavano, eppure non sapeva nulla di lui. Faceva il vago e lei non domandava troppo, in fondo non le importava. Adesso ci pensava solo perch\u00e9 quell\u2019uomo era diventato un punto fermo in quel suo girone dell\u2019inferno dove tutto passava e non tornava, dove la sua vita non le apparteneva e perfino il suo passato, i suoi ricordi di una vita precedente a quella sembravano non fossero i propri.<\/p>\n<p>Di lui, solo una cosa non aveva capito: perch\u00e9 una volta le avesse chiesto di indossare, tutta nuda, una pelliccia\u2026Tutto il resto lo aveva capito, questo no. <em>\u201cNon ce l\u2019ho! Me la compri tu?!?\u201d<\/em> &#8211; si limit\u00f2 a rispondergli.<\/p>\n<p>Ora Mila si era stretta nel piumino, dondolandosi sui tacchi. I fari di una macchina l\u2019avevano abbagliata passando e non si accorse subito della tizia di Lecce che batteva di solito pi\u00f9 in l\u00e0. Le parl\u00f2 a raffica e non cap\u00ec ogni parola, colse pi\u00f9 che altro il senso. <em>\u201cHanno fottuto quel magnaccio. Che stai a fare ancora qui, sulla strada?\u201d<\/em>, le aveva detto infine, piantandola l\u00ec quando un nuovo cliente aveva rallentato nei pressi del suo angolo di marciapiedi e si allontan\u00f2 sculettando. Boyan era stato arrestato quel pomeriggio, sulla strada statale 101, vicino alle sue compagne costrette a vendersi per lui sulla complanare. Ecco perch\u00e9 non si era ancora presentato quella sera. Butt\u00f2 lo sguardo pi\u00f9 indietro verso la strada che portava alla stazione, l\u00ec c\u2019era Kalina, tra loro era la pi\u00f9 giovane e condividevano quel monolocale dove erano costrette da mesi. Era giovane ma si vendeva bene, la vide contrattare il suo prezzo, ma la raggiunse in fretta e la port\u00f2 via.<\/p>\n<p>\u201c<em>Lud si ti<\/em>, Mila?\u201d le url\u00f2 nella loro lingua, strappandosi dalla sua presa. Non era impazzita e pens\u00f2 per un istante come potesse essere ancora lucida in effetti. \u201c<em>Arestuvakha Boyan<\/em>!\u201d le aveva risposto senza troppe chiacchiere e si incammin\u00f2 sotto il cavalcavia ferroviario. Se Kalina voleva seguirla buon per lei, altrimenti ognuno per s\u00e9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mila aveva capito che sarebbe tornata a casa, quando i ricordi incominciarono ad assalirla all\u2019improvviso. Senza le minacce di Boyan e in quel luogo che la polizia le aveva consigliato per avere protezione finch\u00e9 non si fosse presentata in tribunale per il processo al suo carceriere, la sua mente aveva riafferrato la sua vita prima di quell\u2019incubo.<\/p>\n<p>Mancava dalla Bulgaria da due anni e fino a una settimana prima non riusciva ad aggrapparsi a quegli stessi ricordi perch\u00e9 troppo sbiaditi, ma giorno dopo giorno erano tornati chiari ed era cresciuta l\u2019impellenza di tornare nella sua terra.<\/p>\n<p>Era quasi scappata dalla <em>Rozova Dolin<\/em>, la Valle delle Rose, e adesso era l\u2019unico posto dove voleva essere.<\/p>\n<p>Presto sarebbe arrivata la primavera e poi a maggio la vallata si sarebbe coperta di fiori, un intenso e persistente profumo di rose si spandeva fino a giugno, fino a quando sarebbe stata raccolta l\u2019ultima rosa. Sua madre e le sue zie, e ancora prima le nonne, avevano partecipato alla raccolta. Servivano mani di donna pazienti e abili per tagliare uno a uno i gambi spinosi. Poi le ceste di vimine cariche di fiori venivano portate agli stabilimenti della zona dove estraevano gli oli essenziali, c\u2019\u00e8 n\u2019era uno anche nel suo villaggio natio.<\/p>\n<p>Ricord\u00f2 da bambina quando con i suoi fratelli e il padre erano saliti alle rovine delle fortezza medievale in cima a una ripida collina a sud dei Monti Balcani, la Valle delle rose sotto di loro era una vista straordinaria, da togliere il fiato.<\/p>\n<p>Mila vedeva scorrere la sua vita come le diapositive di una pellicola, era quello che si diceva succedeva a chi era a un passo dall\u2019ultimo respiro. Si sent\u00ec d\u2019un tratto come una condannata a morte.<\/p>\n<p>Le notizie di quei giorni la stavano impressionando. Parlavano di contagi nel Nord Italia, una specie di influenza arrivata dalla Cina, ma qualcuno finiva in ospedale con complicazioni respiratorie. Morivano senza rivedere i loro familiari.<\/p>\n<p>Poi qualche giorno prima un caso in un paese della provincia di Taranto, era tornato dalla zona dei focolai di quella malattia sconosciuta che avanzava come un incendio che non riuscivano a domare e le persone finivano per essere scintille che rischiavano di accendere altri fuochi dove passavano.<\/p>\n<p>Mila aveva paura.<\/p>\n<p>Si parlava di quarantena per chi era a rischio contagio e questo significava trovarsi rinchiusa tra quattro mura, e lei non voleva di nuovo sentirsi privata della sua libert\u00e0, ora che l\u2019aveva riavuta. Non voleva sentirsi di nuovo in trappola, minacciata. Forse stava facendo un dramma per nulla, ma non intendeva rimanere l\u00ec a scoprire se si sbagliasse o meno. Il tempo le avrebbe dato ragione o torto, ma intanto avrebbe fatto il suo passo, mettendo le distanze da quella nuova minaccia invisibile. Non importava che avesse promesso alla polizia che avrebbe testimoniato contro Boyan, lei voleva tornare a casa sua, riabbracciare sua madre, ed era quello che avrebbe fatto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sentiva l\u2019eccitazione nei pantaloni. A Erio bastava solo il pensiero degli occhi celesti di Mila e del suo corpo perfetto per accendergli quella voglia di lei. Non poteva resistere senza vederla ancora, al punto che quella deviazione per arrivare al Piazzale Rudiae lo stava irritando, e non poco. La pazienza non era la sua virt\u00f9, di sicuro, ma i suoi vizi in fondo erano tanti.<\/p>\n<p>I semafori fastidiosamente erano in combutta per rallentarlo, giustificando ogni nuova imprecazione verso il Cielo e chi ancora suo malgrado si trovava in terra.\u00a0 Un impaziente e irascibile bestemmiatore seriale che stava andando a puttane. Alla fine dei suoi giorni avrebbe avuto il suo castigo, ma intanto andava a prendersi il suo premio.<\/p>\n<p>Era ormai nelle vie del sesso, cos\u00ec avevano definito su qualche giornale locale quel quadrilatero di Lecce che dalla stazione scivolava verso la via Carmiano Vecchia. Adocchi\u00f2 all\u2019istante l\u2019angolo dove di solito trovava la ragazza.<\/p>\n<p>Non c\u2019era, rallent\u00f2 guardando con pi\u00f9 attenzione, ma ormai stava l\u00ec.<\/p>\n<p>Una donna \u2013 non pi\u00f9 giovane eppure con il culo ancora tenuto su da un pantalone di pelle che la vestiva come una seconda pelle \u2013 gli lanci\u00f2 pi\u00f9 volte un\u2019occhiata incuriosita, dopo aver mandato a fanculo un potenziale cliente, probabilmente troppo tirchio.<br \/>\nNon poteva fermarsi l\u00ec, ma quella si avvicin\u00f2 prima che si decidesse ad accelerare e andar via. \u201c<em>Cerchi Mila, vero? Ti ho visto con lei\u201d<\/em>. Una buona memoria che date le circostanze non le riconosceva alcun merito. Per\u00f2 lui voleva sapere dove fosse la dannata ragazza, quindi annu\u00ec.<br \/>\n<em>\u201c\u00c8 andata via, e non penso torner\u00e0\u201d<\/em> gli spieg\u00f2, prima di lanciargli uno sguardo malizioso tra le gambe. <em>\u201cMa vedo che hai bisogno di una mano, ma anche del resto se vuoi\u201d<\/em> gli ammicc\u00f2. Il suo profumo dolciastro e dozzinale lo raggiunse come uno schiaffo ai sensi e, se per un secondo aveva pensato di accogliere l\u2019invito e sfogare su di lei la frustrazione per quella voglia insoddisfatta, sent\u00ec l\u2019eccitazione e l\u2019adrenalina smorzarsi.<\/p>\n<p>Poi Erio scorse il riflesso di un lampeggiante nello specchietto retrovisore. La municipale. Bando agli indugi, era tempo di andarsene anche per lui. La voglia era passata e non voleva guai. Ignor\u00f2 cos\u00ec la proposta della donna e senza degnarla di una risposta si allontan\u00f2 in fretta. Non intendeva pagare 300euro di multa, se l\u2019avessero beccato l\u00ec, e peggio ancora se lo avessero riconosciuto.<\/p>\n<p>Si sentiva per\u00f2 beffato da quella ragazza, come se lo avesse ingannato, sedotto, stregato e poi abbandonato l\u00ec, sul ciglio della strada a sbavare per lei. Peggio di un cane randagio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Aveva poi letto sul quotidiano dell\u2019arresto di un protettore, al bar, giusto qualche mattina dopo. Un tale Boyan e con lui erano state fermate delle ragazze costrette a prostituirsi per lui, tre bulgare, scrivevano.<\/p>\n<p>Era un caso? Anche Mila veniva dalla Bulgaria, gli parve di ricordare. Poteva c\u2019entrare forse qualcosa con la sua sparizione. Cosa avrebbe fatto quella ragazza ora? Non era pi\u00f9 arrabbiato. Quel <em>\u201cPer sempre\u201d<\/em> era una frase di circostanza e la loro una transazione economica, il pi\u00f9 comune e antico <em>do ut des<\/em>. Sfogli\u00f2 il giornale, pensando di poter cambiare allo stesso modo pagina, a quella giornata, ai suoi pensieri. Doveva scacciarla, non era affar suo.<\/p>\n<p>E poi adesso c\u2019era quella faccenda del virus misterioso, si parlava di rischio epidemia. Qualcosa di simile alla Sars, ma mai peggiore della Spagnola per il numero di morti. Chi lanciava allarmi e chi quietava gli animi. Gli esperti dichiaravano comunque l\u2019importanza della prevenzione dal contagio, possibile se si assicuravano distanze di sicurezza tra le persone, ridurre a minimo i contatti.<\/p>\n<p>Ma lui, lui non avrebbe resistito a starle lontano se avesse saputo di trovarla l\u00ec.<br \/>\nEccola che ritornava a imporsi, un\u2019ossessione. Era Mila il suo virus.<\/p>\n<p>Lisci\u00f2 il colletto inamidato della camicia e guard\u00f2 oltre la vetrata del bar, sul parcheggio dell\u2019ex Foro Boario, le macchine fitte e allineate, ancora oltre i bus in movimento e il solito vento leccese che scuoteva le palme.<\/p>\n<p>Eppure la vita sembrava andare avanti, come sempre. Baci e abbracci, strette di mano. Qualche colpo di tosse, male di stagione probabilmente, in quel febbraio che sembrava aver chiamato una primavera anticipata. Non molti prendevano seriamente le minacce del Coronavirus. I pi\u00f9 giovani, soprattutto, erano in preda a una sorta di delirio di onnipotenza visto che le vittime al momento erano pazienti molto anziani, con patologie pregresse.<\/p>\n<p>Una figura che scivol\u00f2 tra le altre, passando al di l\u00e0 dei tavolini di legno all\u2019esterno e tirandosi appresso un piccolo trolley.<\/p>\n<p>Sembrava lei ma allo stesso tempo gli parve diversa.<\/p>\n<p>Scomparve alla sua vista per poi entrare nel bar e accostarsi al bancone e sbirciare nella vetrina tra pasticciotti, cornetti, muffin e donuts.<\/p>\n<p>Spost\u00f2 quasi timida i capelli dietro l\u2019orecchio e indic\u00f2 qualcosa. Il viso era pulito, non c\u2019erano le tracce del trucco pesante, la matita scura che facevano risaltare il colore dei suoi occhi e il rossetto acceso sulle labbra. Non aveva la sua maschera, ma era senza dubbio lei, Mila. Anche pi\u00f9 attraente in quella sua naturalezza.<\/p>\n<p>Lei pag\u00f2, prese il suo sacchetto di carta e and\u00f2 via, e il dottore commercialista Erio Signore la guard\u00f2 mentre attraversava in fretta la strada in direzione del terminal dei bus. Ci fu l\u2019istinto di un attimo di andarle dietro, ma invece rimase fermo al suo posto. Forse quella era la cura.<\/p>\n<p>______<\/p>\n<p>Lecce, 5 aprile 2020<\/p>\n<p>Gli avvenimenti qui raccontati sono di\u00a0 fantasia. Ogni riferimento a fatti o a persone realmente esistenti \u00e8 da ritenersi puramente casuale.______<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Sara Foti Sciavaliere<\/strong><\/span>,<strong>\u00a0<\/strong>37 anni, giornalista\/blogger, guida\/accompagnatrice turistica, di origini pugliesi, \u00e8 vissuta tra\u00a0Calabria e Sicilia, ma ha deciso di mettere radici in Salento.\u00a0 \u201c<em>Piacevolissimo, avvincente, intrigante<\/em>\u201c: \u00e8 stato definito cos\u00ec dalla critica il suo romanzo d\u2019esordio, appena uscito, da pochi giorni, per le Edizioni Il Raggio Verde,\u00a0<em>\u201cLa Sposa del Chiostro<\/em>\u201c.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giuseppe Puppo<\/strong>, 62 anni, giornalista di cronaca, attualit\u00e0 e cultura, leccese, ha collaborato a quotidiani e settimanali, ed ha scritto diversi libri di inchieste e approfondimenti, e cinque opere teatrali. Da dieci anni \u00e8 tornato nella sua citt\u00e0 di origine, dove ha fondato il quotidiano leccecronaca.it che dirige.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Giuseppe Mauro<\/strong><\/span>, 23 anni, di Galatina, dopo la maturit\u00e0 classica ha intrapreso gli studi di \u201cDesign della Comunicazione\u201d presso il Politecnico di Milano. Nel 2018 pubblica per iQdB Edizioni il suo primo ebook, Onda Type, che si posiziona al primo posto nella classifica Amazon, nella sezione \u201cDesign\u201d. \u00c8 appassionato di cinema e fumetti.<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/04\/05\/instant-story-un-racconto-scritto-a-quattro-mani-sullattualita-piazzale-rudiae-rozova-dolin\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/04\/05\/instant-story-un-racconto-scritto-a-quattro-mani-sullattualita-piazzale-rudiae-rozova-dolin\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Sara Foti Sciavaliere\u00a0e\u00a0Giuseppe Puppo______ Illustrazione di\u00a0Giuseppe Mauro______ La consapevolezza acquisita da noi figli del Novecento che siamo tutti uno, nessuno e centomila \u00e8 misteriosa e con essa Pirandello ha gettato molti in confusione: sapere di avere un\u2019altra dimensione che scorre parallela, come i binari del treno su cui viaggia la nostra esistenza quotidiana, e di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[31],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/165075"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=165075"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/165075\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":165105,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/165075\/revisions\/165105"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=165075"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=165075"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=165075"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}