{"id":208366,"date":"2022-12-02T00:02:00","date_gmt":"2022-12-01T23:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=208366"},"modified":"2022-12-08T12:38:26","modified_gmt":"2022-12-08T11:38:26","slug":"come-eravamo-quando-il-calcio-era-bello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2022\/12\/02\/come-eravamo-quando-il-calcio-era-bello\/","title":{"rendered":"COME ERAVAMO \/\u00a0QUANDO IL CALCIO ERA BELLO"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1280\" height=\"800\" class=\"wp-image-208367\" style=\"width: 1200px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/cover.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/cover.jpg 1280w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/cover-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/cover-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/cover-768x480.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Raffaele Polo<\/strong>  ______&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Noi eravamo fortunati, almeno in quel frangente. Perch\u00e9 la succursale del Liceo Classico Palmieri, per le sezioni A e B, era al Collegio Argento, negli stessi locali dove si incontravano anche gli iscritti alla &#8216;Congregazione Mariana&#8217; e dove c&#8217;erano, proprio ai lati dell&#8217;ingresso, i campetti di calcio. <\/p>\n\n\n\n<p>Intendiamoci: a quei tempi si badava solo alla presenza delle porte che, senza reti e infisse sul duro impiantito (non esisteva l&#8217;erbetta e gi\u00e0 era molto se c&#8217;erano le porte con le traverse, naturalmente di dimensioni inferiori a quelle regolamentari) erano una piacevolissima e realistica eccezione agli altri &#8216;campi&#8217; da noi frequentati, dove le porte non c&#8217;erano e dovevamo cercare delle pietre di un certo volume per inventarcele&#8230; <\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, quei campetti erano ambitissimi e, anche se il cancello veniva chiuso al termine dell&#8217;orario scolastico, era un gioco da ragazzi scavalcare il muro e immergersi in quelle partite senza fine, con i giocatori che crescevano mano mano, sino a riempire tutto il terreno di gioco&#8230;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Comandava, naturalmente, chi aveva il pallone. E, a suo insindacabile giudizio, potevi o meno giocare. <\/p>\n\n\n\n<p>La cerimonia, era sempre la stessa. Stavi a guardare i ragazzi che giocavano e poi, alla prima interruzione, chiedevi: \u201cDi chi \u00e8 la palla?\u201d. Il proprietario fingeva indifferenza e poi ti squadrava; \u201cQuanti siti?\u201d diceva. E, se eravamo un gruppetto, proponevamo una &#8216;disfida&#8217;: ovvero tutti i nuovi arrivati contro chi stava gi\u00e0 giocando. Se, invece, era solo uno il richiedente, allora, se voleva giocare, doveva &#8216;andare in porta&#8217;. \u201cMa io non so parare\u201d dicevamo a malavoglia. Ma, pur di giocare, accettavamo quel ruolo temporaneo che avremmo cambiato quasi subito, soprattutto se la nostra squadra stava perdendo. E ci buttavamo tutti dietro la palla, al grido di &#8216;passa, passa!&#8217;, un grido che, ancora adesso, ci riempie di gioia.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, non avevamo magliette o altri indumenti sportivi. Ma riuscivamo lo stesso a riconoscere i nostri temporanei compagni di squadra: l&#8217;unica accortezza erano le scarpe che cercavamo di salvaguardare, soprattutto la domenica. Ma non era facile, c&#8217;era sempre qualcuno che assisteva alla partita dietro la porta; \u201cNon posso giocare. Ho le scarpe nuove\u201d affermava con lo sguardo triste. E noi, con le scarpe impolverate e segnate da mille pallonate, non lo invidiavamo certo&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;erano, poi, le &#8216;disfide&#8217; tra rioni e caseggiati: allora si andava in campetti di periferia (la Merok, la Simca, il campo delle spine) e le distese di campi incolti finivano per diventare campi di calcio, affollati e spesso fonte di litigi. \u201cC&#8217;eravamo prima noi!\u201d dicevamo disperati, quando irrompevano &#8216;i grandi&#8217; che, senza complimenti, ci cacciavano dal terreno di gioco. \u201cAbbande, m\u00f2 sciucamu nui\u201d ci diceva il caporione degli invasori che, impietosito, aggiungeva: \u201cU\u00e8 sciechi in porta?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Pur di giocare, eccoci in porta un&#8217;altra volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornati a casa, sudati e malconci, fingevamo indifferenza e ci tuffavamo sui libri. L&#8217;indomani c&#8217;era lo spauracchio delle interrogazioni.<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2022\/12\/02\/come-eravamo-quando-il-calcio-era-bello\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2022\/12\/02\/come-eravamo-quando-il-calcio-era-bello\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Raffaele Polo ______&nbsp; Noi eravamo fortunati, almeno in quel frangente. Perch\u00e9 la succursale del Liceo Classico Palmieri, per le sezioni A e B, era al Collegio Argento, negli stessi locali dove si incontravano anche gli iscritti alla &#8216;Congregazione Mariana&#8217; e dove c&#8217;erano, proprio ai lati dell&#8217;ingresso, i campetti di calcio. 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