{"id":174165,"date":"2020-11-01T12:03:45","date_gmt":"2020-11-01T11:03:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=174165"},"modified":"2020-11-01T12:04:12","modified_gmt":"2020-11-01T11:04:12","slug":"come-si-dice-lockdown-in-francese-la-prima-notte-di-confinement-raccontata-a-leccecronaca-it-da-una-giovane-poetessa-salentina-che-vive-e-lavora-a-parigi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/11\/01\/come-si-dice-lockdown-in-francese-la-prima-notte-di-confinement-raccontata-a-leccecronaca-it-da-una-giovane-poetessa-salentina-che-vive-e-lavora-a-parigi\/","title":{"rendered":"COME SI DICE LOCKDOWN IN FRANCESE? LA PRIMA NOTTE DI CONFINEMENT RACCONTATA A leccecronaca.it DA UNA GIOVANE POETESSA SALENTINA CHE VIVE E LAVORA A PARIGI"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-large wp-image-174166\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/foto-confinement-1-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"1024\" \/>di <strong>Mariangela Rosato<\/strong>______<\/p>\n<p>Sono le 20.30 di un gioved\u00ec di fine ottobre a Parigi. Sono nella metro, mi manca ancora una stazione per arrivare a casa. La mia destinazione \u00e8 Jules Joffrin vicino Montmartre.<\/p>\n<p>La gente nei vagoni parla al telefono, gli sguardi si scontrano per poi ritornare a guardare per terra.<\/p>\n<p>Le mascherine ci coprono i volti e non riusciamo a capire se si ride, se si piange, se si nascondono follie di massacri.<\/p>\n<p>Mi alzo e vado vicino alla porta del vagone, mi allungo la manica del maglione sulla mano per non toccare le superfici, faccio forza sul braccio e alzo la maniglia. Si corre veloce verso l\u2019uscita, alcuni si spingono altri non riescono a seguire il ritmo perch\u00e9 hanno nelle mani i sacchi della spesa e si portano avanti a fatica. Oddio, non riesco a mantenere la distanza di sicurezza, ma vado veloce per allontanarmi quanto prima possibile da quella calca.<\/p>\n<p>Sono quasi fuori e tiro un respiro di sollievo lasciandomi dietro il rischio della contagione. Intanto apro la borsa, esco fuori l\u2019amuchina e lascio che la frescura di quel gel miracoloso comprato nel bazar sotto casa solo qualche giorno prima- quando la paura del contagio ha iniziato a riprendere anche me- mi sanifichi dal batterio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cNon, merci\u201d rispondo alla ragazza che fuori della metro cerca di darmi il volantino di un ristorante, non ci sar\u00e0 pi\u00f9 nessun ristorante per il momento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019unica cosa che voglio fare \u00e8 tornare a casa prima che arrivino le 21 e scatti il coprifuoco. Qualcosa mi fa sussultare, il rumore dei clacson \u00e8 assordante come mai prima d\u2019ora.<\/p>\n<p>Sento la gente che urla \u201cAllez allez\u201d, i suoni sono stridenti tanto da farmi incrinare la testa e tapparmi le orecchie per non sentirli. Mi volto, non avevo mai visto a Parigi qualcosa di simile. Le macchine sono ovunque ed ognuno di loro clacsona prima uno e poi l\u2019altro e poi l\u2019altro ancora.<\/p>\n<p>Una lunga fila di macchine prende tutta la grande Rue Ordener, non si capisce dove ci sia la fine. Si vedono solo tante luci e si sentono solo tanti rumori che mi rimbombano nella testa.<\/p>\n<p>Non riesco ad attraversare, troppe macchine tutte intorno stanno ostruendoci il passaggio a me e a tutta quella gente sconosciuta che \u00e8 uscita dalla metro. Ci scambiamo degli sguardi per cercare qualcuno che ci possa dire che bordel stia succedendo in questa citt\u00e0. Il semaforo \u00e8 verde, ma tutte le macchine attaccate una all\u2019altra hanno coperto le strisce pedonali, l\u2019unica cosa che posso fare \u00e8 passare tra le macchine. Intanto tutti continuano a clacsonare e qualcuno beve ancora, seduto ai tavolini del bar, l\u2019ultimo sorso di libert\u00e0 con rassegnazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono finalmente a casa, apro la finestra per vedere cosa stia succedendo ed accendo la radio. Sento dire che chilometri e chilometri di traffico intasano le strade di Parigi.<\/p>\n<p>La gente sta scappando da questa citt\u00e0. La gente va nelle proprie case di campagna a godersi questo nuovo confinement in cui potranno di nuovo immergersi nella natura, dopo il primo, e riscoprire il contatto con la terra che avevano perduto o che, con molta probabilit\u00e0, mai hanno avuto n\u00e9 mai conosciuto perch\u00e9 sempre l\u00ec a vivere la ricchezza di Parigi.<\/p>\n<p>Quella gente scappa e lascia invece noi altri qui in case piccole da cui, scoccate le 21 di questa sera, potremo uscire solo per raggiungere il nostro luogo di lavoro portando con noi uno strano documento che ci permetter\u00e0\u00a0 di essere liberi negli uffici, con le mascherine che ci coprono il volto e con i gel accanto alle postazioni.<\/p>\n<p>Un documento che ci render\u00e0 liberi di passeggiare per le vie anche se solo per un\u2019ora e non oltre il raggio di un km dal nostro domicilio e render\u00e0 i bambini liberi di andare a scuola e i genitori liberi di fare smartworking nelle loro case.<\/p>\n<p>I minuti stanno scadendo: sono le 20.50.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prima di sentire il discorso del Presidente ieri sera ero irrequieta. Scrivevo e guardavo l\u2019orario del telefono in modo quasi compulsivo aspettando di conoscere quanto prima la nuova realt\u00e0 che ci aspettava. Nei giorni precedenti qualcuno diceva che ci sarebbe stata una riduzione delle ore del couvre-feu, altri, invece, facendoci paura, che le restrizioni sarebbero state pi\u00f9 severe.<\/p>\n<p>Eppure, non tutti gli abitanti della citt\u00e0 ci credevano. Continuavano a vivere, andando nei caff\u00e8, nei cinema, guardando gli spettacoli al teatro, passeggiando liberamente per le vie.<\/p>\n<p>Era da tempo che la citt\u00e0 non era pi\u00f9 come prima quando l\u2019affollarsi nelle lignee della metro e il correre come razzi a Gare du Nord era immagine quotidiana. La paura echeggiava impadronendosi giorno dopo giorno dei nostri corpi e intanto la fila d\u2019attesa fuori al laboratorio, sotto il mio palazzo, dove farsi testare si faceva sempre pi\u00f9 lunga.<\/p>\n<p>I minuti stanno scadendo. Sono sempre affacciata alla finestra e riguardo il telefono, sono le 20.55.<\/p>\n<p>Ci sembra di essere andati indietro nel tempo quando Macron parlava di essere in guerra con un nemico invisibile. Questo termine ci spaventava rendendoci sempre pi\u00f9 turbati, sempre pi\u00f9 nascosti nelle nostre case. Ogni giorno si aprivano le finestre di sera alle otto, si applaudiva cercando di memorizzare i visi, anche se da lontano, degli altri abitanti di Parigi rinchiusi cos\u00ec come noi. Ogni volta, dopo gli applausi, ci salutavamo dandoci appuntamento al giorno dopo alla stessa ora per ascoltare le canzoni dei nostri vicini che non conoscevamo e che, in quel momento, mi sembravano essere diventati fratelli.<\/p>\n<p>Sono sempre affacciata alla finestra, guardo il telefono: sono le 21, il nuovo confinement \u00e8 iniziato. Eppure le macchine continuano a clacsonare, la gente non \u00e8 riuscita ancora a scappare da Parigi. Sembra che la citt\u00e0 voglia svuotarsi. Noi, invece, rimaniamo qui nelle case a vivere una nuova realt\u00e0 dove, questa volta, nessuno canta pi\u00f9.<\/p>\n<p>Sono le 8 del mattino, suona la sveglia. Apro le finestre, le strade sono vuote, il silenzio invade il quartiere e il giorno assomiglia alla notte. Parigi ha spento le luci.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-large wp-image-174167\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/foto-confinement-2-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/11\/01\/come-si-dice-lockdown-in-francese-la-prima-notte-di-confinement-raccontata-a-leccecronaca-it-da-una-giovane-poetessa-salentina-che-vive-e-lavora-a-parigi\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/11\/01\/come-si-dice-lockdown-in-francese-la-prima-notte-di-confinement-raccontata-a-leccecronaca-it-da-una-giovane-poetessa-salentina-che-vive-e-lavora-a-parigi\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mariangela Rosato______ Sono le 20.30 di un gioved\u00ec di fine ottobre a Parigi. 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