{"id":24398,"date":"2014-02-11T07:31:45","date_gmt":"2014-02-11T07:31:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=24398"},"modified":"2014-02-11T07:42:56","modified_gmt":"2014-02-11T07:42:56","slug":"una-lettera-da-taranto-del-nostro-direttore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/02\/11\/una-lettera-da-taranto-del-nostro-direttore\/","title":{"rendered":"UNA LETTERA DA TARANTO del nostro direttore"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/ta.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/ta-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"alignleft size-medium wp-image-24399\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/ta-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/ta.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Si viaggia nello spazio, certo, ma ci sono altre dimensioni meno evidenti, ma pi\u00f9 profonde in cui a volte ci si muove.<\/p>\n<p>Da Lecce e a Taranto ci sono nemmeno ottanta chilometri, per quanto amplificati da un itinerario rimasto assurdo, che ne dilata la percorrenza, o da un altro pi\u00f9 veloce, che per\u00f2 ne aumenta la portata; ma nella mia geografia dell&#8217;anima, per arrivarci \u00e8 necessario percorrere a ritroso distanze che mi sembravano infinite e quindi impossibili, fino a quando, ieri, sono riuscito a colmarle.<\/p>\n<p>Ne ho riportato comunque una grande fatica, un vero e proprio malessere fisico, perch\u00e9 quando si viaggia nel tempo se ne ricava una strana sensazione di spaesamento, come il cos\u00ec detto jet lag di un fuso orario estremo, e quando poi, oltre che nel tempo, pure nella memoria, si aprono inevitabilmente i graffi e le ferite che non si cicatrizzano mai, per questo riposte nell&#8217;intimo pi\u00f9 profondo, ma che riprendono a sanguinare, appena, in un modo o nell&#8217;altro, le si ritorna a sfiorare.<\/p>\n<p>Affranto, spossato, ho viaggiato nel tempo e nella memoria, ieri, piuttosto che nello spazio, a Taranto, citt\u00e0 bella e sfortunata e anzich\u00e9 al presente, ho pensato al futuro.<br \/>\nHo visto stormi di rondini fra le campagne del Salento. Nei paesi lungo la strada ho visto anche gli anziani felici.<\/p>\n<p>Per\u00f2 adesso andiamo dal \u201cprivato\u201d al \u201cpubblico\u201d, dal \u201cpersonale\u201d al \u201cpolitico\u201d.<\/p>\n<p>Ho ritrovato, nell&#8217;ordine, rimasti pressoch\u00e9 uguali dopo quaranta anni: il segnale di indicazione stradale tutto rattrappito con le lettere fatte a puntini al vero ingresso della citt\u00e0; il Salinella; il Ponte Punta Penna Pizzuta; il Ponte Girevole unico al mondo; i presidi della Marina Militare; la birra Raffo e l&#8217;amaro San Marzano; i due mari, uno aperto e immenso, l&#8217;altro placido e concluso; il vento fortissimo che scuote quel che rimane ancora, specie in cima, delle alte palme.<\/p>\n<p>Ho trovato invece aggravato un degrado che non \u00e8 una maledizione, una condanna biblica, una nemesi divina, bens\u00ec l&#8217;accumulo dell&#8217;incuria degli uomini che a vario titolo, ma con uguali responsabilit\u00e0, avrebbero dovuto e dovrebbero occuparsene, e non l&#8217;hanno fatto, n\u00e9 lo fanno, in tutt&#8217;altre faccende, dalle beghe di partito, ai privilegi della casta, affaccendati.<\/p>\n<p>Le buche sulle strade, tanto per fare un esempio, sono quelle di un percorso di guerra, ma questo \u00e8 niente, in confronto alla citt\u00e0 vecchia, che si estende appena passato il Ponte Girevole.<\/p>\n<p>Sembra ancora il 1950, gli Americani sono appena andati via, hanno lasciato l&#8217;economia di sopravvivenza, le palazzine tetre ammaccate dai bombardamenti, il ricordo della nostra Pearl Harbor del 1940, e oramai sono passati decenni.<br \/>\nPer\u00f2 ancora adesso, oggi pi\u00f9 di ieri, le case sono nere, \u201csgarrupate\u201d, invivibili. Soltanto un cartello di un&#8217;agenzia immobiliare, con su scritto \u201cvendesi\u201d, che si regge\u00a0 per miracolo sui calcinacci di un balcone del primo piano, fra le finestre diroccate e le persiane a pezzi, riesce a far sorridere, sia pure solo per un attimo.<\/p>\n<p>Poi, ho avuto paura. Nei volti degli astanti sui marciapiedi che costeggia il percorso automobilistico a senso unico, davanti alle palazzine perdute, ho letto la rabbia, in quelli dei ragazzini che scarrozzavano sui loro motorini di fortuna controsenso in rapide gincane, la disperazione.<\/p>\n<p>Quanto gi\u00e0 si profilava davanti il disastro del quartiere Tamburi e il mostro dell&#8217; Ilva, che questa citt\u00e0 ha corrotto in tutte le sfere di responsabilit\u00e0, dai politici, ai sindacalisti, dai preti, ai giornalisti, per poter allargare il profitto di una sola famiglia, sulla pelle delle famiglie tarantine; che questa citt\u00e0 ha condannato all&#8217;atto finale del degrado supremo; che pesa come la nostra Hiroshima, io ho avuto una paura irresistibile, che mi ha impedito di procedere oltre, e sono rapidamente tornato indietro, non vedendo l&#8217;ora di riguadagnare il Ponte Girevole.<\/p>\n<p>Io che da cronista andavo pi\u00f9 o meno tranquillamente a Scampia a Napoli, oppure senza patemi eccessivi giravo a Torino nel peggiore San Salvario, io a Taranto alla citt\u00e0 vecchia non sono riuscito a rimanere pi\u00f9 di tanto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi ha consolato pi\u00f9 tardi la lettura del vecchio e glorioso \u201cCorriere del giorno\u201d, che, ho appurato, \u00e8 vivo e lotta insieme a noi, certo, grazie ai finanziamenti pubblici, va bene, rattrappito e malconcio in cooperativa di fortuna, ma esiste e resiste. Come pu\u00f2, denuncia.<\/p>\n<p>Ho appreso che il giorno prima c&#8217;era stato un convegno, una delle solite tavole quadrate dei <em>bl\u00e0-bl\u00e0-bl\u00e0<\/em>, un altro famigerato \u201c<em>tavolo<\/em>\u201d di concertazione con cui in Italia si risolvono i problemi soltanto a parole,\u00a0 questo appunto sul risanamento ambientale e sull&#8217;importanza anche economica della cultura, organizzato da alcuni imprenditori di buona volont\u00e0, in collaborazione proprio con il quotidiano locale, che giustamente ne riferiva in dettaglio su tre pagine, per cui si era scomodato pure il ministro sinistro Massimo Bray, in cui per\u00f2 la sinistra amministrazione comunale era rimasta in silenzio assordante, e il sindaco si era fatto rappresentare da un oscuro funzionario.<\/p>\n<p>Eppure il museo e unico al mondo c&#8217;\u00e8, il Museo della Magna Grecia, o \u201cMarta\u201d, come l&#8217;hanno chiamato adesso, dopo averlo riordinato e organizzato. ed \u00e8 uno splendore. Gioielli, statue, masserizie e suppellettili, le maschere, dai, del teatro, tali e quali, dopo due millenni. Una meraviglia, tout court, sottolineo, unica al mondo.<\/p>\n<p>La struttura \u00e8 accogliente, la visita favorita e assistita da personale gentile e competente, lo spettacolo unico e ineguagliabile. Certo, manca ancora una parte intera, fra l&#8217;altro proprio quella attinente la citt\u00e0 originaria dei coloni, che sfid\u00f2 la potenza imperiale e ne fu sottomessa, per quanto ci vorranno ancora soltanto pochi mesi, cos\u00ec assicurano, per avere il percorso completo, ma quanto c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 basta e avanza per ricavarne una ricchezza anche economica per la collettivit\u00e0 locale\u00a0 intera, per smantellare l&#8217;intera Ilva e dare pane senza morte alla comunit\u00e0 su tutti e due i mari. Se fosse da un&#8217;altra parte, e non a Taranto bella e sfortunata, citt\u00e0 martire dell&#8217;egoismo del capitalismo e dei politici camerieri degli affaristi.<\/p>\n<p>Ieri, in una tranquilla mattinata domenicale, c&#8217;erano due visitatori.<\/p>\n<p>Cos\u00ec l&#8217;incuria e l&#8217;incapacit\u00e0 dei politici, che pensano a ben altro, diventa una maledizione, una condanna biblica, una nemesi divina.<\/p>\n<p>Andando via, due volti nella memoria del telefonino.<\/p>\n<p>La giovane signora, che io, che do sempre a tutti, i nomi pi\u00f9 strampalati e mai il loro giusto, ho battezzato Marta, che <em>sta <\/em>(a Taranto e provincia, ognuno e ogni cosa sempre e comunque <em>sta) <\/em>alla biglietteria del Museo: sorridente, partecipe, preparatissima, accogliente, competente, innamorata del suo lavoro e della sua citt\u00e0.<\/p>\n<p>La signora anziana \u2013 appellata invece Paola -che passava, fuori, davanti al Museo, per piazza Garibaldi, per andare a messa con il suo decoro borghese del trucco garbato e del cappotto buono di pelliccia della festa, evidentemente sopravvissuta alla scomparsa del ceto medio, garbato, onesto, alacre e fattivo: sapeva di orari e parcheggi, di accoglienza e ospitalit\u00e0, e che alla fine del breve e occasionale colloquio ha augurato \u201cbuona visita\u201d e ha regalato un sorriso, per quanto aggravato di fatica, ma sincero.<\/p>\n<p>Ciao Marta. Ciao Paola. Non mollate. Credo <em>quia absurdum<\/em>, credo in Taranto e nella sua impossibile rinascita, che come quella dell&#8217;Italia intera passa soltanto attraverso il vostro garbo, la vostra sensibilit\u00e0, e i vostri sorrisi che sono l&#8217;ultima speranza per tutti noi.<\/p>\n<p>Giuseppe Puppo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/02\/11\/una-lettera-da-taranto-del-nostro-direttore\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/02\/11\/una-lettera-da-taranto-del-nostro-direttore\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si viaggia nello spazio, certo, ma ci sono altre dimensioni meno evidenti, ma pi\u00f9 profonde in cui a volte ci si muove. 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