{"id":257391,"date":"2026-03-30T12:36:40","date_gmt":"2026-03-30T10:36:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=257391"},"modified":"2026-03-30T12:45:44","modified_gmt":"2026-03-30T10:45:44","slug":"il-numero-speciale-di-pagine-libere-e-il-saggio-del-sociologo-giuseppe-de-rita-qual-e-il-destino-del-ceto-medio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/03\/30\/il-numero-speciale-di-pagine-libere-e-il-saggio-del-sociologo-giuseppe-de-rita-qual-e-il-destino-del-ceto-medio\/","title":{"rendered":"ESCONO UN NUMERO SPECIALE DELLA RIVISTA DELLA UGL &#8220;Pagine libere&#8221; E CONTEMPORANEAMENTE UN SAGGIO DEL SOCIOLOGO GIUSEPPE DE RITA: QUALE DESTINO ATTENDE IL CETO MEDIO?"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1152\" height=\"1152\" class=\"wp-image-257416\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FPC.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FPC.jpg 1152w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FPC-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FPC-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FPC-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FPC-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FPC-60x60.jpg 60w\" sizes=\"(max-width: 1152px) 100vw, 1152px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Mario Bozzi Sentieri ________________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per una felice coincidenza registriamo \u2013 segno di una condivisa sensibilit\u00e0 culturale e sociale \u2013 la contemporanea uscita di un numero speciale di \u201cPagine Libere\u201d (marzo-aprile 2026), dedicato al ceto medio, \u00a0ed il puntuale libro-intervista a Giuseppe De Rita (<em>L\u2019Italia che conosco. Raccontare il Paese, il ceto medio e la sua crisi<\/em>, a cura di Mirko Grasso, Carocci Editore, 2026), finalizzato ad analizzare le dinamiche che hanno portato, nell\u2019ultimo cinquantennio, \u00a0all\u2019ascesa del ceto medio, poi alla sua affermazione e alla crisi di questi anni, analizzandone le cause e cercando di individuare i possibili rimedi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La rivista dell\u2019Ugl si pu\u00f2 dire che sia metodologicamente sulla stessa lunghezza d\u2019onda del libro di De Rita e Grasso, nella misura in cui \u2013 come nota in premessa Francesco Paolo Capone (segretario generale Ugl, nella foto &#8211; ndr) \u2013 il ceto medio non viene considerato soltanto una categoria sociologica ma il fulcro della tenuta economica e democratica del Paese, al punto che \u201csenza di esso diventa pi\u00f9 fragile l\u2019intero edificio della coesione nazionale\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>I diversi interventi pubblicati da \u201cPagine Libere\u201d (per info: <a href=\"http:\/\/www.edizionisindacali.it\">www.edizionisindacali.it<\/a>) si muovono intorno a questa idea di fondo, evidenziando l\u2019azione di governo (sintetizzata da un\u2019intervista al Ministro dell\u2019Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti), i contesti europei, le dinamiche storiche, i nuovi scenari della globalizzazione, le disuguaglianze crescenti, il rischio della proletarizzazione, le tematiche relative alla rappresentanza politica, le strategie d\u2019intervento, fino ad ipotizzare un nuovo patto tra capitale e lavoro. Al fondo \u2013 come\u00a0 sottolinea Ada Fichera, direttore editoriale della rivista \u2013 \u00a0\u00a0l\u2019impegno, veramente strategico, di \u201cguardare il ceto medio come uno specchio delle trasformazioni pi\u00f9 profonde che attraversano le nostre societ\u00e0 e non come una categoria immobile; perch\u00e9, in fondo, parlare di ceto medio significa parlare dell\u2019idea stessa di societ\u00e0 che vogliamo costruire\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019analisi di De Rita si pu\u00f2 dire che confermi questa visione di fondo, su un piano di autorevolezza del tutto particolare, laddove egli \u00e8 stato ed \u00e8 uno dei pi\u00f9 acuti osservatori delle trasformazioni dell\u2019Italia contemporanea. Al&nbsp; punto che oggi si pu\u00f2 affermare che il \u201ccanone deritiano\u201d ed &nbsp;i paradigmi interpretativi del Censis, l\u2019istituto che, sotto la sua regia, ha scritto, nei decenni, l\u2019autobiografia collettiva degli italiani, scandiscono &nbsp;cronologicamente l\u2019evoluzione sociale del nostro Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>In <em>L\u2019Italia che conosco<\/em> De Rita ripercorre i cambiamenti dal dopoguerra a oggi, evidenziando il passaggio da una societ\u00e0 in crescita a una segnata dal ripiegamento e dalla frammentazione, con al centro il ruolo del ceto medio. Il \u201cgrande lago\u201d sociale italiano \u00e8 \u00a0il luogo simbolico dove, a partire dagli Anni Settanta, \u00a0\u00a0\u00a0con la fine della mezzadria, l\u2019industrializzazione, lo sviluppo della piccola impresa e soprattutto della classe impiegatizia, il ceto medio ha conquistato una posizione sociale forte, valutabile tra l\u2019ottanta e il novanta per cento della popolazione. A rimarcarne le ragioni esistenziali l\u2019aspirazione di crescita sociale, la propensione al risparmio, il desiderio di far studiare i figli affinch\u00e9 potessero ottenere un lavoro migliore rispetto a quello dei genitori, vivere in una casa di propriet\u00e0, poi magari poterne acquistarne una seconda per le vacanze.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Oggi \u2013 \u00e8 di tutta evidenza &#8211; il ceto medio appare \u00a0arroccato sul presente e cerca di mettere al sicuro quanto gi\u00e0 ha. Non vede pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di crescita e ci\u00f2, alimentando anche un sottile scontento, ha fatto s\u00ec che \u2013 come puntualizza De Rita &#8211; \u00a0perdesse il fervore che lo contraddistingueva, fino a \u201ccovare\u00a0 un\u00a0 malcontento rancoroso\u201d, determinato sia da motivi identitari che \u00a0dalla perdita della sua precedente collocazione sociale. Il risultato \u00e8 un\u00a0 ceto medio \u00a0diventato indistinto e sfuggente: \u201cindistinto, perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 descrivibile con forme e figure delineate e significative; sfuggente, perch\u00e9 vaga senza radicamenti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla base di questo \u201cdisagio\u201d il venire meno dei riferimenti istituzionali (in cui il ceto medio si identificava) che, per decenni, hanno dato forma alla nostra societ\u00e0, con l\u2019amministrazione statale, con gli organi di giurisdizione, con le strutture formative. A questo si aggiunga la perdita di reputazione e di ruolo del grande mondo della rappresentanza economica e sociale (la cosiddetta \u201cdisintermediazione\u201d) che hanno fatto saltare \u201cle giunture del sistema, i cardini del suo frazionamento\u201d. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante il quadro complesso , De Rita non si rassegna al declino e propone un&#8217;interpretazione dinamica e aperta del futuro, immaginando una \u00a0politica in grado di riprendere in mano una progettualit\u00e0 capace\u00a0 di disegnare il \u00a0domani, con i partiti, oggi appiattiti \u00a0nel \u201cfare opinione\u201d, in grado di riflettere su quali strategie attivare per tornare ad essere motori di propulsione sociale. Al fondo un richiamo ai \u201cvalori cetomedisti\u201d, difesi non puramente per congiuntura: \u201ci valori dell\u2019articolazione sociale e contro l\u2019accentramento, i valori della partecipazione e non solo della decisionalit\u00e0, i valori dell\u2019aderenza alla realt\u00e0 e non di fuga in avanti verso pi\u00f9 o meno splenditi disegni del futuro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Sono riferimenti di fondo che \u2013 senza forzature \u2013 vanno letti in un\u2019ottica partecipativa. Un po\u2019 come ha fatto \u201cPagine Libere\u201d. Criticando certamente gli attuali processi degenerativi, ma lavorando per ricostruire gli auspicati processi di \u201cintermediazione\u201d sociale, in grado di&nbsp; &nbsp;creare, quei doverosi collegamenti territoriali, interaziendali, di categoria, capaci &nbsp;di favorire le sinergie sistemiche nell\u2019ambito della Scuola, della ricerca, della formazione, dell\u2019accesso al credito, della selezione della classe dirigente. Con al &nbsp;centro la consapevolezza di quanto sia&nbsp; necessario investire &nbsp;per favorite quella mobilit\u00e0 interna, capace di creare nuova ricchezza reale e aspettative vere in&nbsp;&nbsp;un Paese altrimenti destinato ad un cronico immobilismo. Senza una nuova dinamicit\u00e0, \u00e8 la stagnazione sociale a vincere, una stagnazione ben pi\u00f9 grave di quella produttiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Su questi crinali la sfida&nbsp;pu\u00f2 essere vinta, ritrovando il valore di un confronto adeguato alle trasformazioni in atto e a quelle che verranno.&nbsp; E dunque: programmazione, management di livello (ma ben consapevole del proprio ruolo sociale), partecipazione (ai vari gradi di competenza) dei lavoratori, formazione diffusa. E\u2019&nbsp; questa la grande sfida che sta di fronte all\u2019Italia, al suo ceto medio e non solo.&nbsp; Una sfida da cui passa il vero rinnovamento nazionale ed una risposta organica e duratura, adeguata a questi anni \u201cdi passaggio\u201d. Per ritrovare le ragioni comuni di uno sviluppo di medio-lungo periodo, reale e dignitoso. Per incarnare &nbsp;&nbsp;finalmente una concreta consapevolezza identitaria ed interventista, &nbsp;senza la quale la nostra societ\u00e0 rischia di illanguidire e morire, schiacciata dalle nuove dinamiche internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla parte pi\u00f9 attiva e consapevole del ceto medio &nbsp;va chiesto di ritrovare la&nbsp;&nbsp;fantasia avventurosa, l\u2019 attivismo, la capacit\u00e0&nbsp;&nbsp;di immaginare il futuro, la consapevolezza&nbsp;&nbsp;della realt\u00e0, la passione, lo spirito di sacrificio, attributi che furono delle vecchie generazioni. Il confronto sociale, che non deve necessariamente sfociare nel conflitto, va visto in questa ottica: strumento di maturazione, di presa di coscienza, di partecipazione reale, in grado di fare&nbsp;&nbsp;ritrovare il valore della \u201cconquista\u201d. Perci\u00f2 c\u2019\u00e8 bisogno di un nuovo dinamismo sociale. Di un dinamismo che rimetta in moto il confronto sulle modalit\u00e0 di produzione, sulla qualit\u00e0 dei prodotti, sui salari, sulla creazione e circolazione delle classi dirigenti, sull\u2019essenza stessa di un ceto medio capace di affrontare le sfide&nbsp; della post globalizzazione. E di vincerle.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/03\/30\/il-numero-speciale-di-pagine-libere-e-il-saggio-del-sociologo-giuseppe-de-rita-qual-e-il-destino-del-ceto-medio\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/03\/30\/il-numero-speciale-di-pagine-libere-e-il-saggio-del-sociologo-giuseppe-de-rita-qual-e-il-destino-del-ceto-medio\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mario Bozzi Sentieri ________________ Per una felice coincidenza registriamo \u2013 segno di una condivisa sensibilit\u00e0 culturale e sociale \u2013 la contemporanea uscita di un numero speciale di \u201cPagine Libere\u201d (marzo-aprile 2026), dedicato al ceto medio, \u00a0ed il puntuale libro-intervista a Giuseppe De Rita (L\u2019Italia che conosco. 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