{"id":23673,"date":"2014-01-20T16:53:59","date_gmt":"2014-01-20T16:53:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=23673"},"modified":"2014-01-20T17:01:08","modified_gmt":"2014-01-20T17:01:08","slug":"assolti-e-confiscati-i-cavallotti-storie-di-mafia-o-di-ingiustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/01\/20\/assolti-e-confiscati-i-cavallotti-storie-di-mafia-o-di-ingiustizia\/","title":{"rendered":"ASSOLTI E CONFISCATI. I CAVALLOTTI: STORIE DI MAFIA O DI INGIUSTIZIA?"},"content":{"rendered":"\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 20%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\t\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-23673 gallery-columns-5 gallery-size-thumbnail'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/01\/20\/assolti-e-confiscati-i-cavallotti-storie-di-mafia-o-di-ingiustizia\/punta-perotti1\/'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/punta-perotti1-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/01\/20\/assolti-e-confiscati-i-cavallotti-storie-di-mafia-o-di-ingiustizia\/puntaperotti\/'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/puntaperotti-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl>\n\t\t\t<br style='clear: both' \/>\n\t\t<\/div>\n\n<p>Questo \u00e8 un tema da approfondire. Si pu\u00f2 essere assolti dai magistrati giudicanti ed allo stesso tempo essere additati come mafiosi dai magistrati requirenti e per gli effetti essere destinatari di confisca dei propri beni, che in base alla sentenza sono frutto di impresa legale? Da quanto risulta sembra proprio di s\u00ec. Certo \u00e8 che la stampa asservita al potere giudiziario mai approfondir\u00e0 un tema cos\u00ec scottante. E se poi tra i beneficiari dell\u2019atto di confisca ci sono gli stessi magistrati, allora\u2026\u2026<\/p>\n<p>La questione non \u00e8 solo pertinente a Palermo e la Sicilia. Partiamo da Bari. \u201cAssolti e Confiscati\u201d. Un libro da leggere, per capire e meditare! \u201cAssolti e Confiscati\u201d \u00e8 il libro che Michele Matarrese ha dato alle stampe per raccontare, ovviamente dal punto di vista dei Matarrese, i vent\u2019anni della vicenda Punta Perotti, scrive Lucio Marengo. Finalmente c\u2019\u00e8 ancor qualcuno che ha il coraggio di ribellarsi in termini ovviamente legali, allo strapotere illimitato di parte di una magistratura che supponendo sia stata in buona fede, ha per\u00f2 distrutto nella sostanza una grande famiglia come di imprenditori come i Matarrese ed impedendo nei fatti lo sviluppo di quello che sarebbe potuto diventare il pi\u00f9 bello lungomare d\u2019Italia. Solo il fanatismo ecologico associato alla stupidit\u00e0 politica ha potuto giustificare una battaglia a difesa di una fauna avicola inesistente indicando nella zona di punta Perotti addirittura la presenza di uccelli speciali e particolari. Non \u00a0sappiamo a quali uccelli volessero riferirsi gli ambientalisti visto che da quelle parti da sempre risultavano stanziali transessuali, puttane, ed in pi\u00f9 grosse zoccole di fogna ed animali sicuramente non rari. Se avessero lasciato finire di costruire, altri imprenditori avevano gi\u00e0 investito denaro nella realizzazione di terziario, residenziale e tanto verde, ma questo era di secondaria importanza dal momento che qualcuno probabilmente aveva gi\u00e0 deciso di costruire una lungimirante carriera sulla pelle degli altri. Il 2 aprile 2006, dopo dieci anni di battaglie giudiziarie, il sindaco di Bari Michele Emiliano, davanti ad una tavola imbandita, alla presenza di ambientalisti politicamente schierati \u00a0festeggi\u00f2 l\u2019abbattimento dei manufatti di Punta Perotti con un lungo ed applaudito brindisi. Noi eravamo l\u00ec e non esultammo perch\u00e8 prendemmo atto che il lungomare sarebbe diventato quello che\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b13.20131107_1145?lang=it&amp;flavour=basic&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a0\u00e8 e che fa vergognare tutti noi, specialmente dopo il tramonto. Nessun imprenditore ha mai costruito senza autorizzazioni legittime e legali ma ad un magistrato non costa troppa fatica trovare la pagliuzza nell\u2019occhio ed imbastire un processo come questo che si \u00e8 concluso dopo quindici anni con la condanna del Governo italiano a risarcire i danni agli imprenditori Matarrese ed altri. Come sempre pantalone pagher\u00e0, quello che non condividiamo \u00e8 che ancora una volta i magistrati che hanno sbagliato non pagano; questa sarebbe la Legge uguale per tutti? Assolti e confiscati, per capire e meditare!<\/p>\n<p>\u00abMi chiamo Matarrese, Michele Matarrese\u00bb. Per quanto poco originale, l&#8217;inizio \u00e8 indubbiamente a effetto. Ma la colonna sonora non \u00e8 quella di James Bond, bens\u00ec il crepitare sordo del cemento che implode, sgretolando i palazzi di Punta Perotti e il sogno imprenditoriale della pi\u00f9 nota famiglia di costruttori pugliesi, scrive Massimiliano Scagliarini su \u201cLa Gazzetta del Mezzogiorno\u201d. Una storia tutta barese, perch\u00e9 Bari \u00e8 la citt\u00e0 in cui l&#8217;urbanistica fa e disfa fortune, costruisce carriere e crea (falsi) miti nel triangolo tra imprenditori, politica e magistratura. \u00abAssolti e confiscati\u00bb \u00e8 il libro che Michele Matarrese &#8211; \u00abuna vita dedicata a creare e realizzare, nel segno della seriet\u00e0 e per decenni, strade, ponti, ferrovie, stadi, strutture pubbliche e via dicendo\u00bb, come si perita di evidenziare nella prefazione &#8211; manda in libreria per i tipi del Sole-24 Ore al prezzo (indubbiamente confindustriale) di 28 euro. \u00c8 la storia, naturalmente dal punto di vista dei Matarrese, dei vent&#8217;anni trascorsi tra il primo via libera al complesso di Punta Perotti e la decisione con cui la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo ha sancito che lo Stato italiano non avrebbe dovuto appropriarsi dei terreni su cui sorgevano i palazzoni abusivi. Un pasticcio all&#8217;italiana in cui Matarrese &#8211; lo ripetiamo, dal suo punto di vista &#8211; ha qualche briciolo di ragione: un costruttore progetta, investe, chiede un permesso, lo ottiene, inizia a costruire salvo poi subire un sequestro, ottenere un\u2019assoluzione, poi un secondo sequestro e alla fine l&#8217;onta della demolizione pur senza aver riportato alcuna condanna. E dopo tre lustri, a Bruxelles, c&#8217;\u00e8 un giudice che ordina allo Stato di risarcire. Anche per questo il sottotitolo del libro, che sar\u00e0 presentato a Bari presso il Parco dei Principi (luogo che non pu\u00f2 non far venire in mente la vicenda similissima di Lama Balice, con Vito Vasile e il suo \u00abImputato inconsapevole\u00bb) \u00e8 \u00abuna storia di straordinaria ingiustizia\u00bb. Una storia infinita impastata di tribunali e di sofferenze &#8211; siamo, diciamolo ancora, dal punto di vista del costruttore -, ma anche di qualche passaggio divertente (una perizia giustific\u00f2 il pregio ambientale dell&#8217;area di Punta Perotti con la presenza in loco di \u00abmerli, torni, pettirossi, passere scopaiole, capinere, silvie, occhicotti, magnanine, sterpazzole, cuculi (\u2026) e altre specie di fosso che si uniscono alle stanziali\u00bb: prima dei palazzi l\u00ec c&#8217;erano prostitute e sfasciacarrozze) e di molti particolari inediti, tipo l\u2019esposto inviato al Csm contro i magistrati baresi o anche la lunga lettera al giudice Maria Mitola che per prima aveva disposto il sequestro. Rimasti, l\u2019uno e l\u2019altra, senza risposta. Il libro, la cui tesi \u00e8 che in molti &#8211; a partire dal sindaco di Bari, Michele Emiliano &#8211; hanno costruito una carriera sulla demolizione dei palazzi, \u00e8 costruito su documenti e ritagli di giornale.<\/p>\n<p>Sono 364 le pagine che separano la costruzione dei palazzi di \u201cPunta Perotti\u201d dalla sentenza con cui la Corte Europea dei Diritti dell\u2019Uomo (CEDU) condanna l\u2019Italia a un risarcimento danni milionario, in favore delle imprese costruttrici, scrive Corato Live. In &#8220;Assolti e Confiscati\u201d, il noto costruttore barese Michele Matarrese ripercorre le tappe di una querelle infinita, fra lunghi strascichi giudiziari, inevitabili implicazioni politiche e giuridiche. Le 364 pagine di \u201cAssolti e Confiscati\u201d, volume a firma di Michele Matarrese, con cui il noto costruttore barese ripercorre le tappe di una querelle infinita, fra lunghi strascichi giudiziari, inevitabili implicazioni politiche e spinose questioni giuridiche. Insomma, quella cortina di nebbia che ha avvolto i palazzi eretti a sud di Bari nel \u201995 e abbattuti nel 2006, meglio noti come \u201csaracinesca\u201d o \u201ceco-mostro\u201d. Il testo, uscito nello scorso maggio per i tipi de \u201cIl Sole 24 Ore\u201d, \u00e8 stato presentato nel pomeriggio di marted\u00ec scorso presso il Corato Executive Center, in un meeting organizzato dal Rotary di Corato, Bisceglie e Molfetta, con l\u2019Associazione Imprenditori Coratini. Per l\u2019occasione Matarrese \u2013 accompagnato da Marco, uno dei figli, e dal cognato, l\u2019ex senatore Mario Greco, gi\u00e0 governatore del distretto Rotary 2120 \u2013 ha tracciato la \u201csua\u201d ricostruzione della storia di \u201cPunta Perotti\u201d, fra chiaroscuri e \u201cperch\u00e9\u201d irrisolti. Una storia che \u00e8 anche un pezzo importante della storia di Bari e dell\u2019Italia. Famosa o famigerata, a seconda dei punti di vista. Punto nodale del libro la confisca di fabbricati e suoli disposta dalla Cassazione, nonostante il processo penale si sia concluso con l\u2019assoluzione di tutti i soggetti coinvolti dalle accuse di abuso edilizio, assolti perch\u00e9 \u201cil fatto non costituisce reato\u201d. Per la Cassazione, infatti, gli imputati sono incorsi in un errore scusabile nell\u2019applicazione della legge, ciononostante fu disposta la confisca che, per la CEDU, non sarebbe dovuta seguire all\u2019assoluzione, perch\u00e9<em>\u00a0\u00abarbitraria e senza alcuna base legale\u00bb.\u00a0<\/em>Risultato: violazione del dettato della Convenzione Europea dei Diritti dell\u2019Uomo, in due punti, quello che tutela la propriet\u00e0 privata e quello per cui nessuna pena pu\u00f2 essere irrogata senza una legge che, previamente, preveda il fatto come reato. E la conseguente condanna dell\u2019Italia al risarcimento di 49 mln di euro.\u00a0<em>\u00abQuello che \u00e8 accaduto non doveva accadere nella nostra Italia, perch\u00e9 \u00e8 stato un danno alla collettivit\u00e0 in senso ampio, qualunque siano le valutazioni di ciascuno di noi\u00bb,<\/em>\u00a0cos\u00ec il presidente dei rotariani coratini, Michelangelo De Benedittis, nel suo indirizzo di saluto. A rappresentare i \u00a0Rotary Club che hanno patrocinato l&#8217;iniziativa, oltre al&#8217;avvocato De Benedittis, c&#8217;erano i suoi omologhi, molti soci e Michele Loizzo, delegato dell&#8217;attuale governatore distrettuale. Dopo la rituale introduzione rotariana, a stretto giro il presidente dell\u2019AIC, Franco Squeo, ha stigmatizzato le lungaggini di quella vicenda, gli innumerevoli organismi e autorit\u00e0 coinvolte, le norme poco chiare e la scarsa certezza del diritto<em>. \u00abChi \u00e8 il colpevole?\u00bb,\u00a0<\/em>si \u00e8 chiesto Squeo. Di odissea ha parlato l\u2019autore del libro,\u00a0<em>\u00abanche se non vorrei essere un altro Omero\u00bb,\u00a0<\/em>che nel lungo intervento non ha elemosinato strali a chicchessia, dai magistrati ai politici di ogni dove e colore.\u00a0<em>\u00abPer scrivere ho atteso l\u2019esito del ricorso alla Corte di Strasburgo e nel libro ho scritto molti perch\u00e9, a cominciare dal perch\u00e9 il Perotti \u00e8 stato abbattuto se c\u2019era un ricorso a Strasburgo? Ad alcuni perch\u00e9 ho trovato risposta, per gli altri ci vuole la volont\u00e0 politica e giudiziaria di voler andare in fondo. Finora ho visto solo la volont\u00e0 di coprire le malefatte\u00bb<\/em>, ha dichiarato Matarrese. Nel suo j\u2019accuse a tutto tondo, Michele Matarrese non ha risparmiato l\u2019omonimo sindaco di Bari, Emiliano.<strong>\u00a0<\/strong>A detta dell\u2019ingegnere ci fu una bozza di transazione, inviata il 25 marzo 2005 al Comune,\u00a0<em>\u00abche io non volevo firmare manco pazzo, perch\u00e9 troppo onerosa per l\u2019impresa\u00bb,<\/em>\u00a0bozza di cui<em>\u00a0\u00abio sto ancora aspettando la risposta\u00bb.\u00a0<\/em>Matarrese, poi, ha svelato alcuni retroscena che coinvolgerebbero addirittura il Quirinale. I progettisti del complesso residenziale abbattuto erano in origine gli architetti Chiaia e Napolitano, il compianto fratello del Presidente della Repubblica.\u00a0<em>\u00abIn un incontro al Quirinale\u00a0<\/em>\u2013 ha riferito il costruttore \u2013\u00a0<em>come Cavaliere del Lavoro, dissi al Presidente \u2018io sono quello del Perotti\u2019, lui mi strinse il braccio e disse &#8220;mio fratello ha sofferto molto&#8221;\u00bb.\u00a0<\/em>Fra i \u201cperch\u00e9\u201d in attesa di risposta, in cima all\u2019elenco di Matarrese ce n\u2019\u00e8 uno che chiamerebbe in causa l\u2019operato della magistratura.\u00a0<em>\u00abNoi abbiamo iniziato a costruire nel gennaio \u201995, piano per piano, la prima denuncia arriva nell\u2019aprile del \u201996. Non c\u2019\u00e8 mai stata una iscrizione nel registro degli indagati, nonostante le verifiche in Procura del nostro legale, e noi andavamo avanti tranquilli. Fino al 17 marzo del \u201897 in cui ci fu l\u2019iscrizione nel registro degli indagati e l\u2019emanazione dell\u2019ordine di sequestro. Se la Procura era di fronte al cantiere<\/em>\u00a0\u2013 si \u00e8 chiesto l\u2019imprenditore \u2013<em>\u00a0e dalle finestre avevano la perfetta visione del cantiere, perch\u00e9 ci fanno arrivare al 13\u00b0 piano, dopo due anni, per sequestrare? Perch\u00e9?\u00bb.\u00a0<\/em>Nell\u2019elenco bipartisan \u00e8 la volta dell\u2019ex ministro dell\u2019Economia, Giulio Tremonti (PdL),<em>\u00a0\u00abche ha remato contro, quello che ha fatto \u00e8 spettacolare\u00bb\u00a0<\/em>ha chiosato Matarrese fra il serio e il faceto, inanellando poi una serie di dettagli, fra gli emendamenti presentati da Tremonti e gli incontri con Gianni Letta, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Dalla presentazione del suo \u201cAssolti e Confiscati\u201d, il testo di Michele Matarrese \u00e8 apparso come una sorta di diario o reportage sull\u2019annosa vicenda di Punta Perotti, dal punto di vista dell\u2019imprenditore, naturalmente. Con la pronuncia della Corte di Strasburgo e il relativo risarcimento danni dovuto dallo Stato alle imprese edili ricorrenti, tuttavia, potrebbe non essere calato il sipario sulla \u201csaracinesca\u201d abbattuta. All\u2019orizzonte si affaccia la possibilit\u00e0 \u2013 ventilata da Matarrese e rigettata dall\u2019attuale Sindaco Emiliano in un recente duello a singolar tenzone, a colpi di conferenze stampa e lettere aperte \u2013 che lo Stato possa rivalersi sul Comune di Bari. In quel caso, la parola &#8220;fine&#8221; dovr\u00e0 attendere ancora.<\/p>\n<p>Altra storia \u00e8 quella dei Cavalotti a Palermo, dove per colpire qualcuno basta brandire l\u2019accusa di mafia e mafiosit\u00e0. Di loro nessuno ne parla, se non in modo negativo. Bene. Lo faccio io, Antonio Giangrande. Cerchiamo di fare chiarezza e facciamo parlare le carte, a scanso di conseguenze reazionarie da parte di chi si sente defraudato della voce della verit\u00e0 e della giustizia.<\/p>\n<p><strong>MAFIA, ASSOLTI A PALERMO TRE FRATELLI IMPRENDITORI.<\/strong><\/p>\n<p>I tre fratelli imprenditori, Salvatore Vito, Gaetano e Vincenzo Cavallotti, sono stati assolti nel pomeriggio del 6 dicembre 2011 dall\u2019accusa di concorso in associazione mafiosa: la sentenza \u00e8 della I sezione della Corte d\u2019appello di Palermo, presieduta da Salvatore Di Vitale, che ha accolto le tesi dei difensori. I Cavallotti erano stati arrestati nel 1998, nell\u2019ambito dell\u2019operazione Grande oriente, ed assolti nel 2001. Successivamente, la Corte d\u2019appello aveva ribaltato la decisione e condannato i Cavallotti a pene comprese fra quattro anni e quattro anni e due mesi. La Cassazione aveva poi annullato la sentenza con rinvio, ordinando un nuovo processo. Gli imputati sono di Belmonte Mezzagno (Pa) e sono titolari della Comest, un\u2019azienda che si \u00e8 occupata della metanizzazione di una serie di Comuni siciliani. L\u2019accusa, basata anche sulla lettura dei pizzini del boss Bernardo Provenzano, consegnati dal confidente Luigi Ilardo, sosteneva che i Cavallotti fossero stati complici dei boss e che avessero ottenuto appalti e commesse grazie al loro essere titolari di un\u2019impresa di mafia. Secondo i giudici, per\u00f2, sarebbero stati vittime del racket mafioso.<\/p>\n<p><strong>Diventa definitiva l&#8217;assoluzione per tre imprenditori, scrive Riccardo Arena su \u201cIl Giornale di Sicilia\u201d del 14 maggio 2012.\u00a0<\/strong>Ora l&#8217;assoluzione \u00e8 irrevocabile: la Procura generale non ha impugnato la sentenza della Corte d&#8217;appello del 6 dicembre 2011, che \u00e8 cos\u00ec passata in giudicato. \u00abAssolti perch\u00e9 il fatto non sussiste\u00bb. \u00c8 per questo che i fratelli imprenditori di Belmonte Mezzagno Salvatore Vito, Gaetano e Vincenzo Cavallotti sono stati definitivamente assolti dall&#8217;accusa di concorso in associazione mafiosa. Per arrivare al verdetto finale ci sono voluti quattro processi e 13 anni: la vicenda giudiziaria era iniziata con l&#8217;inchiesta \u00abGrande Oriente\u00bb del 1998. A passare in giudicato \u00e8 stata la decisione della prima sezione della Corte d&#8217;appello. I Cavallotti erano stati assolti gi\u00e0 in tribunale nel 2001, ma poi un&#8217;altra sezione della Corte d&#8217;appello li aveva condannati a pene comprese fra 4 anni e 4 anni e 2 mesi. La Cassazione, il 18 dicembre 2004, aveva annullato con rinvio la sentenza ed era stato celebrato un altro dibattimento, rallentato anche da una questione risolta dalla Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittime le norme sull&#8217;inappellabilit\u00e0 delle assoluzioni di primo grado. Cinque mesi fa la sentenza finale, nei giorni scorsi il passaggio in giudicato. Salvatore Vito Cavallotti era difeso dagli avvocati Franco Inzerillo e Ernesto D&#8217;Angelo; Gaetano dagli avvocati Gioacchino Sbacchi e Franco Coppi; Vincenzo dagli avvocati Francesca Romana De Vita e Marzia Fragal\u00e0, subentrata al padre, Enzo, ucciso nel febbraio dell&#8217;anno scorso. Nei confronti dei Cavallotti rimane per\u00f2 il sequestro dei beni, su cui la sezione misure di prevenzione del Tribunale, presieduta da Silvana Saguto, si \u00e8 riservata la decisione finale: confisca o restituzione. L&#8217;assoluzione nel processo penale \u00e8 un buon viatico per i \u00abprevenuti\u00bb, ma i due procedimenti camminano su piani diversi e hanno presupposti differenti. Dunque I &#8216;applicazione di una misura di prevenzione non pu\u00f2 essere automaticamente esclusa, in virt\u00f9 dell&#8217;assoluzione. I Cavallotti erano titolari della Comest, un&#8217;azienda che aveva vinto una serie di appalti per realizzare impianti di metanizzazione in moltissimi paesi dell&#8217;Isola. Erano imprenditori vittime di estorsioni o \u00aba disposizione\u00bb e complici? Vicini a Provenzano e per questo favoriti, o costretti a sottostare alle regole mafiose? Ora l&#8217;accoglimento delle tesi della difesa e dunque l&#8217;affermazione della totale estraneit\u00e0 degli imputati a Cosa nostra.<\/p>\n<p><strong>Da quanto si denota, sembra chiaro che gli stessi magistrati hanno inteso la condotta dei Cavallotti come quella di vittime di mafia. Eppure, nonostante ci\u00f2, \u00e8 lo Stato a far pi\u00f9 male a loro.<\/strong><\/p>\n<p>La sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo il 19 ottobre 2011 ha confiscato il patrimonio dei fratelli Salvatore Vito, Gaetano e Vincenzo Cavallotti, imprenditori di Belmonte Mezzagno, processati e assolti, dopo alterne vicende giudiziarie, perch\u00e9 \u00a0ritenuti vicini al boss Bernardo Provenzano. I beni \u2013 le aziende Comest e Imet, diversi immobili aziendali e personali e autoveicoli -, passati ora al patrimonio dello Stato, ammontano a oltre 20 milioni di euro. I giudici hanno ritenuto i Cavallotti &#8221;socialmente pericolosi&#8221; e hanno applicato loro anche la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per due anni. La legge distingue il procedimento di prevenzione dall&#8217;esito del processo penale, quindi la misura personale e patrimoniale pu\u00f2 essere applicata in presenza di indizi di pericolosit\u00e0 sociale anche se il soggetto \u00e8 stato assolto.<\/p>\n<p><strong>A chi credere? Angeli o demoni? E poi perch\u00e9 due valutazioni diverse e contrastanti?<\/strong><\/p>\n<p>La sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo ha confiscato il patrimonio dei fratelli Salvatore Vito, Gaetano e Vincenzo Cavallotti, imprenditori di Belmonte Mezzagno, processati e assolti, dopo alterne vicende giudiziarie, perch\u00e8 ritenuti vicini al boss Bernardo Provenzano. I beni &#8211; le aziende Comest e Imet, diversi immobili aziendali e personali e autoveicoli &#8211; passati ora al patrimonio dello Stato, ammontano a oltre 20 milioni di euro. I giudici hanno ritenuto i Cavallotti \u201csocialmente pericolosi\u201d e hanno applicato loro anche la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per due anni. La legge distingue il procedimento di prevenzione dall&#8217;esito del processo penale, quindi la misura personale e patrimoniale pu\u00f2 essere applicata in presenza di indizi di pericolosit\u00e0 sociale anche se il soggetto \u00e8 stato assolto. \u00a0I Cavallotti erano stati arrestati nel 1998, nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione Grande oriente, ed assolti nel 2001. Successivamente, la Corte d&#8217;appello aveva ribaltato la decisione e condannato i Cavallotti a pene comprese fra quattro anni e quattro anni e due mesi. La Cassazione aveva poi annullato la sentenza con rinvio, ordinando un nuovo processo. Quindi sono stati assolti nel dicembre 2010 dall&#8217;accusa di concorso in associazione mafiosa. L&#8217;accusa contro di loro era basata anche sulla lettura dei &#8216;pizzini&#8217; del boss Bernardo Provenzano, consegnati dal confidente Luigi Ilardo, e sosteneva che i Cavallotti fossero stati complici dei boss e che avessero ottenuto appalti e commesse grazie al loro essere titolari di un&#8217;impresa di mafia. Il giudice che li scagion\u00f2 in primo grado invece accolse la tesi difensiva secondo la quale i tre fratelli sarebbero stati citati nei pizzini di Provenzano perch\u00e8 vittime del racket. Mentre nella seconda assoluzione in appello si sostenne che nei biglietti di Provenzano si parlava genericamente dei Cavallotti e non era stato possibile accertare le responsabilit\u00e0 individuali.<\/p>\n<p>\u00abSono soggetti di pericolosit\u00e0 sociale, inseriti nell&#8217;ambito dell&#8217;imprenditoria colluso-mafiosa\u00bb, scrive \u201cLa Repubblica\u201d palesemente giustizialista e faziosa. Il tribunale, sezione misure di prevenzione, dispone la confisca di beni per 20 milioni e l&#8217;obbligo di soggiorno per due anni nel comune di residenza per i fratelli Salvatore Vito, Vincenzo e Gaetano Cavallotti, i re del metano di Belmonte Mezzagno. La confisca riguarda le quote di Comest e Imet, la Eurocostruzioni, la Siciliana Servizi di Belmonte Mezzagno, auto e diversi appezzamenti di terreni sparsi in Sicilia.I fratelli di Belmonte sono passati indenni attraverso il processo Grande Oriente per associazione mafiosa, dopo l&#8217;arresto nel 1998, e poi assolti definitivamente nel 2010 dalla corte d&#8217;Appello, decidendo su rinvio della Cassazione. La loro assoluzione in primo grado, nel 2001, aveva fatto esplodere la polemica. I Cavallotti vennero giudicati vittime di Cosa nostra per essere stati costretti a pagare la &#8220;messa a posto&#8221;. Dopo l&#8217;arresto, invece, erano accusati di avere turbato le gare di mezza Sicilia con minacce e violenze. Dalle indagini era anche emerso che boss del calibro di Benedetto Spera e Bernardo Provenzano avrebbero assicurato l&#8217;aggiudicazione dei lavori e l&#8217;apertura di cantieri in territori controllati da diverse famiglie mafiose. Furono anche studiati alcuni pizzini di Provenzano, consegnati alla Procura dal confidente Luigi Ilardo, in cui il boss si mostrava interessato alle imprese dei Cavallotti. Dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Angelo Siino i magistrati rilevarono anche che Vito Cavallotti, dall&#8217;86 al &#8217;91, \u00aba Belmonte Mezzagno era personaggio di rilievo e aveva fatto regolarmente parte dell&#8217;accordo provincia pagando direttamente, aggiudicandosi dei lavori e facendo delle cortesie\u00bb Si evince da quest\u2019articolo che la piega data \u00e8 fuorviante.<\/p>\n<p>Di taglio diverso, invece \u00e8 quest\u2019altro articolo. Giusto per dimostrare come si pu\u00f2 influenzare il giudizio del lettore. Confiscati i beni dei Cavallotti, &#8220;Le loro aziende erano al servizio di Cosa nostra&#8221;, scrive \u201cLa Gazzetta di Sicilia\u201d il 19 ottobre 2011. Nonostante l&#8217;assoluzione dei tre &#8220;prevenuti&#8221; nel processo penale, il patrimonio dei fratelli Salvatore Vito, Gaetano e Vincenzo Cavallotti \u00e8 stato confiscato dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. Si tratta di imprenditori di Belmonte Mezzagno, paese a pochi chilometri dal capoluogo dell&#8217;Isola: furono assistiti, all&#8217;inizio della loro vicenda penale, da un loro concittadino, l&#8217;avvocato Saverio Romano, attuale ministro delle Politiche agricole. Passano cos\u00ec allo Stato beni per circa 20 milioni: i giudici hanno ritenuto i Cavallotti e le loro aziende, la Comest in particolare, al servizio di Cosa nostra e del boss Bernardo Provenzano. La misura di prevenzione \u00e8 stata applicata nonostante l&#8217;assoluzione, perch\u00e9 il procedimento ha presupposti diversi, in particolare la &#8220;pericolosit\u00e0 sociale&#8221;: e per questo motivo ai Cavallotti \u00e8 stata imposta anche la sorveglianza speciale per due anni. I Cavallotti furono coinvolti, nel 1998, nell&#8217;operazione Grande Oriente, contro i fiancheggiatori dell&#8217;allora latitante Provenzano: fu in questo ambito che venne fuori &#8211; secondo le dichiarazioni del colonnello Michele Riccio &#8211; che Provenzano si sarebbe potuto catturare gi\u00e0 nel 1995; la circostanza \u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b13.20131107_1145?lang=it&amp;flavour=basic&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a0oggetto del processo Mori. Gli elementi contro i tre fratelli furono individuati grazie ai pizzini di Provenzano, consegnati a Riccio dal confidente Luigi Ilardo, l&#8217;uomo che aveva dato indicazioni sulla presenza del superlatitante a un summit tenuto a Mezzojuso (Palermo) il 31 ottobre di sedici anni fa. Ma il blitz che sarebbe stato sollecitato da Riccio non venne organizzato dal Ros del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu,\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b13.20131107_1145?lang=it&amp;flavour=basic&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a0entrambi imputati, per questo motivo, di favoreggiamento aggravato. I Cavallotti in primo grado furono assolti; la Corte d&#8217;appello invece li condann\u00f2, con l&#8217;accusa di concorso in associazione mafiosa, e la Cassazione annull\u00f2 tutto, ordinando un quarto processo, concluso l&#8217;anno scorso con l&#8217;assoluzione, non pi\u00f9 impugnata dalla Procura generale di Palermo e dunque divenuta definitiva. La Comest, come la Gas di cui era socio occulto Vito Ciancimino, si occup\u00f2 negli anni &#8217;80 e &#8217;90 della metanizzazione di molti Comuni siciliani. Da imputati i Cavallotti si sono sempre difesi sostenendo di essere vittime del racket. Ora sono divenuti &#8220;prevenuti&#8221; e contro di loro potrebbe giocare il fatto che, al di l\u00e0 dell&#8217;incertezza degli elementi probatori sulla loro responsabilit\u00e0, l&#8217;ultima sentenza assolutoria ha tenuto conto del fatto che non era possibile individuare con certezza a quale dei Cavallotti si riferissero i pentiti. Il collaboratore di giustizia Francesco Campanella, in particolare, aveva fatto confusione e, nel corso di una &#8220;ricognizione personale&#8221; fatta nel corso di un&#8217;udienza, in videoconferenza, aveva indicato come personaggio in rapporti con i boss, sbagliandone il nome di battesimo, un quarto fratello Cavallotti, in realt\u00e0 non coinvolto nel processo.<\/p>\n<p>Ma non finisce qui: assolti e confiscati? No, la storia continua. La seconda parte parla ancora di arresti, sequestri e confische. Per tutta la stampa avevano costituito una ditta fantasma per occultare 14 milioni di beni e sottrarli alla confisca e soprattutto rimanere in attivit\u00e0. Con queste accuse i tre fratelli Cavallotti, i re del metano di Belmonte Mezzagno, sono stati arrestati per la seconda volta. Considerati vicino al boss Bernardo Provenzano erano stati processati e assolti su rinvio della Cassazione. Avevano per\u00f2 subito la confisca dell&#8217;azienda e del patrimonio.<\/p>\n<p><strong>Nuovo arresto per i re del metano ditta ombra per sfuggire alle confische<\/strong>, scrive faziosamente \u201cLa Repubblica\u201d il 25 febbraio 2012. Finiscono agli arresti domiciliari i tre fratelli Vincenzo, Gaetano e Giovanni Cavallotti, i re del metano di Belmonte Mezzagno. I finanzieri del nucleo di polizia tributaria della Finanza li hanno raggiunti ieri nelle loro case per notificargli l&#8217;ordinanza emessa dal gip del tribunale di Termini Imerese. Un provvedimento, quello contro i tre fratelli ritenuti in passato anche vicini al capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano, che ha disposto anche un maxi sequestro di beni. I sigilli sono stati messi alla societ\u00e0 &#8220;Enoimpianti plus&#8221; di Milazzo, che si occupa della realizzazione di impianti di metanizzazione, ma anche a un complesso aziendale. L&#8217; accusa \u00e8 di trasferimento fraudolento di valori per 14 milioni di euro. Vincenzo, Gaetano, Giovanni Cavallotti, di 56, 53 e 47 anni, gi\u00e0 nello scorso ottobre avevano subito una pesante confisca. Il tribunale, sezione misure di prevenzione, aveva disposto la confisca di beni per 20 milioni e l&#8217; obbligo di soggiorno per due anni nel comune di residenza peri fratelli. \u00abSono soggetti di pericolosit\u00e0 sociale, inseriti nell&#8217; ambito dell&#8217; imprenditoria colluso-mafiosa\u00bb, hanno scritto i magistrati. La confisca colp\u00ec le quote di Comest e Imet, la Eurocostruzioni, la Siciliana Servizi di Belmonte Mezzagno, auto e diversi appezzamenti di terreni sparsi in Sicilia. Le indagini delle fiamme gialle, adesso, avrebbero accertato che i tre, dopo la misura di prevenzione e per proseguire la loro attivit\u00e0 imprenditoriale negli stessi settori, hanno provveduto a costituire una nuova societ\u00e0, questa volta nella provincia di Messina, intestandola fittiziamente a propri familiari ma gestendola direttamente. Per questo sono stati anche denunciati cinque parenti dei Cavallotti per concorso nello stesso reato. Si tratta dei due figli di Vincenzo, dei due figli di Gaetano, e la moglie di Giovanni. Trai beni sequestrati anche 12 terreni a Milazzo, 16 macchine e 37 autocarri. \u00abSiamo dei perseguitati dalla giustizia\u00bb, si sono limitati a dire ai finanzieri i tre fratelli che sono stati raggiunti a Belmonte e in Campania, dove si trovava Giovanni. I fratelli di Belmonte erano passati indenni attraverso il processo Grande Oriente per associazione mafiosa, dopo l&#8217; arresto nel 1998, e poi assolti definitivamente nel 2010 dalla corte d&#8217; Appello, che aveva deciso su rinvio della Cassazione. La loro assoluzione in primo grado, nel 2001, aveva fatto esplodere la polemica. I Cavallotti vennero giudicati vittime di Cosa nostra per essere stati costretti a pagare la &#8220;messa a posto&#8221;. Dopo l&#8217; arresto, invece, erano accusati di avere turbato le gare di mezza Sicilia con minacce e violenze. Dalle indagini era anche emerso che boss del calibro di Benedetto Spera e Bernardo Provenzano avrebbero assicurato l&#8217; aggiudicazione dei lavori e l&#8217; apertura di cantieri in territori controllati da diverse famiglie mafiose. Furono anche studiati alcuni pizzini di Provenzano, consegnati alla Procura dal confidente Luigi Ilardo, in cui il boss si mostrava interessato alle imprese dei Cavallotti. Dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Angelo Siino i magistrati rilevarono anche che Vito Cavallotti, dall&#8217; 86 al &#8216; 91, \u00aba Belmonte Mezzagno era personaggio di rilievo e aveva fatto regolarmente parte dell&#8217; accordo provincia pagando direttamente, aggiudicandosi dei lavori e facendo delle cortesie\u00bb.<\/p>\n<p>Dopo il sequestro, scattano gli arresti per i fratelli Cavallotti, gli imprenditori palermitani attivi anche in provincia di Messina, in particolare a Milazzo dove lo scorso 13 gennaio 2012 la Guardia di Finanza ha messo i sigilli alla Euroimpianti, scrive \u201c<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b13.20131107_1145?lang=it&amp;flavour=basic&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">Oggi<\/a>\u00a0Milazzo\u201d il 24 febbraio 2012.\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b13.20131107_1145?lang=it&amp;flavour=basic&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">Oggi<\/a>\u00a0le fiamme gialle hanno posto sotto sequestro l&#8217;intero patrimonio della famiglia e posto ai domiciliari tre persone e denunciate altre cinque. Il provvedimento \u00e8 stato emesso dal gip di Termini Imerese, su richiesta del sostituto procuratore Francesco Gualtieri. I Cavallotti sono accusati di trasferimento fraudolento di valori. Le Fiamme gialle, nel corso dell&#8217;operazione, hanno messo i sigilli anche a una societ\u00e0 operante nel settore della realizzazione di impianti di metanizzazione. Nell&#8217;ambito dello stesso provvedimento \u00e8 scattato il sequestro anche per i beni gi\u00e0 sotto sigilli dal mese scorso.\u00a0Sotto chiave quindi la Euroimpianti, con sede a Milazzo specializzata nelle imprese pubbliche per il trasporto di gas, 12 terreni ricadenti nel comune mamertino, 16 autoveicoli e 37 autocarri.\u00a0Sottoposta a sequestro patrimoniale anche la Imest, mentre gi\u00e0 nell&#8217;ottobre dello scorso anno era stata confiscata la Comest. Si tratta di sigle attive in tutta la Sicilia, ma anche in Calabria ed Abruzzo, vincitrici di parecchie commesse pubbliche per la metanizzazione dei comuni. Beni riconducibili, secondo gli investigatori, ai fratelli Cavallotti di Belmonte Mezzagno, paese d&#8217;origine del politico Saverio Romani. \u00a0I fratelli Salvatore Vito, Gaetano e Francesco. Cavallotti sono, secondo gli inquirenti, legati alla criminalit\u00e0 organizzata facente capo a boss del calibro di Spera e Provenzano. Arrestati poi prosciolti nell&#8217;operazione Grande Oriente del 1998, nell&#8217;ottobre 2011 viene loro confiscato il patrimonio da 20 milioni di euro. Ora il nuovo sequestro: secondo gli investigatori infatti dopo la confisca avevano avviato nuove imprese, intestate ai figli, che malgrado il modesto avviamento commerciale riuscivano ad aggiudicarsi importanti commesse pubbliche pressoch\u00e9 immediatamente. \u00a0A Milazzo la Euroimpianti ha partecipato nel 2009 alla gara di ammodernamento della rete del metano, insieme alla Eurovega dell&#8217;orlandino Mangano.<\/p>\n<p><strong>Da notare che a proposito della mafiosit\u00e0 dei Cavallotti vi \u00e8 sempre una sentenza definitiva di assoluzione, mentre gli articoli parlano di atti adottati dai magistrati inquirenti. Negli articoli, altres\u00ec, come sempre sulle notizie di cronaca, manca la voce della difesa.<\/strong><\/p>\n<p>Altro esempio di cattiva pratica giornalistica \u00e8 l\u2019articolo che segue: Cos\u00ec la mafia sbarca a Novara. Per loro: puttana per i pubblici ministeri; puttana per tutti\u2026.e puttana per sempre. Fa niente se si parla di gente assolta e, comunque, non ancora condannata dai magistrati. Ma da qualcuno preventivamente condannata \u2026e come!<\/p>\n<p>Il caso dell&#8217;impresa dei fratelli Cavallotti: vicini a Provenzano, lavoravano in citt\u00e0, scritto da Alessandro Barbaglia. Articolo tratto da Tribuna Novarese. \u00abE adesso dire che siamo un\u2019isola felice in cui la mafia non riesce ad arrivare sar\u00e0 quantomeno complesso. E gi\u00e0 perch\u00e9 la Euro Impianti Plus, la ditta di Milazzo che su Novara (e in mezza Italia) nel settembre 2011 vinse l\u2019appalto per la manutenzione degli impianti dell\u2019Italgas da gennaio \u00e8 stata posta in amministrazione giudiziaria per sequestro antimafia. Ma dove? A Novara di Sicilia? No no, a Novara casa nostra. Una cosa non da poco visto che agli imprenditori titolari della Euro Impianti Plus, i fratelli Gaetano e Vincenzo Cavallotti (gi\u00e0 processati e assolti nel 2010 dall\u2019accusa di concorso in associazione mafiosa perch\u00e9 ritenuti vicini al boss Bernardo Provenzano), la sezione di prevenzione del tribunale di Palermo ha confiscato complessivamente un patrimonio da 20 milioni di euro. Un sequestro che ha portato l\u2019intera ditta ad essere posta in amministrazione giudiziaria, organizzata e gestita, per conto dello Stato, da uno studio legale di Palermo con clamorosi sviluppi che hanno avuto risvolti anche su Novara. Ma la Euro Impianti Plus dei fratelli Cavallotti, che cos\u2019\u00e8 e come arriva a Novara? Costituita nel 2006 dalle ceneri di altre ditte finite sotto la lente degli investigatori, la Euro Impianti Plus arriva a Novara nel settembre 2011 quando, come detto, vince l\u2019appalto di manutenzione di Italgas. I titolari sono i fratelli Cavallotti: arrestati nel 1998 nell\u2019ambito dell\u2019operazione Grande Oriente con cui venne colpita la cosca dell\u2019allora latitante Bernardo Provenzano vennero assolti in primo grado, condannati in secondo per finire rimandati ad altro giudizio terminato con una seconda assoluzione nel 2010. Un processo strano: i nomi dei fratelli Cavallotti comparivano oggettivamente sui pizzini di Provenzano; secondo l\u2019accusa quei pizzini dimostravano che i Cavallotti erano complici di Provenzano per conto del quale ottenevano commesse e appalti in Sicilia forti del loro essere titolari di un\u2019impresa di mafia, secondo il giudice per\u00f2 i Cavallotti venivano citati nei pizzini genericamente, e senza che se ne potessero accertare responsabilit\u00e0, al limite solo in quanto vittime di racket. Fatto sta che nel 2011 i Cavallotti con la Euro Impianti Plus vincono l\u2019appalto a Novara per la manutenzione Italgas. Il primo lavoro di grande visibilit\u00e0 di cui devono occuparsi sulla citt\u00e0 \u00e8 l\u2019allaccio all\u2019Inps per installare una caldaia a metano in viale Manzoni. Un lavoro grosso: bisogna chiudere un pezzo di viale Manzoni e modificare la viabilit\u00e0. Non solo, in contemporanea, analoghi interventi, dovevano essere fatti dalla Euro Impianti Plus in largo Don Minzoni e via Gnifetti. Ed \u00e8 allora, a marzo, che si scopre quello che \u00e8 successo a gennaio in Sicilia e che solo\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b13.20131107_1145?lang=it&amp;flavour=basic&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a0\u00e8 palese anche a Novara: la Euro Impianti Plus non pu\u00f2 eseguire i lavori direttamente, li fa fare a una ditta del territorio autorizzata e controllata dall\u2019amministrazione giudiziaria che ha, di fatto, rilevato il Cda della ditta siciliana. Dopo i sequestri di gennaio e il passaggio dei beni allo Stato le opzioni erano due: far saltare la Euro Impianti Plus e tutti gli appalti vinti o assumere la guida della ditta ricollocando i lavori a imprenditori \u201cpuliti\u201d che operavano gi\u00e0 sui territori per conto della Euro \u00a0Impianti Plus. Su Novara l\u2019amministrazione giudiziaria opta per questa ipotesi e cos\u00ec la ditta che affittava i capannoni come base per le Euro Impianti Plus a San Pietro Mosezzo, Edil Penta\u2019s di Carmine Penta, viene vagliata e considerata idonea (dopo consegna di tutta la documentazione necessaria e di certificazioni antimafia) per lavorare come ramo sano nel novarese. Ecco perch\u00e9 i lavori in viale Manzoni proprio dagli uomini della ditta di Penta vennero eseguiti. Ed ecco che si scopre come una ditta poi finita in amministrazione giudiziaria per sequestro di antimafia avesse vinto appalti per lavorare a Novara. Le indagini delle Fiamme Gialle che hanno portato al sequestro della Euro Impianti Plus nel gennaio scorso sono partite dall\u2019ennesimo, sospetto, aumento di capitale (il terzo in poco tempo). L\u2019accusa per i titolari \u00e8 stata di trasferimento fraudolento di valori. Da l\u00ec \u00e8 scattato il sequestro. Resta una considerazione: \u00e8 questa un\u2019altra dimostrazione di come la nostra citt\u00e0 sappia reagire e scovare le ditte in odore di malavita e sostituirle con altre sane del territorio? No: a Novara nessuno si \u00e8 accorto di nulla, n\u00e9 dello sbarco della ditta dei fratelli Cavallotti n\u00e9 della loro sostituzione dopo il sequestro antimafia. L\u2019intera operazione \u00e8 stata gestita da chi, evidentemente, queste dinamiche le ha viste, le forze dell\u2019ordine siciliane, e ha sentito una forte puzza. Di gas, ovviamente. Ma a Milazzo cosa dicono? La Euro Impianti Plus conferma tutta la ricostruzione dei fatti? E\u2019 effettivamente in amministrazione giudiziaria per ragioni di antimafia? Se si chiamano gli uffici dell\u2019impresa, dei fratelli Cavallotti si parla senza alcun problema. \u201cConfermo \u00a0quello che dice lei: la Euro Impianti Plus \u00e8 da gennaio in regime di amministrazione giudiziaria per un sequestro di beni che ha coinvolto il precedente comitato di amministrazione\u201d. Quello guidato da Vito e Gaetano Cavallotti? \u201cEsattamente\u201d. Sequestro avvenuto per ragioni di antimafia. \u201cIo sul tema non posso dire nulla. L\u2019amministrazione giudiziaria ha rinnovato interamente il Cda di Euro Impianti Plus e il nuovo corso sta lavorando sui territori tempestivamente e in maniera eccellente\u201d. Sui territori? Perch\u00e9 oltre a Novara dove opera la \u201cnuova\u201d Euro Impianti plus dell\u2019amministrazione giudiziaria? \u201cNovara, San Remo, Chiavari, Carrara, Napoli, Caltanissetta ed Enna\u201d. Tutti appalti vinti dalla \u201cvecchia\u201d Euro Impianti Plus. Insomma, tutti appalti vinti dai fratelli Cavallotti. \u201cE\u2019 cos\u00ec\u201d. E non \u00e8 strano? Non \u00e8 strano che una ditta che poi finisce sotto sequestro vinca con Italgas appalti di manutenzione in tutta Italia? \u201cIo non ci vedo nulla di strano, per vincere quelle gare bisogna rispettare requisiti e consegnare documentazioni che vengono vagliate attentamente. Evidentemente se quegli appalti sono stati vinti \u00e8 perch\u00e9 c\u2019erano i requisiti\u201d. Poi per\u00f2 il sequestro di gennaio cambia questa prospettiva. \u201cDel sequestro, ripeto, non sono autorizzato a parlare. Posso dire che l\u2019intervento dell\u2019amministrazione giudiziaria ha permesso di portare avanti i cantieri in maniera corretta e tempestiva nonostante le vicende giudiziarie\u201d. Senta, l\u2019appalto di Novara quanto vale? \u201cNon posso dirglielo, non sono notizie pubbliche\u201d. Cio\u00e8, importo, numero e la durata di validit\u00e0 del contratto sono notizie che non possiamo avere? \u201cNon sono notizie di dominio pubblico. Posso solo dire che questi contratti durano, solitamente un paio di anni\u201d. E a Novara sono iniziati a settembre 2011? \u201cQuesto lo dice lei. Diciamo che l\u2019aggiudicazione \u00e8 sicuramente recente\u201d.\u00bb<\/p>\n<p>Detto questo: da Bari abbiamo iniziato ed a Bari finiamo l\u2019inchiesta. La Corte di Appello di Bari ha revocato la confisca delle case di propriet\u00e0 delle figlie di Antonio di Cosola, il boss barese capo dell\u2019omonimo clan da alcuni mesi sottoposto al regime del 41 bis. Accogliendo il ricorso proposto dal difensore delle ragazze, l\u2019avvocato Giuseppe Giulitto, contro la sentenza emessa dal Tribunale di Bari (sezione misure di prevenzione) nel gennaio 2012, i giudici del secondo grado hanno ordinato la restituzione dei beni alle figlie del boss, mai state coinvolte in indagini sulla criminalit\u00e0 organizzata. Si tratta di due appartamenti in via Regina Margherita a Ceglie del Campo, alla periferia di Bari. La Corte di Appello ha infatti ritenuto che una delle due figlie,\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b13.20131107_1145?lang=it&amp;flavour=basic&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a030enne, &#8220;sia stata sempre estranea al nucleo famigliare di suo padre&#8221;. Soltanto dopo il 2008, quando \u00e8 stata confiscata la casa del boss, Antonio Di Cosola con la moglie e un altro figlio hanno abitato nell\u2019appartamento di propriet\u00e0 della giovane. L&#8217;altra figlia, di 27 anni, con &#8220;reddito lecito e dichiarato da lavoro dipendente&#8221;, &#8220;nel 2006 si \u00e8 allontanata dal suo nucleo famigliare e, dopo essere andata ad abitare con i nonni materni, ha acquistato da costoro (nel 2007, ndr) l\u2019immobile&#8221; mediante un mutuo bancario. &#8220;Non si rilevano \u2013 concludono i giudici \u2013 indizi sufficienti che possano far ritenere che i beni oggetto di confisca siano in tutto o in parte frutto di attivit\u00e0 illecite e ne costituiscano il reimpiego\u00bb. Del resto, osserva la Corte di Appello richiamando sentenze della Cassazione, &#8220;la disciplina delle misure di prevenzione non ha e non pu\u00f2 avere la finalit\u00e0 di sanzionare i terzi, tantomeno retroattivamente&#8221;.<\/p>\n<p>Questo a Bari. A Palermo le colpe dei padri, se di colpe si tratta, ricadono sempre sui figli.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Dr Antonio Giangrande<\/em><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/01\/20\/assolti-e-confiscati-i-cavallotti-storie-di-mafia-o-di-ingiustizia\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/01\/20\/assolti-e-confiscati-i-cavallotti-storie-di-mafia-o-di-ingiustizia\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo \u00e8 un tema da approfondire. Si pu\u00f2 essere assolti dai magistrati giudicanti ed allo stesso tempo essere additati come mafiosi dai magistrati requirenti e per gli effetti essere destinatari di confisca dei propri beni, che in base alla sentenza sono frutto di impresa legale? Da quanto risulta sembra proprio di s\u00ec. 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