{"id":208792,"date":"2022-12-16T00:02:00","date_gmt":"2022-12-15T23:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=208792"},"modified":"2022-12-12T12:21:04","modified_gmt":"2022-12-12T11:21:04","slug":"come-eravamo-partire-e-un-po-morire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2022\/12\/16\/come-eravamo-partire-e-un-po-morire\/","title":{"rendered":"COME ERAVAMO \/\u00a0PARTIRE E&#8217; UN PO&#8217; MORIRE"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"768\" class=\"wp-image-208793\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/STAZIOBBU.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/STAZIOBBU.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/STAZIOBBU-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/STAZIOBBU-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/STAZIOBBU-400x300.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Raffaele Polo<\/strong> \u00a0______<\/p>\n\n\n\n<p>Poi arrivava il momento che dovevamo partire&#8230; Per vacanza, per lavoro, per concorsi o per il servizio di leva (c&#8217;era, c&#8217;era a quei tempi, eccome! Ed era un periodo che tutti ricordiamo con un misto di nostalgia e\u00a0 fastidio&#8230;)\u00a0\u00a0 E la stazione di Lecce diventava il luogo dove contrastavano sentimenti alternanti: si partiva (partire \u00e8 un po&#8217; morire) oppure si arrivava, e c&#8217;era sempre qualcuno ad attenderti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero che un proverbio coniato non si sa bene da chi, afferma che &#8216;Lecce \u00e8 citt\u00e0 d&#8217;arte, e se ne frega di chi arriva e di chi parte&#8217;, ma la realt\u00e0 dei treni, soprattutto per noi detentori dell&#8217;ultima stazione (in senso geografico e di costa adriatica,,,) \u00e8 sempre stata carica di significato.<\/p>\n\n\n\n<p>Che i bravi salentini hanno tentato ogni volta, ad ogni partenza, di riprogrammare a proprio uso e consumo, imbastendo liturgie che si sono succedute per tempi lunghissimi.<\/p>\n\n\n\n<p>Anzitutto, la ricerca del posto (solo i cittadini e i viaggiatori pi\u00f9 benestanti provvedevano ad una prenotazione) che veniva subito circondato da bagagli e segnali che indicassero che quei posti erano occupati: addirittura, si inviava un parente, almeno un&#8217;ora prima della partenza del convoglio, che occupasse i posti e ne sorvegliasse la esclusiva propriet\u00e0&#8230; Poi, all&#8217;approssimarsi del fischio di partenza, i marciapiedi si riempivano di parenti, amici, conoscenti, una vera folla che formava un brulichio incessante di persone che,poi, alla partenza del treno, rimanevano sulle pensiline, a colloquiare, sostituite subito dai parenti del successivo convoglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena il treno si muoveva, all&#8217;interno degli scompartimenti, esaurita la veloce disposizione dei bagagli, sempre comprensivi di latte, taniche e involucri che celavano soprattutto vino e olio (da portare ai parenti e comunque, non si sa mai&#8230;) avveniva una tradizionale e muta cerimonia: si scartavano pacchetti, si aprivano pentolini e &#8216;stanati&#8217; e si iniziava a mangiare. Con offerte reciproche dei vari alimenti che comprendevano quasi sempre la parmiggiana (con due g), le cicorelle, la focaccia di patate e le immancabili frise. Per i pi\u00f9 piccoli, i panini con prosciutto cotto e Soresina o Galbanino, evitando altro companatico &#8216;perch\u00e8 senn\u00f2 non lo digerisci nel treno&#8217;.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pasto terminava sempre prima di Bari Centrale e, a quel punto, era giocoforza spegnere la luce nello scompartimento, abbassare tutte le tendine e fingere un sonno profondo, per scoraggiare chi saliva sul treno a quella stazione e cercava disperatamente un posto&#8230; Il bello \u00e8 che, anche da Bari, i viaggiatori ripetevano la stessa operazione alimentare e, nel buio dello scompartimento, il fruscio delle carte oleate e il profumo dei generi commestibili dava curiosit\u00e0 al viaggio che sarebbe stato lunghissimo.. A naso, con gli occhi sempre chiusi, riconoscevamo il profumo della focaccia barese, dei panzarotti e della &#8216;sgaliota&#8217; che avevamo assaggiato una volta, esclamando &#8216;Ma \u00e8 polenta!&#8217; e offendendo chi ne decantava il sapore&#8230; Ad ogni stazione, spiando dal finestrino sempre oscurato, si alternavano i manifesti pubblicitari: Charms, Accademia Militare, Con Omsa che gambe, Digestivo Antonetto, Cornetto Algida e si succedevano i cartelli indicatori delle stazioni: Sala d&#8217;aspetto di Prima classe, Sala d&#8217;aspetto di Seconda Classe, Capo Stazione, Polizia Ferroviaria, WC..<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;irrompere della luce del mattino, i finestrini venivano liberati dalla copertura e la meraviglia, ogni volta, ci prendeva; non pi\u00f9 mare e ulivi, ma campagne a vista d&#8217;occhio, alture e alberi mai visti prima. Un altro mondo, insomma, che ci faceva comunque rimpiangere tutto ci\u00f2 che avevamo appena lasciato.<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2022\/12\/16\/come-eravamo-partire-e-un-po-morire\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2022\/12\/16\/come-eravamo-partire-e-un-po-morire\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Raffaele Polo \u00a0______ Poi arrivava il momento che dovevamo partire&#8230; Per vacanza, per lavoro, per concorsi o per il servizio di leva (c&#8217;era, c&#8217;era a quei tempi, eccome! 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