{"id":165638,"date":"2020-04-19T00:02:27","date_gmt":"2020-04-18T22:02:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=165638"},"modified":"2020-04-23T12:40:39","modified_gmt":"2020-04-23T10:40:39","slug":"instant-story-un-racconto-scritto-a-quattro-mani-sullattualita-il-tempo-sospeso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/04\/19\/instant-story-un-racconto-scritto-a-quattro-mani-sullattualita-il-tempo-sospeso\/","title":{"rendered":"INSTANT STORY, UN RACCONTO SCRITTO A QUATTRO MANI SULL\u2019ATTUALITA\u2019 \/ &#8220;Il tempo sospeso&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-165794\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/il-tempo.jpg\" alt=\"\" width=\"679\" height=\"960\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/il-tempo.jpg 679w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/il-tempo-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 679px) 100vw, 679px\" \/>di<span style=\"color: #ff0000;\">\u00a0<strong>Sara Foti Sciavaliere<\/strong>\u00a0<\/span>e\u00a0<strong><span style=\"color: #000000;\">Giuseppe Pupp<\/span>o<\/strong>______<\/p>\n<p>Illustrazione di\u00a0<strong><span style=\"color: #0000ff;\">Giuseppe Mauro<\/span><\/strong>______<\/p>\n<p>Era pi\u00f9 di un mese, che il tempo era sospeso, per Francesco detto Checco della 167. Prima, la vedeva tutti i giorni, dietro la vetrina del negozio, un laboratorio artigianale di foto &#8211; video dove lei lavorava, o che comunque frequentava con regolarit\u00e0, non aveva ben capito: se ne stava davanti, furtivamente, per qualche secondo, le mani in tasca, per poi allontanarsi subito dopo, le mani dietro la schiena.<\/p>\n<p>Le occasioni bisogna prenderle al volo, e Checco non l\u2019aveva fatto.<\/p>\n<p>Ora, il tempo era sospeso.<\/p>\n<p>Ora, non la vedeva pi\u00f9, perch\u00e9 l\u00e0 c\u2019era solo una saracinesca abbassata con sopra un cartello, e tanto comunque non si poteva pi\u00f9 uscire di casa.<\/p>\n<p>Ora, la vedeva solo dietro un obl\u00f2 del sottomarino su cui era sprofondato, a fondo nel tempo sospeso, da dove guardava quel mondo senza senso.<\/p>\n<p>Se ne stava dietro i vetri della sua stanza e questi presto si appannavano, anche perch\u00e9 <em>\u201cface friddu ntorna\u201d<\/em>, come diceva sua mamma, accendendo i termosifoni, per quanto fosse arrivato il mese di aprile.<\/p>\n<p>Quei vetri riflettevano un futuro senza contorni e senza identit\u00e0, e la speranza era solo pi\u00f9 il nome di un ministro che in quei giorni usciva spesso in tv.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le occasioni bisogna prenderle al volo, e Checco l\u2019aveva fatto. A modo suo<\/p>\n<p>Le aveva chiesto, un pomeriggio che l\u2019aveva aspettata all\u2019uscita del laboratorio, sorridendole, con un pretesto banale, il primo che poteva venirgli in mente, di scattargli per strada una foto che gli serviva per lavoro e che non poteva farsi da solo, dal suo telefonino, e di inviargliela sul proprio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Avutala, e soprattutto avuto cos\u00ec il numero di telefono, pi\u00f9 tardi le mando un messaggino che voleva essere scherzoso e informale&#8230;<\/p>\n<p>Che figo! Che tenero!!<\/p>\n<p>Ma lei non cap\u00ec, o fece finta di non capire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lei non l\u2019aveva mai chiamato, n\u00e9 mai si era osato, di farlo a sua volta.<\/p>\n<p>La sua voce, un\u2019immagine sbiadita anch\u2019essa.<\/p>\n<p>Per\u00f2 gli aveva risposto su WhatsApp, molto formale, niente di che, contrariata quasi, o almeno cos\u00ec gli era sembrato. Ma da cosa nasce cosa, e insomma qualche altra cosa si era mossa da l\u00e0 in avanti.<\/p>\n<p>Non aveva mai cercato di assalirla, di indagare, di pretendere.<\/p>\n<p>Una notte che non riusciva a dormire, perch\u00e9 <em>\u201cface friddu, mia scerratu cu dumu li termos\u201d,\u00a0<\/em>aveva sentenziato sua madre, ciabattando per il corridoio, ch\u00e9 poi era strano che a Lecce facesse cos\u00ec freddo, a primavera, ma cos\u00ec era, con quell\u2019umidit\u00e0 che ti entrava nelle ossa, almeno in quella casa all\u2019ultimo piano di un palazzone sgangherato, gelida d\u2019inverno, specie quando buttava tramontana, e calda d\u2019estate, assediata dall&#8217;afa, e accecata dalla luce, talmente forte da nascondere la fiamma del gas dei fornelli della cucina, e a che stava pensando?<\/p>\n<p>Ah, s\u00ec, che una notte, preso il coraggio a due mani \u2013 timido come un ragazzino, alla sua et\u00e0, poi! &#8211; \u00a0Checco le aveva mandato un messaggio, chiedendole se potevano vedersi, solo per un caff\u00e8, eh? di mattina, o alla pausa pranzo, quando voleva insomma, e lei, incredibilmente, gli aveva risposto, gli aveva risposto subito, nel cuore della notte, e gli aveva detto di s\u00ec, almeno cos\u00ec sembrava dalle sue due parole: \u201cPerch\u00e9 no?\u201d.<\/p>\n<p>Per\u00f2 poi Checco non aveva colto la palla al balzo.<\/p>\n<p>Si erano scambiati messaggini di conoscenza formale, e i giorni erano passati cos\u00ec, sapendo qualcosa in pi\u00f9 l\u2019uno dell&#8217;altra, per\u00f2 sempre troppo poco, e soprattutto senza concretizzare l\u2019appuntamento.<\/p>\n<p>E cos\u00ec poi quella palla divent\u00f2 presto il pallone a cui lui tirava due calci fra le mura di casa, giusto per tenersi un po\u2019 in movimento, giocando contro i gatti, e riusciva pure a perdere, perch\u00e9 veniva sistematicamente espulso dalla madre che gli imprecava contro, minacciando di prendere il battipanni di quando era piccolo, altro che un cartellino rosso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era cominciata la quarantena obbligatoria per tutti\u2026Che culo!<\/p>\n<p>Non solo non fu pi\u00f9 possibile organizzare l\u2019appuntamento, che stava gi\u00e0 diventando da un semplice caff\u00e8, una vera e propria cena, ma a Checco non fu pi\u00f9 possibile proprio uscire. A fare la spesa ci andava la madre, bardata di sciarpona e guanti da sci &#8211;<em>\u201cce cazza te friddu stann<\/em>u\u201d- non teneva manco un cane, al massimo poteva aspettare, come faceva tutti i giorni con ansia, il momento di andare a buttare l\u2019immondizia fra i bidoni gialli, blu e marroni della differenziata, per qualche minuto di libert\u00e0, fino al cancello e dintorni, e qualche passo nel vuoto.<\/p>\n<p>Non era ancora diventato matto, ma sentiva di starci andando sempre pi\u00f9 vicino.<\/p>\n<p>Camminava su e gi\u00f9 per il balcone, cercava di vedere, come succedeva raramente, solo in pochissimi dei tanti giorni di sole e di vento, il mare che gli mancava, per poter abbracciare il Salento, anzi, pure i monti dell\u2019Albania.<\/p>\n<p>Parlava da solo pensando di parlare veramente con Maria Assunta, diminutivo Assuntina, detta Tina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tina \u2013 questa la prima idea che si era fatto di lei \u2013 a differenza di lui stava bene da sola. Viveva con i suoi, con i quali era tornata dopo la fine di un amore, e le bastava questa compagnia, o, almeno, se la faceva bastare. Mangiava troppe cose dolci, beveva qualche bicchiere di vino, leggeva tanti libri, dopo che in passato aveva letto troppi fotoromanzi. All\u2019amore, non credeva pi\u00f9.<\/p>\n<p>Questi i dispersi frammenti su di lei che Checco aveva ricevuto e ricavato, presi cos\u00ec, a caso e alla rinfusa. Per\u00f2, a metterli insieme, incastrandoli, il risultato era diverso, il puzzle diventava ben chiaro.<\/p>\n<p>La &#8216;sentiva&#8217; di sovente contrariata, di cattivo umore&#8230;.<\/p>\n<p>Tina poteva ingannare chi si fermava alla apparenze, i suoi amici di cui gli aveva sommariamente accennato, poteva apparire cos\u00ec agli altri, i parenti, le amiche e gli uomini che le erano piaciuti e che l\u2019avevano ingannata, ma non lui.<\/p>\n<p>Lui non era come tutti gli altri.<\/p>\n<p>Quando si ama qualcuno, si acquistano super poteri altrimenti irraggiungibili: vedere oltre le apparenze, per esempio, sentire gli ultrasuoni.<\/p>\n<p>Certe crisi sono soltanto segno di qualcosa che urla dentro per uscire.<\/p>\n<p>Tina gridava, ma solo Checco poteva sentire cosa stesse dicendo.<\/p>\n<p>Tina aveva paura, ma non di lui, aveva paura dell\u2019amore. Del suo amore di cui altri in passato avevano approfittato. Per questo era stata apparentemente distratta, forse fredda, a volte formale, e comunque non si era mai lasciata andare\u2026<\/p>\n<p>Cos\u00ec pensava Checco, o forse si illudeva, mah\u2026Ma dubbi non ne aveva, non voleva avere dubbi, sul fatto che quella tutto sottratto mediocre risposta in frequenza fosse per un attuale dissidio insito in lei fra ragione e amore, e non magari, invece, per il fatto che lui non le piacesse, e basta, o non lo considerasse nulla di pi\u00f9 di un amico, un conoscente e basta, cos\u00ec, semplicemente: si era convinto della prima ipotesi, e aveva scartato la seconda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Checco in quei giorni non leggeva pi\u00f9 libri, leggeva e rileggeva quelle chat laconiche e frammentarie, da cui aveva imparato, guardando fra le righe, a considerare le pagine chiare e le pagine scure dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Poi, da solo, le parlava, in quel tempo sospeso, le si rivolgeva come se fosse l\u00e0 davanti, come se potesse sentirlo. \u201cLo so che hai paura\u201d \u2013 le diceva \u2013 \u201cMa io non sono come gli altri. Io\u2026Io voglio passare con te tutti i giorni che ci saranno nella mia vita. E quando desideri il futuro, ti aspetti che cominci quanto prima. Io, per te ho progetti importanti, sai? Saremo molto pi\u00f9 che amici\u2026Molto pi\u00f9 che amici, e saremo pure un po\u2019 felici. Vuoi condividere?\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma Tina non rispondeva. Del resto, che senso ha parlare di futuro nel tempo sospeso?<\/p>\n<p>Tina era solo un\u2019immagine sbiadita che evaporava sui vetri.<\/p>\n<p>Eppure la vedeva, nella luce del giorno, nel buio della notte, gli occhi grandi, i capelli corti, di quel castano chiaro, oppure un po\u2019 pi\u00f9 scuro, con le labbra lunghissime a disegnare ogni volta un\u2019espressione del viso diversa, ma sempre suggestiva, che arrivava dritta al cuore, come quei sorrisi smorzati, teneramente accennati, appena, perch\u00e9 Tina non rideva, sorrideva, appena appena.<\/p>\n<p>Tina, il suo chiodo fisso.<\/p>\n<p>Ma quattro chiodi appesi al muro del futuro fanno una croce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I vetri erano rigati da una pioggerella leggera e costante che aveva reso pi\u00f9 pesante il silenzio della sua solitudine. Non era sola in casa, c\u2019erano i suoi genitori\u2026Ma del resto non si sbagliava Jos\u00e8 Saramago quando scriveva \u201cla solitudine non \u00e8 vivere soli, la solitudine \u00e8 il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi\u201d, lo aveva letto nel suo libro \u201cL\u2019anno della morte di Ricardo Reis\u201d, che aveva ancora sul tavolino davanti a lei, accanto alla tazza di t\u00e8 lasciata a met\u00e0 e ormai freddo.<\/p>\n<p>E pensava alla risposta che avrebbe saputo dare quella gran donna di Marguerite Yourcenar al collega portoghese: \u201cnon si \u00e8 mai del tutto soli: disgraziatamente si \u00e8 sempre con se stessi\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Aveva scelto di stare sola, nonostante fosse tornata a vivere a casa dei suoi. Li sentiva anche adesso con i loro alterchi, a volte animati altri complici e scherzosi, per opinioni quasi mai concilianti su qualunque argomento proposto da un servizio del tg o dal programma di turno, dove rimbalzavano fino alla nausea le notizie sul Coronavirus, sulla quarantena, sulle beghe tra i politici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tina aveva deciso di lasciare il mondo fuori, se era costretta nelle quattro mura di casa non intendeva arrovellarsi in inutili complottismi, diatribe sulle responsabilit\u00e0, sulle competenze, alla fine il succo delle questione non cambiava: erano tutti a casa, a guardare il mondo dalle finestre e dai balconi. E a parte quei giorni in cui il cielo si era gonfiato di tristezza, la primavera era arrivata e con essa la natura sembrava andare avanti anche senza gli umani.<\/p>\n<p>Tina aveva una certa fantasia e poteva immaginare una realt\u00e0 al rovescio, dove erano loro a trovarsi in cattivit\u00e0 in un acquario o in una gabbia, e l\u00ec fuori \u2013 in una bizzarra inversione dei ruoli \u2013 gli animali stavano a spiarli incuriositi.<\/p>\n<p>A volte si perdeva in quelle fantasie un po\u2019 sciocche, non appena alzava il naso da un libro, che aveva il merito di aprire finestre su altri mondi, di invitarla a vivere altre vite, di accompagnarla in iperbolici viaggi dell\u2019immaginazione, e forse Salgari non si sarebbe offeso se gli avesse chiesto in prestito una citazione \u2013 anche se l\u2019autore di mille avventure, si riferiva alla scrittura, ma era allo stesso modo valida per il suo caso \u2013 perch\u00e9 in fondo leggere, tanto quanto scrivere, era \u201cviaggiare senza la seccatura dei bagagli\u201d, quando tutto il mondo sembrava doversi fermare. Anche se la verit\u00e0 era che per lei era cos\u00ec anche prima del pandemonio, prima che chiudesse la saracinesca sul laboratorio dove lavorava.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Evadeva in altre realt\u00e0 per non doversi confrontare con se stessa e i propri fallimenti probabilmente. Si era accontentata di un lavoro che non era male ma non le piaceva, per stare con un uomo che alla fine aveva preso una strada che l\u2019aveva allontanato da lei.<\/p>\n<p>Un doppio fallimento, ma era stata l\u2019ultima lezione, la definitiva. Non ci credeva pi\u00f9 in quelle cavolate sull\u2019amore, l\u2019uomo della vita, tutte stronzate da indigestione di fotoromanzi, per questo alla fine ne aveva fatto un bel fal\u00f2. Meglio sola.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 perch\u00e9 poi in quei giorni sembrava essere continuamente faccia a faccia con se stessa, forse aveva troppo tempo. Anzi era sicuramente colpa di quel tempo sospeso, come lo chiamava Checco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tina aveva scartato una gele\u00e8 al lampone e l\u2019involucro dai colori di primavera raggiunse gli altri, ammucchiati nel posacenere. Aveva smesso cos\u00ec di fumare e in compenso si era accollata quella dipendenza da caramelle per la quale sua madre non le faceva mancare i suoi rimproveri, per paura che tutti quegli zuccheri le facessero schizzare la glicemia, e il diabete era un problema di famiglia.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, nei momenti in cui i pensieri divagavano troppo, aveva avuto la tentazione di una sigaretta, ma fortunatamente c\u2019era la quarantena a fermarla, il pensiero dell\u2019autocertificazione, di doversi giustificare a un eventuale controllo delle forze dell\u2019ordine. E la voglia della sigaretta passava, tanto c\u2019era la scorta di gele\u00e8 alla frutta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Aveva smesso di piovere, ma tutto era immobile, un silenzio innaturale. Era passata quella moda dei flashmob canterini dai balconi, anche se i tricolori continuavano ad agitarsi da ringhiere e davanzali. Il display del cellulare si illumin\u00f2 e vide la notifica di un messaggio di Checco.<\/p>\n<p>Non sapeva bene perch\u00e9 gli avesse risposto la prima volta. Gli aveva perfino lasciato intendere che sarebbe uscita con lui per un caff\u00e8, se non fosse stato che poi il decreto li aveva barricati in casa e quello scambio di messaggi era diventato pi\u00f9 frequente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sapeva di piacergli, non era un mistero. Era stato fin troppo chiaro, pi\u00f9 volte, ma forse lei non lo era altrettanto. Non lo lesse neanche il messaggio, tergiversava sempre, prendeva tempo, a volte rispondeva anche in maniera evasiva, stentata, formale. Non voleva dare false aspettative.<\/p>\n<p>\u00c8 vero, alla fine rispondeva comunque. A volte in quei messaggi, a spizzichi e bocconi, le pareva di aver confessato un pezzo della propria vita e questo dava a Tina la sensazione di aver concesso troppo di s\u00e9.<br \/>\nChecco avrebbe frainteso.<\/p>\n<p>Sapeva che gli stava dando l\u2019idea sbagliata.<br \/>\nForse doveva essere chiara, non lasciare che l\u2019immaginazione di lui potesse costruire chiss\u00e0 quale castello in aria, come quelli che tirava su lei quando finiva per immedesimarsi troppo nelle storie dei libri che leggeva.<\/p>\n<p>Anche quella era colpa del tempo sospeso. Continuava a rispondergli per la noia di quelle giornate tutte uguali. Ma in fondo sapeva che, il giorno in cui sarebbe stati liberi di scendere in strada \u2013 con o senza mascherine, a un metro distanza non importava \u2013 quel caff\u00e8 con lui, probabilmente, non sarebbe andata a prenderlo davvero.______<\/p>\n<p>Lecce, 19 aprile 2020<\/p>\n<p>Gli avvenimenti qui raccontati sono di\u00a0 fantasia. Ogni riferimento a fatti o a persone realmente esistenti \u00e8 da ritenersi puramente casuale.______<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Sara Foti Sciavaliere<\/span><\/strong>,\u00a037 anni, giornalista\/blogger, guida\/accompagnatrice turistica, di origini pugliesi, \u00e8 vissuta tra\u00a0Calabria e Sicilia, ma ha deciso di mettere radici in Salento.\u00a0 \u201cPiacevolissimo, avvincente, intrigante\u201c: \u00e8 stato definito cos\u00ec dalla critica il suo romanzo d\u2019esordio, appena uscito, da pochi giorni, per le Edizioni Il Raggio Verde,\u00a0\u201cLa Sposa del Chiostro\u201c.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000000;\">Giuseppe Puppo<\/span><\/strong>, 62 anni, giornalista di cronaca, attualit\u00e0 e cultura, leccese, ha collaborato a quotidiani e settimanali, ed ha scritto diversi libri di inchieste e approfondimenti, e cinque opere teatrali. Da dieci anni \u00e8 tornato nella sua citt\u00e0 di origine, dove ha fondato il quotidiano leccecronaca.it che dirige.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #0000ff;\">Giuseppe Mauro<\/span><\/strong>, 23 anni, di Galatina, dopo la maturit\u00e0 classica ha intrapreso gli studi di \u201cDesign della Comunicazione\u201d presso il Politecnico di Milano. Nel 2018 pubblica per iQdB Edizioni il suo primo ebook, Onda Type, che si posiziona al primo posto nella classifica Amazon, nella sezione \u201cDesign\u201d. \u00c8 appassionato di cinema e fumetti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/04\/19\/instant-story-un-racconto-scritto-a-quattro-mani-sullattualita-il-tempo-sospeso\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/04\/19\/instant-story-un-racconto-scritto-a-quattro-mani-sullattualita-il-tempo-sospeso\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Sara Foti Sciavaliere\u00a0e\u00a0Giuseppe Puppo______ Illustrazione di\u00a0Giuseppe Mauro______ Era pi\u00f9 di un mese, che il tempo era sospeso, per Francesco detto Checco della 167. 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