{"id":251285,"date":"2025-11-10T12:50:52","date_gmt":"2025-11-10T11:50:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=251285"},"modified":"2025-11-23T16:24:22","modified_gmt":"2025-11-23T15:24:22","slug":"il-caso-ivan-ciullo-dopo-dieci-anni-la-famiglia-porta-litalia-davanti-alla-corte-di-strasburgo-nessuna-giustizia-indagini-inadeguate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2025\/11\/10\/il-caso-ivan-ciullo-dopo-dieci-anni-la-famiglia-porta-litalia-davanti-alla-corte-di-strasburgo-nessuna-giustizia-indagini-inadeguate\/","title":{"rendered":"IL CASO \/ IVAN CIULLO, DOPO DIECI ANNI LA FAMIGLIA PORTA L\u2019ITALIA DAVANTI ALLA CORTE DI STRASBURGO: &#8220;Nessuna giustizia, indagini inadeguate&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IVAN-36-3-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-251286\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IVAN-36-3-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IVAN-36-3-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IVAN-36-3-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IVAN-36-3.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>di <strong>Flora Fina<\/strong>____________<\/p>\n\n\n\n<p>Dieci anni dopo la morte di <strong>Ivan Ciullo<\/strong>, il dj salentino trovato senza vita nelle campagne di <strong>Acquarica del Capo<\/strong> il 22 giugno 2015, la parola \u201cgiustizia\u201d resta una promessa infranta. Dopo quattro archiviazioni e una lunga serie di battaglie giudiziarie, la famiglia del giovane ha infatti deciso di rivolgersi alla <strong>Corte europea dei diritti dell\u2019uomo di Strasburgo<\/strong>, denunciando lo Stato italiano per violazione dell\u2019articolo 2 della Convenzione europea, che impone agli Stati membri l\u2019obbligo di svolgere un\u2019indagine effettiva e imparziale in caso di morte sospetta.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un passo estremo, ma inevitabile per chi, da dieci anni, non ha mai smesso di chiedere che si indaghi davvero su ci\u00f2 che accadde quella mattina di giugno. <\/p>\n\n\n\n<p>Ivan, trentiquattrenne molto conosciuto nel mondo della musica con lo pseudonimo <em>DJ Navi<\/em>, fu trovato impiccato a un ramo d\u2019ulivo con un cavo da microfono. Una scena che apparve subito \u201cordinata\u201d, quasi ricostruita. Eppure, senza un\u2019autopsia, senza impronte rilevate e con diversi elementi discordanti, le autorit\u00e0 giudiziarie conclusero in tempi rapidi per il suicidio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sin dalle prime ore, i genitori di Ivan, <strong>Rita Bortone<\/strong> e <strong>Sergio Martella<\/strong>, non credettero a quella versione. Il figlio, raccontano, era sereno, pieno di progetti musicali, impegnato a pianificare nuove serate e collaborazioni radiofoniche. Nessun segnale di crisi, nessuna traccia di depressione. Eppure, la mattina del 22 giugno, il suo corpo fu ritrovato in una contrada isolata, con accanto uno sgabello e un biglietto di addio la cui grafia, secondo i periti di parte, non apparteneva a lui.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Nonostante tali incongruenze, la Procura di Lecce non dispose l\u2019autopsia e archivi\u00f2 il fascicolo come suicidio nel settembre 2015, appena tre mesi dopo il decesso. Le prove materiali \u2014 i vestiti, le scarpe, il cavo elettrico \u2014 vennero formalmente repertate, ma successivamente dichiarate <strong>irreperibili<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu l\u2019inizio di una <strong>battaglia solitaria<\/strong> contro il tempo e contro la burocrazia. Negli anni successivi, grazie alla caparbiet\u00e0 della famiglia e ai legali <strong>Paolo Maci, Maria Chiara Landolfo e Gianluca Tarantino<\/strong>, il caso fu riaperto pi\u00f9 volte.<br>Nel 2017, su ordine del giudice <strong>Brancato<\/strong>, vennero disposte nuove perizie informatiche e medico-legali. L\u2019ex compagno di Ivan, <strong>Giovanni Legittimo<\/strong>, fu iscritto nel registro degli indagati per <strong>istigazione al suicidio<\/strong>, ma anche quella pista si aren\u00f2. I tabulati telefonici non erano pi\u00f9 recuperabili, molti dati digitali risultavano cancellati o non acquisiti nei termini di legge.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2018, la famiglia affid\u00f2 a un team di esperti indipendenti, tra cui il criminologo <strong>Roberto Lazzari<\/strong> e il medico legale <strong>Giuseppe Panichi<\/strong>, una perizia di parte che ribaltava completamente la versione ufficiale.<br>Secondo la loro ricostruzione, il corpo di Ivan mostrava segni <strong>incompatibili con un\u2019impiccagione volontaria<\/strong>: l\u2019osso ioide non era fratturato, l\u2019altezza dell\u2019albero non permetteva una sospensione completa, e alcune macchie sul volto e sul torace suggerivano una possibile aggressione precedente alla morte.<br>La perizia port\u00f2 la Procura, nel 2023, a riformulare il capo d\u2019imputazione e ad aprire un\u2019indagine per <strong>omicidio volontario<\/strong>, con due indagati: lo stesso Legittimo e un collaboratore musicale di Ivan, <strong>Giampiero Romano<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"656\" height=\"492\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/6909d2b3d3ff5.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-251287\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/6909d2b3d3ff5.jpeg 656w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/6909d2b3d3ff5-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/6909d2b3d3ff5-400x300.jpeg 400w\" sizes=\"(max-width: 656px) 100vw, 656px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 2022, la Procura dispose una \u201csuper-perizia\u201d collegiale affidata ai professori <strong>Zola, Greco e Vernaleone<\/strong>, che confermarono l\u2019ipotesi suicidaria, pur ammettendo che la mancanza di un\u2019autopsia e la dispersione dei reperti avevano compromesso in modo irreversibile la possibilit\u00e0 di giungere a una verit\u00e0 certa. Sulla base di quelle conclusioni, nel luglio 2025, il giudice <strong>Tea Verderosa<\/strong> ha accolto la richiesta della Procura e disposto la <strong>quarta archiviazione del caso<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a questa decisione, la famiglia Ciullo ha deciso di compiere l\u2019ultimo passo possibile: <strong>ricorrere alla Corte europea dei diritti dell\u2019uomo<\/strong>, chiedendo che venga riconosciuta la violazione del diritto a un\u2019indagine effettiva. Nel ricorso inviato a Strasburgo, i legali della famiglia denunciano un insieme di omissioni e negligenze tali da svuotare di senso il principio di giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p><br>L\u2019atto ricostruisce dieci anni di indagini interrotte, contestando le scelte iniziali della Procura e l\u2019assenza di un protocollo investigativo adeguato in caso di morte sospetta.<br>Si comprende, pertanto, da quanto si legge nel ricorso \u2013 ben 9,290 kg di documenti stampati, come afferma <strong>Sergio Martella<\/strong>, padre putativo di <strong>Ivan<\/strong>&#8211; che lo Stato italiano non ha garantito ai suoi familiari un\u2019inchiesta indipendente e approfondita, ma si \u00e8 limitato a confermare, in modo superficiale, un\u2019ipotesi costruita su presunzioni e non su prove.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo non \u00e8 soltanto ottenere un risarcimento, ma <strong>ottenere il riconoscimento formale<\/strong> di un errore sistemico: quello di aver chiuso un caso complesso senza verificare tutte le possibilit\u00e0. La Corte europea, una volta ammesso il ricorso, potr\u00e0 chiedere allo Stato italiano di rispondere punto per punto alle contestazioni. In caso di accoglimento, l\u2019Italia potrebbe essere condannata per violazione dell\u2019articolo 2 della Convenzione, come gi\u00e0 avvenuto in altri casi di indagini lacunose o manipolate.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Dieci anni dopo, quella storia \u00e8 diventata qualcosa di pi\u00f9 di un semplice caso di cronaca: \u00e8 il ritratto di un sistema giudiziario che spesso arriva tardi e male. Il caso Ciullo non \u00e8 solo il dramma di una famiglia, ma anche la fotografia di un Paese che fatica a garantire indagini tempestive e rigorose quando le prove iniziali vengono trascurate.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni archiviazione, in questa vicenda, suona come una resa. Ogni perizia contraddetta lascia la sensazione di una giustizia confusa, incapace di ricostruire i fatti con metodo. Eppure, la verit\u00e0 non \u00e8 un lusso riservato ai casi mediatici: \u00e8 un diritto di chi resta, di chi vive nel dubbio, di chi non smette di chiedere risposte.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi la speranza dei genitori di Ivan passa da Strasburgo, dove una corte sovranazionale potr\u00e0 forse riconoscere ci\u00f2 che in Italia non \u00e8 stato ammesso: che l\u2019indifferenza e la superficialit\u00e0 possono uccidere una seconda volta, cancellando la possibilit\u00e0 stessa di sapere. Se quella voce trover\u00e0 finalmente ascolto, non sar\u00e0 solo una vittoria per la famiglia Ciullo, ma per tutti coloro che credono che la verit\u00e0, anche quando arriva tardi, resti l\u2019unico atto di giustizia possibile.<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2025\/11\/10\/il-caso-ivan-ciullo-dopo-dieci-anni-la-famiglia-porta-litalia-davanti-alla-corte-di-strasburgo-nessuna-giustizia-indagini-inadeguate\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2025\/11\/10\/il-caso-ivan-ciullo-dopo-dieci-anni-la-famiglia-porta-litalia-davanti-alla-corte-di-strasburgo-nessuna-giustizia-indagini-inadeguate\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Flora Fina____________ Dieci anni dopo la morte di Ivan Ciullo, il dj salentino trovato senza vita nelle campagne di Acquarica del Capo il 22 giugno 2015, la parola \u201cgiustizia\u201d resta una promessa infranta. 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