{"id":248386,"date":"2025-08-31T00:03:00","date_gmt":"2025-08-30T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=248386"},"modified":"2025-09-02T12:27:14","modified_gmt":"2025-09-02T10:27:14","slug":"con-onde-maria-mazzotta-ha-fatto-un-capolavoro-resoconto-di-un-ascolto-tormentato-ma-felice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2025\/08\/31\/con-onde-maria-mazzotta-ha-fatto-un-capolavoro-resoconto-di-un-ascolto-tormentato-ma-felice\/","title":{"rendered":"CON &#8220;Onde&#8221; MARIA MAZZOTTA HA FATTO UN CAPOLAVORO. RESOCONTO DEL MIO ASCOLTO TORMENTATO, MA FELICE"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"2048\" height=\"1365\" class=\"wp-image-248387\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/COVERMOLLE-1.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/COVERMOLLE-1.jpg 2048w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/COVERMOLLE-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/COVERMOLLE-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/COVERMOLLE-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/COVERMOLLE-1-1536x1024.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Roberto Molle ___________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono dischi che tardano a incrociarti per le pi\u00f9 varie ragioni ma quando succede riescono a lasciarti qualcosa che ti segner\u00e0 per sempre. Nello specifico, per quanto cerchi di tenermi alla larga da popular, ethno e world, inevitabilmente qualcosa mi risucchia nelle loro orbite. \u00c8 successo recentemente con \u201c<strong>Talassa<\/strong>\u201d di <strong>Dario Muci<\/strong> e di nuovo con l\u2019album \u201c<strong>Onde<\/strong>\u201d di <strong>Maria Mazzotta<\/strong> (entrambi usciti per la giovane e dinamica etichetta <strong>ZeroNoveNove<\/strong>).<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOnde\u201d, pubblicato poco pi\u00f9 di un anno fa, \u00e8 restato anonimo oggetto nel vano \u201cpossibili ascolti futuri\u201d della mia libreria. Per i soliti preconcetti: \u00e8 musica popolare, \u00e8 anche Pizzica, Maria Mazzotta (la ex vocalist del <strong>Canzoniere Grecanico Salentino<\/strong>, che ascoltai la prima volta una ventina di anni fa a <strong>Parabita<\/strong> nell\u2019ambito della manifestazione \u201c<strong>Che canta<\/strong>\u201d) che insieme a&nbsp; <strong>Enza Pagliara<\/strong>, <strong>Cinzia Villani<\/strong>, <strong>Alessandra Caiulo<\/strong>, potrebbero essere la reincarnazione di certe cantrici a cui sembra abbiano rubato arie e parole\u2026 ma dai!<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Stamattina la pioggia, un video fortuito, il volto di Maria che mi guarda da una foto in un post, la mia atavica curiosit\u00e0 che salta fuori nei momenti pi\u00f9 alti di noia.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec \u00e8 un attimo. <\/p>\n\n\n\n<p>Prendo il cd lo inserisco nel lettore e ascolto tutto d\u2019un fiato un disco che mi sfinisce da subito con colpi bassi ai fianchi. Mi pervade con una musica che si nutre della tradizione ma va oltre, s\u2019intinge di rock, si palesa tra venature dark e una voce che si rivolge direttamente al cuore, stordendo e regalando emozioni estreme. Maria Mazotta \u00e8 cresciuta (da quella volta del &#8216;Che canta&#8217;, tanto), la sua \u00e8 una personalit\u00e0 avvolgente, con una voce calda e graffiante, capace di scivolarti in gola come un whisky del Tennessee, infuocata come la controra di ogni sud, scura come certe strade del blues e mistica come certe religioni alla ricerca di un Dio. <\/p>\n\n\n\n<p>Ora capisco.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOnde\u201d \u00e8 un capolavoro. <\/p>\n\n\n\n<p>Il merito oltre che a Maria va riconosciuto ai due musicisti che hanno collaborato ai suoni e alla produzione dell\u2019album: <strong>Cristiano Della Monica<\/strong> (tamburi, percussioni, elettronica varia) e <strong>Ernesto Nobili<\/strong> (chitarre).<\/p>\n\n\n\n<p>Chiedo venia all\u2019artista e do conto di un ascolto tormentato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong>La Furtuna<\/strong>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Impigliato tra le alghe dell\u2019oscurit\u00e0 si fa spazio tra sincopi di tamburi tribali un canto potente e liberatorio. <em>La furtuna<\/em> \u00e8 un traditional affrancato dalle imbrigliature del tempo, trascinato da leggeri respiri noise e chitarre camaleontiche impantanate nelle pozze di una voce calda che si gonfia di bellezza a ogni tornante. Popular music, world music, alt-music: il tutto e il niente per qualcosa che deve ancora essere ricompresa in tutta la sua straordinaria essenza musicale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong>Libro d\u2019amore<\/strong>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Scritto a quattro mani da Maria e il violoncellista <strong>Redi Hasa<\/strong>, il brano si snoda lungo un canovaccio sonoro tipico del folk salentino, pur tuttavia brillando di luce propria. Il canto deciso e graffiante, gli arrangiamenti sofisticati, lo sguardo profondo da storyteller immerso dentro storie vissute anche sul filo della propria pelle, e il rientrare, nel finale, sull\u2019aria di una pizzica velata, cela un filo ombelicale che riesce a tenere tutto insieme dentro un sentimento eterno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong>Sula nu puei stare<\/strong>\u201d (featuring Bombino)<\/p>\n\n\n\n<p>Si allarga il range di emozioni liberate dalle canzoni di Maria Mazzotta. Dentro un brano che di salentino ha solo l\u2019idioma. All\u2019incrocio di un crocicchio idealizzato si guardano negli occhi una ragazza del sud (Italia) e un musicista del nord (Africa). Due lingue diverse, stesso sentire. Hanno in circolo l\u2019umidit\u00e0 dello stesso delirante scirocco il meridione d\u2019Italia e il Sahara, la stessa energia che si libera da una canzone che sa farsi inno e danza sotto un cielo rosso-fuoco con i suoni portati dal vento oltre ogni confine. Connubio perfetto tra la voce di Maria e il mood tuareg della chitarra stregata di <strong>Goumar Almoctar<\/strong> (meglio conosciuto come <strong>Bombino<\/strong>); il rock ha quasi il sopravvento sulle sabbie arroventate di arie popolari, poi il tutto trova una propria sintesi dentro radici che si fanno giocoforza comuni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong>Damme la manu\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Infinite versioni di un brano il cui autore resta sconosciuto, interpreti che hanno introiettato l\u2019essenza delle parole per liberarle con l\u2019afflato che loro spetterebbe. La musica viaggia su una barca alle deriva, lasciandosi trasportare dalle onde emotive. Questa versione di \u201cDamme la manu\u201d ha qualcosa in pi\u00f9 rispetto a quelle che personalmente ho ascoltato nel corso degli anni. Si \u00e8 liberata dall\u2019ingombrante e carismatica pienezza della voce di <strong>Antonio Amato <\/strong>(per dire) e si \u00e8 delicatamente permeata del pathos e del lirismo del canto di Maria Mazzotta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong>Navigar non posso&#8230; senza te<\/strong>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La tradizione \u00e8 un \u201cluogo\u201d dove poter cercare risposte a mille tormenti. Spesso pu\u00f2 indicare la via, dare soluzioni, svelare le nostre pi\u00f9 segrete ispirazioni. \u201cNavigar non posso\u201d \u00e8 un brano attribuito a <strong>Niceta Petrachi<\/strong> (detta \u201c<strong>la simpatichina<\/strong>\u201d), una figura importante della scena folk \u201cspontanea\u201d salentina. Nella versione di Maria il brano si sublima in ballata scura, cucita sulla sua voce (fattasi) indolente e sullo scarno tappeto sonoro imbastito dal rullio di tamburi occulti e accordi di chitarre sgranate.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong>Terra ca nun senti<\/strong>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Poesia, tormento, bellezza: <strong>Alberto Piazza<\/strong>, <strong>Sicilia<\/strong>, <strong>Rosa<\/strong> <strong>Balistreri<\/strong>. Confrontarsi con una canzone cucita sulla pelle di Rosa Balistreri e uscirne indenne, non \u00e8 cosa da poco. Il brano trascina dentro scenari fatti di inferni sublimi e dolorose risalite che infliggono ferite destinate a non rimarginarsi mai. Il dolore che ha segnato la vita della grande Rosa Balistreri rivive nella reinterpretazione di Maria Mazzotta in tutta il suo tragico effetto, con un afflato che trascina dentro uno spleen capace di rendere una canzone elegia di un tempo sospeso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong>Viestesana<\/strong>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>I toni si accendono, cambiano gli scenari, dal <strong>Salento <\/strong>al <strong>Gargano<\/strong>, il tamburello e la <strong>Tarantella.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La particolarit\u00e0 di questo album \u00e8 il valore aggiunto degli arrangiamenti e le invenzioni di chi ha messo mano alla scrittura (o riscrittura che si voglia intendere). Niente \u00e8 banale, tutto suona moderno anche se \u00e8 \u201cmaledettamente\u201d antico. Il folklore \u00e8 bandito, il popolare si fa ancora pi\u00f9 misterioso e affascinante, la musica indispensabile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong>Canto e sogno<\/strong>\u201d (featuring Volker Goetze)<\/p>\n\n\n\n<p>Una ballata introspettiva che libera il respiro e sgrava da atmosfere pesanti. Melodia e canto pi\u00f9 in linea con atmosfere vicine alla tradizione della canzone italiana anni Settanta-Ottanta. A impreziosire il tutto la tromba magica del musicista tedesco <strong>Volker Goetze<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong>Marinaresca<\/strong>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Un omaggio al \u201cmaestro\u201d napoletano <strong>Roberto De Simone <\/strong>(musicista, compositore, regista e tanto altro).<strong> Puglia<\/strong>, <strong>Sicilia<\/strong>, <strong>Campania<\/strong>, templi della musica popolare d\u2019autore, triangolo magico di suoni e tradizione. Tesori sommersi a cui attingere, culture su cui innestare nuovi intenti di umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong>Nanna core<\/strong>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora rimembranze dalla stagione bianca. Una ninna nanna antica le cui origini si perdono tra gli anfratti del tempo. Chi nato a queste latitudini non se l\u2019\u00e8 mai sentita cantare almeno una volta nella vita, da una mamma dolce e inquieta, da una zia impertinente o da una nonna dalla voce calda e tremolante? La vera bellezza di questo scampolo di filastrocca \u00e8 il suo chiudersi con un loop improvviso che strappa davvero un sorriso\u2026 ah la tecnologia!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cPizzica de core (malencunia)\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tenuta a bada per tutto il tempo fino alla traccia dieci, la Pizzica esplode. Impietosa, lacerante, coinvolgente. Destrutturata sul nascere da una chitarra leggermente acida, irrompe su un basso distorto e si magnifica attraverso la voce ipnotica di Maria. Amata e odiata, dilagante come una marea che si ritrae solo alla luce accecante del sole, la Pizzica deborda, ci esce da dentro come elemento extracorporeo maturato al complotto di un folk-revival che da circa una quarantina d\u2019anni (e pi\u00f9) tiene sotto scacco generazioni di indigeni (ma certamente non solo) con sonorit\u00e0 che definire rhetorical-glam \u00e8 il minimo. Il Salento vive continui stati di trance e si \u00e8 convinto di essere Terra di pizzicati (chiss\u00e0 cosa ne penserebbe un certo <strong>De<\/strong> <strong>Martino<\/strong>?).<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong>Matonna te lu mare<\/strong>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La voce abbacinante di Maria Mazzotta per una preghiera sul limine del destino. Una barca piccola e leggera in balia del maltempo dentro un mare scuro e minaccioso. Arpeggi aperti e e canto a distesa per l\u2019epilogo di un album che parte dalle onde del suo titolo e si chiude su un mare metafora di potenza e speranza.<\/p>\n\n\n\n<p>p.s. Maria Mazzotta \u00e8 spesso in giro per il mondo in tour (nell\u2019ultimo periodo: Francia, Spagna, Colombia, Ecuador, Belgio, Indonesia, Olanda, Austria, Germania, Portogallo, Svizzera, ogni parte d\u2019Italia e soprattutto Salento).<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"2560\" height=\"2560\" class=\"wp-image-248388\" style=\"width: 800px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FONDOMOLLE.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FONDOMOLLE.jpg 2560w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FONDOMOLLE-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FONDOMOLLE-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FONDOMOLLE-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FONDOMOLLE-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FONDOMOLLE-1536x1536.jpg 1536w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FONDOMOLLE-2048x2048.jpg 2048w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FONDOMOLLE-60x60.jpg 60w\" sizes=\"(max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2025\/08\/31\/con-onde-maria-mazzotta-ha-fatto-un-capolavoro-resoconto-di-un-ascolto-tormentato-ma-felice\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2025\/08\/31\/con-onde-maria-mazzotta-ha-fatto-un-capolavoro-resoconto-di-un-ascolto-tormentato-ma-felice\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Molle ___________ Ci sono dischi che tardano a incrociarti per le pi\u00f9 varie ragioni ma quando succede riescono a lasciarti qualcosa che ti segner\u00e0 per sempre. 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