{"id":23715,"date":"2014-01-21T14:32:35","date_gmt":"2014-01-21T14:32:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=23715"},"modified":"2014-01-21T14:35:00","modified_gmt":"2014-01-21T14:35:00","slug":"lettera-al-direttore-mai-dire-antimafia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/01\/21\/lettera-al-direttore-mai-dire-antimafia\/","title":{"rendered":"LETTERA AL DIRETTORE. MAI DIRE ANTIMAFIA."},"content":{"rendered":"<p>\u00abMai dire antimafia\u00bb scrive Antonio Giangrande, il noto autore di saggi sociologici che raccontano di una Italia alla rovescia, profondo conoscitore ed esperto del tema e presidente nazionale di una associazione antimafia.<\/p>\n<p>\u00abIl mio intento \u00e8 dimostrare che la mafia siamo noi: i politici che colludono, i media che tacciono, i cittadini che emulano e le istituzioni che abusano ed omettono \u2013 spiega Antonio Giangrande \u2013 Quando Luigi Vitali, noto avvocato brindisino, era sottosegretario alla Giustizia col Governo Berlusconi ed Alfredo Mantovano, noto magistrato leccese, era sottosegretario agli Interni, a loro espressi il mio disappunto su come mal funzionava la giustizia nei tribunali e sull\u2019accesso criminoso alle professioni togate e sulla censura e le ritorsioni operate dai magistrati nei confronti delle notizie a loro scomode e come tante associazioni pseudo antimafia erano sostenute in modo amicale finanziariamente, mediaticamente e politicamente a danno di altre. Addirittura alla regione Puglia \u00e8 impedita l\u2019iscrizione al registro generale alla Associazione Contro Tutte le Mafie, di cui sono presidente, per poter tranquillamente finanziare le loro associazioni amiche. Mantovano non mi ha mai risposto, Vitali ad un mia telefonata in diretta su TBM, una televisione privata di Taranto, in cui gli chiedevo cosa intendesse per Mafia, mi rispose che certamente non la intendeva come la intendevo io. Questo in modo da crearmi grande imbarazzo ed a palese tutela del sistema di potere di cui egli in quel preciso momento ne faceva parte, salvo cambiar opinione quando vittima ne diventa egli stesso. Da allora ho aspettato di sapere come effettivamente loro intendessero la lotta alla mafia ed essere degno come loro di essere dalla parte dell\u2019antimafia. Dai fatti succeduti ed acclarati, per\u00f2, penso che io avessi e continuo ad aver ragione\u00bb.<\/p>\n<p>&#8220;Personalmente abolirei l\u2019udienza preliminare che \u00e8 diventata, col tempo, tutt&#8217;altro di quello che aveva immaginato il legislatore. Da filtro rigoroso dei presupposti per un giudizio si \u00e8 trasformata in una tappa di smistamento per il dibattimento&#8221;. Cos\u00ec l\u2019ex deputato del Pdl ed ex sottosegretario alla Giustizia Luigi Vitali commenta in una nota, pubblicata su &#8220;La Gazzetta del Mezzogiorno, il rinvio a giudizio deciso dal gup di Brindisi nei confronti dello stesso ex parlamentare e di quasi tutta la maggioranza del consiglio comunale del 2012 di Francavilla Fontana (Brindisi) per presunti vantaggi ottenuti attraverso il piano locale delle farmacie. All\u2019epoca dei fatti anche Vitali era consigliere comunale. &#8220;Sono pi\u00f9 che sicuro \u2013 aggiunge Vitali \u2013 che non vi potr\u00e0 essere nessun giudice che possa condannare i consiglieri comunali per aver esercitato, in piena autonomia e libert\u00e0, le loro prerogative. Sarebbe un colpo mortale alla democrazia. Dal fascicolo, infatti, non risulta, nonostante le puntuali, prolungate ed articolate indagini, nessun rapporto e\/o contatto tra alcun consigliere comunale ed il presunto favorito dott. Rampino n\u00e8 con altri farmacisti&#8221;. &#8220;Nutro massima fiducia nella giustizia e, pertanto, attendo con assoluta serenit\u00e0 il processo&#8221; commenta da parte sua il senatore di Forza Italia Pietro Iurlaro, anch\u2019egli rinviato a giudizio per la stessa vicenda. &#8220;Sempre nel pieno rispetto del lavoro della magistratura &#8211; prosegue Iurlaro \u2013 trovo comunque discutibile che si possa contestare ad un consigliere comunale qualsiasi responsabilit\u00e0 di natura penale per aver contribuito, con un voto di natura politica, all\u2019approvazione di una delibera dell\u2019esecutivo che si sostiene. Almeno quando, come poi sembrerebbe che le stesse indagini abbiano appurato, non emergono in alcun modo rapporti tra gli stessi consiglieri e i farmacisti coinvolti nella vicenda&#8221;. Iurlaro si dice quindi &#8220;ottimista&#8221;, confidando che &#8220;l&#8217;intera procedura possa svolgersi in maniera serena per concludersi, infine, nel pi\u00f9 breve tempo possibile&#8221;.<\/p>\n<p>Torna la polemica sui professionisti dell\u2019antimafia, scrive Mario Portanova su \u201cIl Fatto Quotidiano\u201d. Non a Palermo, ma \u2013 specchio dei tempi \u2013 a Milano. La celebre invettiva di\u00a0<strong>Leonardo Sciascia<\/strong>\u00a0contro\u00a0<strong>Paolo Borsellino<\/strong>, ospitata in prima pagina dal Corriere della Sera il 10 gennaio 1987 \u00e8 risuonata\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b13.20131107_1145?lang=it&amp;flavour=basic&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a0nell\u2019aula bunker del carcere di San Vittore a Milano, nella terza udienza del \u201cmaxiprocesso\u201d alla \u2018ndrangheta lombarda scaturito dall\u2019operazione Infinito del 13 luglio scorso. A riesumarla ci ha pensato\u00a0<strong>Roberto Rallo<\/strong>, il legale di Giuseppe \u201cPino\u201d Neri, il consulente tributario accusato di essere un uomo di vertice della criminalit\u00e0 calabrese trapiantata al Nord. I nuovi \u201cprofessionisti dell\u2019antimafia\u201d, secondo l\u2019avvocato Rallo, sono le associazioni antiracket che si costituiscono parte civile \u201cdi processo in processo\u201d, da Reggio Calabria a Milano, \u201canche se nessuno dei loro iscritti \u00e8 stato materialmente danneggiato dagli imputati\u201d. E cos\u00ec facendo \u201crealizzano soltanto l\u2019autoreferenzialit\u00e0 delle loro associazioni, spendendo tra l\u2019altro soldi pubblici\u201d, visto che in genere ricevono finanziamenti. Sono due le sigle attive contro il \u201cpizzo\u201d che si sono costituite al processo milanese: Sos Impresa di Confesercenti e la Federazione della associazioni antiracket e antiusura italiane, di cui \u00e8 presidente onorario\u00a0<strong>Tano Grasso<\/strong>.<\/p>\n<p>Un nuovo scandalo investe i professionisti dell\u2019Antimafia, scrive Angela Camuso su \u201cIl Corriere della Sera\u201d. Dopo i casi clamorosi di Rosy Canale e dell\u2019ex sindaco di Isola Capo Rizzuto Carolina Girasole, arriva la notizia che la Corte dei Conti di Napoli sta indagando su un corposo trasferimento di fondi pubblici a favore di un pugno di associazioni antiracket le quali, secondo i giudici contabili, sarebbero state privilegiate a discapito di altre, in violazione della legge sugli appalti. La posta in gioco \u00e8 alta: 13 milioni e 433 mila euro stanziati da Bruxelles che fanno parte del cosiddetto Pon-Sicurezza, ovvero il Programma Operativo Nazionale finanziato dalla Comunit\u00e0 Europea con la finalit\u00e0 di contrastare gli ostacoli allo sviluppo del nostro Mezzogiorno. I soldi sono arrivati da Bruxelles solo agli inizi del 2012, ma registi dell\u2019operazione, concepita a partire dal 2008 con l\u2019approvazione dei singoli progetti poi finanziati dal Pon, furono l\u2019allora sottosegretario all\u2019Interno Alfredo Mantovano; l\u2019allora commissario antiracket Giosu\u00e8 Marino, diventato in seguito assessore in Sicilia della giunta dell\u2019ex Governatore Lombardo indagato per mafia; nonch\u00e9 l\u2019allora presidente dell\u2019autorit\u00e0 di gestione del Pon-Sicurezza e al contempo vicecapo della polizia Nicola Izzo, il prefetto travolto dallo scandalo sugli appalti pilotati del Viminale. Da quanto ad\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b13.20131107_1145?lang=it&amp;flavour=basic&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a0ricostruito dal sostituto procuratore generale della Corte dei Conti della Campania Marco Catalano, fu questo l\u2019asse che selezion\u00f2 i pochi partners a cui destinare i fondi secondo quelli che sembrano essere criteri arbitrari, visto che molte altre associazioni analoghe \u2013 tra cui ad esempio la nota \u201cLibera\u201d &#8211; risulterebbero avere i medesimi requisiti di quelle prescelte e dunque avrebbero potuto anch\u2019esse ricevere i finanziamenti su presentazione di progetti, se solo ci fosse stato un bando pubblico di cui invece non c\u2019\u00e8 traccia. Nell\u2019albo prefettizio, per il solo Mezzogiorno, risultano attive oltre cento associazioni antiracket. Tuttavia i fondi del Pon sono stati destinati soltanto a: \u201c Comitato Addio Pizzo\u201d (1.469.977 euro); Associazione Antiracket Salento (1.862.103 euro ) e F.A.I. (Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura), che pur raggruppando una cinquantina di associazioni ha ottenuto finanziamenti per 7 milioni di euro in qualit\u00e0 di soggetto giuridicamente autonomo. Altri 3.101.124 euro sono infine andati a Confindustria Caserta e Confindustria Caltanissetta. La F.A.I., il cui presidente \u00e8 il popolare Tano Grasso, ha sede a Napoli ed \u00e8 per questo, essendo competente in quel territorio, che il fascicolo di indagine \u00e8 finito sul tavolo della Corte dei Conti della Campania. L\u2019istruttoria infatti \u00e8 partita la scorsa estate a seguito di un esposto in cui si evidenziavano le presunte violazioni. Cos\u00ec il sostituto procuratore Catalano ha iniziato a lavorare, prima acquisendo una serie di documenti, presso il ministero dell\u2019Interno e presso la prefettura di Napoli. Successivamente, sono stati escussi a sommarie informazioni diversi funzionari della stessa prefettura a vario titolo responsabili dell\u2019erogazione dei fondi e dei presunti mancati controlli. Alla Corte dei Conti questi funzionari, secondo quanto trapelato, avrebbero confermato di aver agito su indicazione del Ministero e ora l\u2019indagine \u00e8 nella sua fase conclusiva e cruciale. Si prospetta l\u2019esistenza di un illecito amministrativo che potrebbe aver prodotto un danno erariale sia in termini di disservizi sia in termini di sprechi visto che, paradossalmente, molte delle associazioni escluse dai finanziamenti continuano a svolgere, supportate dal solo volontariato, attivit\u00e0 identiche, per qualit\u00e0 e quantit\u00e0, a quelle messe in pratica da chi ora pu\u00f2 contare su contributi pubblici erogati in deroga a ogni principio di trasparenza. Per questi motivi, gi\u00e0 a marzo del 2012, le associazioni \u201cLa Lega per la Legalit\u00e0\u201d ed \u201cS.O.S. Impresa\u201d avevano inviato una lettera al ministro Cancellieri, denunciando la \u201cmercificazione\u201d dell\u2019attivit\u00e0 contro il pizzo, l\u2019esistenza di una \u201ccasta dell\u2019antiracket\u201d e, addirittura, alcuni casi di nomine \u2018politiche\u2019 ai vertici di associazioni antimafia diventate a parere dei firmatari della missiva mera merce di scambio, in una logica di premi e promesse elettorali. \u201cPrendiamo il caso di Maria Antonietta Gualtieri, presidentessa dell\u2019Antiracket Salento e gi\u00e0 candidata a Lecce sei anni fa nella lista civica di Mantovano\u2026\u201d insinua Lino Bus\u00e0, presidente di S.O. S Impresa. La lettera al Ministro e le successive polemiche furono oggetto l\u2019anno scorso di pochi articoli comparsi sulla stampa locale ma poi sulla vicenda cal\u00f2 il silenzio. Ora l\u2019indagine della Corte dei Conti sembra dimostrare che la questione va al di l\u00e0 di una lotta fratricida. Le decisioni che presto prenderanno i giudici contabili preludono infatti a nuovi inquietanti sviluppi. Una volta chiusa questa prima istruttoria, gli atti potrebbero essere trasferiti in procura. Se ci\u00f2 avverr\u00e0, sar\u00e0 il tribunale penale a dover accertare se il presunto illecito amministrativo sia stato commesso per errore o se, invece, nella peggiore delle ipotesi, la violazione della legge sugli appalti sia stata dolosa e dunque funzionale a un drenaggio sottobanco di soldi pubblici, negli interessi di qualcuno.<\/p>\n<p>Antiracket, i conti non tornano\u00a0scrive\u00a0Arnaldo Capezzuto su \u201cIl Fatto Quotidiano\u201d. Progetti teleguidati. Bandi sartoriali. Contratti di lavoro per gli amici. Incarichi solo su segnalazione. Consulenze a compagni di merenda. Assegnazione di fondi e finanziamenti pubblici su preciso mandato. Creazione di scatole vuote per l\u2019affidamento e poi il propedeutico assegnazione dei beni confiscati. Centri studi che non si sa cosa studino. Strani consorzi. Associazioni di associazioni. Federazioni di associazioni. Cooperative di associazioni.\u00a0E\u2019 proprio un vero e proprio guazzabuglio il variegato mondo dei professionisti dell\u2019anticamorra. Per non parlare di sportelli e sportellini, vacue campagne di sensibilizzazione come sagre di paese e poi i dibattiti a chili, le iniziative, gli anniversari con lacrime incorporate, l\u2019editoria di promozione, le segreterie organizzative, gli uffici e le tante sedi distaccate. E\u2019 chiaro che la trasparenza \u00e8 un termine sconosciuto nel mondo dei professionisti della legalit\u00e0. Mai e dico mai troverete in questa giungla uno straccio di bilancio, di nota spese, di un computo analitico sulle entrate e uscite, un rendiconto dei contributi pubblici<strong>.<\/strong>Impossibile trovarne traccia. Non si conoscono i criteri di come si utilizzino i denari dell\u2019anticamorra. Tutto \u00e8 nascosto, tutto \u00e8 segreto, tutto \u00e8 gestito nell\u2019ombra. Accade a Napoli ma \u00e8 come dire Italia. Non \u00e8 la prima volta e non sar\u00e0 l\u2019ultima che la Corte dei Conti di Napoli, ovvero i giudici contabili, stigmatizzano questo modus operandi o quanto meno una pratica alquanto disinvolta nell\u2019affollato mondo dei professionisti della legalit\u00e0. I giudici \u2013 a pi\u00f9 riprese- vagliando corpose documentazioni con atti formali chiedono, interrogano, dispongono approfondimenti, delucidazioni alle pubbliche amministrazioni quali erogatori: dalla Ue, ai Ministeri, alla Regione, alla Provincia, ai Comuni. Capita spesso che i giudici della Corte dei Conti debbano smascherare<strong>\u00a0<\/strong>consulenze ad personam accordate a Tizio, Caio e Sempronio accreditati come esperti di \u201cCamorrologia\u201d come puro scambio di favori. Gli importi sono fissati da un prezzario segretamente in vigore, i zeri sono svariati.\u00a0Prendo spunto dall\u2019ultimo accertamento della Corte dei Conti di Napoli<span style=\"text-decoration: underline\">,<\/span>\u00a0di cui ha dato notizia solo Corriere.it.\u00a0Nel mirino dei giudici partenopei \u00e8 finito il mondo dell\u2019antiracket e dell\u2019usura.\u00a0Mi sembra che dopo i casi clamorosi di Rosy Canale e dell\u2019ex sindaco di Isola Capo Rizzuto Carolina Girasole mi sembra \u2013 a naso \u2013 davvero di trovarci di fronte ad un\u2019altra storiaccia. Al centro delle indagini sono finiti i Pon-Sicurezza cio\u00e8 il Programma Operativo Nazionale finanziato dalla Comunit\u00e0 Europea per contrastare gli ostacoli allo sviluppo del nostro Mezzogiorno. Pare che il F.A.I. (Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura), che raggruppa una cinquantina di associazioni antiracket e facente capo a Tano Grasso abbia ottenuto finanziamenti per 7 milioni di euro. Una cifra \u2013 secondo le indagini \u2013 sproporzionata in considerazione delle tante realt\u00e0 operanti in Italia e che si occupano da anni di lotta al racket e all\u2019usura. Il sospetto \u00e8 che l\u2019iter per l\u2019assegnazione di questa pioggia di denaro pubblico non sia stata molto trasparente. La Corte dei Conti di Napoli insomma sospetta un illecito amministrativo che avrebbe provocato un danno erariale. Gli accertamenti sono stati avviati grazie all\u2019esposto della \u201cLega per la Legalit\u00e0\u201d ed \u201cS.O.S. Impresa\u201d dove in una lettera denunciavano la \u201cmercificazione\u201d dell\u2019attivit\u00e0 contro il pizzo, l\u2019esistenza di una \u201ccasta dell\u2019antiracket\u201d e, addirittura, alcuni casi di nomine \u2018politiche\u2019 ai vertici di associazioni antimafia diventate a parere dei firmatari della missiva mera merce di scambio, in una logica di premi e promesse elettorali. C\u2019\u00e8 un ampio spazio dove Tano Grasso sapr\u00e0 documentare e chiarire la posizione del Fai.\u00a0Ma desta qualche perplessit\u00e0 \u2013 sinceramente \u2013 la nascita di una newsletter quindicinale \u201cLineadiretta\u201d dove il Fai ha stanziato per la copertura di dodici mesi di pubblicazione la somma di centomila euro<span style=\"text-decoration: underline\">.<\/span>\u00a0L\u2019unica certezza \u00e8 che i giudici della Corte dei Conti di Napoli sapranno scrivere una parola di verit\u00e0 a tutela dei tanti che lottano in silenzio la camorra.<\/p>\n<p><em>Dr Antonio Giangrande<\/em><\/p>\n<p>Presidente dell\u2019Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/01\/21\/lettera-al-direttore-mai-dire-antimafia\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/01\/21\/lettera-al-direttore-mai-dire-antimafia\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abMai dire antimafia\u00bb scrive Antonio Giangrande, il noto autore di saggi sociologici che raccontano di una Italia alla rovescia, profondo conoscitore ed esperto del tema e presidente nazionale di una associazione antimafia. \u00abIl mio intento \u00e8 dimostrare che la mafia siamo noi: i politici che colludono, i media che tacciono, i cittadini che emulano e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[36],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23715"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23715"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23715\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23717,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23715\/revisions\/23717"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23715"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23715"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23715"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}