{"id":178470,"date":"2021-02-03T00:02:28","date_gmt":"2021-02-02T23:02:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=178470"},"modified":"2021-02-02T16:58:51","modified_gmt":"2021-02-02T15:58:51","slug":"in-mostra-gli-scavi-archeologici-dellunisalento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2021\/02\/03\/in-mostra-gli-scavi-archeologici-dellunisalento\/","title":{"rendered":"IN  MOSTRA GLI SCAVI ARCHEOLOGICI DELL&#8217;UNISALENTO"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-178471\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/scaviUniSalento_CastelloCarloV_Lecce.jpg\" alt=\"\" width=\"1476\" height=\"2953\" \/>Riceviamo e volentieri pubblichiamo. L\u2019ufficio comunicazione dell\u2019Universit\u00e0 del Salento ci manda il seguente comunicato_______<\/p>\n<p>\u201cSCAVI D\u2019ATENEO\u201d: ONLINE LA MOSTRA SULLE CAMPAGNE DI SCAVO ARCHEOLOGICO IN ITALIA E ALL\u2019ESTERO DELL\u2019UNIVERSIT\u00c0 DEL SALENTO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019Universit\u00e0 del Salento\u00a0presenta al pubblico i pi\u00f9 recenti risultati delle campagne di scavo archeologico in Italia e all\u2019estero, pubblicando in anteprima online i contenuti di una mostra che sar\u00e0 allestita a Lecce nei prossimi mesi.<\/p>\n<p>\u00abIl perdurare dell\u2019emergenza sanitaria ha fatto slittare i tempi dell\u2019allestimento di questa mostra, cui teniamo moltissimo\u00bb, spiega il Rettore\u00a0Fabio Pollice, \u00abAttraverso significative immagini e descrizioni sintetiche, desideriamo divulgare i pi\u00f9 recenti risultati degli scavi archeologici d\u2019Ateneo in Italia e all\u2019estero. Sono attivit\u00e0 di cui siamo fieri: per il loro valore scientifico e per ci\u00f2 che rappresentano per il territorio in cui sono effettuati in termini di conoscenza e coscienza storica, per gli instancabili impegno e passione profusi dai nostri ricercatori e dai numerosi studenti che vi vengono coinvolti, e non ultimo perch\u00e9 parte dei \u2013 pur esigui \u2013 fondi che li sostengono vengono dai cittadini attraverso il meccanismo del \u201c5 per mille\u201d. Siamo lieti quindi di anticipare online i contenuti della mostra, nell\u2019attesa di poter organizzare un evento in presenza\u00bb.<\/p>\n<p>I contenuti in italiano e in inglese sono online su<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/unisalento.it\/mostrascavi2021\">https:\/\/unisalento.it\/mostrascavi2021<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le campagne di scavo<\/p>\n<p>Aquinum (Castrocielo, FR)<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici DG-ABAP 14973 &#8211; MiBACT (anni 2019-2021)<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettore di scavo: professor\u00a0Giuseppe Ceraudo<br \/>\nL\u2019area archeologica all\u2019interno della quale si sta operando, di propriet\u00e0 del Comune di Castrocielo (Frosinone), \u00e8 localizzata in localit\u00e0 San Pietro Vetere, a Nord del tracciato dell\u2019Autostrada del Sole e subito a ridosso dell\u2019antica via Latina; occupa una superficie pianeggiante di circa sei ettari, a cui va aggiunta la recentissima acquisizione di una nuova porzione di terreno al cui interno si ergono ancora, dopo venti secoli, i ruderi di due dei principali monumenti della citt\u00e0 romana: il teatro e il cosiddetto tempio di Diana. Negli anni la progressione delle attivit\u00e0 di scavo ha permesso di raggiungere un\u2019estensione complessiva di circa 10mila mq di strutture antiche portate alla luce e di riconoscere numerosi ambienti caratterizzanti l\u2019imponente edificio termale di carattere pubblico databile a partire dalla fine del I sec. a.C.<br \/>\nRisultati fondamentali per la conoscenza di un settore centrale dell\u2019abitato sono stati quindi conseguiti grazie alle periodiche campagne di scavo. Le ultime ricerche hanno consentito di indagare una nuova zona nel cuore della citt\u00e0 romana, in prossimit\u00e0 del cosiddetto tempio di Diana e delle grandi terme Vecciane (il balneum di Marcus Veccius), un nuovo settore in prossimit\u00e0 delle \u201crovine\u201d ancora emergenti del teatro.<br \/>\nIl \u201cProgetto Ager Aquinas\u201d si distingue per un approccio integrato e multidisciplinare e, nel corso dell\u2019ultimo decennio, ha coinvolto diversi Enti di ricerca e Dipartimenti universitari italiani e stranieri; inoltre, partecipano allo scavo ricercatori, dottorandi, specializzandi e laureandi; lo scavo pertanto si connota anche per la sua peculiare attivit\u00e0 didattica che ne fa attualmente uno dei centri di formazione universitaria sul campo pi\u00f9 frequentati in Italia.<br \/>\nLe attivit\u00e0 di ricerca sono condotte dal Laboratorio di Topografia Antica e Fotogrammetria del Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento a Lecce, in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti e con il sostegno del Comune di Castrocielo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cavallino (LE)<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici DG-ABAP 9748 &#8211; MiBACT (anni 2017-2019)<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettrice di scavo: professoressa\u00a0Grazia Semeraro<br \/>\nA pochi km da Lecce, l\u2019area archeologica di Cavallino conserva i resti di uno dei pi\u00f9 grandi insediamenti messapici di et\u00e0 arcaica (VI sec. a.C.). Ancora visibile in ampi tratti ben riconoscibili nel paesaggio rurale \u00e8 l\u2019imponente circuito di fortificazione realizzato in pietre a secco, lungo pi\u00f9 di tre km. Per la sua importanza, gi\u00e0 prospettata a partire dal XIX secolo nell\u2019opera del duca Sigismondo Castromediano, il sito \u00e8 stato al centro del primo progetto di ricerca archeologica nel Salento avviato dall\u2019allora Universit\u00e0 di Lecce fin dai primi anni Sessanta del secolo scorso. La stretta sinergia con l\u2019Amministrazione Comunale di Cavallino, consolidatasi negli anni successivi, ha portato alla fondazione nel 2003 del Museo Diffuso,\u00a0oggi\u00a0parte del Sistema Museale di Ateneo. Le campagne di scavo, svolte fino al 2014 sotto la direzione del professor Francesco D\u2019Andria, hanno messo in luce molti aspetti importanti della citt\u00e0 arcaica, a partire dall\u2019organizzazione dell\u2019abitato e del suo ruolo dominante nel sistema insediativo messapico. In anni recenti le ricerche hanno continuato a coinvolgere gli allievi dei corsi di Beni Culturali, all\u2019interno del Cantiere scuola, sviluppando la conoscenza dei processi di trasformazione che portano alla nascita della citt\u00e0 arcaica dal precedente villaggio a capanne dell\u2019et\u00e0 del Ferro (VIII sec. a.C.). Abbandonato agli inizi del V sec. a.C. e mai pi\u00f9 occupato, il sito offre infatti la rara opportunit\u00e0 di studiare all\u2019interno di contesti molto ben conservati temi importanti come quelli relativi all\u2019edilizia residenziale, ai sistemi produttivi ed rapporti con il mondo greco, ben attestati nella ricca documentazione archeologica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fabrateria Nova (S. Giovanni Incarico, localit\u00e0 La Civita &#8211; FR)<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici DG-ABAP 14975 &#8211; MiBAC (anno 2019)<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettrice di scavo: professoressa\u00a0Adriana Valchera<br \/>\nLa citt\u00e0 di Fabrateria Nova fu fondata da Roma nel 124 a.C. &#8211; dopo la distruzione della vicina colonia di Fregellae &#8211; su un terrazzo fluviale all\u2019interno di un\u2019ansa del fiume Liri. Dopo gli studi della seconda met\u00e0 del Novecento, le ricerche sono riprese nel 2007 nell\u2019ambito di un accordo tra l\u2019allora Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, Universit\u00e0 del Salento, Universit\u00e0 di Cassino, Deutsches Arch\u00e4ologisches Institut-Rom. L\u2019analisi delle fotografie aeree, la realizzazione della cartografia numerica finalizzata e la ricognizione integrale dell\u2019area della citt\u00e0, a cura del Laboratorio di Topografia antica e Fotogrammetria dell\u2019Universit\u00e0 del Salento, hanno permesso la ricostruzione dell\u2019impianto urbano orientato circa 14\u00b0 ovest, in maniera coerente con l\u2019orografia del pianoro.<br \/>\nDal 2015 al 2019 le indagini si sono concentrate nel settore centrale della citt\u00e0 per verificare alcune tracce visibili nelle foto aeree verticali: sono stati individuati, in corrispondenza dell\u2019incrocio tra strada basolata E-O e strada glareata N-S, due edifici &#8211; forse tabernae &#8211; posizionati ad ovest e ad est della strada glareata. Di entrambi gli edifici, con fondazioni in cementizio e spiccato in blocchi, \u00e8 stata individuata la porzione sud. La ceramica rinvenuta \u00e8 inquadrabile tra I sec. a.C. ed et\u00e0 imperiale; gli strati di abbandono attestano una frequentazione fino al V-VI secolo. Nel 2019 \u00e8 stato messo completamente in luce l\u2019incrocio stradale, notando che anche il tratto terminale della strada glareata \u00e8 pavimentato in basoli. Sotto la strada basolata corre un collettore fognario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lecce, Castello di Carlo V<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici prot. n. DG-ABAP 960 &#8211; MiBACT (anno 2019)<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettore di scavo: professor\u00a0Paul Arthur<br \/>\nL\u2019evoluzione del Castello di Lecce \u00e8\u00a0oggi\u00a0meglio comprensibile grazie agli scavi archeologici realizzati fra il 2016 e il 2019 nella piazza d\u2019armi. Il monumento fu iniziato in et\u00e0 normanna come testimoniano reperti numismatici e ceramici, nonch\u00e9 strutture che dimostrano che l\u2019area originariamente non costituiva uno spazio aperto ma era occupata da edifici. Alcuni muri e piani pavimentali, posteriori al primo potenziamento svevo del Castrum Licii, attestano la prima fase angioina, mentre al XIV secolo rimanda la frequentazione di alcuni ambienti, coevi alle torri Magistra e Mozza delimitanti il primo nucleo dell\u2019attuale castello. L\u2019ultima fase della Contea di Lecce, in particolare sotto Maria D\u2019Enghien, vide un fervore economico e culturale testimoniato anche da suppellettili recanti stemmi familiari. A questi anni risale un sistema idraulico visibile al centro dello scavo che, tramite un canale, collega un pozzo ad una vasca, identificabile forse con il mulino menzionato dalle fonti scritte. La vasca reca numerose incisioni parietali; navi, croci, volti e conteggi.<br \/>\nLa fine del XV secolo segna il grande cambiamento del cortile che, in seguito alle demolizioni operate dai spagnoli, diventa uno spazio aperto in terra battuta. A questo periodo rimanda anche una fornace per campana. Nel XVI secolo, il castello, emblema della grandezza imperiale di Carlo V, venne trasformato, inglobando le strutture pi\u00f9 antiche in un impianto difensivo pi\u00f9 adatto a fronteggiare le armi da fuoco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Melendugno, localit\u00e0 Roca Vecchia (LE)<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici DG-ABAP 15995 &#8211; MiBACT (anno 2019)<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettore di scavo: professor\u00a0Riccardo Guglielmino<br \/>\nLe attivit\u00e0 della campagna 2019 si sono prefisse principalmente lo scopo di riprendere le ricerche archeologiche e antropologiche nella chiesa tardomedievale e nella necropoli messapica e di offrire agli studenti l\u2019opportunit\u00e0 di maturare una fondamentale esperienza nel campo dell\u2019antropologia fisica sotto la direzione di P.F. Fabbri. Le indagini hanno interessato tre settori distinti: la chiesa tardomedievale al centro della penisola (A), l\u2019estremit\u00e0 settentrionale delle fortificazioni protostoriche (B) e un lembo della necropoli messapica posta a Sud della Grotta della Poesia (C). Nell\u2019area della chiesa sono state esplorate due tombe a fossa rivestite e coperte da lastre litiche. La prima (T 90) era priva della copertura e i resti scheletrici umani al suo interno erano completamente sconvolti. La seconda (T 91) era invece intatta e conservava in posto le quattro lastre della copertura. Al suo interno sono stati rinvenuti i resti scheletrici in connessione anatomica di vari individui; presso il lato corto orientale, inoltre, un accumulo di ossa indicava la presenza di deposizioni secondarie o riduzioni.<br \/>\nA sud della Grotta della Poesia Piccola \u00e8 stato completato lo scavo di una tomba (T 19) scavata nella roccia e coperta da lastroni databile alla met\u00e0 ca. del V sec. a.C. La tomba offre una testimonianza rara nel mondo messapico, perch\u00e9 custodiva i resti di due individui inumati simultaneamente, un adulto e un bambino, verosimilmente consanguinei. Sulle mura di fortificazione protostoriche sono state condotte indagini finalizzate ad una ricostruzione pi\u00f9 puntuale delle vicende costruttive del monumento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Muro Leccese (LE)<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici prot. n. DG-ABAP 19294-P &#8211; MiBACT (anno 2019)<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettore di scavo: dottor\u00a0Francesco Meo<br \/>\nLo scavo condotto negli ultimi anni a Muro Leccese sta portando alla luce quello che \u00e8 finora il pi\u00f9 grande edificio residenziale locale di et\u00e0 arcaica (met\u00e0 VI-met\u00e0 V secolo a.C.), costituito da una serie di ambienti che si sviluppano attorno a un grande cortile, su una superficie di circa 1300 mq. L\u2019abitazione \u00e8 al margine di una strada larga cinque metri. L\u2019ambiente principale \u00e8 una sala da banchetto che aveva un piccolo altare in un angolo ed era esternamente decorata con lastre in terracotta con motivo a doppia treccia in rosso e nero. Nella sala \u00e8 stato rinvenuto il set di vasi (crateri, coppe e bicchieri) e la grattugia in bronzo che servivano durante il rituale del banchetto. Alle spalle di questo vano \u00e8 una cucina aperta sul cortile interno. In uno dei suoi muri \u00e8 stato ritrovato un tesoretto di dieci monete in argento coniate a Metaponto, Caulonia, Crotone e Sibari, datate tra fine VI e met\u00e0 V secolo a.C. Dopo l\u2019incendio dell\u2019abitazione, l\u2019area ha continuato a essere occupata e, nel III secolo a.C., \u00e8 stato costruito un muraglione a ortostati che corre parallelo alle mura, a circa 50 metri all\u2019interno, e riutilizza blocchi ed elementi architettonici (stipiti, architravi) dell\u2019abitazione stessa e di altre vicine. Sotto al crollo di questa struttura sono state trovate numerose amigdale (proiettili) in piombo, palle di catapulta e un dardo di balista che testimoniano una violenta battaglia, molto probabilmente legata alla distruzione della citt\u00e0 messapica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nard\u00f2, localit\u00e0 Li Schiavoni (LE)<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici prot. n. DG-ABAP 13765 &#8211; MiBACT (anno 2019)<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettrice di scavo: professoressa Giovanna Cera<\/p>\n<p>Grazie ai proficui rapporti di collaborazione istituiti tra il Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto e il Comune di Nard\u00f2, nel 2016 hanno preso avvio scavi archeologici nel sito di localit\u00e0 Li Schiavoni (Nard\u00f2). Qui, a circa 4 km dalla costa ionica, si trova un piccolo insediamento fortificato, collocato su un pianoro soprelevato favorevole al controllo del territorio. Esteso su una superficie di circa 3 ettari, era dotato di un circuito murario di circa 650 m di lunghezza, difeso sul lato orientale da un fossato, ben visibile sulle immagini aeree. Le indagini archeologiche hanno messo in luce la struttura difensiva, larga 3,5 m, realizzata in blocchi calcarei irregolari di medie e grandi dimensioni. Costruita in epoca arcaica, essa fu in seguito consolidata e ampliata, sia pure in maniera sbrigativa, forse a causa di un imminente pericolo. Di particolare interesse il ritrovamento, a breve distanza dalle mura, di una sepoltura di una fanciulla, contenente alcuni oggetti di corredo, databili tra la fine del VI e la met\u00e0 del V sec. a.C. Nell\u2019area pi\u00f9 interna dell\u2019insediamento, gli scavi hanno evidenziato i resti di un\u2019abitazione, dotata di uno spazio destinato a cucina e a dispensa, con tre focolari, numerosi contenitori per derrate e una cisterna per la raccolta idrica. Non lontano, evidenti resti di sepolture hanno restituito frammenti di vasellame di importazione, indizio dei contatti commerciali che interessarono questo insediamento grazie alla felice posizione, interna, ma non lontana dal litorale ionico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pietravairano, localit\u00e0 Monte San Nicola (CE)<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici DG-ABAP 26677 &#8211; MiBACT (anno 2017)<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettore di scavo: professor\u00a0Gianluca Tagliamonte<br \/>\nTra il 2005 e il 2017 l\u2019Universit\u00e0 del Salento ha condotto campagne di scavo archeologico nell\u2019area del Monte San Nicola (562 m), nei pressi di Pietravairano. Gli scavi hanno evidenziato la presenza di un monumentale complesso santuariale, costituito da un tempio e da un teatro posti in asse, a differenti quote altimetriche. Il santuario fu eretto attorno al 100 a.C., all\u2019interno di un\u2019area circondata in epoca preromana dalle mura poligonali di una fortificazione sannitica. Il tempio \u00e8 collocato sulla sommit\u00e0 del rilievo, al centro di una terrazza artificiale (di circa 21.92 x 22.50 m) che ha regolarizzato il profilo dell\u2019altura e che \u00e8 delimitata da un possente muro in opus incertum di calcare locale. Si tratta di un tempio \u201ctuscanico\u201d (lungo 11.54 m e largo 13.62), a triplice cella, con quattro colonne laterizie in facciata. Il teatro \u00e8 disposto una ventina di metri pi\u00f9 in basso. La gradinata (cavea) \u00e8 ricavata nel pendio naturale e delimitata da muri di contenimento (analemmata) in opus incertum; due ampi passaggi separano le parti alta, media e bassa della cavea, mentre tre scalette dividono le gradinate in quattro cunei. Sono stati scavati anche l\u2019orchestra e l\u2019edificio scenico. Dalla cavea provengono, tra l\u2019altro, parecchi frammenti della decorazione architettonica del soprastante tempio e un paio di repliche di bolli su tegole, in latino, testimonianti l\u2019attivit\u00e0 produttiva della gens degli Aufidii. Tredici sepolture, vuote o con pochissimi oggetti di corredo, documentano l\u2019abbandono e la defunzionalizzazione del complesso teatro-tempio (II sec. d.C.), cos\u00ec come le successive fasi di rioccupazione del sito in et\u00e0 medievale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Poggiardo, localit\u00e0 Vaste (LE)<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici DG-ABAP 9581 &#8211; MiBACT (anni 2017-2019)<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettore di scavo: professor\u00a0Giovanni Mastronuzzi<br \/>\nNel Fondo Giuliano, presso Vaste (Comune di Poggiardo), le indagini archeologiche dell\u2019Universit\u00e0 del Salento sono state avviate gi\u00e0 nel 1991 sotto la direzione di Francesco D\u2019Andria. Nel corso degli anni \u00e8 stato possibile riportare alla luce un esteso complesso paleocristiano che include tre edifici di culto, tra loro sovrapposti, a cui \u00e8 collegato un cimitero rupestre del quale sono state indagate oltre 100 tombe caratterizzate dalla presenza di corredi, con vasi e oggetti di ornamento. La prima chiesa risale al IV secolo e rappresenta uno dei pi\u00f9 antichi edifici di culto cristiano in tutta l\u2019Italia meridionale; l\u2019occupazione si protrae fino al IX secolo. Nell\u2019area sono state individuate anche una fornace, un fronte di cava per l\u2019estrazione della pietra e numerosi manufatti, che sono riconducibili a epoca messapica (VI-III sec. a.C.). Negli ultimi anni alcune campagne di scavo hanno avuto l\u2019obiettivo di indagare l\u2019area circostante gli edifici ecclesiastici al fine di verificare la presenza di strutture ad essi collegati. Nel settore a sud-ovest della chiesa, a causa della morfologia del terreno, gli elementi archeologici si trovano al di sotto di un accumulo di natura alluvionale e colluviale dello spessore di ca. m 1,50 e ci\u00f2 ha fortemente condizionato i tempi delle indagini. Un saggio esteso ca. 100 mq ha permesso di appurare che nel periodo compreso tra la seconda met\u00e0 del VI ed il VII sec. a.C. (chiesa di II fase) si \u00e8 sviluppata un\u2019occupazione di tipo abitativo e\/o di servizio. \u00c8 stato identificato un grande vano contenente un focolare con banchina e buca di scarico, probabilmente funzionali alla preparazione ed alla cottura di cibi. A ovest dello stesso ambiente \u00e8 stata riconosciuta una trincea con funzione di canale di scolo delle acque meteoriche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vernole, frazione Acquarica di Lecce, loc. Pozzo Seccato (LE)<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici DG-ABAP 12099 &#8211; MiBACT (anni 2017-2019)<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettrice di scavo: professoressa\u00a0Katia Mannino<br \/>\nAd Acquarica di Lecce (Vernole), in localit\u00e0 Pozzo Seccato, \u00e8 stata scoperta una masseria fortificata di pianta quadrangolare (m 72 x 65), la cui fase pi\u00f9 antica di edificazione risale all\u2019et\u00e0 messapica (fine del IV sec. a.C.). La masseria \u00e8 circondata da un muro di fortificazione &#8211; che racchiude una superficie di circa mezzo ettaro &#8211; largo poco meno di 4 metri, realizzato in pietre a secco e foderato all\u2019esterno da grandi blocchi di calcare squadrati. All\u2019interno della cortina muraria \u00e8 un edificio residenziale (A) con ambienti adibiti alla vita quotidiana (sala per il ricevimento, cucina, dispensa) e vani dedicati a produzioni artigianali. Nella parte centrale l\u2019edificio presentava una torre a due piani (D) che permetteva di osservare il territorio circostante fino al mare, lontano meno di cinque chilometri. Un grande vano (B), lungo m 16 e largo circa otto, fungeva da granaio per la conservazione delle derrate agricole. A Sud del granaio \u00e8 stata individuata una stalla (C). Alla prima et\u00e0 imperiale risalgono i resti di un piccolo ambiente quadrangolare di incerta funzione (E). La masseria, edificata fra l\u2019et\u00e0 messapica e la prima et\u00e0 imperiale, \u00e8 abbandonata durante la piena et\u00e0 imperiale. L\u2019insediamento antico \u00e8 immerso in un paesaggio rurale che conserva integri i suoi caratteri originali (muri a secco, pagghiare [costruzioni in pietra a secco], aie, uliveti, strittule [tratturi di campagna]), che formano il tessuto in cui la Comunit\u00e0 locale ha vissuto fino a pochi decenni fa. Su tutto domina la pietra che emerge dal terreno sotto forma di roccia affiorante e che il lavoro di generazioni di contadini ha regolarizzato fino a formare un disegno che pervade il territorio. Nel 2017-2018 le ricerche hanno interessato un edificio (G) individuato nei pressi della torre (D). L\u2019edificio (G), rettangolare e con orientamento Est-Ovest, \u00e8 riferibile alla fase messapica dell\u2019insediamento (III sec. a.C.). Lo scavo delle strutture murarie e dei livelli di frequentazione &#8211; solo in minima parte conservati &#8211; non ha restituito elementi utili a precisare l\u2019estensione e la funzione dell\u2019edificio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Santuario di Tas Sil\u0121 (Malta)<br \/>\nMissione Archeologica a Malta in collaborazione con la Soprintendenza al Patrimonio Culturale del Governo Maltese e con Heritage Malta. Missione accreditata presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale<br \/>\nDirettrice Unit\u00e0 di ricerca del Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento: professoressa\u00a0Grazia Semeraro<br \/>\nNell\u2019area archeologica di Tas Sil\u0121 si estende un imponente complesso di edifici, unico nel Mediterraneo per la sua lunga durata di occupazione, dalla preistoria all\u2019et\u00e0 bizantina, che riflette le vicende storiche dell\u2019arcipelago maltese ed il suo ruolo nel Mediterraneo Centrale. Le ricerche della Missione Archeologica Italiana, condotte fra 1963 e 1970, sono riprese a partire dal 1996 consentendo di portare in luce le straordinarie evidenze del santuario di Tas-Sil\u0121. L\u2019Universit\u00e0 del Salento vi partecipa dal 1998 in collaborazione con \u2018Sapienza\u2019 Universit\u00e0 di Roma e Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, Milano. Le ricerche pi\u00f9 recenti hanno consentito di definire la scansione cronologica del sito a partire dal III millennio, quando fu costruito un grande complesso templare megalitico che doveva estendersi in buona parte dell\u2019area. Una delle strutture preistoriche diventa il cuore del santuario, dedicato prima alla divinit\u00e0 fenicia Astarte (dall\u2019VIII sec. a.C.) e poi ad Hera &#8211; Giunone (dal II-I sec. a.C.). A questa ultima fase appartiene una grande opera di ristrutturazione architettonica. Molto densi sono lungo tutto il periodo di vita del santuario i rapporti con le civilt\u00e0 che si avvicendano nell\u2019area mediterranea. L\u2019Universit\u00e0 del Salento \u00e8 impegnata nell\u2019analisi delle attivit\u00e0 rituali che caratterizzano l\u2019et\u00e0 storica, attraverso l\u2019applicazione di metodologie interdisciplinari che spaziano dalle analisi archeometriche a quelle bioarcheologiche, alle elaborazioni grafiche e informatizzate volte a ricostruire l\u2019immagine del santuario nel corso delle numerose trasformazioni che hanno segnato la millenaria storia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Hierapolis di Frigia<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici progetto n. BK022001(2019), T.C. K\u00fclt\u00fcr ve Turizm Bakanl\u0131\u011f\u0131, Ministero della Cultura e del Turismo Turco. Missione accreditata presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettrice di scavo: professoressa\u00a0Grazia Semeraro<br \/>\nLe rovine di Hierapolis (la citt\u00e0 sacra) si conservano in un peculiare contesto naturalistico segnato dal geotermalismo che ha dato origine a uno straordinario paesaggio: bianche \u2018cascate\u2019 di travertino rivestono il terrazzo su cui sorgeva la citt\u00e0 ellenistico romana, inserita dal 1988 nella lista World Heritage dell\u2019UNESCO. La Missione Archeologica Italiana, fondata dal Politecnico di Torino sotto la guida del professor Paolo Verzone e diretta dal 2000 al 2015 dal professor Francesco D\u2019Andria (Universit\u00e0 del Salento), opera nel sito dal 1957. Le ricerche si caratterizzano per l\u2019impianto multidisciplinare e per l\u2019opera di restauro e valorizzazione dei numerosi monumenti appartenenti alle varie fasi di occupazione, dall\u2019et\u00e0 ellenistica al Medioevo. Fra i principali complessi di et\u00e0 romana si annoverano la Porta di Frontino, il santuario di Apollo con il vicino Ploutonion e il teatro, decorato da una splendida frontescena in marmo. Alla fase bizantina risale un nuovo polo monumentale incentrato sul culto dell\u2019Apostolo Filippo, venerato nella chiesa costruita intorno alla sua tomba, recentemente scoperta. Nuove ricerche si sono concentrate sull\u2019archeosismologia, mettendo in luce le soluzioni strutturali utilizzate nell\u2019antichit\u00e0 per fronteggiare il pericolo dei terremoti. Tra i risultati pi\u00f9 importanti vi \u00e8 poi la scoperta, nel 2017, dell\u2019insediamento di et\u00e0 frigia (VIII-VII sec. a.C.) che consente ora di scrivere un nuovo capitolo nella storia dell\u2019insediamento. La Missione \u00e8 costituita da sette Atenei Italiani: Universit\u00e0 del Salento (direzione), Firenze, Padova, Pisa, Roma &#8211; Sapienza, Messina, Politecnico di Torino, e dal CNR. Opera in collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 di Pamukkale, il Museo e gli Enti locali della provincia di Denizli. Tofa\u015f (T\u00fcrk Otomobil Fabrikas\u0131) e Vehbi Ko\u00e7 Vakf\u0131, sponsorizzano le operazioni di restauro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mersin-Yumuktepe (Turchia)<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici progetto N. BK023302 (2019) T.C. K\u00fclt\u00fcr ve Turizm Bakanl\u0131\u011f\u0131 &#8211; Ministero della Cultura e del Turismo Turco. Missione accreditata presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettrice di scavo: professoressa\u00a0Isabella Caneva<br \/>\nIl sito rappresenta una cerniera culturale, economica e politica tra Est e Ovest, attiva nel Mediterraneo in un arco temporale plurimillenario, tra 7000 a.C. e 1300 AD. In considerazione dell\u2019eccezionalit\u00e0 di questa stratificazione, gi\u00e0 messa in luce da scavi britannici negli anni 1936-1947, le indagini sono riprese con metodologie moderne a partire dal 1993. I nuovi scavi hanno messo in luce rilevanti aspetti evolutivi nella tecnologia, nei sistemi economici e nell\u2019organizzazione della societ\u00e0, realizzati nel sito alle soglie della trasmissione del Neolitico all\u2019Europa e nelle fasi successive. Nella sequenza preistorica, la struttura dei villaggi mostra un precocissimo avvio del processo di stratificazione della societ\u00e0, accompagnato dai primi esperimenti di fusione del rame gi\u00e0 dal 5000 a.C. Questo primato tecnologico favor\u00ec l\u2019avvio di scambi commerciali del sito con tutto il Mediterraneo, ma anche l\u2019aprirsi di devastanti conflitti che finirono per trasformarlo in una cittadella fortificata. Yumuktepe fu rilevante centro dell\u2019impero ittita nel II millennio a.C., e fiorente centro commerciale in contatto col mondo greco e miceneo nel I millennio a.C. Piccolo villaggio in et\u00e0 romana, torn\u00f2 ad essere una importante cittadella, con una chiesa e un ampio abitato rurale, in et\u00e0 bizantina. Nel XIV sec. la collina, troppo piccola per le nuove esigenze urbane, si trasform\u00f2 in area funeraria, mentre l\u2019abitato si allargava ai suoi piedi, dando origine alla citt\u00e0 di Mersin.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dime es-Seba\/Soknopaiou Nesos, El-Fayyum (Egitto)<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici &#8211; Ministero Egiziano del Turismo e delle Antichit\u00e0. Missione accreditata presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Studi Umanistici dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettori di scavo: professor\u00a0Mario Capasso, professoressa\u00a0Paola Davoli<br \/>\nIl \u201cSoknopaiou Nesos Project\u201d lavora dal 2004 nell\u2019antico insediamento noto in greco come Soknopaiou Nesos e in egiziano come Ta-mayt-en-Sobek-neb-Pay (\u201cL\u2019Isola del dio Sobek signore dell\u2019isola\u201d), situato nel Fayyum, a nord del lago Qarun. Le rovine (660 x 350 m) formano una collina stratificata alta una decina di metri, formatasi con il sovrapporsi di livelli abitativi dal III s. a.C. (epoca tolemaica) fino alla met\u00e0 del III s. d.C. (epoca romana). La sabbia del deserto che circonda il sito ha ricoperto le strutture e quanto contenevano preservandole piuttosto bene. Il clima arido ha contribuito alla conservazione di migliaia di papiri in greco e in demotico. La piccola citt\u00e0 aveva funzioni religiose legate al culto del dio coccodrillo Soknopaios, creatore dell\u2019Universo e dispensatore di oracoli. Un grande tempio interamente conservato e una via processionale dominano l\u2019area archeologica. Oltre al rilievo topografico delle strutture visibili, la Missione leccese sta documentando il sito con tecniche 3D. Lo scavo archeologico ha posto in luce il tempio del dio Soknopaios, costruito in blocchi di calcare, e il suo contra-temple, ovvero un santuario aperto al pubblico, qui particolarmente monumentale, dotato di 12 colonne con capitelli egizi compositi. Tra gli oggetti rinvenuti (papiri, frammenti di ceramica, scritti, statue, iscrizioni, mobili, armi) vi \u00e8 un eccezionale modello architettonico in pietra e in scala 1:12 del contra-temple, che era stato conservato all\u2019interno del tempio. Un plastico del sito archeologico, realizzato da G. Manisco, grazie alla sponsorizzazione di L. Trombi, \u00e8 esposto nel Museo Papirologico dell\u2019Universit\u00e0 del Salento, in una mostra permanente dedicata agli scavi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Shahr-i Sokhta, Sistan-va-Baluchistan, Repubblica Islamica dell\u2019Iran<br \/>\nConcessione di ricerche e scavi archeologici del Research Institute of Cultural Heritage and Tourism of the Islamic Republic of Iran &#8211; (anni 2016-2021)<br \/>\nConcessionario: Dipartimento di Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 del Salento<br \/>\nDirettore di scavo: dottor\u00a0Enrico Ascalone<br \/>\nUn nuovo progetto internazionale \u00e8 iniziato nel 2017 a Shahr-i Sokhta, sito di ca. 200 ettari inserito nella lista World Heritage dell\u2019UNESCO, che sorge nell\u2019attuale provincia del Sistan, in Iran orientale. Le ricerche di scavo, affiancate da studi topografici, geo-fisici, paleo-ambientali, paleo-botanici, archeo-zoologici, demografici e antropologici, si sono concentrate presso l\u2019Area 33, permettendo di identificare 4 fasi strutturali che coprono un periodo circoscritto tra il 3000 e il 2450 a.C.<br \/>\nFase 1: SiS III: 4\/3 \u2013 2600-2450 a.C. La fase pi\u00f9 tarda \u00e8 rappresentata da un complesso (Edificio 33) particolarmente significativo per la sua articolata settorializzazione funzionale. Dal suo interno provengono 37 vasi in alabastro e numerose perle in lapislazzuli e corniola.<br \/>\nFase 2: SiS III:5b\/4 &#8211; 2650-2600 a.C. La fase 2 \u00e8 conosciuta in aree di occupazione che persistono sulle vecchie strutture. Numerose sono le fornaci identificate destinate alla lavorazione del bronzo.<br \/>\nFase 3: SiS II:5a \u2013 2850-2650 a.C. Questa fase \u00e8 conosciuta dalla presenza di un edificio (Casa delle Corti), leggermente rettangolare, al cui interno furono rinvenute centinaia di cretulae, impronte di sigillo e sigilli in pietra.<br \/>\nFase 4: SiS II:6 \u2013 3000-2850 a.C. A causa delle sovra-esistenti strutture della fase 3, questo periodo non \u00e8 indagato nella sua interezza, sebbene abbia permesso di identificare due maggiori complessi architettonici (Casa dell\u2019Architettoed Edificio Orientale). Presso la cosiddetta Casa dell\u2019Architetto 103 straordinarie proto-tavolette con annotazioni contabili sono state rinvenute.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2021\/02\/03\/in-mostra-gli-scavi-archeologici-dellunisalento\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2021\/02\/03\/in-mostra-gli-scavi-archeologici-dellunisalento\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riceviamo e volentieri pubblichiamo. 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