{"id":254449,"date":"2026-01-26T00:02:00","date_gmt":"2026-01-25T23:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=254449"},"modified":"2026-01-30T18:25:26","modified_gmt":"2026-01-30T17:25:26","slug":"aria-di-londra-il-doggy-bag-stephen-hawking-e-la-monarchia-come-dispositivo-seriale-linghilterra-nel-racconto-mediatico-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/01\/26\/aria-di-londra-il-doggy-bag-stephen-hawking-e-la-monarchia-come-dispositivo-seriale-linghilterra-nel-racconto-mediatico-italiano\/","title":{"rendered":"ARIA DI LONDRA \/ IL DOGGY BAG, STEPHEN HAWKING E LA MONARCHIA COME DISPOSITIVO SERIALE: L&#8217;INGHILTERRA NEL RACCONTO MEDIATICO ITALIANO"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"720\" height=\"540\" class=\"wp-image-254451\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/aria.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/aria.jpg 720w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/aria-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/aria-400x300.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Fatima Moliardo ______________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Qualche mese fa, guardando la televisione italiana, ho sentito commentare l\u2019uso nei ristoranti inglesi del doggy bag, letteralmente &#8216;sacchetto per il cagnolino&#8217;: l\u2019idea che sia normale chiedere di portare a casa ci\u00f2 che non si \u00e8 consumato, una pratica presentata come segno di assenza di spreco e modernit\u00e0 informale.<\/p>\n\n\n\n<p>Abitando in Inghilterra da oltre tre decadi, so per certo che il doggy bag non \u00e8 un\u2019espressione in uso. \u00c8 piuttosto un residuo culturale statunitense degli anni Novanta, nato come eufemismo per rendere socialmente accettabile portare via gli avanzi dichiarando, implicitamente o esplicitamente, che fossero destinati al cane. <\/p>\n\n\n\n<p>Oggi questa idea non corrisponde alle pratiche correnti poich\u00e9 il cibo del ristorante non \u00e8 pi\u00f9 pensato, culturalmente, da destinare al cane. Quando si vuole portare via ci\u00f2 che non \u00e8 stato consumato, \u00e8 sottinteso che sia per s\u00e9 stessi: si chiede semplicemente un contenitore per asporto, e il gesto non \u00e8 codificato come segnale di maleducazione o di provincialismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo esempio del doggy bag indica un modo ricorrente di costruire l\u2019Inghilterra nel racconto mediatico italiano. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di fatto questo tipo di contenuti \u00e8 puntualmente incluso in formati e momenti diversi delle programmazioni, dalle chiusure dei telegiornali ai programmi pomeridiani e rubriche di attualit\u00e0 leggera. L\u2019Inghilterra entra cos\u00ec nel racconto quotidiano come serbatoio di micro-storie, centrate su stili di vita, gesti simbolici, figure pubbliche e dinamiche private. La presenza \u00e8 continua, prevedibile, facilmente integrabile nel flusso informativo, e costruisce nel tempo una familiarit\u00e0 che prescinde dall\u2019evento specifico raccontato.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa ricorrenza non \u00e8 casuale. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Inghilterra viene utilizzata dai media italiani come modello privilegiato di estero leggero, un contesto che consente di introdurre contenuti poco informativi mantenendo un\u2019aura di autorevolezza. La sua funzione non \u00e8 tanto quella di informare su ci\u00f2 che accade altrove, quanto di offrire uno sfondo riconoscibile entro cui collocare storie facilmente fruibili, poco conflittuali e immediatamente leggibili. In questo quadro, accuratezza e rigore passano in secondo piano rispetto alla coerenza narrativa: ci\u00f2 che conta non \u00e8 che la notizia sia vera, ma che risulti coerente con l\u2019idea condivisa di \u201ccome funzionano le cose\u201d in Inghilterra.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il Regno Unito si presta particolarmente bene a questo uso. Esiste una filiera anglofona ampia che produce contenuti gi\u00e0 pronti, rapidamente traducibili e adatti ai formati di infotainment; a ci\u00f2 si aggiungono risorse narrative difficilmente replicabili, la monarchia come dispositivo seriale permanente, un sistema di celebrity istituzionali, Londra come polo mediatico globale. Questi elementi generano una copertura che tende a riprodursi per convenienza e per inerzia, rendendo l\u2019Inghilterra una fonte stabile di micro-storie pronte all\u2019uso. Pi\u00f9 che essere raccontata, l\u2019Inghilterra viene cos\u00ec utilizzata come sfondo di normalit\u00e0 riconoscibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato \u00e8 una esposizione eccessiva di contenuti inglesi rispetto ad altri Paesi comparabili, una presenza continua e poco problematizzata che normalizza l\u2019idea che ci\u00f2 che accade in UK sia intrinsecamente pi\u00f9 interessante, pi\u00f9 moderno o pi\u00f9 degno di attenzione. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Verrebbe da domandarsi se questa rappresentazione non produca un presupposto di fondo: l\u2019idea che ci\u00f2 che proviene dall\u2019Inghilterra tenda a beneficiare di un credito preventivo, perch\u00e9 implicitamente percepito come qualitativamente superiore.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo credito si traduce in ci\u00f2 che il sociologo francese Pierre Bourdieu definisce capitale simbolico: una forma di valore che non deriva soltanto dalle qualit\u00e0 oggettive di un contenuto, ma dal fatto di essere considerato valido per associazione con un contesto che gode gi\u00e0 di autorevolezza. In altre parole, \u00e8 un valore che si trasferisce in quanto gi\u00e0 socialmente accreditato, prima ancora di essere valutato nel merito. \u00c8 questo capitale che aumenta la probabilit\u00e0 che pratiche, modelli, figure o narrazioni vengano canonizzati, mitizzati o resi eccezionali, anche quando non lo sono, o non lo sono mai stati.<\/p>\n\n\n\n<p>Viene da chiedersi se i Beatles, la principessa Diana, Elton John o Stephen Hawking sarebbero stati percepiti allo stesso modo se non fossero stati inglesi, o in che misura il contesto di provenienza abbia contribuito in modo decisivo a renderli eccezionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Di una cosa sono certa: Farrokh Bulsara sarebbe comunque diventato Freddie Mercury, a prescindere dal contesto.<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/01\/26\/aria-di-londra-il-doggy-bag-stephen-hawking-e-la-monarchia-come-dispositivo-seriale-linghilterra-nel-racconto-mediatico-italiano\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/01\/26\/aria-di-londra-il-doggy-bag-stephen-hawking-e-la-monarchia-come-dispositivo-seriale-linghilterra-nel-racconto-mediatico-italiano\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fatima Moliardo ______________ Qualche mese fa, guardando la televisione italiana, ho sentito commentare l\u2019uso nei ristoranti inglesi del doggy bag, letteralmente &#8216;sacchetto per il cagnolino&#8217;: l\u2019idea che sia normale chiedere di portare a casa ci\u00f2 che non si \u00e8 consumato, una pratica presentata come segno di assenza di spreco e modernit\u00e0 informale. 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