{"id":174494,"date":"2020-11-09T12:07:53","date_gmt":"2020-11-09T11:07:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=174494"},"modified":"2020-11-09T12:07:53","modified_gmt":"2020-11-09T11:07:53","slug":"la-storia-il-pugliese-che-parlava-il-dialetto-di-asti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/11\/09\/la-storia-il-pugliese-che-parlava-il-dialetto-di-asti\/","title":{"rendered":"LA STORIA \/ IL PUGLIESE CHE PARLAVA IL DIALETTO DI ASTI"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-174495\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/robu.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/robu.jpg 600w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/robu-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/robu-400x300.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/>di <strong>Elena Vada<\/strong>______<\/p>\n<p>Vivo, a Torino, accanto ad un quartiere popolato da emigranti meridionali, quelli giunti, negli anni Sessanta, con la &#8220;valigia di cartone&#8221;, come si soleva dire un tempo.<\/p>\n<p>Sono, ormai, quasi tutti in pensione, per raggiunti limiti d&#8217;et\u00e0 e fatica.\u00a0La valigia di cartone, non \u00e8 stata gettata.<br \/>\n\u00c8 riposta su di un armadio, o sotto il letto. I vecchi, (scusate, se prediligo le denominazioni autentiche, agli eufemismi) non amano buttare via, ma, piuttosto, conservare, perch\u00e9 (stip ca truov) &#8220;Tutto, pu\u00f2 tornare utile, un\u00a0domani, nella vita!&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Quella&#8221; valigia, non \u00e8 vuota, bens\u00ec, colma di cose, accuratamente conservate, che ricordano il passato.\u00a0 L&#8217;ho vista.<\/p>\n<p>Ci sono: uno scialletto fatto ai ferri;\u00a0 il coprifasce da Battesimo, del primo figlio, passato, poi, a tutti i nascituri della famiglia; una bomboniera, con confetti tarlati; un ventaglio.<\/p>\n<p>Lettere manoscritte, fotografie, cartoline, immaginette di chiss\u00e0 quali, Santi e Madonne, tutto legato, con un vecchio cordino, di pasticceria.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 pure una medaglietta che, viene guardata, baciata e riposta, con un sospiro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nell&#8217;agglomerato urbano, di cui vi parlo, il Lingotto (cos\u00ec si chiama il rione) la comunit\u00e0 pi\u00f9 nutrita, popolosa, \u00e8 quella pugliese.<br \/>\nLa Puglia \u00e8 una regione vasta, con numerose province, quindi non si pu\u00f2 generalizzare, su carattere, usi, costumi, abitudini, della gente, originaria, di quella terra.<br \/>\nPer\u00f2, frequentandola, si evince, una caratteristica, abbastanza comune a tutti e che li differenzia, da altri meridionali: la riservatezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non eccedono nelle manifestazioni di festa, gioia, allegria e nemmeno tristezza.<br \/>\nSono misuratamente espansivi e non concedono, facilmente, confidenza, n\u00e9, tantomeno, amicizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vi racconter\u00f2 di Peppe, pugliese di &#8230; con il quale,\u00a0 dopo un anno di &#8220;Buongiorno e Buonasera&#8221; e poco pi\u00f9, scambiati per le scale di condominio, sono diventata &#8220;quasi&#8221; amica.<\/p>\n<p>La sua storia? Quella di tanti emigranti meridionali: lavoro duro, fatica per ambientarsi e portare avanti la famiglia numerosa, in una Torino, citt\u00e0 strana, da capire.<\/p>\n<p>Peppe, lavorava nella Raccolta Rifiuti, Nettezza Urbana. Insomma, faceva il &#8220;monnezzaro&#8221;, quando non esistevano i bidoni della spazzatura, bens\u00ec una botola, comune a tutti i piani del condominio, dove si gettava il pattume.<br \/>\nMisto, ovviamente!<br \/>\nCominciava alle cinque del mattino, raccogliendo immondizia, con la pala, gettandola, poi, sul camion, che la portava in discarica.<br \/>\nHa tanti aneddoti esilaranti, da raccontare.<br \/>\nAd esempio, non parlando bene l&#8217;italiano, per rendersi gradito e ben accetto, si fingeva Astigiano e bofonchiava quattro o cinque parole, imparate a memoria, in stretto piemontese, causandosi situazioni, alquanto, imbarazzanti.<\/p>\n<p>Le madamin (signore, in piemontese) nei palazzi, gli offrivano, spesso, un bicchiere di vino, e l&#8217;occasione di lavoretti extra, retribuiti: spostare mobili, piccole opere di muratura, imbiancatura, e simili &#8230;<br \/>\n(Quella &#8220;strizzatina d&#8217; occhio&#8221;, che vuol dire?).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Peppe ha, circa, novant&#8217;anni, ma sa rendere i suoi racconti, davvero, suggestivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sempre per arrotondare e portare a casa, qualche lira in pi\u00f9, ha fatto, pure, la maschera, nei cinema, di sera.<br \/>\nDoveva, anche, cambiare la bobina, ad ogni fine atto (spesso si addormentava, per la stanchezza, facendo urlare tutta la sala) e a proiezione, terminata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il film, che ha visto, pi\u00f9 volte, in assoluto, \u00e8: &#8220;Rocco e i suoi fratelli&#8221; (drammatico,1960)<br \/>\nLo sa a memoria, compresi i titoli di testa e di coda.<br \/>\nQuando ci incontriamo, ricomincia a raccontarlo, da principio, citando interpreti,\u00a0 storia, episodi.<br \/>\nSiete pronti?<br \/>\nProtagonista: Alan Delon &#8211; Rocco (nella foto)<br \/>\nClaudia Cardinale &#8211; Renato Salvatori<br \/>\nRegia: Luchino Visconti.<br \/>\nMusiche: Nino Rota<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8230;Dove scappate?\u00a0Vi narro la trama del primo tempo&#8230; almeno&#8230;Sono &#8220;solo&#8221; due ore e cinquanta minuti di proiezione e molti cambi bobina&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I figli di Peppe, tutti sistemati laureati (come dice lui), non hanno tempo di riascoltarlo, per l&#8217;ennesima volta.<\/p>\n<p>&#8230; per Natale, forse, mi avr\u00e0 finito di raccontare, tutto il film&#8230; nonostante la mascherina ed il distanziamento&#8230; per il Covid&#8230;<\/p>\n<p>Ve lo far\u00f2 sapere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questi pugliesi&#8230; che gente!<br \/>\nChapeau!!!<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/11\/09\/la-storia-il-pugliese-che-parlava-il-dialetto-di-asti\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2020\/11\/09\/la-storia-il-pugliese-che-parlava-il-dialetto-di-asti\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Elena Vada______ Vivo, a Torino, accanto ad un quartiere popolato da emigranti meridionali, quelli giunti, negli anni Sessanta, con la &#8220;valigia di cartone&#8221;, come si soleva dire un tempo. 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