{"id":190796,"date":"2021-11-10T19:42:34","date_gmt":"2021-11-10T18:42:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=190796"},"modified":"2021-11-10T20:10:59","modified_gmt":"2021-11-10T19:10:59","slug":"poi-ci-lamentiamo-solo-a-parole-del-fatto-che-i-nostri-giovani-talenti-vadano-a-vivere-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2021\/11\/10\/poi-ci-lamentiamo-solo-a-parole-del-fatto-che-i-nostri-giovani-talenti-vadano-a-vivere-allestero\/","title":{"rendered":"POI CI LAMENTIAMO &#8211; SOLO A PAROLE &#8211; DEL FATTO CHE I NOSTRI GIOVANI TALENTI VADANO A VIVERE ALL&#8217;ESTERO&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-190797\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/122792075_634964357170146_5659365931819796623_n.jpg\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"1200\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/122792075_634964357170146_5659365931819796623_n.jpg 1600w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/122792075_634964357170146_5659365931819796623_n-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/122792075_634964357170146_5659365931819796623_n-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/122792075_634964357170146_5659365931819796623_n-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/122792075_634964357170146_5659365931819796623_n-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/122792075_634964357170146_5659365931819796623_n-400x300.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/>Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Per\u00a0conto dei Cobas, Comitati di Base Scuola Universit\u00e0 e Ricerca dell&#8217;Universit\u00e0 del Salento\u00a0(nella foto una riunione dello scorso anno), questa sera <strong>Anna Rita Gabellone<\/strong> &#8211; Ricercatrice\u00a0<em>senior\u00a0<\/em>di Storia delle dottrine politiche,\u00a0<strong>Carlo Mignone<\/strong> &#8211; Ricercatore\u00a0<em>senior<\/em>\u00a0di Diritto privato, ed\u00a0<strong>Elisa Rubino<\/strong> &#8211; Ricercatrice\u00a0<em>senior<\/em>\u00a0di Storia della filosofia medievale, che firmano congiuntamente, ci mandano\u00a0il seguente comunicato\u00a0_____<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Disegno di Legge n. 2285, presentato in data 20 ottobre 2021, gi\u00e0 approvato dalla Camera dei Deputati il 15 giugno 2021, regola\u00a0<em>Disposizioni in materia di attivit\u00e0 di ricerca e di reclutamento dei ricercatori nelle universit\u00e0 e negli enti pubblici.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In questi giorni \u00e8 in discussione in Parlamento il\u00a0<strong>Disegno di Legge n. 2285 che\u00a0<\/strong>dovr\u00e0 essere approvato entro dicembre 2021 e che, come \u00e8 noto, sta suscitando un ampio dibattito.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Vogliamo iniziare la nostra analisi da una frase della Ministra Cristina Messa in merito alla proposta di Riforma dell&#8217;Universit\u00e0 che andr\u00e0 a modificare la Legge Gelmini n. 240\/2010: \u00abquesta Riforma \u00e8 un segnale davvero importante\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un punto ci pare fondamentale: la proposta, stando alle intenzioni dichiarate, mira ad inserire nel mondo della ricerca giovani studiosi, accorciando i tempi ed allineandoli alla media europea. Di certo questo obiettivo, se raggiunto, rappresenterebbe una svolta importante, perch\u00e9 il precariato storico, che per anni si \u00e8 fatto carico di attivit\u00e0 fondamentali all&#8217;interno degli atenei italiani senza alcuna tutela, ha trovato una stabile collocazione all&#8217;interno del mondo accademico solo dopo aver compiuto in media 45 anni d&#8217;et\u00e0. Dato che, a maggior ragione se confrontato con il resto del mondo, \u00e8 sconcertante. Ma non \u00e8 tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Nonostante gli ultimi piani straordinari di reclutamento finanziati dal MUR, infatti, molti ricercatori capaci e meritevoli, non pi\u00f9 tanto giovani, hanno dovuto interrompere il loro percorso di ricerca in Italia proprio per il pessimo sistema di reclutamento messo in atto dalla Riforma Gelmini, che ha pensato di arginare il precariato semplicemente fissando un limite massimo a 12 anni. Perci\u00f2 una nuova riforma del sistema universitario e del reclutamento, se intende puntare sui giovani deve prevedere un arco temporale adeguato per l&#8217;ingresso dei nuovi ricercatori e una strategia ben articolata e a lungo termine che non vanifichi l&#8217;investimento di fondi pubblici di ateneo o ministeriali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Purtroppo per\u00f2, da una prima analisi del disegno di legge si direbbe che questo encomiabile obiettivo rimanga disatteso. Per farla breve, un neo-laureato che aspiri a fare ricerca in Italia avrebbe come prospettiva un lungo purgatorio da apprendista stregone. Nell&#8217;ordine: fino a tre anni di borse di ricerca; poi un triennio di dottorato; seguito da un massimo di quattro anni di assegni di ricerca; e, infine, un massimo di altri sette anni di contratto da ricercatore a tempo determinato. Mettendo tutto in fila \u2013 senza fruire di eventuali accelerazioni, ma anche senza incorrere in alcun prevedibile intoppo, non si pensi infatti di avere un figlio (cosa del tutto disdicevole) o alcun tipo di difficolt\u00e0 tanto meno economica \u2013 fanno ben\u00a0<em>diciassette anni<\/em>\u00a0di precariato. Tutti astrattamente ricompresi nella fisiologia del sistema. Dieci dei quali \u2013 giova precisare \u2013 neppure danno luogo a un rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze dell&#8217;universit\u00e0 (ci\u00f2 che, a tacer d&#8217;altro, stabilizza e aggrava un vuoto contributivo gi\u00e0 vertiginoso, che non ha omologhi nelle altre carriere del settore pubblico).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">A parte la questione relativa alla durata in s\u00e9 del percorso, sulla quale vertono numerose proposte di emendamento, volte ora ad accorciare ora a rendere pi\u00f9 flessibili le singole tappe, ci\u00f2 che lascia perplessi \u00e8 la stessa qualit\u00e0 dei rapporti tra universit\u00e0 e studiosi (giovani e meno giovani) che traspare da questo disegno di legge. In tal senso, la volont\u00e0 legislativa non sembra cambiare rotta rispetto alla legge Gelmini, bens\u00ec intende proseguirla fino in fondo e con altri mezzi. L&#8217;idea balzana che vede un promettente neo-laureato, gi\u00e0 nella primissima fase dell\u2019avviamento alla ricerca, dover passare prioritariamente per il coinvolgimento in attivit\u00e0 di ricerca\u00a0\u00absu progetto\u00bb, nell&#8217;ambito di convenzioni\/finanziamenti esterni (cos\u00ec il borsista di ricerca, gi\u00e0 nell&#8217;impianto della Legge Gelmini), non \u00e8 di facile lettura. Dato che la formazione alla ricerca risulta ancora assicurata dal dottorato, sembra lecito attendersi che queste risorse saranno concretamente impiegate per sostenere studenti che si preparano in vista di un concorso di dottorato, oppure lo hanno vinto ma senza borsa di studio: se questo \u00e8, tuttavia, sarebbe opportuno ed anzi doveroso definirne chiaramente regole e limiti, anche al fine di scongiurare distorsioni rispetto alle procedure di selezione dei \u201cnormali\u201d dottorandi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">A parte queste opacit\u00e0, che vanno necessariamente chiarite, simili opzioni non fanno ben sperare sul fronte del cronico sotto-finanziamento della ricerca pubblica e, soprattutto, rappresentano l&#8217;ennesima sterzata del legislatore verso un modello di universit\u00e0 asservita alle logiche del mercato. Mentre nel resto d\u2019Europa si investe\u00a0<em>in primis<\/em>\u00a0sulla ricerca di base, altrove percepita come bene comune, nel nostro Paese non si perde occasione per apparecchiare il sistema di reclutamento, adesso addirittura fin dai primi gradini della carriera, proiettandolo in funzione di interventi di ricerca applicata che spesso si traducono in programmi sporadici e del tutto disorganici, quando non addirittura pretestuosi (nel senso che, stanti le carenze strutturali, inevitabilmente risorse intestate alla ricerca applicata vengono di fatto utilizzate per tappare falle storiche nel sostegno della ricerca\u00a0<em>tout-court<\/em>).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Abbiamo assistito, da ultimo, alla complicata gestazione di alcune risorse PON destinate a finanziare un \u201cplotone\u201d di dottorandi e posti da ricercatore a TD di tipo a), gemellati, sulla falsariga del PNRR, sotto il roboante vessillo della\u00a0\u00abInnovazione\u00bb\u00a0e del\u00a0\u00abGreen\u00bb. Il punto \u00e8 che non si pu\u00f2 finanziare stabilmente la ricerca universitaria, governare a monte i suoi meccanismi di reclutamento, e men che meno indirizzare la formazione dei giovani studiosi che muovono i primi passi nell\u2019Universit\u00e0 con simili retoriche coniate sull&#8217;onda del denaro frusciante e, ci\u00f2 che \u00e8 peggio, sviluppatesi ai margini di \u201cvuoti\u201d e ambiguit\u00e0 che caratterizzano gli assetti istituzionali esistenti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Tantomeno \u00e8 auspicabile che un giovane studioso sia chiamato a legittimare se stesso per il sol fatto di proporre lui dei \u201cpieni\u201d, sempre in forma di soluzioni doverosamente chiare e semplici: misurabili, tangibili, quantificabili, monetizzabili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un altro aspetto che ci sembra meriti attenzione \u00e8 la modifica dell\u2019art. 5 (1-bis):\u00a0\u00abCiascuna Universit\u00e0, nell\u2019ambito della programmazione triennale, vincola risorse corrispondenti ad almeno un terzo degli importi destinati alla stipulazione dei contratti di cui al comma 1, in favore di candidati che per almeno trentasei mesi, anche cumulativamente, abbiano frequentato corsi di Dottorato di ricerca o svolto attivit\u00e0 di ricerca sulla base di formale attribuzione di incarichi, escluse le attivit\u00e0 a titolo gratuito, presso Universit\u00e0 o Istituti di ricerca, italiani o stranieri, diversi da quello che ha emanato il bando\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Fermo restando che ogni professore universitario aspira a confrontarsi con il mondo accademico esterno per migliorare la qualit\u00e0 del proprio lavoro e che la mobilit\u00e0 dei docenti in Italia \u00e8 tra le pi\u00f9 basse al mondo, lasciando spazio al localismo accademico, ci chiediamo se non sia riduttivo puntare alla sola mobilit\u00e0 dei candidati che aspirano al primo gradino della carriera universitaria. Inoltre, riteniamo che forse sarebbe opportuno ridurre i tempi previsti portando a 24 mesi, in luogo di 36, il periodo di ricerca trascorso in altra sede; tenuto altres\u00ec conto del fatto che, nella riforma dei dottorati, attualmente in gestazione, pare sia gi\u00e0 previsto un periodo obbligatorio all&#8217;estero.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Al di l\u00e0 di tutte le puntuali analisi e critiche che il Disegno meriterebbe, e che abbiamo qui parzialmente esposto, a noi sembra che un errore debba indurre a mettere in discussione l&#8217;intero progetto: l&#8217;incapacit\u00e0 del Disegno di Legge in questione di mettere fine al precariato della ricerca, il vero nodo della riforma Gelmini. Un fenomeno reso talmente stabile che oramai nessuno \u2013 politici, associazioni, sindacati \u2013 osa neppure mettere in discussione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Si \u00e8 giunti alla accettazione di un principio che \u00e8 causa di discontinuit\u00e0 nella ricerca, di interruzione anche definitiva della carriera e incertezza nella vita di ogni ricercatore e ricercatrice. Per questa ragione, pur avanzando alcune critiche puntuali, la nostra \u00e8 piuttosto una critica complessiva all&#8217;intero impianto del Disegno di Legge, che per altro ci sembra nato da una limitata condivisione con il mondo accademico, con i precari della ricerca, con soltanto una parte delle organizzazioni sindacali, che evidentemente non hanno saputo cogliere il vero nodo della questione: la precariet\u00e0 del mondo della ricerca.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">A riprova della incapacit\u00e0 di intervenire in un sistema di reclutamento che ha ampiamente dimostrato di non funzionare solleviamo due domande:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">1. Che fine faranno gli ormai \u201cvecchi precari\u201d, esclusi dalla legge Gelmini per questa o quella ragione?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">2. E cosa succeder\u00e0 se l&#8217;Universit\u00e0 si trover\u00e0 di fronte a futuri tagli dei finanziamenti pubblici, cos\u00ec com&#8217;\u00e8 successo in passato?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La storia dovrebbe insegnarci qualcosa, e noi, che quella storia maledetta, scritta dalla legge Gelmini, la conosciamo bene, riteniamo di poter dire che le prossime generazioni saranno costrette ad affrontare una nuova dura lotta per poter fare ricerca.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Ci auguriamo pertanto che il mondo politico, insieme a quello accademico, e a chiunque abbia a cuore il futuro della ricerca e delle nuove generazioni, comprenda che \u00e8 necessario fermarsi e aprire una discussione sul tema.<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2021\/11\/10\/poi-ci-lamentiamo-solo-a-parole-del-fatto-che-i-nostri-giovani-talenti-vadano-a-vivere-allestero\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2021\/11\/10\/poi-ci-lamentiamo-solo-a-parole-del-fatto-che-i-nostri-giovani-talenti-vadano-a-vivere-allestero\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riceviamo e volentieri pubblichiamo. 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