{"id":241282,"date":"2025-03-30T00:03:00","date_gmt":"2025-03-29T23:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=241282"},"modified":"2025-03-29T20:14:59","modified_gmt":"2025-03-29T19:14:59","slug":"dario-muci-con-talassa-ha-fatto-un-disco-bellissimo-che-inchioda-alle-radici-salentine-irresistibilmente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2025\/03\/30\/dario-muci-con-talassa-ha-fatto-un-disco-bellissimo-che-inchioda-alle-radici-salentine-irresistibilmente\/","title":{"rendered":"DARIO MUCI CON &#8220;Talassa&#8221; HA FATTO UN DISCO BELLISSIMO, CHE INCHIODA ALLE RADICI SALENTINE IRRESISTIBILMENTE"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"2048\" height=\"1365\" class=\"wp-image-241283\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/SESA.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/SESA.jpg 2048w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/SESA-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/SESA-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/SESA-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/SESA-1536x1024.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Roberto Molle __________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per raccontare di un disco bellissimo inizio dal riprendere quello scrissi qualche anno fa in occasione della recensione di un altro disco che veniva pubblicato in quel periodo: \u201c<em>Varie congiunture si erano date appuntamento all\u2019inizio degli anni novanta del secolo scorso. Tra tutte, l\u2019irruzione sulla scena musicale dei Sud Sound System con il loro stile mutuato dal raggamuffin e l\u2019uso quasi provocatorio del dialetto lanciato come un grido punk contro certi estetismi. Fu come se questa terra (il Salento) si fosse riscoperta arcaica nello spirito ma moderna nell\u2019estetica; in tanti si reinventarono portatori sani di valori sonori mai esplosi, e quella era l\u2019occasione di insistere. Miriadi di gruppi e solisti invasero le estati salentine con riproposte di canzoni popolari, chi con ottimi risultati chi con pessimi, ma tutti convinti del fatto che quella musica scorreva loro nel sangue. Oggi non restano che le rovine. Tanti musicisti che suonavano la pizzica si sono riciclati, altri rimasti prigionieri di un ego convinto di stare vivendo la reincarnazione di qualcuno vissuto cinquant\u2019anni prima, continuando in quella ricerca dei suoni perduti della quale resta solo il barile da grattare.<\/em>\u201d [\u2026] \u201c<em>Il folk revival salentino \u00e8 morto. La prova pi\u00f9 evidente la si \u00e8 avuta con l\u2019ultima edizione della \u201cNotte della Taranta\u201d <\/em>(il riferimento \u00e8 all\u2019edizione 2020 n.d.r.),<em> svuotata di contenuti e ridotta a passerella per musicisti opachi. Sono passati trent\u2019anni da quel \u201cPizzicata\u201d, film di Edoardo Winspeare che con il suo neorealismo surreale tratteggiava i contorni di una musica e di un sentire restati per troppo tempo cristallizzati. Non erano bastate le spiegazioni di uno come Ernesto De Martino che smascher\u00f2 i teoremi mistici legati ad un aracnide, anzi, il tutto conflu\u00ec dentro un nuovo paradigma: Il Salento \u00e8 terra di pizzicati<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Da quanto sopra traspare evidente una mia idiosincrasia nei confronti del genere, che non nascondo e, per la verit\u00e0, non riesco quasi a giustificare. Fatto \u00e8 che, pur guardando sempre con curiosit\u00e0 a quel che avviene in ambito folk\/pop\/revival di matrice salentina, resto nella maggior parte dei casi tiepido in occasione di nuove uscite discografiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Messo in chiaro questi presupposti, confesso che non soffro di pregiudizi particolari e quando qualcosa di veramente bello e interessante viene pubblicato sono pronto a riconoscerlo e a promuoverlo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Per raccontare del disco bellissimo in apertura, inizio tornando indietro di qualche giorno a luned\u00ec scorso, quando in attesa dell\u2019ascolto di un mio programma preferito su Radiouno, apprendo che a causa di un\u2019indisposizione del conduttore il programma non andr\u00e0 in onda. Un po\u2019 deluso mi sintonizzo su Radiotre e m\u2019imbatto ne \u201cL\u2019idealista\u201d, un programma basato su una lista di cinque ascolti legati tra loro da specifici autori, un genere o un progetto. <\/p>\n\n\n\n<p>La puntata in questione era dedicata al <strong>BabelMusic XP<\/strong> (un festival che si tiene ogni anno a Marsiglia). Il conduttore Valerio Corzani a un certo punto annuncia un musicista salentino e il suo brano. Mentre fuori un vento sferzante e nuvole grigie allontanano la primavera da poco arrivata, in macchina esplode l\u2019estate grazie a una voce ricca di pathos e un afflato sonoro scarno e dirompente. <\/p>\n\n\n\n<p>Appartiene a <strong>Dario Muci<\/strong> la splendida voce e si esplica dentro otto canzoni racchiuse in uno scrigno chiamato \u201c<strong>Talassa\u201d<\/strong> (un album uscito verso la met\u00e0 dell\u2019anno scorso). <\/p>\n\n\n\n<p>Con colpevole ritardo non vedo l\u2019ora di approfondire l\u2019ascolto del disco e cercare di mettere a fuoco un musicista che per le ragioni di cui sopra avevo relegato in quel limbo sonoro senza infamia ne lode. A stretto giro contatto <strong>Zero Nove Nove<\/strong> (la giovane etichetta pugliese che ha pubblicato \u201cTalassa\u201d) e ricevo il press-kit; pochi minuti ed entro in un mondo sospeso tra un passato tenuto vivo da memorie indelebili e l\u2019idea di un futuro incerto che poggia su un presente fatto di speranze e ideali spesso calpestati, vittime sacrificali dalla marcia incessante di un progresso a ogni costo che spesso conduce alla barbarie.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Dario Muci \u00e8 un cantore che mastica musica e poesia, capace di assorbire storie lungo un cammino disseminato di segni ancestrali e decodificarli. Dopo anni di ricerca e riproposizione in ambito tradizionale ne \u00e8 rimasto cos\u00ec contaminato da quella materia da esserne lui stesso diventato essenza. <\/p>\n\n\n\n<p>In \u201cTalassa\u201d ci sono storie e dolore, bellezza e profumi, sentimenti profondi e sguardi che marchiano come un ferro arroventato. Soprattutto, c\u2019\u00e8 lo sforzo e la capacit\u00e0 di riscatto di una lingua (il dialetto salentino) che liberandosi dall\u2019ipertrofia di certi clich\u00e8 si fa esperimento del linguaggio dentro tornanti sonori che attingono a universi paralleli multiformi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A LI FURISI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>(<em>La frunte te darlampa de sutore \/ te ncoddha la camisa su llu piettu \/ si denga de na storia e de l\u2019onore \/ te meriti la gloria e lu rispettu<\/em>.)<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un\u2019elegia che si nutre di un\u2019intensit\u00e0 emotiva e spirituale che la timbrica vocale di Dario Muci dispensa scorrendo su binari sospesi su un groove scuro e ipnotico. Il lavoro contadino nei secoli pilastro della vita e del mondo. Dalla terra viene tutto e chi la lavora merita il pi\u00f9 grande rispetto. Sullo sfondo discreta, la voce di <strong>Enza Pagliara<\/strong> accompagna dando ulteriore spessore a un brano che ha il merito di elevarsi a inno identitario.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<strong>SANT\u2019ASILI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>(<em>Lo Stato fa la guerra ai cittadini \/ vagnuni, mamme e nonni pe la via, \/ uniti in piazza contru le oppressioni \/ ci cu nu cantu e ci cu na poesia<\/em>.)<\/p>\n\n\n\n<p>Con un testo che autodetermina un popolo e un territorio, che contesta modus operandi e soprusi subiti da poteri costituiti anche non tanto occulti, si presenta come un rap leggero dove a fiancheggiare Dario dribblando tra fraseggi raggae con gli alterni interventi delle loro voci graffianti, ci sono i rapper <strong>Rocky G. Vox<\/strong> (artista francavillese) e il pi\u00f9 noto <strong>Treble<\/strong> (Sud Sound System).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>OMMUAMMARE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>(<em>Ma quantu ancora n\u2019ommu nc\u2019ha sub\u00ecre \/ e sta libert\u00e0 quantu l\u2019ha pagare, \/ Capitanu prestu sc\u00ecamulu a tirare \/ l\u2019ommu a mmare ni ssi lassa \/ l\u2019ommu a mmare<\/em>.)<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un brano capace di evocare le mille tragedie avvenute nel Mediterraneo. La voce di Dario si fa sciamanica in un intro soffuso e misterioso, Il <strong>Battiato<\/strong> pi\u00f9 dolente s\u2019incarna nelle sue parole. La notte \u00e8 buia e c\u2019\u00e8 una barca che ha fatto naufragio, corpi che galleggiano sfiniti nel mare. Un canto si eleva sul finire, intenso e onirico, un&#8217;altra lingua, un altro cuore, ma lo stesso identico sentire, quello di <strong>Nabil Salameh<\/strong> (Radiodervish).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MOI CA NC\u2019\u00c8 LU SULE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>(<em>Te frate a frate moi ca nc\u2019\u00e8 lu sule \/ fatte nu pienu all\u2019anima te luce \/ e ffanni e ffanni e fatte luce\u2026<\/em>)<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una soffice ballata costruita su una manciata di parole immerse nella poesia di un suono adamantino. Un riprendere fiato seduti in un campo sotto il sole. A ritemprarsi liberando scorie, perdendo pezzi di s\u00e9, raccogliendone altri prima di reimmergersi nella quotidiana follia dettata da social media e informazione compulsiva.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MOHAMMED <\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>(<em>Sso rriati li marrucchini \/ cu ndi cogghinu li pummitori \/ e sso rriati li tunisini \/ cu ndi cogghinu li miluni\u2026<\/em>)<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questa bellissima allitterazione riapre la danza del dolore. Una canzone che si fa grido di indignazione contro noi stessi, per l\u2019indifferenza che a volte ci appartiene. Affannati nella difesa dei diritti civili, spesso siamo coinvolti in un gioco che sa farsi perverso. Ci riempiamo la bocca con parole come solidariet\u00e0 e accoglienza e non ci curiamo di chi poco distante da noi non ha un tetto sotto il quale dormire, non ha un lavoro che non sia di sfruttamento e spesso muore in condizioni inumane. \u201cMohammed\u201d ha la stessa bellezza e drammatica intensit\u00e0 di altre canzoni che di volta in volta hanno avuto un nome straniero per titolo (mi vengono in mente \u201c<strong>Ahmed l\u2019ambulante<\/strong>\u201d dei <strong>Modena City Ramblers<\/strong> e \u201c<strong>Abdu<\/strong>\u201d del cantastorie <strong>Antonio Cerfeda<\/strong>). Special guest in questo brano <strong>Raphael Gualazzi<\/strong> al pianoforte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>TALASSA <\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>(<em>Ano\u00f2 cher\u00eca ap\u00e0nu pu pane pukan\u00e8 \/ me nghizi sara den ime olo, olo, dik\u00f2ssu<\/em>\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p>Cantata in griko, \u201cTalassa\u201d \u00e8 una canzone di ringraziamento; un atto d\u2019amore che si esplica anche attraverso tutto l\u2019album. \u00c8 lo stesso Dario Muci che lo racconta nelle note che accompagnano il cd: \u201cTalassa \u00e8 l\u2019ennesimo atto d\u2019amore per la mia terra. Qualcosa che mi viene dall\u2019anima e che non riesco pi\u00f9 a trattenere. Talassa \u00e8 il mare che abbiamo dentro, la nostra interiorit\u00e0, cos\u00ec potente e profonda, calma, misterosa, ma anche agitata e ansiosa. \u00c8 un luogo di straordinaria bellezza con molte parti ancora inesplorate e sconosciute, con i suoi riflessi di luce\u2026 l\u2019amore, la speranza, la gioia.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SCIURNATIERI<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>(<em>De mmane a ssira vannu i sciurnatieri \/ se ntisanu prima besse lu sole, \/ e vannu a faticare&nbsp; tutt l\u2019ore \/ e ssi masonanu allu scurire.)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un blues lontanissimo dal Delta del Mississipi ma con la stessa amara deriva. Un blues atipico che cristallizza ataviche consuetudini nel reclutamento dei lavoratori. I <em>sciurnatieri<\/em> erano (e sono ancora) persone che lavorano nei campi senza una prospettiva a lungo termine. La somma da ricevere viene proposta dal \u201cpadrone\u201d o chi per lui \u201c(il caporale\u201d) spesso con atteggiamento ricattatorio: \u201c<em>Se il lavoro non lo vuoi tu, ne trovo altri cento<\/em>\u201d. Questo avveniva e in alcune realt\u00e0 avviene ancora, ogni giorno quando \u00e8 ancora buio, al mercato \u201cdelle braccia\u201d in un\u2019asta all\u2019incontrario, con un rilancio al ribasso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ULIVI<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>(<em>Anche adesso sono belli gli ulivi \/ di una bellezza divina, mai vista prima. \/ Ed come se ogni volta si dovesse morire \/ per diventare tremendamente belli<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>A chiudere un album ricco di suggestioni, un brano omaggio agli ulivi, simboli eterni di un luogo che ha ancora l\u2019orrore negli occhi per come li ha visti morire. La bellezza degli ulivi non morir\u00e0 mai in realt\u00e0\u2026 eternamente custoditi nel respiro del tempo faranno ritorno attraverso la terra, la memoria dei poeti e quel \u201csibilo lungo\u201d che <strong>Antonio Verri<\/strong> preconizzava in tempi non sospetti. E ancora, attraverso l\u2019arte, la musica, i ricordi che restano nel cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Dario Muci con \u201cTalassa\u201d ha aperto una via per mettere in comunicazione generi musicali lontanissimi, e di pi\u00f9, i loro estimatori tra loro. \u201cTalassa\u201d \u00e8 un disco di tale splendore che inchioda (volenti o nolenti) alle proprie origini: per quanti universi musicali ognuno voglia esplorare, per quante contaminazioni possa apprezzare e per quanto lontano voglia andare, in qualche modo \u00e8 un po\u2019 fatto di quella sostanza che \u00e8 il mare: Talassa \u00e8 il mare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Hanno realizzato \u201cTalassa\u201d: <strong>Dario Muci<\/strong> (voce, chitarra, chitarrino); <strong>Rapahael Gualazzi<\/strong> (pianoforte); <strong>Enza Pagliara <\/strong>(voce); <strong>Nabil Salameh<\/strong> (voce), <strong>Antonio \u201cTreble\u201d Petrachi<\/strong> (voce, chitarra elettrica, tastiera); <strong>Rocky G. Vox<\/strong> (voce); <strong>Roberto Chiga<\/strong> (percussioni); <strong>Giovanni Chirico<\/strong> (sax contralto e baritono); <strong>Vito De Lorenzi<\/strong> (batteria elettro\/acustica e percussioni); Claudia De Ventura (voce); Giorgio Distante (Tuba, eufonio, tromba); <strong>Adolfo la Volpe<\/strong> (oud); <strong>Gianluca Longo<\/strong> (mandola, mandolino); <strong>Alessandro Lorusso<\/strong> (programmaz. Drum, synth bass); <strong>Matteo resta<\/strong> (basso); <strong>Marco Rollo<\/strong> (pianoforte); <strong>Marco Schiavone<\/strong> (violoncello); <strong>Marco Tuma<\/strong> (ciaramella irachena, flauto traverso, clarinetto).<\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"526\" height=\"526\" class=\"wp-image-241284\" style=\"width: 800px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/FINEDARIO.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/FINEDARIO.jpg 526w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/FINEDARIO-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/FINEDARIO-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/FINEDARIO-60x60.jpg 60w\" sizes=\"(max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2025\/03\/30\/dario-muci-con-talassa-ha-fatto-un-disco-bellissimo-che-inchioda-alle-radici-salentine-irresistibilmente\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2025\/03\/30\/dario-muci-con-talassa-ha-fatto-un-disco-bellissimo-che-inchioda-alle-radici-salentine-irresistibilmente\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Molle __________ Per raccontare di un disco bellissimo inizio dal riprendere quello scrissi qualche anno fa in occasione della recensione di un altro disco che veniva pubblicato in quel periodo: \u201cVarie congiunture si erano date appuntamento all\u2019inizio degli anni novanta del secolo scorso. 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