{"id":211746,"date":"2023-02-16T11:53:34","date_gmt":"2023-02-16T10:53:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=211746"},"modified":"2023-02-16T11:55:57","modified_gmt":"2023-02-16T10:55:57","slug":"come-eravamo-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2023\/02\/16\/come-eravamo-3\/","title":{"rendered":"COME ERAVAMO \/\u00a0SAPORE DI MARE"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1600\" height=\"1098\" class=\"wp-image-211747\" style=\"width: 1200px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/sc.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/sc.jpg 1600w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/sc-300x206.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/sc-1024x703.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/sc-768x527.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/sc-1536x1054.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Raffaele Polo<\/strong> &nbsp;______<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, l&#8217;estate andavamo al mare. A San Cataldo, naturalmente: da buoni leccesi disdegnando altre spiagge (Frigole e Torre Chianca vennero alla ribalta solo dagli anni Settanta&#8230;) e suddividendoci nei tradizionali lidi: Mancarella, Prete, il Faro, Turrisi&#8230; <\/p>\n\n\n\n<p>Noi avevamo la cabina 98, erano tutte in muratura, piccole ma funzionali, ti davano anche un paio di sedie di pessima fattura e un tavolino sempre traballante. Ma bastava, eccome, per la nostra &#8216;stagione&#8217; che durava da giugno a settembre. <\/p>\n\n\n\n<p>Al mare ci andavamo con la &#8216;corriera&#8217;, ovvero l&#8217;autobus che faceva il giro della citt\u00e0, prima di imboccare il rettilineo per la marina. Un biglietto costava 50 lire, ma se facevi l&#8217;abbonamento, il costo scendeva a 40 lire. Il servizio autobus durava dalla mattina alle 8 alla sera alle 19 (l&#8217;ultima corsa era affollatissima, perch\u00e9, se la perdevi, come saresti tornato in citt\u00e0?)<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, appena arrivati &#8216;in cabina&#8217; si piantava l&#8217;ombrellone il pi\u00f9 vicino al bagnasciuga e si stava seduti, all&#8217;ombra, giusto per ambientarci un po&#8217;&#8230; Le radioline erano tutte accese e si sentivano i successi lanciati da &#8216;Un disco per l&#8217;estate&#8217;. Se poi volevi ascoltare i tuoi brani preferiti, dovevi spingerti fino alla rotonda (Lido York) dove c&#8217;era il juke book e dove si radunavano tutti i giovani.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bagno si faceva verso le 11, poi c&#8217;erano i preparativi per il pranzo: da casa era stata allestita una consistente scorta di panini con varie imbottiture: con la cotoletta, col pomodoro, con i salumi. Ma il piatto forte era lo &#8216;stanato&#8217; che, custodito sul tavolo nella cabina, riempiva con il suo aroma tutto il locale, spandendosi anche nelle vicinanze. E poich\u00e9 un po&#8217; tutti gli abitanti delle cabine avevano il proprio &#8216;stanato&#8217;, ecco che il mezzogiorno di San Cataldo era un inno alla parmigiana, alla sagna al forno e alla pasta al sugo (rigatoni o penne). Poi, col sole al suo momento pi\u00f9 caldo e la pesantezza del pranzo appena ingurgitato, i pi\u00f9 giovani andavano a giocare a pallone sulla spiaggia o in luoghi appartati, nella boscaglia che era alle spalle della spiaggia. Ancora adesso ricordo il caldo asfissiante che accompagnava i nostri combattimenti dietro il pallone: ma eravamo giovanissimi, e il sole, il caldo, la fatica ci facevano sorridere,<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;era chi, non proprio giovanissimo, si rifugiava sotto l&#8217;ombrellone, per la pennichella tradizionale, mentre le madri provvedevano a pulire le stoviglie e i resti di pentole e piatti usati in cabina. I fidanzati ne approfittavano per &#8216;fare una passeggiata&#8217; sulla riva del mare, mentre le comitive si radunavano sulla sabbia a giocare ai soliti intrattenimenti, sui quali spiccava &#8216;il gioco della bottiglia&#8217;&#8230;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Poi, verso le 16, con il beneplacito delle madri (almeno tre ore dopo mangiato!) c&#8217;era il bagno conclusivo, arrivava il momento pi\u00f9 bello, quando si giocava e si socializzava ma, ahim\u00e8, bisognava affrettarsi per evitare la calca dell&#8217;autobus nelle ore di punta. Cos\u00ec, tristemente, con la musica delle radioline ancora nelle orecchie, tornavamo in citt\u00e0. E cominciavamo a misurare le ore che ci separavamo dall&#8217;indomani, quando saremmo tornati alla nostra cabina, avevamo un mezzo appuntamento con la ragazza della numero 96&#8230;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2023\/02\/16\/come-eravamo-3\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2023\/02\/16\/come-eravamo-3\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Raffaele Polo &nbsp;______ Poi, l&#8217;estate andavamo al mare. 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