{"id":258234,"date":"2026-04-17T18:35:02","date_gmt":"2026-04-17T16:35:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=258234"},"modified":"2026-04-17T18:37:28","modified_gmt":"2026-04-17T16:37:28","slug":"lapprofondimento-focus-sul-libro-dellurbanista-elena-granata-che-denuncia-il-progressivo-asservimento-delle-citta-all-architettura-ostile-fra-panchine-dismesse-cortili-vuoti-e-verde-pu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/04\/17\/lapprofondimento-focus-sul-libro-dellurbanista-elena-granata-che-denuncia-il-progressivo-asservimento-delle-citta-all-architettura-ostile-fra-panchine-dismesse-cortili-vuoti-e-verde-pu\/","title":{"rendered":"L&#8217;APPROFONDIMENTO \/ FOCUS SUL LIBRO DI ELENA GRANATA, SULL&#8217; ASSERVIMENTO DELLE CITTA&#8217; ALL&#8217; &#8220;architettura ostile&#8221;, FRA PANCHINE DISMESSE E VERDE PUBBLICO SACRIFICATO. 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Ci\u00f2 che ha valore non ha prezzo<\/em>&#8220;, con altri stralci di recensioni e commenti, reperiti con una ricerca internet, ad esso dedicati.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>IL VENERDI&#8217; DI REPUBBLICA<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p><em>Panchine scomparse per non far sostare le persone. Spazi gratuiti ridotti. Dissuasori sonori anti-movida. Irrigazioni anti-clochard. Le metropoli sono cambiate, \u00abe non in meglio\u00bb, come spiega l\u2019urbanista del Politecnico di Milano Elena Granata nel suo \u2018La citt\u00e0 \u00e8 di tutti\u2019 (Einaudi). O meglio lo era: perch\u00e9 \u201cl\u2019architettura ostile\u201d, o difensiva che dir si voglia, ha ingaggiato da decenni una lotta a bassa intensit\u00e0 contro migranti, poveri, ma anche bambini e tutti quelli che non vogliono o possono spendere per ogni singola utilit\u00e0 che il luogo dove viviamo \u00e8 in grado di offrire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA PAZIENZA ARTI E LIBRI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se non consumi, non esisti. \u00c8 questo il messaggio che lo spazio urbano ripete ogni giorno: si paga il tempo libero, la sosta, lo sport, la mobilit\u00e0, persino la natura. Sedersi all&#8217;ombra, bere da una fontana, giocare a palla in un cortile diventano gesti sempre pi\u00fa rari nelle nostre citt\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 tempo di riscrivere una grammatica del possibile: ci\u00f2 che nello spazio pubblico pu\u00f2 e deve essere accessibile, gratuito, di tutti. In questo libro Elena Granata guarda al futuro partendo dai segni gi\u00e0 presenti nel nostro tempo, tra idee e innovazioni che ridisegnano il modo di vivere insieme. Beni da scambiare e condividere, da usare senza possedere; una dimensione legata al tempo liberato e alle relazioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nuovi bisogni legati all&#8217;abitare, che non \u00e8 solo avere una casa, ma condividere tempi e spazi con una comunit\u00e0 pi\u00fa ampia. Soprattutto nelle nuove generazioni prende forma il desiderio di una vita diversa, pi\u00fa libera, pi\u00fa collaborativa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per questo \u00e8 urgente una contronarrazione: il racconto di un&#8217;altra idea di citt\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>EINAUDI EDITORE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Oggi, in molte delle nostre citt\u00e0, si paga il tempo libero, la sosta, lo sport, la mobilit\u00e0, persino la natura. Il sottotesto \u00e8: se non consumi, non esisti. \u00c8 tempo di riscrivere una grammatica del possibile: ci\u00f2 che nello spazio pubblico pu\u00f2 e deve essere accessibile, gratuito, di tutti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>SINTESI<\/strong>. <strong>LABORATORIO SOCIALE E CULTURALE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Da \u201cLa citt\u00e0 \u00e8 di tutti\u201d di Elena Granata emerge una tesi potente: il calo delle nascite non \u00e8 solo economico o individuale. \u00c8 anche una questione di citt\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>1. La prossemica dello spazio conta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il modo in cui viviamo gli spazi \u2013 quartieri senza bambini, case isolate, reti sociali fragili \u2013 cambia la percezione della genitorialit\u00e0. Se non vediamo famiglie attorno a noi, avere figli smette di sembrare una scelta \u201cnaturale\u201d. La riproduzione \u00e8 anche un fatto ambientale<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>2. Il fertility gap \u00e8 (anche) culturale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Le persone dichiarano di voler pi\u00f9 figli di quanti poi ne abbiano davvero. Questo divario non dipende solo da reddito o lavoro, ma da modelli culturali, solitudine urbana e mancanza di comunit\u00e0 quotidiana.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>3. Playing out: quando la citt\u00e0 cambia, cambiano le relazioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Strade temporaneamente pedonalizzate e restituite al gioco mostrano che lo spazio pubblico pu\u00f2 generare fiducia, incontro, vicinanza. Non \u00e8 solo urbanistica: \u00e8 infrastruttura sociale che rende l\u2019infanzia visibile e condivisa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>LUCA GALOFARO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019architettura contemporanea si \u00e8 lasciata sedurre dal mercato. Ha smesso di essere un gesto necessario, civile, e si \u00e8 fatta merce tra le merci, contribuendo a svuotare la citt\u00e0 della sua anima collettiva.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena Granata osserva un altro sintomo di questa trasformazione: tutto si compra, tutto si misura, tutto si paga. La citt\u00e0 diventa un dispositivo che ripete, ossessivo: se non consumi, non esisti. Si paga per fermarsi, per muoversi, per giocare, per respirare un po\u2019 di verde. Anche l\u2019ombra, anche l\u2019acqua, anche il tempo sembrano aver perso la loro innocenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E allora i gesti pi\u00f9 semplici \u2014 sedersi, bere, correre, stare \u2014 diventano eccezioni, quasi atti sovversivi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Questo libro non propone soluzioni facili, ma apre uno spazio di possibilit\u00e0. Invita a immaginare una nuova grammatica, fatta di cose elementari e condivise, dove lo spazio pubblico torna a essere di tutti, senza prezzo e senza condizioni. Un piccolo manifesto, necessario, per ricominciare a pensare la citt\u00e0 come luogo umano, prima che economico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>MARIA CLAUDIA RAMPICONI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ho iniziato a leggere questo libro ed \u00e8 come se mi togliesse continuamente parole dalla bocca e aprisse cassetti nella testa per troppo tempo chiusi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Se ci ricordiamo bene, il primo provvedimento del primo mandato dell&#8217;amministrazione comunale qui a Grosseto fu rimuovere le panchine di porta Corsica (era il 2017) e da l\u00ec si sono succedute negli anni altre scelte anche geometrico-urbanistiche tipo le panchine senza schienale del parchetto davanti al Sacro Cuore e altri interventi di &#8220;decoro urbano&#8221;. Per sottrazione, principalmente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non parliamo poi degli alberi e della cura del verde<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Queste scelte non sono solo grossetane, ma tracciano una rotta precisa, che sto ritrovando perfettamente delineata in questo volume: la continua mercificazione del vivere quotidiano e la sostanziale cancellazione dello spazio pubblico<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Perch\u00e9 se poi, ad esempio, ci interroghiamo sul perch\u00e9 non ci sono tanti bambini in giro, perch\u00e9 nessuno di loro palleggia pi\u00f9 a niente nei cortili &#8211; che sia pallone da calcio o pallina da tennis &#8211; bisogna per forza chiedersi chi e perch\u00e9 ha fatto &#8220;sparire&#8221; questi bambini dalla scena sociale per catapultarli ad esempio in tante palestre, piste o palazzetti a orari precisi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cos\u00ec come ci si dovrebbe chiedere dove sono tante persone anziane che su tante panchine diverse erano solite trascorrere molto tempo. Dove sono finite anche le case da abitare senza comprarle, da scambiare e da recuperare (prima di costruirne centinaia di altre, pure). Dov&#8217;\u00e8 finito lo spazio-comunit\u00e0, praticamente. E dov&#8217;\u00e8 finita la comunit\u00e0 stessa, senza questi spazi di libera aggregazione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8220;Citt\u00e0 affollate di persone sole&#8221;, si intitola un altro capitolo del libro: solitudini schiacciate da una logica performante imposta a poco a poco: pagare per avere, produrre per essere, esserci (nei posti &#8220;giusti&#8221;) per non scomparire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi sembra un tema parecchio urgente da affrontare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>MARCO GIOVANNELLI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quale sia l\u2019orizzonte \u00e8 chiaro dalla prima pagina, quando Elena Granata sceglie una frase di Alex Langer per aprire il proprio saggio:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cIn una societ\u00e0 dove tutto \u00e8 diventato merce, e dove chi ha i soldi pu\u00f2 comprare e stare meglio, occorre la riabilitazione del \u00abgratuito\u00bb, di ci\u00f2 che si pu\u00f2 usare ma non comprare\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se non consumi, non esisti. \u00c8 questo il messaggio che lo spazio urbano ripete ogni giorno: si paga il tempo libero, la sosta, lo sport, la mobilit\u00e0, persino la natura. Sedersi all\u2019ombra, bere da una fontana, giocare a palla in un cortile diventano gesti sempre pi\u00f9 rari nelle nostre citt\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel suo nuovo libro, Elena Granata, docente del Politecnico di Milano, vicepresidente della Scuola di Economia Civile, ci accompagna in una riflessione necessaria. Ricostruisce come la forma delle citt\u00e0 moderne sia nata dentro i principi di uguaglianza dell\u2019Illuminismo e come oggi questi stessi principi siano messi in discussione da architetture ostili, privatizzazioni diffuse e una visione riduttiva dello spazio urbano.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nella conversazione con Paolo Bovio e Stefano Daelli emerge con forza un\u2019idea semplice ma radicale: il valore del gratuito non \u00e8 un residuo del passato, ma una chiave per il futuro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ripensare la citt\u00e0 significa allora ripensare le priorit\u00e0:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>meno consumo, pi\u00f9 accesso;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>meno controllo, pi\u00f9 fiducia;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>meno esclusione, pi\u00f9 comunit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>FUTURE4CITIES<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 possibile trascorrere del tempo di qualit\u00e0 nelle nostre citt\u00e0 senza mettere mano al portafogli? La realt\u00e0 \u00e8 che \u00e8 sempre pi\u00f9 complicato, soprattutto nelle metropoli. La dimensione del consumo ha gradualmente rosicchiato lo spazio pubblico urbano, trasformando quasi ogni esperienza in un\u2019occasione per acquistare.<\/em><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/04\/17\/lapprofondimento-focus-sul-libro-dellurbanista-elena-granata-che-denuncia-il-progressivo-asservimento-delle-citta-all-architettura-ostile-fra-panchine-dismesse-cortili-vuoti-e-verde-pu\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/04\/17\/lapprofondimento-focus-sul-libro-dellurbanista-elena-granata-che-denuncia-il-progressivo-asservimento-delle-citta-all-architettura-ostile-fra-panchine-dismesse-cortili-vuoti-e-verde-pu\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(g.p.) ________________- Pubblichiamo qui di seguito alcuni passaggi dell&#8217;articolo di Riccardo Staglian\u00f2 uscito oggi sul settimanale Venerd\u00ec di Repubblica, dedicato al libro edito da Einaudi di Elena Granata &#8220;La citt\u00e0 \u00e8 di tutti. 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