{"id":173176,"date":"2020-10-10T15:27:10","date_gmt":"2020-10-10T13:27:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=173176"},"modified":"2020-10-23T09:45:24","modified_gmt":"2020-10-23T07:45:24","slug":"i-leccesi-non-sono-piu-quelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/10\/10\/i-leccesi-non-sono-piu-quelli\/","title":{"rendered":"I LECCESI NON SONO PIU&#8217; QUELLI"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-173197\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/resize-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"525\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/resize-1.jpg 1000w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/resize-1-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/resize-1-768x403.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/>di<strong> Giuseppe Puppo<\/strong>______<\/p>\n<p>Fu per pochi secondi, cinque, sei, sei o sette anni fa, ma la scena dur\u00f2 abbastanza da rimanere impressa nella mia mente in un fermo immagine indelebile.<\/p>\n<p>Ero in macchina, lato passeggero, con una mia amica che stava per ripartire, su viale De Pietro, seguendo la fila che si era mossa nel traffico, quando all&#8217;improvviso avanz\u00f2 un giovane, forse un uomo, comunque un uomo giovane, che attravers\u00f2 di prepotenza in mezzo alla strada proprio davanti a noi.<\/p>\n<p>La mia amica ovviamente fren\u00f2, lui le regal\u00f2 un sorriso. A tutto tondo. Le fece pure un saluto, che non era nemmeno un gesto di scusa, ma di strafottenza ulteriore. Era vestito tutto elegante, a modo suo, pantaloni stretti e camicia gonfia, e prima di allontanarsi, rischiando di essere investito dalle auto che venivano dal senso opposto, ci fece ancora un gesto di allegro commiato, e un ultimo sorriso.<\/p>\n<p>Io, da allora non ho pi\u00f9 visto un Leccese, intendo cos\u00ec, tipico, con quel volto intenso, segnato e scavato in espressioni particolari, con quell&#8217;espressione perennemente in bilico fra eleganza e cafonaggine, con quegli atteggiamenti in un guazzabuglio pressoch\u00e9 inestricabile di menefreghismo e gentilezza, e con quel &#8220;core presciatu&#8221; che batte forte sempre.<\/p>\n<p>Giovani cos\u00ec, uomini cos\u00ec, me li ricordavo solamente fra quelli che vedevo in giro quando io ero ragazzo, mezzo secolo fa.<\/p>\n<p>Un po&#8217; li invidiavo, per le loro capacit\u00e0 comunicative; un po&#8217; volevo imitarli, almeno nei successi sociali che riscuotevano, comunque, almeno ognuno nel proprio &#8216;giro&#8217;; un po&#8217; avevo da imparare da loro, quanto a fascino, sicurezza, spavalderia, brillantezza, capacit\u00e0 comunicative.<\/p>\n<p>Li ho cercati per mezzo secolo, e non li ho pi\u00f9 trovati.<\/p>\n<p>Tranne l&#8217;eccezione di cui ho appena detto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo scorso mese di settembre, una sera sono uscito a guardare le ragazze. Sono andato in centro citt\u00e0, per le strade della movida, a cercare\u00a0 &#8211; per il gusto di vederla solamente, eh?!? Per favore non fate pettegolezzi &#8211; una che mi piacesse. Come mi piacevano in tantissime ai tempi del liceo e dell&#8217;Universit\u00e0. Quei corpi pieni, ma sinuosi, quelle forme marcate, quanto attraenti, ognuna con il suo stile, comunque fosse vestita, quei profumi di lontano, quei retaggi di antichi Messapi e Bizantini acquisiti, quegli occhi neri e il sapor mediorientale, in quei pomeriggi di &#8220;posa&#8221; in via Trinchese di allora.<\/p>\n<p>Niente.\u00a0Ne avessi trovata una che mi colpisse. Ho visto giovani donne, signore e signorine, che sembravano replicanti delle partecipanti ai salotti televisivi di Maria De Filippi; caricature di Chiara Ferragni; volti rifatti e strafatti standard, alla Nicole Minetti.<\/p>\n<p>La met\u00e0 di loro, erano vestite allo stesso modo: abitino corto, nero, o minigonna nera, e stivaletti pesanti ai piedi.<\/p>\n<p>Tornato a casa, prima di andare a dormire, ho acceso la tv, per le ultime notizie dei tg della notte. Quasi subito \u00e8 uscito un servizio filmato da New York, una manifestazione dalle parti di Central Park assai frequentata.<\/p>\n<p>La met\u00e0 delle donne, signore e signorine, riprese in quei minuti,\u00a0erano vestite allo stesso modo: abitino corto, nero, o minigonna nera, e stivaletti pesanti ai piedi.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Poi, uomini e donne leccesi, parlano ormai tutti allo stesso modo: quell&#8217;italiano televisivo senza identit\u00e0. Non scandiscono, non declamano, non sanno pi\u00f9 porgere, alla leccese, le frasi, come avveniva fino a qualche decennio fa, si sta perdendo quella capacit\u00e0 di atteggiarsi, anche nel parlare, che avevano allora. Un lessico famigliare\/territoriale che sta scomparendo. Resiste al massimo la zeta dolce. I termini dialettali, sostituiti dal vocabolario mutuato dall&#8217;inglese internazionale.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Ora, non voglio fare sociologia all&#8217;acqua di ciclamini e politica alla maionese. Di Pier Paolo Pasolini ce n&#8217;\u00e8 gi\u00e0 stato uno e rimarr\u00e0 ineguagliabile. Ma voglio mettere qualche puntino sulle u, voglio testimoniare l&#8217;avvenuto compimento della lucida profezia che a met\u00e0 degli anni Settanta l&#8217;impareggiabile polemista articol\u00f2 in alcuni dei suoi ultimi scritti: la modificazione antropologica degli Italiani.<\/p>\n<p>Certo, un fenomeno che riguarda pi\u00f9 o meno tante zone d&#8217; Italia, ma che in nessun&#8217; altra \u00e8 riuscito\u00a0 meglio &#8211; ahim\u00e8, volevo dire peggio &#8211; che a Lecce citt\u00e0.<\/p>\n<p>La mutazione antropologica \u00e8 avvenuta su un duplice versante, chiaramente visibile per\u00f2 da entrambi: la trasformazione sociale \u00e8 una convergenza parallela a quella somatica.<\/p>\n<p>E&#8217; avvenuta una involuzione di cui hanno dettato tempi e modi la globalizzazione, la speculazione finanziaria, l&#8217;affarismo, il consumismo esasperato, lo sfruttamento delle multinazionali, la devastazione del territorio con i veleni della chimica, degli scarichi industriali, dei rifiuti tossici, con la gran quantit\u00e0 di malattie, fisiche e mentali, che hanno provocato,<\/p>\n<p>Io, questa involuzione regressiva omologante, la\u00a0 vedo nella fisiognomica dei volti, nella postura dei corpi, nella standardizzazione degli atteggiamenti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come la vedo allo stesso modo nelle idee livellate; nelle coscienze manipolate; nel conformismo sostanziale di adesione, sia, politicamente parlando, nel centro sinistra, sia nel centro destra, in un partito unico dominante che accomuna tutti e due gli schieramenti; in un mainstream dalle cinquanta sfumature di grigio e dalle centocinquanta sfumature di squallore.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Il ceto medio a Lecce non esiste pi\u00f9. Rimane qualche salotto buono e qualche loggia massonica, dove si pigliano le decisioni di pochi, pochissimi, a nome e per conto di tutti.<\/p>\n<p>Non esistono pi\u00f9 i valori del ceto medio positivi, quelli di decoro, arte, ingegno, originalit\u00e0, che si trasmettevano per osmosi naturale &#8211; o era l&#8217;inverso? comunque questo era &#8211; a quelli popolari.<\/p>\n<p>Lo scalpellino, l&#8217;artigiano della cartapesta o del ferro battuto, il rappresentante di commercio, il professore, l&#8217;esercente, hanno perso grinta, inventiva e aggressivit\u00e0.<\/p>\n<p>La mobilit\u00e0 sociale, garantita dalla scuola statale, \u00e8 scomparsa.<\/p>\n<p>Il turismo, \u00e8 stata un&#8217;occasione sostanzialmente perduta, risoltasi in speculazioni edilizie e commerciali, a vantaggio di una parte residuale della popolazione, mentre avrebbe dovuto essere un&#8217;occasione per tutti quanti, se solo ci fosse stato un modello di distribuzione originale capace di abbracciare ogni settore sociale. Quel modello poteva e doveva essere il turismo culturale, sotto l&#8217;egida delle vestigia messapiche e romane, e di personalit\u00e0 quali Tito Schipa e Carmelo Bene.<\/p>\n<p>Ma che farci? Se nel frattempo \u00e8 sopravvenuta per questo e per il resto intero la Cernobyl culturale prodotta dalla televisione, anzi, dalle televisioni, cio\u00e8 dai falsi bisogni indotti e dai modelli distorti veicolati.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, i contadini hanno dovuto trascurare il lavoro nei campi, schiacciati dalle nuove logiche commerciali imposte, quelle sopraffattrici della grande distribuzione e dell&#8217;Unione Europea; quelle dei veleni e dei rifiuti, che hanno provocato il nostro triste record che deteniamo qui nel Salento,\u00a0 in assoluto, della desertificazione del territorio.<\/p>\n<p>Poi, hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato Xylella.<\/p>\n<p>Ci teniamo per\u00f2 come fossero preziose, mentre sono mortifere a tal punto da intaccare i feti dei nascituri nei grembi materni, le ceneri di Cerano, le particelle dell&#8217;Ilva, gli impianti di Cavallino, le trivelle nei due mari, le discariche di Burgesi e di chiss\u00e0 quante altre schifezze di cui nemmeno siamo a conoscenza.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Questi modelli imposti da un potere sostanzialmente immutato negli ultimi decenni chiamano\u00a0 indistintamente ad adeguarsi, tutti e subito.<\/p>\n<p>Pena l&#8217;esclusione, l&#8217;emarginazione, l&#8217;abbandono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nelle facce dei contadini di Frigole, dove da bambino mi portavano i miei genitori, a prendere le uova fresche, l&#8217;olio buono, le verdure, io vedevo la felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Quella stessa felicit\u00e0 che vedevo nei volti dei miei coetanei mentre giocavamo con le palline o con le figurine, addentato beati una rosetta con la mortadella.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Adesso, a cominciare ben prima di questa perdurante cos\u00ec detta emergenza sanitaria, a Lecce io vedo solo volti coperti da maschere, soffocare senza Identit\u00e0, senza Appartenenza, senza Comunit\u00e0, senza afflati ideali, senza generosit\u00e0, senza speranza, morire lentamente fra invidia, egoismo, ansia, paura, pressappochismo, onanistico individualismo e miseria intellettuale.______<\/p>\n<p>LA RICERCA nei nostri articoli di ieri e dell&#8217;altro ieri<\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"HsUf3e34dU\"><p><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/10\/08\/lecce-la-citta-della-solitudine-in-memoria\/\">LECCE, LA CITTA&#8217; DELLA SOLITUDINE \/ IN MEMORIA<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/10\/08\/lecce-la-citta-della-solitudine-in-memoria\/embed\/#?secret=HsUf3e34dU\" data-secret=\"HsUf3e34dU\" width=\"500\" height=\"282\" title=\"&#8220;LECCE, LA CITTA&#8217; DELLA SOLITUDINE \/ IN MEMORIA&#8221; &#8212; LecceCronaca.it\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"KhPkKtmOcb\"><p><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/10\/09\/173094\/\">LECCE, LA CITTA&#8217; DELLA SOLITUDINE \/ ANNA<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/10\/09\/173094\/embed\/#?secret=KhPkKtmOcb\" data-secret=\"KhPkKtmOcb\" width=\"500\" height=\"282\" title=\"&#8220;LECCE, LA CITTA&#8217; DELLA SOLITUDINE \/ ANNA&#8221; &#8212; LecceCronaca.it\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/10\/10\/i-leccesi-non-sono-piu-quelli\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/10\/10\/i-leccesi-non-sono-piu-quelli\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giuseppe Puppo______ Fu per pochi secondi, cinque, sei, sei o sette anni fa, ma la scena dur\u00f2 abbastanza da rimanere impressa nella mia mente in un fermo immagine indelebile. 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