{"id":223909,"date":"2023-12-01T00:03:00","date_gmt":"2023-11-30T23:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=223909"},"modified":"2023-12-07T13:57:09","modified_gmt":"2023-12-07T12:57:09","slug":"la-maestra-di-danza-classica-laura-scaringella-si-racconta-a-leccecronaca-it","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2023\/12\/01\/la-maestra-di-danza-classica-laura-scaringella-si-racconta-a-leccecronaca-it\/","title":{"rendered":"LE EMOZIONI DELLA VITA. LA MAESTRA DI DANZA CLASSICA LAURA SCARINGELLA SI RACCONTA A leccecronaca.it"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1080\" height=\"1618\" class=\"wp-image-223910\" style=\"width: 2500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/353454255_745917750867320_7126815113942830867_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/353454255_745917750867320_7126815113942830867_n.jpg 1080w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/353454255_745917750867320_7126815113942830867_n-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/353454255_745917750867320_7126815113942830867_n-684x1024.jpg 684w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/353454255_745917750867320_7126815113942830867_n-768x1151.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/353454255_745917750867320_7126815113942830867_n-1025x1536.jpg 1025w\" sizes=\"(max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" \/>di <strong>Francesco Rodolfo Russo<\/strong> &nbsp;______&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pensiamo che la danza si possa considerare, presso molte popolazioni che vivono ancora allo stato tribale, un linguaggio fondamentale. In queste realt\u00e0 la danza comunica che cosa sta accadendo, che cosa \u00e8 accaduto e che cosa si spera o si teme che accadr\u00e0. Le danze cui accenniamo riguardano i rapporti sessuali, la caccia, la guerra, i cicli stagionali, la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019Antica Grecia abbiamo le prime danze con vere e proprie coreografie, nel Medio Evo la danza assumer\u00e0 significati religiosi mentre nel Rinascimento si svilupper\u00e0 una forma di ballo che prevede schemi e passi precisi. Insomma, superando il Settecento, l\u2019Ottocento (<em>La Sylphide<\/em>, <em>Giselle<\/em>, <em>Il lago dei cigni<\/em> e cos\u00ec via) e il Novecento (<em>Romeo e Giulietta<\/em>, <em>Bolero<\/em>, <em>La dama delle Camelie<\/em>, ecc.) arriviamo alla nostra epoca: che cos\u2019\u00e8 la danza oggi? <strong>Lo chiediamo a Laura Scaringella.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Abbiamo assistito negli anni a un\u2019evoluzione tecnica, sottolineata da un\u2019evoluzione della fisicit\u00e0 e dunque della performance. Oggi purtroppo si \u00e8 perso, quasi del tutto, il senso pi\u00f9 profondo e originario della danza, per enfatizzare gli aspetti tecnici e performativi. In poche parole il rischio \u00e8 di compromettere la dimensione artistica in favore di quella meramente estetica, vincolata a principi teorici che spesso eludono la spinta emotiva e creativa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pensando a un passato non tanto distante da noi, ossia quello prima dell\u2019industria, la grande maggioranza della popolazione (60-90%) viveva sulla e della terra. In quella societ\u00e0 rurale la danza era associata al lavoro &#8211; per esempio quando occorreva rassodare il pavimento in terra battuta delle case o il suolo dell\u2019aia, pestare i semi del lino e cos\u00ec via &#8211; tanto da indurci a pensare che il lavoro e il divertimento non siano in opposizione. \u00c8 cos\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<p><em>La danza ha sempre accompagnato la quotidianit\u00e0 dell\u2019essere umano, non pu\u00f2 essere concepita esclusivamente come una disciplina, ma deve essere vista anche come un mezzo per l\u2019espressione di s\u00e9 e, in quanto tale, sottolinea le emozioni di ogni momento della vita, tanto individuale quanto sociale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Hai iniziato gli studi di danza a Torino presso il centro di Balletto Classico diretto da Dragica Zach, in seguito ti sei specializzata a Lione nella danza moderna e contemporanea. La scelta di volgere lo sguardo su questi altri generi deriva dal desiderio di esplorare o dalla convinzione che con le espressioni pi\u00f9 moderne si possa raggiungere pi\u00f9 facilmente il pubblico con spettacoli a temi contemporanei?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ho sempre avuto la convinzione che un danzatore, come ogni artista, debba spingersi verso l\u2019esplorazione della diversit\u00e0 e della molteplicit\u00e0 delle forme espressive. Pertanto la ricerca e lo studio di diversi stili di danza rispondono a questa necessit\u00e0 di base, per garantire una rappresentazione pi\u00f9 sfaccettata e dunque autentica tanto dei vissuti interiori quanto della realt\u00e0 esistente al di fuori di noi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A suo tempo ebbi modo di incontrare Dragica Zach; la ricordo come un\u2019insegnante severa e so che. Oltre te, altre allieve hanno raggiunto traguardi soddisfacenti. Qual \u00e8 il tuo ricordo e che cosa ritieni di aver appreso da lei?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dragica Zach oltre a essere una grandissima maestra di danza, forse la migliore che io abbia avuto, \u00e8 stata anche maestra di vita. L\u2019ultimo anno prima della sua morte faceva lezione al mattino, poi usciva e andava a fare le terapie per la malattia che la affliggeva, ci lasciava sempre dei dolci sul tavolo. Nel pomeriggio tornava, pallida e stanca, ma ricominciava a insegnare, senza perdere mai il sorriso. Questo per me \u00e8 stato il pi\u00f9 grande insegnamento di forza, amore e tenacia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2019, a quattro anni dal traguardo dei cento anni, chiuse i battenti la scuola fondata da Bella Hutter nel 1923, segnando la fine di un capitolo importante della danza e della storia culturale di Torino. Che cosa offrivano di pi\u00f9 la Francia e il Principato di Monaco che non potevi trovare a Torino, in una scuola come quella fondata dalla danzatrice esule dalla rivoluzione russa?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Senza fare polemiche, preferisco non esprimermi al riguardo. Scelsi la Francia semplicemente perch\u00e9 l\u00ec si studiava davvero, senza compiacimento e sterile presunzione. La Maestra Dragica \u00e8 stata la migliore a Torino. Questo \u00e8 quello che penso, con tutto il rispetto per le altre scuole e per gli altri Maestri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La danza classica \u00e8 sempre stata vista come un\u2019arte per l\u2019\u00e9lite. Che cosa pensi a riguardo?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tornando alla risposta precedente, questo \u00e8 stato uno dei motivi che mi hanno spinta a studiare in Francia. L\u00ec la danza \u00e8 considerata davvero un\u2019arte, non un mero esercizio per esibire un atteggiamento elitario. Un vero peccato, perch\u00e9 quest\u2019atteggiamento toglie lustro all\u2019arte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Alcune tue interpretazioni hanno riguardato la violenza: \u00e8 il caso dell\u2019esibizione al Piccolo Regio di Torino, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, e di <em>Luci in Sala<\/em>, rappresentato al Teatro Carignano di Torino. Quest\u2019anno hai realizzato <em>Lo Sguardo di Giano &#8211; quando l\u2019amore diventa ossessione<\/em>. Premesso che modificheremmo il sottotitolo dell\u2019ultimo spettacolo citato perch\u00e9 l\u00e0 dove si parla di \u201cossessione\u201d non pu\u00f2 esserci amore neanche inizialmente, ti chiediamo che cosa hai provato nell\u2019interpretare i tuoi personaggi e se al fondo dello spettacolo appare la \u201cLuce\u201d oppure se la donna rimane piegata, sconfitta.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Rispetto al tema della violenza contro le donne, ho portato in scena le diverse sfaccettature del fenomeno, dando forma a molteplici vissuti emotivi e alle esperienze pi\u00f9 varie. Non mi sono focalizzata esclusivamente sulla dimensione del femminile come vittima, ma ho invece provato a restituire consistenza all\u2019aspetto creativo dell\u2019anima, che consente di accedere a una ricostruzione e a una rinascita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo lo spettacolo <em>Ospiti illustri<\/em>, con la regia di Anna Cuculo, andato in scena al Teatro Gobetti di Torino, nel 2022 sei tornata a lavorare con lei che ha curato l\u2019allestimento dello spettacolo <em>L\u2019Infinito Surreale<\/em> da te coreografato e interpretato, ispirato alle opere di Lorenzo Alessandri; artista che nel 1944 fonda un punto d\u2019incontro a Torino dal nome almeno singolare: \u00abSoffitta macabra\u00bb e anni dopo lancia, mediante l\u2019omonima rivista, l\u2019idea\/movimento \u00abSurfanta\u00bb, crasi delle parole surrealismo e fantasia e che, al contempo, si vanta di conoscere <strong>Gustavo Rol<\/strong>, noto medium torinese,<strong> Padre Pio<\/strong> e <strong>Madre Teresa di Calcutta<\/strong>. Che cosa vi ha spinto a proporre i dipinti di questo pittore?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sono rimasta colpita dal suo lavoro e dalla dimensione onirica. Ho rivisto i mostri del mio inconscio, che forse non sono solamente miei, ma di una collettivit\u00e0, proiettati sulla tela. Alessandri sfrutta il mezzo artistico per offrire una catarsi. L\u2019ombra umana diviene finalmente tangibile, un personaggio oscuro, ma ben tracciato, con cui ci si pu\u00f2 confrontare e creare un dialogo. Fortuitamente, o magicamente forse, ho scoperto che Anna \u00e8 stata una sua modella e cara amica, cos\u00ec abbiamo deciso insieme di produrre questo spettacolo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Enrico Cecchetti, ballerino e coreografo vissuto nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e nei primi trent\u2019anni del Novecento, ide\u00f2 un metodo che si basa su principi incentrati sia a livello tecnico sia estetico sulla fluidit\u00e0, l\u2019armonia del movimento del danzatore, sulla purezza della linea, la stabilit\u00e0, l\u2019energia, la coordinazione e la velocit\u00e0 e su tanto altro. Quanto \u00e8 stato utile questo metodo per la tua crescita?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il metodo Cecchetti \u00e8 stato capace di insegnarmi tecnica e forza nello studio della danza classica, anche perch\u00e9 ogni danzatore ha un metodo specifico che gli permette di trarre il meglio da s\u00e9. Il metodo Cecchetti \u00e8 stato uno dei miei favoriti, ma non l\u2019unico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La danza pu\u00f2 avere anche una funzione curativa non soltanto a livello fisico ma anche a livello psicologico per concedere all\u2019inconscio di esprimersi?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Certamente s\u00ec, infatti sto creando un\u2019esperienza capace di coniugare la componente artistica ed espressiva con quella della conoscenza di s\u00e9, per favorire un\u2019esplorazione profonda in cui la psiche, il corpo e le emozioni si fondono per realizzare un nuovo equilibrio. Ho intitolato questo progetto \u201cDeeper Dance\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un percorso per tutti o solamente per chi ha avuto o ha a che fare con la danza?<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 un percorso che pu\u00f2 essere affrontato sia dai danzatori sia da chi non ha studiato danza, ma ha il desiderio di conoscersi attraverso il proprio corpo e il proprio movimento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Qual \u00e8 l\u2019arte che ami maggiormente dopo la danza?<\/p>\n\n\n\n<p><em>In realt\u00e0 non amo la danza pi\u00f9 di altre arti. Per esempio amo la musica tanto quanto la danza. Da bambina, quando m\u2019inebriavo con i brani di Chopin, Beethoven e dei grandi compositori, immaginavo la musica come una grande onda e pensavo di poterla cavalcare con la mia danza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2023\/12\/01\/la-maestra-di-danza-classica-laura-scaringella-si-racconta-a-leccecronaca-it\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2023\/12\/01\/la-maestra-di-danza-classica-laura-scaringella-si-racconta-a-leccecronaca-it\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Rodolfo Russo &nbsp;______&nbsp; Pensiamo che la danza si possa considerare, presso molte popolazioni che vivono ancora allo stato tribale, un linguaggio fondamentale. 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