{"id":242932,"date":"2025-05-11T00:05:00","date_gmt":"2025-05-10T22:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=242932"},"modified":"2025-05-10T15:27:15","modified_gmt":"2025-05-10T13:27:15","slug":"riascoltando-la-fame-nelle-scarpe-a-dalila-spagnolo-un-anno-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2025\/05\/11\/riascoltando-la-fame-nelle-scarpe-a-dalila-spagnolo-un-anno-dopo\/","title":{"rendered":"RIASCOLTANDO &#8220;La fame nelle scarpe&#8221;. A DALILA SPAGNOLO UN ANNO DOPO"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1920\" height=\"1080\" class=\"wp-image-242935\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA-.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA-.jpg 1920w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA--300x169.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA--1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA--768x432.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA--1536x864.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Roberto Molle ____________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Maledetto rock, una volta entrato nelle sue corde non riesci pi\u00f9 a staccartelo di dosso. Ti circonda a tenaglia con le sue chitarre sferraglianti, ti stordisce con ritmi tribali che viaggiano sulle stesse frequenze del canto delle sirene di Ulisse, ti uccide mille volte facendoti rinascere dentro mondi mai immaginati (e dopo non sar\u00e0 pi\u00f9 lo stesso). <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Benedetto rock, con le sue contraddizioni e i mille rivoli pulsanti in cui degrada da oltre settant\u2019anni. Come fronda di vento si \u00e8 contaminato di mille sfumature passando dentro calderoni di suono bollente: <em>blues<\/em>, <em>folk<\/em>, <em>country<\/em>, <em>punk<\/em>, <em>psycho<\/em>,<em> techno<\/em>, <em>math<\/em> e via dicendo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Si pu\u00f2 amare tanto un genere da restarne soggiogati? Pu\u00f2 (quel genere) farsi stile di vita, acuire sensibilit\u00e0 verso certe storie e atrofizzarne nei confronti di altre? <\/p>\n\n\n\n<p>Sembrerebbe proprio di s\u00ec, almeno basandomi su esperienze vissute in prima persona. A un certo punto vien quasi naturale un atteggiarsi snob nei confronti di tutto quello che non \u201csuona\u201d rock, e se da un lato ti puoi concentrare solo sulla musica che pi\u00f9 ti piace, dall\u2019altro, \u00e8 un precludere lo sbloccarsi di nuove scoperte e altri livelli sonori non meno piacevoli e interessanti.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Per farla breve, mi \u00e8 successo (di rado, ma s\u00ec) di sottovalutare la bellezza e il valore di un disco solo perch\u00e9 le sue sonorit\u00e0 viaggiavano su binari distanti dai canoni per me fondamentali da poterli ritenere degni di ascolti approfonditi e di una qualsiasi menzione. Per la verit\u00e0, negli ultimi tempi mi \u00e8 successo qualche volta: il troppo materiale da recensire, gli ascolti superficiali non supportati da un buon impatto iniziale, i pregiudizi formali nei confronti di musicisti che non \u201csenti\u201d a pelle; insomma mi \u00e8 successo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>In particolare lo \u00e8 stato con l\u2019album di una cantautrice pubblicato nel 2023, ascoltato un paio di volte all\u2019inizio e poi messo via. Non fosse che di tanto in tanto mi piace tornare sui miei passi e vedere se magari ho preso qualche cantonata, complice una giornata di maggio delicatamente uggiosa, un piglio umorale al limite dello spleen e un titolo in fondo profondamente poetico, eccomi qui a riascoltare, lasciando fuori clich\u00e9 e aspettative, ponendomi con naturalezza, un disco sottovalutato e necessariamente da raccontare e consigliare. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Si chiama <strong>Dalila Spagnolo <\/strong>la cantautrice e \u201c<strong>La fame nelle scarpe<\/strong>\u201d il suo album; quella di Lecce \u00e8 l\u2019area dove tutto \u00e8 iniziato e continua a svolgersi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Qualche anno fa un amico organizz\u00f2 un piccolo festival nel <strong>bosco Monticolomi, <\/strong>un luogo magico incastonato nella campagna di Ugento, popolato da carrubi, querce e peri selvatici; era il 2021 e tra i musicisti in cartellone ve n\u2019erano alcuni a me gi\u00e0 cari (<strong>Frank Bramato<\/strong> e <strong>Oh Petroleum<\/strong>, passati recentemente dalle pagine di leccecronaca.it) e qualcun altro che ancora non conoscevo. <\/p>\n\n\n\n<p>Tra questi vi era una giovanissima donna che si chiamava Dalila Spagnolo. <\/p>\n\n\n\n<p>La sera del suo concerto scambiai quattro chiacchere con lei prima che salisse sul palco, la ricordo timida ma determinata, sembrava sapesse il fatto suo ma sentirla cantare non m\u2019impression\u00f2 pi\u00f9 di tanto. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La seconda volta fu un anno dopo a Cutrofiano, lei presentava \u201c<strong>Fragile<\/strong>\u201d, suo ultimo disco del momento all\u2019interno della rassegna \u201c<strong>Donne d\u2019incanto<\/strong>\u201d e io ero l\u00ec a intervistarla. <\/p>\n\n\n\n<p>Sentendola cantare scoprii con piacere che artisticamente la ragazza era cresciuta molto. La sua voce impastata a vibrazioni soul e ad atmosfere jazz si colorava di sfumature calde incantando il pubblico. Dalle risposte alle mie domande e dal modo in cui teneva la scena era palese che Dalila, forte di una passione profonda per la musica e l\u2019amore per il canto, aveva le idee chiare su quello che sarebbe stato il suo futuro artistico: studio, impegno, dischi, concerti. A fine serata scappai via senza che ci potessimo salutare, in macchina i suoni destrutturati dei <strong>fratelli Pace<\/strong> (Blonde Redhead) e i vocalizzi ipnotici di <strong>Kazu Makino <\/strong>con le loro sferzate indie-rock ripulirono le mie sinapsi di ogni residuo della suadente voce di Dalila.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Ancora un anno, e un giorno il postino mi consegna un pacchetto. Dentro il nuovo disco di Dalila che ha un titolo evocativo: \u201cLa fame nelle scarpe\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"500\" height=\"500\" class=\"wp-image-242933\" style=\"width: 880px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/LA-FAME-NELLE-SCARPE.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/LA-FAME-NELLE-SCARPE.jpg 500w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/LA-FAME-NELLE-SCARPE-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/LA-FAME-NELLE-SCARPE-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/LA-FAME-NELLE-SCARPE-60x60.jpg 60w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La copertina \u00e8 eloquente, lei \u00e8 seduta sul bordo di uno spazio sospeso e sotto, di spalle, una bambina, anch\u2019essa seduta. Dalila sembra guardarla, forse si rivede piccola pensando a quanta strada ha percorso in uno spazio di tempo relativamente breve.<\/p>\n\n\n\n<p>Infilo il cd nel lettore, indosso le cuffie e non scatta nessuna magia. Sul giradischi, dalla sera prima aspettava il vinile di \u201c<strong>All That Was Eat Is West Of Me Now<\/strong>\u201d, ultimo album di <strong>Glen Hansard<\/strong>. Spento il lettore, tolte le cuffie, ho dato potenza all\u2019ampli e le fedeli <em>Bose <\/em>hanno fatto il resto. Glen mi aveva stregato ancora una volta e le canzoni di Dalila sono rimaste sospese nel limbo degli ascolti mainstream: carini si, interessanti anche, prescindibili\u2026 ci pu\u00f2 stare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Un anno ancora. Come si diceva: un mattino ventoso e grigio. La ricerca nello scrigno dei dischi non abbastanza apprezzati in prima istanza e l\u2019estrazione quasi casuale de \u201c<strong>La fame nelle scarpe<\/strong>\u201d di <strong>Dalila Spagnolo<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 sembrato un segno, dovevo ascoltare il disco e capire se quella ostinata ragazza stesse gridando delle verit\u00e0 che io non riuscivo a sentire. <\/p>\n\n\n\n<p>La \u201csala d\u2019ascolto\u201d, questa volta pi\u00f9 spartana, \u00e8 l\u2019abitacolo della mia macchina. La qualit\u00e0 audio non sar\u00e0 quella del vecchio e fedele <em>Technics<\/em> ma ci sar\u00e0 il vantaggio di avere scorci di campagna a perdere a rafforzarne le suggestioni.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il disco \u00e8 composto da dieci tracce che scivolano via piacevolmente, ricco di sfumature colte, arrangiamenti raffinati e una voce che incanta. Tutto un altro film, con trame che s\u2019intrecciano a sonorit\u00e0 non proprio lontanissime da quelle da me apprezzate. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019incanto pop e delicatamente <em>jazzy<\/em> di <strong><em>Alberi d\u2019eterno<\/em><\/strong>, l\u2019intro leggerodi<em> <strong>L\u2019erba voglio <\/strong><\/em>che si scioglie dentro afflati retr\u00f2, l\u2019aria rarefatta di <strong><em>Faut pas dout\u00e8 de moi<\/em><\/strong> che vibra di respiri trip-hop, incastonata da un delizioso refrain in francese e sostenuta dalle incursioni del polistrumentista del Burkina Faso <strong>Petit Solo<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Resto colpito da quanto Dalila sia cresciuta nella voce e nell\u2019impostazione. <\/p>\n\n\n\n<p>La sua scrittura \u00e8 matura, gli arrangiamenti mai ridondanti, i rimandi sono tanti e tutti evocativi. In <strong><em>Tracciare le distanze<\/em><\/strong> se chiudo gli occhi posso immaginare un\u2019ispirata <strong>Cristina Don\u00e0<\/strong> che fissa un\u2019ombra nell\u2019oscurit\u00e0 e in <strong><em>Quel santo giorno<\/em><\/strong> tra le nebbie di una suite orchestrale avanza un&#8217;altera e fascinosa <strong>Tosca<\/strong> col vento a scompigliarle i capelli. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Una tromba sullo sfondo e ritmi sotterranei accompagnano i versi parlati di <strong><em>Interludio<\/em><\/strong> (<strong><em>Portami via)<\/em><\/strong> dentro un incedere fiero e determinato. <strong><em>Forse<\/em><\/strong> \u00e8 lirica e struggente ballata, fatta di atmosfere attinte a episodi e mondi cristallizzati tra gli ultimi anni di un secolo che non si riesce a lasciare andar via. <\/p>\n\n\n\n<p>Le atmosfere da musical e il canto in inglese popolano il pattern di <strong><em>Superpower<\/em><\/strong>, quasi un divertissement dove la voce s\u2019impenna dentro maglie che evocano altre voci di straordinaria grandezza: <strong>Barbra Streisand<\/strong>, <strong>Linda Ronstadt<\/strong>, <strong>Carol King<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Nella conclusiva <strong><em>Crisci figghia mia<\/em><\/strong> giocata su un testo dialettale e atmosfere rarefatte, Dalila duetta con la splendida voce di <strong>Rachele Andrioli <\/strong>dentro un lirico equilibrio che incanta per pathos e bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il disco \u00e8 finito e sono felice di essermi voltato indietro e di avere un\u2019altra musicista di cui essere fan; una cantante e autrice di talento e di grande personalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo Dalila se n\u2019\u00e8 andata in giro per il mondo, continua a tenere concerti e scrivere nuove canzoni. Da poco ha pubblicato <strong><em>Anche il fiume<\/em><\/strong>, un nuovo bellissimo brano che prelude a un nuovo album.<\/p>\n\n\n\n<p>Da parte mia, allo stato, posso solo dire: <strong>A star is born<\/strong>\u2026 finally.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1600\" height=\"1200\" class=\"wp-image-242934\" style=\"width: 800px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA.jpg 1600w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DALILA-400x300.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Hanno realizzato \u201c<strong>La FAME NELLE SCARPE<\/strong>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>testi, musiche e canto: <strong>Dalila Spagnolo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>batteria: <strong>Mylious Johnson<\/strong> e <strong>Antonio De Donno<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>strumenti africani, cori, balafon e kamal\u00e8 ngoi:<strong> Petit Solo Diabat\u00e9<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>contrabbasso e basso: <strong>Davide Codazzo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>violoncello: <strong>Antonio Alemanno<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>violino. <strong>Francesco Del Prete<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>chitarre: <strong>Nick Gambino<\/strong> e <strong>Giuseppe Pica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>voce solista: <strong>Rachele Andrioli<\/strong> e <strong>Petit Solo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>arrangiamenti e mixaggio: <strong>Luigi Russo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>masterizzazione <strong>Carlo De Nuzzo<\/strong><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2025\/05\/11\/riascoltando-la-fame-nelle-scarpe-a-dalila-spagnolo-un-anno-dopo\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2025\/05\/11\/riascoltando-la-fame-nelle-scarpe-a-dalila-spagnolo-un-anno-dopo\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Molle ____________ Maledetto rock, una volta entrato nelle sue corde non riesci pi\u00f9 a staccartelo di dosso. 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